C’è arrivato anche il Cnel…

Per far rientrare i giovani che sono andati a lavorare all’estero perché in Italia non si guadagna abbastanza c’è un sistema, e lo ha scoperto il Cnel: bisogna pagarli come all’estero (v. il Rapporto Giovani Expat Come farli tornare a questo link).

E pensare che nessuno ci aveva pensato!

Ad esempio, se qualche giovane fosse andato all’estero a presiedere un organo di rilevanza costituzionale nel quale siedono i rappresentanti delle organizzazioni di lavoratori e imprenditori con sede in una bella villa in un parco della capitale, e lo si volesse convincere a tornare in Italia, basterebbe offrirgli una retribuzione adeguata da presidente del Cnel e lui sarebbe contento di tornare.

Solo che poi bisognerebbe convincere anche il presidente in carica a mollare il posto a Villa Lubin e per il quale ha un compenso degno del Quirinale (oltre alla meritata pensione da professore universitario; oltre al meritato vitalizio da parlamentare italiano; oltre al meritato vitalizio da parlamentare europeo).

Per non parlare di qualche vice presidente che è (almeno) dalla notte dell’Ergife che riesce a stare a galla. Dodici anni nei quali tanti cervelli italiani sono andati all’estero mentre lui è rimasto.

Grazia La Terza per il9marzo.it

TRASPARENZA – Questo blog è stato finanziato con eur. 32.700 dalla Cisl che ha perso la causa per diffamazione intentata contro di noi e ha dovuto pagare le spese

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18 Commenti - Scrivi un commento

  1. Brunetta passato alla storia come il ministro che giudicava i dipendenti pubblici dei poltroni e scansafatiche e giustamente oggetto di feroci critiche da parte dei sindacati, CISL in testa, ora invece rispettato capo del CNEL ( ente inutile secondo il referendum Renzi) e quasi maestro di partecipazione e di consociativismo con i sindacati o almeno con Qualcuno di loro
    Ma già la memoria è labile. E poi ci sono gli stipendi da percepire. Cosa ne farà di tutti queste entrate? L’ingordigia umana. Il vice presidente si che è bella CISL ma non conosco la sua storia se non che è stato “bravo” nel dividere il sindaco sulla storia del salario minimo chissà da chi avrà imparato!

  2. il cnel è molto costoso pieno di persone che cumulano incarichi pensioni e stipendi. Ci vorrebbe un po più di onestà almeno a tacere sui giovani

  3. Il CNEL non morirà mai perché sono troppi quelli che leccano il piatto.
    Intorno a quell’animale nato morto e rianimato da sempre da tutte quelle Associazioni padronali e sindacali che, avendo periodicamente scorie da eliminare usano il CNEL come
    l’acquasantiera dei propri fallimenti.
    Però costituisce scandalo che per liberarsi di tanta immondizia debba essere sperperato così tanto denaro pubblico.
    Ci provò Renzi e, qualunque cosa si possa pensare di lui, anche per questo mal gliene incolse: gli si fondarono addosso corvi e sciacalli da oriente e da occidente. “Chi tocca il CNEL muoooreee”…

    1. Per la cronaca, ricordiamo che la riforma di Renzi non riguardava solo il Cnel ma tutto l’impianto della Costituzione. E che non fu per il Cnel che fu bocciata al referendum.

    2. Era da tempo che non vedevo qualche lettura di casa come lo è questo blog dalla sua nascita e noto, anche in questo pezzo sul Cnel, un adeguamento alla moda mai morta dei “dai all’untore” n nell’accusare l’istituzione e i suoi componenti, quasi come un male collettivo, quello che la costituzione “più bella del mondo” l’aveva voluto come una risorsa competente a rappresentare il mondo del lavoro e della produzione tanto da fornire consulenza allo Stato e dotandolo di iniziativa legislativa. Questa voga o tendenza di accusa troppo facile a settori dell’apparato collettivo di essere espressione di un potere immobile, conservatore e focalizzato esclusivamente sulla sopravvivenza, dura ormai da troppi anni e non ha dato significativi rinnovamenti ma anzi ha tolto al dibattito politico occasioni vere di analisi sulle cose da fare. Non ho visto nei tentativi anche qui ricordati di riformare o cancellare il Cnel, lo sforzo di ritrovare lo spirito dei Padri Costituenti e sono amareggiato nel sentirmi ricordato- in compagnia di tanti consiglieri e operatori che vi hanno lavorato con passione- definiti come scorie da eliminare frutti generati da acquasantiere dei propri fallimenti- un linguaggio troppo disinvolto quasi offensivo che mi pare di riconoscere, parole che sono pietre,
      Sono stato consigliere e ho potuto vivere anni di impegno nel sindacato e nel Cnel e continuo a credere che il Paese, lo Stato, la Nazione comunque lo si voglia chiamare, ha bisogno di momenti di analisi dei cambiamenti sociali e delle necessità dei cittadini, e di individuare le terapie concrete necessarie, sottraendo delicate materie agli slogan e alle campagne pubblicitarie e ideologiche. Le chiamate alle piazze del nostro tempo sono troppo facili e immediate ma altrettanto inutili se non supportate da progetti riformatori sostenibili e coerenza nel perseguirli da parte leader credibili.
      Questi ultimi decenni sembra tutto un gioco anche nel settore sindacale, così che possiamo dire di aver visto di tutto: proposte di riforma fiscale portate in Parlamento con “la cariola”, chiamate alla piazza per rivoltare il Pese, l’abolizione semplificata della povertà, l’illusione di una partecipazione improvvisata all’impresa, parlare di salario quasi senza premurarsi di sapere cos’è (basterebbe la definizione della dottrina sociale che potrebbe andare bene per credenti e non “ frutto legittimo del lavoro che garantisca mezzo sufficiente per il lavoratore e per la sua famiglia di una vita dignitosa”) tutti aspetti purtroppo di una gestione oligarchica della coesione sociale, sindacale e imprenditoriale, che dal mondo politico ha contaminato anche l’area sociale.
      Forse sono troppo facile profeta ma spero ancora nella forza delle idee.

      1. La difesa (onesta) di Gorini del CNEL sarebbe di per sé rispettabile se quella
        Assemblea di “teste d’uovo”, pagata coi sacrifici dei cittadini anche nella loro identità di lavoratori, facesse e producesse
        qualcosa del mandato conferitole dalla Legge. 

        Invece, pur riconoscendo alle
        argomentazioni di Gorini la totale buona fede del Doroteo, credo sia onesto affermare oggi il fallimento di quel mandato. 

        E non solo per la squallida
        vendemmia che ne fa l’attuale gestione. 

        Ai tempi di Gorini, nonostante
        tutto ciò che già allora vi si criticava in alcuni ambienti ostili, il CNEL era davvero un’altra cosa. Lui, Gorini, in quel Consiglio rappresentava la parte pulita, ma altri, pur delegati dalla stessa Cisl, svolgevano pratiche e assumevano comportamenti che non facevano onore all’Istituto e neppure alla

        Cisl e furono causa di non pochi dispiaceri allo stesso Albino. 

        Con ciò non si volle né si vuole recidere alla radice le buone intenzioni del Legislatore che 

        lo istituì, ma soltanto l’uso che 

        i maneggioni ne han fatto, in
        molti casi umiliando la rettitudine di alcuni e uccidendo lo stesso spirito partecipativo
        che ne era e dovrebbe tuttora essere il fondamento e la missione. Ma delle buone intenzioni, come si disse, è lastricata la via dell’inferno.          
        …Come accade alle vecchie acquasantiere dove non sempre chi vi intinge le dita ha la retta intenzione di emendarsi davvero.  

        Anonimo 

        1. Facciamo presente che il nostro post non parlava dei tempi di Gorini, semmai di chi oggi siede come vice presidente su designazione della Cisl. Parlare di Gorini è storia, che va bene, ma è più importante parlare di politica cioè dell’oggi.

    3. il Cnel è il crocevia, costoso come la casa bianca tra CL CISL e ADAPT. Nella prima resuscitano i formigoniani, nella seconda regnano i calabro pugliesi. La terza per i problemi di insicurezza di tiraboschi ormai hanno perso tutto la
      reputazione

      1. Facciamo peraltro presente che se bastasse essere ciellini per avere il posto assicurato nella Cisl, alcuni non ne sarebbero stati allontanati. Lo sottolineiamo solo perché nella Fisba ci fu, una quarantina di anni fa, un ingresso di dirigenti locali provenienti da Cl, alcuni dei quali sono stati fra i migliori della loro generazione, e non meritano di essere confusi con alcuna degenerazione.

  4. La CISL è una grande organizzazione, non è che, siccome avete deciso di uscire non lo è più. Il mondo va avanti anche senza di Noi! (vasco)

    1. Se la metti su questo piano, allora vale anche dire che non è che la Cisl è la stessa cosa di quella di Pastore solo perché tu sei amcora dentro

      1. Mettete Ciccio Graziani accanto a Giorgio Santini fa solo ridere. Al massimo ha organizzato i pedalò e i convegni per Bonanni.
        Chi è fuori non può capire ma noi che siamo ancora lì vediamo cose che neanche alla Cisl di Latina…

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