Storie di Ial e casse edili

Oggi riprendiamo un paio di notizie che troviamo in rete, e che proponiamo senza particolari commenti, limitandoci a qualche elemento di contestualizzazione. Poi ognuno si faccia l’idea che ritiene più giusta.

La prima riguarda la cassa edile di Torino, oggetto di un’indagine per truffa che ha portato all’arresto di due sindacalisti della Filca, ora non più in carica, e ad indagare su migliaia di lavoratori iscritti alla cassa. Secondo le indagini, partite dalla denuncia della stessa cassa, 52 lavoratori hanno ottenuto fra il 2011 e il 2014 dei rimborsi per spese odontoiatriche senza essere passati dal dentista, sulla base di documenti falsi.

Come regista dell’operazione viene indicato un ex membro della segreteria della Filca che avrebbe promosso e gestito la truffa, scrive il magistrato secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, “sfruttando il suo ruolo e le sue conoscenze quale segretario generale aggiunto della Filca Cisl provinciale di Torino, in qualità di promotore e capo dell’associazione”.

Fin qui i fatti sembrano sufficientemente provati, salvo il vaglio che sarà fatto nella sede processuale, anche perché molti lavoratori, fra i quali diversi immigrati, hanno ammesso la situazione e si sono detti disponibili a restituire i soldi indebitamente ricevuti. Quel che non si capisce bene, secondo l’articolo, è perché questa organizzazione sia stata messa in piedi, visto che non ci sono prove né del fatto che i promotori della truffa ci abbiano guadagnato, né che abbiano fatto un favore ai lavoratori in cambio dell’adesione alla Filca. “Non tutti” i lavoratori coinvolti risultano iscritti al sindacati edili della Cisl.

In questo caso, la cifra complessiva truffata è di qualche decina di migliaia di euro. Meno certa nella sua esistenza, ma più impressionante come ipotesi, è la cifra tirata in ballo nella vicenda per la quale Domenico Milazzo, segretario della Cisl siciliana, ha sporto querela contro un sito di informazione e contro una dirigente regionale che si occupa di formazione. Diamo la notizia a partire dalla querela, in modo da dare direttamente la versione della parte che si sente diffamata. A questo link trovate anche la reazione del giornale.

La querela redatta dall’avvocato palermitano Nino Caleca è breve ed essenziale, e questo è un pregio visto che di solito gli avvocati, compresi quelli della Cisl, hanno una certa tendenza a sbrodolare e riempire molti fogli di costosa carta bollata a spese del cliente.

Oggetto della querela è un’intervista che Anna Rosa Corsello, dirigente regionale per la formazione, ha rilasciato al sito Timesicilia riguardo al fallimento dello Ial regionale nel 2013, uno dei molti casi in cui questo ente della Cisl si è trovato nei pasticci come in Piemonte, Liguria, Veneto, Abruzzo, Lazio e così via.

L’affermazione che ha provocato la reazione di Milazzo è quella secondo cui sarebbero spariti “circa venti milioni” relativi al Piano regionale di offerta formativa, che sarebbero stati dati alla Cisl “in relazione alla vendita dello Ial”. Questa affermazione è giudicata diffamatoria da Domenico Milazzo che nella sua querela (nella quale, se l’abbiamo letta bene, non concede facoltà di prova ai querelati), obietta che lo Ial non è mai stato venduto perché nel 2011, senza passaggio di denaro, la Cisl Sicilia, socio unico, era uscita dalla società, che aveva anche tolto il riferimento alla Cisl dal proprio nome. Quanto ai 20 milioni, particolare più interessante di tutta la storia, questa affermazione sarebbe già risultata “falsa e tendenziosa” nel 2013 quando la stessa Corsello aveva già sollevato il problema.

In conclusione, qualche osservazione: ora  che questa vicenda è stata tirata fuori di nuovo, sarebbe bene chiarirla una volta per tutte. Perché se ci sono milioni che sarebbero stati dati e non risultano arrivati è interessante sapere dove sono finiti. Non tanto per la Cisl, ma in generale.

In secondo luogo, va ricordato che Mimmo Milazzo fu uno dei 16 che votarono contro il commissariamento della Fp e che, come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie, stanno facendo una brutta fine uno alla volta. Per qualcuno un po’ meno brutta, visto che c’è chi, come Maurizio Bernava, è stato ricollocato in un posto ben retribuito mentre chi non aveva il suo lignaggio, come la ex segretaria generale di Palermo, ha ricevuto meno riguardi. Milazzo, che è in quella lista nera dei 16, si trova ora buttata fra i piedi questa storia; o ne esce bene subito, anche se all’epoca dei fatti non era lui il segretario regionale in carica, o c’è il pretesto per far scattare la vendetta di Crudelia anche nei suoi confronti.

In terzo luogo, la formazione come strumento per la creazione di occasioni di lavoro per i giovani continua a costare molto e produrre molto poco. Ad esempio in Sicilia è più conveniente non tanto il calcetto di cui parlò il ministro Poletti, quanto semmai scegliersi un genitore che faccia il sindacalista, o sia comunque legato a qualche sindacalista della Cisl. In questa fascia del mercato del lavoro, il tasso di occupazione giovanile è più alto rispetto alla media.

Ci risulta infatti che nella Cisl regionale siciliana, in quella di Palermo ed in quella di Messina siano occupate tre persone che rientrano in questa fascia. Due delle quali facilmente identificabili dal cognome.

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2 Commenti - Scrivi un commento

  1. Il signor Domenico Milazzo ormai da parte della cricca di crudelia quindi sarà risparmiato… lui ha venduto Bernava, anche se oggi sta meglio, ha venduto la De Luca e forse venderà anche Genovese. Come a dire forse facendo il commerciante si è salvato il culetto suo… per chi resta ancora stia attento…

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