“Se fai la legge sulla partecipazione e dentro ai consigli ci metti Landini, non hai fatto la partecipazione, hai solo aumentato la confusione”.
Con questa indimenticabile battuta Marianna De Luca, una delle intelligenze che avevano collaborato al lavoro culturale e formativo della Fai fino all’illegittimo commissariamento del 2014, invitava già allora al realismo nelle discussioni sulla partecipazione. A non cadere nella trappola estetica (quella di chi diceva “quant’è bella la partecipazione, facciamola per legge!”) e a restare invece con i piedi nella terra della politica, a tenere in conto che qualsiasi riforma si inserisce in un contesto di rapporti sindacali che non è lo stesso, per esempio, in Italia e in Germania. E soprattutto a ricordare che è il contesto politico reale a determinare il funzionamento delle norme di legge, non una legge a determinare la realtà.
Tutta la retorica che ha accompagnato la legge Sbarra (un fallimento decretato fin dal nome…) si basa su questo equivoco. Su questa negazione del primato della realtà e sul rovesciamento del rapporto fra politica e legislazione, espresso nella formula (che nessuno ormai ripete più) della (improbabile) nuova era per le relazioni industriali nata dal superamento del conflitto decretato dalla partecipazione per legge.
Questo pare essere il senso del paradosso che si è consumato all’Asm di Rieti, dove l’azienda è stata prima premiata con l’inutile bollino del Cnel e poi condannata dal tribunale per condotta antisindacale; questo perché le sue regole interne sulla partecipazione non erano state contrattate con le organizzazioni sindacali ma l’azienda le aveva scritte da sola e poi le aveva fatte avallare dalla Fit Cisl e dall’Ugl, in modo da tagliare fuori la Cgil e la Uil.
La legge si rivela allora una trappola: o esclude chi non la condivide e così si contraddice fino al rischio di sfociare nell’antisindacalità come a Rieti, o coinvolge tutti e allora rischia di non funzionare, nonostante la bollinatura.
Se la legge presuppone infatti l’adesione all’ideologia sbarriana (e quindi sballata) della “fine dell’era del conflitto”, allora la sua applicazione deve escludere i sindacati che non la condividono. Altrimenti si rischia che nei consigli di amministrazione ci finiscano non i collaborazionisti ma gli antagonisti.
Con gli esiti facilmente profetizzati da chi, prima dell’illegittimo commissariamento della Fai, collaborava al lavoro culturale e formativo della Fai.
Giovanni M. per il9marzo.it
TRASPARENZA – Questo blog è stato finanziato con eur. 32.700 dalla Cisl che ha perso la causa per diffamazione intentata contro di noi e ha dovuto pagare le spese.
non capisco pero’ perché da giorni non viene pubblicato il mio commento su Asm di Rieti s rotto brn prima che se ne occupasse il blog.
Non abbiamo pubblicato né i tuoi commenti, né molti altri, per il motivo indicato al terz’ultimo capoverso del post “Il gioco si fa peso e tetro”, che riportiamo di seguito:
“Da oggi, quindi, non pubblicheremo più commenti che non si riferiscano al post commentato…”
Ci prendiamo comunque la libertà di riportare il commento che avevi mandato il 14/08/2026 alle 12:57, e che qui si può pubblicare perché si riferisce all’argomento del post:
“Ci sarebbe molto da riflettere a proposito di democrazia e di regole (a partire da quelle sulla rappresentanza). Uno dei temi, direi identitari, oltre che etico-sindacali, è la questione della partecipazione dei lavoratori. Ma anche di un sindacato che ha rinunciato, in buona parte, ad essere protagonista dal basso con la contrattazione e la soggettività sindacale autonoma, per consegnarsi mani e piedi alla politica (qualsiasi potente di turno con preferenza rispetto alla destra).
Penso che la lettura possa essere interessante. Quando la democrazia interna muore e ogni pensiero è nemico tutto si tiene:
https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/la-cisl-non-conosce-la-legge-della-cisl.html
Francesco Lauria”
Invio nuovamente mio post a commento di uno vostro precedente. Se ritenete di volerlo pubblicare. Grazie
Tetro e peso, con rispetto parlando, è anche il modo di “gestire” il cavallo di battaglia degli ultimi anni della attuale e precedente gestione confederale: la partecipazione. Che in teoria, molto in teoria, dovrebbe portare benefici ai magri stipendi dei lavoratori (per quello dei dirigenti di federazione e delle unioni non occorre partecipazione basta molta meno fatica che i modi si trovano). Poi scopri però che il giocattolo in mano ai bambini rischia di diventare un’arma: il caso Fit nella ASM Rieti di queste ore è sintomatico. Quindi oltre al danno di aver avallato la nomina di un rappresentante nel cda evidentemente illegittima che il giudice ha cassato, la beffa che in Fit (solo in Fit? Temo di no) nella veste della nuovissima segretaria generale venuta non dal caso non si sia studiato a sufficienza quella che doveva essere la Bibbia cislina del presente. La segretaria generale (per responsabilità quantomeno politica) i dirigenti regionali (non potevano non sapere vista l’importanza del fatto) e quelli provinciali tutti rimandati a settembre. Chissà a via Po come l’avranno presa?
Volentieri lo pubblichiamo, perché qui è la collocazione giusta