Un sindacato non idoneo

Stefano Pisetta era stato licenziato dalla Filca trentina con l’accusa (non ci crederemmo se non conoscessimo storie simili) di aver mandato un messaggio privato ad un collega in cui criticava il segretario generale in carica e ne auspicava la sostituzione. Poco più di un anno dopo, il licenziamento è stato giudicato illegittimo dal Tribunale di Trento che gli ha riconosciuto il diritto ad un risarcimento pari a 12 mensilità.

Come spiega una nota del suo avvocato, “il sindacato ha contestato a Pisetta di aver inviato un messaggio whatsapp a un collega in cui suggeriva l’opportunità per il bene dell’organizzazione di sostituire il segretario, ritenuto non idoneo“. E se c’era bisogno di una controprova di questa inidoneità, l’ha fornita lo stesso segretario con questo licenziamento.

Di più, siccome non è il primo caso di provvedimenti motivati dall’espressione di opinioni critiche interne all’organizzazione (per chi non lo ricordasse, quando l’illegittimo commissario della Fai licenziò Giampiero Bianchi portò come prova alcuni sms passatigli da un paio di servi del potere …) il problema non è l’inidoneità del segretario della Filca di Trento (o di quelli del Piemonte che “non parevano inconsapevoli” della presenza di chi era legato alla ‘ndrangheta, o di quella del segretario generale nazionale) ma della Cisl in quanto tale. Dove i dirigenti pro tempore si comportano come i padroni della fabbrica e non come chi è lì per un mandato democratico e che quindi può essere sempre mandato a casa da chi lo ha eletto.

E per questo non si rendono nemmeno conto del fatto che certe questioni non devono essere decise in tribunale ma nei congressi.

il9marzo.it




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