Il gioco si fa peso e tetro

Avvertenza: il post è molto lungo per necessità di completezza. Consigliamo a chi non avesse tempo o pazienza per leggerlo tutto di limitarsi a primo e ultimo paragrafo

1. Questo blog ha una caratteristica che anche chi non ci ama deve riconoscere: fin dalla nascita siamo stati capaci di proporre e qualche volta imporre temi e argomenti di discussione, senza accodarci a nessun altro.

In questo, la nostra è stata ed è una storia di successo, senza tema di smentita.

Non siamo mai stati un forum di discussione su temi di attualità, ma una grande esperienza collettiva di comunicazione politica e di autonomia culturale, aperta ai commenti esterni ma con una linea politica chiara e coerente che è nostra e solo nostra. Non andiamo dietro a quel che si scrive sui giornali e neanche sui social; più volte sono stati gli altri a doversi occupare di cose che abbiamo raccontato noi per primi.

È per difendere questa nostra libertà, “ch’è si cara”, che ci chiamiamo fuori da ogni gioco delle tre carte in corso in questi giorni attorno ai servizi di Claudia Di Pasquale per Report sulla Cisl (servizi che invitiamo tutti a guardare e riguardare per capire il perché del tentativo di screditarli).

2. Forti della nostra autonomia di giudizio (autonomia dalle dirigenze sindacali come dai mezzi di informazione di ogni orientamento) abbiamo aperto subito, fin dal 9 marzo 2015, il dibattito sulla democrazia sindacale contestando il commissariamento illegittimo della Fai; e ancora, siamo stati noi che abbiamo offerto a Fausto Scandola uno spazio di comunicazione, al di là dell’interesse importante ma puntuale dei mezzi di comunicazione nazionali, che gli ha permesso di portare avanti una battaglia coraggiosa ma non più solitaria; e ancora noi abbiamo tenuto accesi i riflettori e offerto chiavi di lettura che sono state riprese e sviluppate dall’informazione nazionale.

Noi abbiamo diffuso le informazioni di Fausto sulle retribuzioni della segreteria confederale e di altri che non rispettavano le indicazioni del regolamento confederale; siamo stati noi a rilevare l’incongruenza della collocazione nel collegio dei probiviri di un signore che da segretario generale della Fisascat cumulava redditi in violazione di regole il cui rispetto gli è stato poi affidato (non paradossalmente ma come conseguenza di scelte precise e interessi precisi); siamo stati noi a criticare pubblicamente per primi l’uso strumentale del diritto all’aspettativa sindacale da parte di chi si è fatto assumere solo per averla (il dottor Sbarra dell’Anas); noi abbiamo chiesto spiegazioni sui versamenti a carico della Cisl che avrebbero gonfiato la pensione della signora Anna Maria Furlan se l’Inps non li avesse rifiutati come illegittimi (e non è mai stato chiarito se poi quei soldi versati impropriamente siano tornati alla Cisl o andati a chi); noi abbiamo raccontate le figuracce processuali fatte a Napoli da Piero Ragazzini (che aveva denunciato Lina Lucci e poi non si voleva presentare a testimoniare perché quando lo ha fatto ha dovuto ammettere, controinterrogato dalla difesa, molto più di quel che avrebbe voluto), dalla Cisl regionale campana (che ha impedito il processo contro Denza denunciato dalla stessa Lucci, lasciando così senza una risposta le accuse ipotizzate dalla procura della Repubblica nel chiederne il rinvio a giudizio) e dalla signora Furlan, che a testimoniare (un dovere civico come e quanto pagare le tasse) non si è mai presentata.

E siamo stati noi, come e prima di Report, a battere Via Po 21 in Tribunale, con una condanna alle spese così pesante da valere quasi come un riconoscimento di temerarietà della lite.

In tutto questo, non abbiamo mai avuto aiuti esterni. Certo non da chi aveva approvato senza problemi il commissariamento illegittimo della Fai (Marco Bentivogli), né da chi aveva sostenuto l’accorpamento della Fai alla Filca (Bonanni e Cianfoni, tanto per fare i due nomi più noti).

3. Ora Report è sotto attacco nell’ambito del tentativo dei giornali di Angelucci, di Fratelli d’Italia e di altri partiti, media e centri di interesse di vendicarsi per alcuni servizi sgraditi, e ottenere la chiusura della trasmissione o, più probabilmente, l’allontamento del suo conduttore. Un attacco partito facendo circolare la versione più vecchia del mondo, la stessa diffusa da Adamo quando cercò di scusarsi del proprio peccato scaricandolo sulle spalle di Eva: è tutta colpa di una donna.

Si è scatenata così, e non solo sui giornali di destra, una caccia alla fonte di Report (giornalisti che pretendono da altri giornalisti la rivelazione delle fonti!), alla dama nera, alla Circe che avrebbe irretito un po’ di uomini talmente sprovveduti da cedere alle arti magiche all’origine della realizzazione di tre servizi giornalistici. Una storia che è talmente di cattivo gusto da poter avere successo. Ma non qui, non in questo spazio di libertà, di autonomia e, senza falsa modestia, di intelligenza.

4. A questo tentativo di alimentare la confusione sulla stampa va in parallelo quello che i guardiani della conservazione di Via Po 21 – gli stessi che ci accusavano di “fare del gossip” quando parlavano di trasparenza sulle retribuzioni dei dirigenti sindacali – rilanciano mandandoci nello spazio dei coomenti allusioni alla stessa versione misogina raccontata dalla “Boulevardpresse” filogovernartiva, condite da minacce varie (rivolte peraltro a gente che non fa parte del nostro gruppo). Commenti che negli ultimi giorni abbiamo scelto di non pubblicare.

In questo modo vogliamo difendere la cosa alla quale teniamo di più: la nostra autonomia, il fatto di essere stati noi la prima fonte di molte delle storie poi riprese e ampliate con lavoro paziente e acribia da Report. Così come siamo stati noi la fonte di alcune delle chiavi di interpretazione unitaria per fatti che, nella loro singolarità, non sarebbero stati comprensibili al pubblico. E non perché abbiamo incontrato in segreto qualcuno, al ristorante o all’autogrill, in provincia di Latina, sul Gianicolo o altrove, ma perché abbiamo messo e tenuto in piazza cose di cui, al massimo, si sarebbe parlato nei corridoi, o sui giornali e in tv ma solo per un giorno. Storie che abbiamo raccontato con la continuità necessaria a farle comprendere e che, soprattutto, abbiamo collocato in una lettura critica del presente dei sindacati italiani: un giudizio chiaro su organizzazioni la cui incapacità conclamata di tutelare i redditi da lavoro dipendente va di pari passo con la trasformazione del gruppo dirigente centrale in una élite autoreferenziale, e dei sindacalisti di periferia in lavoratori subordinati, e quindi licenziabili se rompono le scatole.

5. Per questi motivi, per rispetto alla nostra storia (e non a quella di ex dirigenti della Fai, o tanto meno della Fim, che non hanno mai fatto parte del nostro gruppo), al gioco al massacro di questi giorni noi non ci stiamo. Né vogliamo aver alcun ruolo – al di là del rispetto personale e professionale, che ribadiamo – rispetto alle decisioni che la Rai (cioè i partiti che la controllano) prenderà sul futuro del conduttore di Report o della trasmissione.

Da oggi, quindi, non pubblicheremo più commenti che non si riferiscano al post commentato e, comunque, che non sia nel nostro interesse pubblicare per tenere vivo il dibattito su temi da noi proposti.

Ormai, come cantava il compianto maestro, “il gioco si fa peso e tetro” e noi non abbiamo intenzione di fare il gioco di nessuno, amico o nemico che sia, ma solo il nostro.

Perché siamo solo noi a decidere temi e argomenti di discussione in casa nostra.

il9marzo.it

TRASPARENZA – Questo blog è stato finanziato con eur. 32.700 dalla Cisl che ha perso la causa per diffamazione intentata contro di noi e ha dovuto pagare le spese

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