Ci ha scritto un anonimo commentatore, in difesa della Fit del Lazio, per spiegare che il pasticcio dell’Asm di Rieti, azienda premiata dal Cnel per le stesse buone pratiche di partecipazione a causa delle quali è stata poi condannata dal Tribunale per condotta antisindacale, è nato dalla fretta della confederazione, nazionale e regionale per fare in tempo ad avere il bollino da Brunetta&Massagli, mentre la Federazione regionale avrebbe voluto contrattare le regole prendendosi il tempo che ci vuole.
Dunque, il problema è che ci voleva il bollino. Un po’ come quando (ripetiamo la battuta, e speriamo di non annoiare) al supermercato compri una cosa che non ti serve in modo da avere l’ultimo bollino necessario per la pentola.
Ma c’è anche qualcos’altro: se quel che dice l’anonimo è vero (e siamo propensi a crederlo) ci troviamo di fronte a un ennesimo caso di prevaricazione confederale. Un frutto della protervia, qui aggravata da uno specifico elemento di stupidità pseudopartecipativa, tipico di una Cisl che si comporta come se fosse la Cgil, sindacato politico e quindi accentrato e accentratore, negando così il principio dell’autonomia delle federazioni (l’abusata definizione di “sindacato dell’autonomia” implicherebbe anche il rispetto di quello che noi, riprendendo una vecchia definizione, abbiamo chiamato “autogoverno delle categorie”).
Ma, caro anonimo commentatore che ci inviti “a dare a Cesare quel che è di Cesare” per distinguere le responsabilità della Fit da quelle della Cisl, ti ricordiamo che questo atteggiamento debordante dei livelli confederali non è cominciato oggi. E, sempre per dare a ciascuno il suo, dobbiamo ricordarti che c’è stato un momento in cui la battaglia per riportare la confederazione all’interno dei suoi limiti statutari c’è chi l’ha fatta e chi non l’ha fatta. E quel momento è stato il 2015, quando noi abbiamo contestato come illegittimo il commissariamento della Fai per ritorsione contro il libero voto del suo congresso, mentre Fausto Scandola ha aperto la questione della trasparenza, e quindi della democrazia interna, a partire dai vertici confederali. Due occasioni perse da chi ha preferito obbedir tacendo invece che prendere la parola.
Per questo, caro commentatore, non basta rivendicare alla Fit del Lazio di essere un “sindacato serio e contrattualista” che non merita di essere confuso con le smanie confederali per la bollinatura. Perché non si può essere seriamente contrattualisti senza federazioni autonome nel fare contrattazione. E per esserlo bisogna saper disobbedire alla confederazione quando è il momento di farlo.
E allora, se volete dimostrare di essere seri e contrattualisti, ponete pubblicamente la questione. Dentro alla Cisl e, se non vi ascoltano, anche fuori.
Se lo farete, saremo con voi. Se non lo farete, è inutile che vi lamentiate.
il9marzo.it
TRASPARENZA – Questo blog è stato finanziato con eur. 32.700 dalla Cisl che ha perso la causa per diffamazione intentata contro di noi e ha dovuto pagare le spese