Si cambia, ma solo per restare noi stessi

Avvicinandoci al decennio di vita, e a seguito di qualche riflessione indotta dalla sentenza nel caso “Sbarra e altri vs Graziani”, abbiamo deciso di avviare qualche cambiamento nella gestione di questo blog. Che è un caso di successo, sia come seguito, sia come esito delle vicende giudiziarie che volevano colpirlo, sia con iniziative politiche come la promozione dell’associazione Prendere parola assieme a ‘sindacalmente.org’ ed al blog di Savino Pezzotta e l’organizzazione di convegni e varie iniziative culturali, ma che ha bisogno di qualche adeguamento per comunicare la propria natura ad un pubblico che non è più solo quello di dieci anni fa.

Ci siamo resi conto, infatti, che il passare del tempo e alcuni equivoci, alimentati talora ad arte, non rendono chiara la natura di questo strumento. Che è una strumento politico, e quindi collettivo, che serve a dar voce a opinioni anche diverse dalle nostre, sia nei post che nello spazio dei commenti, per esercitare quella libertà di parola, e di critica, che negli organi sindacali si sta atrofizzando. Una compressione di democrazia che divenne palese e definitiva con l’illegittimo commissariamento della Fai, il 31 ottobre 2014, il fatto all’origine della nostra storia.

In questi anni siamo stati una voce collettiva di contestazione contro questa deriva, ma anche uno spazio per chi non la pensa come noi e però accetta il confronto. E siamo stati un’occasione di esprimersi per chi, muovendo da storie diverse, ha potuto combattere battaglie che abbiamo condiviso. Ci riferiamo, naturalmente, a Fausto Scandola, che grazie a questo blog ha portato a conoscenza della Cisl alcune delle sue iniziative dopo che Via Po 21 gli aveva chiuso la casella di posta elettronica. Ed è grazie a questo blog se è riuscito a raccontare correttamente le vicende della sua scandalosa espulsione, smentendo con i fatti la disinformazione che veniva da Via Po 21 e dalla Cisl Probiviri. Se non ci fossimo stati noi, forse anche lui non sarebbe riuscito, nonostante la sua determinazione, a dare alla sua domanda di trasparenza e di democrazia la rilevanza nazionale che ha avuto, e magari sarebbe passata l’immagine falsa e bugiarda alimentata da detrattori e detrattrici contro di lui.

Ma anche altri hanno usato questo spazio, ora sotto pseudonimo (come “Comma 22”), ora con il nome e il cognome, Ed è merito nostro se, tornando alle vicende della Fai, il fronte ampio di quelli che si erano opposti allo scioglimento della federazione ha avuto ancora voce per difendere le ragioni di quella scelta (che una disinformatsija di stampo sovietico voleva far passare per meschini interessi; come i loro) e se, cosa anche più importante, è stato possibile proseguire il dibattito con chi (pensiamo agli interventi di Augusto Cianfoni, anche in dialogo a distanza con Albino Gorini) continua a pensare invece che l’operazione Faifilca sarebbe stata una grande opportunità. Un confronto che non doveva esserci e che ha dato fastidio a chi ha commissariato la federazione con l’accusa di non aver fatto la fusione con la Filca, e poi non l’ha fatta (evitando così la confusione fra le attività della Fai e le passività di altri). Così come abbiamo dato voce a chi, è il caso del professor Giuseppe Bianchi dell’Isril, chiedeva alla Cisl più chiarezza in occasione delle dimissioni di Marco Bentivogli dalla Fim. E non ha trovato altro spazio per scriverlo che questo blog.

Citiamo quest’ultimo fra numerosi altri casi perché è uno dei tre post sui quali è stata decisa la recente sentenza che ha condannato al pagamento delle spese chi aveva fatto causa per colpire un blog che ha esercitato, come la stessa sentenza riconosce, il diritto di critica nell’ambito sindacale.

Se perfino quest’ottima sentenza è arrivata a credere, come si afferma sia pure su base “indiziaria”, che questo blog potrebbe essere opera di una sola persona nascosta dietro allo pseudonimo “admin” (per dieci anni? E con la ricchezza di contenuti che abbiamo dimostrato?) , allora abbiamo l’obbligo di spiegarci meglio.

Finora abbiamo applicato il principio, che una volta era buona regola anche per i giornali, che un blog deve essere scritto “come se uscisse da una sola penna”. E infatti buona parte del lavoro e della fatica era quella dell’omogeneizzazione stilistica, in modo che quello che pubblicavamo fosse riconoscibile dallo stile che abbiamo scelto e che ci caratterizza. Perché un soggetto collettivo è “uno”, anche se ci lavora una pluralità di persone. Per questo tutto quel che producevamo aveva la firma “admin”, usata come nome comune per tutti.

Solo che l’unica firma è stata scambiata (“chi è normale non ha molta fantasia”, cantava Edoardo Bennato) per un’unica persona. E allora è il momento di fare chiarezza su questo punto.

Da oggi apriamo ai post firmati. Con nomi veri o con pseudonimi, a seconda delle scelte di ciascuno e ciascuna. Anche per i commenti abbiamo esaminato l’idea di introdurre la registrazione e l’uso almeno dello pseudonimo. Ma l’abbiamo scartata perché la possibilità dell’anonimato (con controllo preventivo di quel che viene pubblicato) ci sembra ancora la scelta più coerente con la massima garanzia di libertà di parola.

Con questo nuovo sistema, il blog va avanti. Un soggetto politico, e quindi naturalmente collettivo, che offre uno spazio di libertà sempre più aperto e sempre più forte dopo le iniziative avventate di chi voleva colpirlo e ne è uscito con le ossa rotte.

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7 Commenti - Scrivi un commento

  1. Augusto Cianfoni · Edit

    Cari amici de il9marzo,
    Vorrei, se mi è permesso e se non ho equivocato, puntualizzare, riguardo a quanto scritto da admin oggi 5 giugno che sul famoso (suo malgrado) o famigerato (come piace a molti) progetto di fusione FAIFILCA i cosiddetti “meschini interessi” (se pure vi siano stati) furono coltivati dall’una e dall’altra parte della barricata. Guardando le conseguenze che scaturirono dal voto della notte del 28 ottobre 2014 posso dire, credo senza torto, che l’interesse (non meschino !) fu incassato dagli oppositori i quali non credettero alle prospettive future ma difesero lo status quo nel quale essi dormivano sonni tranquilli al contrario di coloro (e io per primo) che avevano creduto di poter affrontare il mare aperto per una navigazione certo non tranquilla, ma sfidante e destinata a traguardi ben più alti di quelli che il pigro quotidiano garantiva e infinitamente più gratificante della emorragia di iscritti che da allora si è venuta registrando in molti (tutti ?) luoghi.
    Fu la mia una velleitaria utopia ? A conti fatti sì perché avevo confidato nella voglia di marinai di intraprendere una navigazione non tranquilla, ma di quelle che solo gli emuli di Ulisse sanno affrontare.
    A dieci anni da allora e dopo tante sofferte giornate vissute nell’una e nell’altra parte credo serva solo un rispettoso silenzio.
    Io non mi sono mai permesso di definire meschini gli interessi di coloro che si opposero. So che in alcuni mancò il coraggio. In altri prevalse la perfidia.
    In altri l’onore della parola data e degli impegni assunti non sull’ottovolante del Luna Park ma negli organismi.
    Hanno vinto loro. Chapeau ! Ma da qui a definire meschini interessi degli uni e degli altri i motivi di quello scontro non è né giusto né sempre vero.
    Certo non sorprende che in questi dieci anni nessuno di coloro che usarono la mano morta per scrivere NO abbiano mai sentito il bisogno di difendere apertamente la loro scelta. Parlo soprattutto di quelli della mia Segreteria ad eccezione di Fabrizio Scatà. Il loro reiterato silenzio non depone a favore della loro lealtà non verso di me, verso la propria dignità di uomini.
    È la Storia che assegna monumenti di bronzo agli eroi e la damnatio memoriae ai congiurati. Ognuno ebbe e avrà sempre quel che seminò. E come sempre i torti e le ragioni non siamo noi che fummo in trincea a doverceli dare. Sono gli eventi (testardi) che ce lo dicono perché come sempre sono i frutti raccolti a dirlo.
    Quelli raccolti o trafugati fuori stagione sono sempre indigesti.
    Con rispetto per (quasi) tutti e con un grande rammarico per ciò che poteva essere e non è stato.

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    1. Caro Augusto, sì, questa volta hai proprio equivocato. Ma proprio tanto.
      Se rileggi la frase che ti ha fatto andare la mosca al naso, ne fai l’analisi logica e la collochi nel contesto di tutto il periodo, capisci che i “meschini interessi” cui abbiamo fatto riferimento sono quelli di coloro che, dopo (nota bene: dopo) il commissariamento (quando tu non avevi più alcun ruolo, quindi non parlavamo di te) hanno alimentato la disinformazione sovietica nei confronti di chi continuava a difendere la legittimità di quel voto congressuale (morta o viva, la mano che vota è sacra) non per criticare la fusione con la Filca, ma per difendere la Fai dall’illegittimo commissariamento. Che poi eramo gli stessi che, per legittimare ciò che legittimo non era, accusavano te di ogni nefandezza e noi di essere stati tuoi complici e di opporci al commissariamento (nota bene: non alla fusione con la Filca, ma al commissariamento illegittimo) per i motivi meschini di cui si è detto.
      Solo per farti un esempio nel quale sei stato citato a sproposito, c’è stato anche chi ha avuto il buon gusto di dire che il prestito fatto a Giampiero Bianchi per la tomba della moglie e restituito con una trattenuta sullo stipendio mensile era la prova dell’abuso dei soldi della federazione sotto la tua gestione, cui il commissariamento averbbe messo fine. Detto da chi aveva un buono stipendio prima del commissariamento, e poi lo ha conservato e ampliato. E magari ne ha aggiunti altri.
      Quanto al richiamo ad Ulisse, non vorremmo litigare con te anche su l’interpretazione corretta del personaggio dantesco, ma dobbiamo ricordarti che il suo posto non è in paradiso ma all’inferno, a bruciare assieme agli altri consiglieri fraudolenti. E, con tutto il dissenso che possiamo avere avuto, noi non ti abbiamo mai accusato di una colpa così grave.
      Un abbraccio, e alla prossima

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      1. Augusto Cianfoni · Edit

        Cari amici de il9marzo,
        Se ho equivocato me ne scuso e ne sono contento. Nel silenzio degli “innocenti” voglio però aggiungere due cose : è vero che il prestito dato allora al collega Giampiero Bianchi per le spese funerarie della cara IAIA fu dallo stesso restituito mediante trattenute mensili sulla sua busta paga. Lo volle lui stesso per quel rigore morale che sempre lo distinse. Lo dico pur se egli fu uno dei più accesi avversari del progetto FaiFilca per motivi non fondati : esultò peraltro alle dimissioni di Bonanni e io non ne condivisi né il merito né
        i toni. Ma lui come altri era animato da un idealismo di stampo romantico che nel secolo dei Pragmatici non era apprezzato. Pagò pesantemente come altri ma vi furono vittime anche tra coloro che condivisero le mie utopie. Uno tra gli altri Aldo Gennari di Parma. Trionfarono invece le lingue di legno e i Sicofanti i quali tuttora reggono (si fa per dire) i destini della Fai insieme ai loro badanti.
        Riguardo all’Ulisse dantesco non è esauriente dire che esso finì all’inferno. È vero, ma Ulisse rappresenta comunque l’uomo che affronta il mare aperto oltre le colonne d’Ercole perché “fatti non fummo a viver come bruti…”.
        Di certi eroi dalla mano morta cosa si può dire se non che essi saranno destinati neppure all’inferno, ma in quel Limbo dove per sempre stazioneranno “color che non fur mai vivi” ?
        Ps : assunto il principio che la riconoscenza è sempre il sentimento del giorno prima, io stesso debbo scontare un mio peccato: quello di non aver dato a Gorini quello che avrebbe meritato. Anche io in alcuni casi feci in modo di preferire la moneta cattiva invece che quella buona. Di questo anche io ho pagato prezzi non marginali.
        Buon lavoro.
        Augusto cianfoni

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        1. Caro Augusto, grazie del tuo intervento. Se questo blog ha un senso è anche perché serve a tenere vivo il dialogo, anche da lontano.
          PS, ci siamo informati da chi se ne intende perché qualcosa nelle tue citazioni non ci tornava: nel limbo Dante ci mette quelli che sono all’inferno sì, ma senza colpa e quindi senza tormenti che non siano il desiderio senza speranza; e fra di loro ci sono anche gli spiriti magni, fra cui lo stesso Virgilio. Quelli che “mai non fur vivi” sono gli ignavi, e stanno nell’antinferno.

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  2. Il volo del Colombo · Edit

    Un segno dei tempi che stan per cambiare e’ sicuramente dato dal comportamento di Fiorenzo Colombo.
    In base a quel che dice in giro si capisce dove sta andando la Femca.
    Nei corridoi lombardi o nelle sue uscite pubbliche continua a malignare su Nora e sulla sua repentina uscita verso lidi confederali e lui misogeno clericale pensa gia’ ad un nuovo leader maschile facilmemte controllabile dalla sua lombardia, e il prescelto e’ rizzuto debole e senza consenso per il quale e con il quale sta gia’ spingendo per la successione.
    E pensare che Nora si affida ciecamente a questi due ma sara’ proprio da loro che partira’ presto la destituzione iniziando dal basso e dai territori che sono piu’ abituati a questi giochetti in cambio di aiuti economici. E così in Femca cambierà tutto per non cambiare niente…

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    1. Intanto in Femca per cercare di correre ai ripari alla fuga in massa degli iscritti, si convoca il comitato dei giovani ( gli unici che ancora non hanno preso coscienza della pochezza dei dirigenti nazionali e regionali). Si organizzano corsi con lo slogan: “la mente è come un paracadute, funziona solo se si apre”. Beh, non so se alla Femca conviene ciò. Se veramente la mente di quei “poveri” ragazzi si apre, ci sarà una ulteriore fuga, anche di questi ultimi. Non siamo alla frutta………..siamo da un pezzo fuori dal ristorante!!!!!!!

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