La Uil, che i vecchi carnitiani amavano definire “uno stato d’animo” più che un sindacato, è andata a congresso su una linea opposta a quella che sosteneva fino a non molto tempo fa. Roba da far invidia alle piroette di Sergio D’Antoni, che fu capace di “sciogliere la Cisl” con un’intervista perché voleva l’unità sindacale a tutti i costi (accadde alla vigilia dell’assemblea organizzativa di Rimini nel 1995) per lanciarsi poco dopo in un progetto di unità con altri soggetti di rappresentanza di area cattolica (la “grande Cisl”) che prescindeva dagli altri sindacati (naturalmente non se ne fece nulla in un caso né nell’altro).
Non meno acrobatico, l’ardito Bombardieri è passato con un salto mortale dalle piazze rossoblù con la Cgil e dagli scioperi generali con Landini che predicava la “rivolta sociale” alla collaborazione con il governo Meloni su una linea che il Comintern avrebbe potuto definire “socialfascista”.
E non si tratta solo di linee diverse in momenti diversi, cosa che ci può stare (magari a patto di spiegare meglio il perché), ma addirittura di linee diverse nello stesso momento. Roba da far invidia alla “doppiezza” di Palmiro Togliatti, perché, a leggere certi commenti, le posizioni emerse dal congresso a Padova sono almeno tre. E la scelta fra queste, di volta in volte e a seconda delle circostanze, può ricordare la domanda di Mike Bongiorno ai concorrenti che entravano in cabina per la domanda del raddoppio finale: “Quale busta vuole, la Uno, la Due o la Tre?” (quest’ultima da pronunciare con la “e” finale ben aperta),
La prima linea è quella dell’unità sindacale sancita dalla piattaforma appena varata con Cgil e Cisl che, prevediamo, porterà ad annunciare un nuovo accordo “storico”. Come tutti quelli che, da trent’anni, tengono i salari fermi (perché questo dice la storia dei fatti).
Un’altra linea è quella che sul Domani d’Italia ci spiega Giorgio Merlo, l’autore dei commenti più “Cisl-friendly” di questa testata dove ne compaiono anche altri di orientamento diverso. Secondo Merlo, l’unità sindacale che esce dal congresso della Uil è quella che si farà sulla linea della Cisl (cioè un’unità senza la Cgil) grazie all’autonomia dalla politica che a noi sembra, per la verità, assomigliare più a una disponibilità a priori verso il governo Meloni, uguale e contraria all’indisponibilità a priori della Cgil. Come si è visto nella storia del “salario giusto” che è l’ennesima non soluzione per la questione salariale e che può essere apprezzata solo da chi non vuole toccare il sistema attuale per non rischiare di perdere posizioni di potere (perché l’autonomia dai partiti e dai governi è importante, ma se non è autonomia di pensiero si piega facilmente a conservatorismo).
Poi c’è la terza linea, e ce la spiega il blog di Enrico Giacinto, uno che sa ascoltare quel che si dice nei congressi e non si limita a leggere i comunicati (sempre un po’ falsificatori) degli uffici stampa: la Uil punta a diventare la prima confederazione. Vuole battere sia la Cisl che la Cgil. Un obiettivo possibile, ha spiegato il segretario organizzativo Emanuele Ronzoni, solo se riuscisse a trasformare i consensi nelle elezioni per le Rsu in adesioni sindacali.
Da “stato d’animo” a “prima confederazione italiana” il salto è grande. E forse quella di Ronzoni è solo una sparata congressuale. E però anche la Uila sembrava un nanetto fra la Fai-Cisl e la Flai-Cgil, poi, almeno fra i lavoratori agricoli, è diventata la prima organizzazione.
Perché quando la Cisl rinuncia ad essere se stessa, lo spazio vuoto lo riempie qualcun altro. Con la linea uno, due o tre, poco importa, in questi tempi confusi e senza bussola. E scagli la prima pietra chi può dire di averne una e una sola.
Ex Fai per il9marzo.it
TRASPARENZA – Questo blog è stato finanziato con eur. 32.700 dalla Cisl che ha perso la causa per diffamazione intentata contro di noi e ha dovuto pagare le spese.
Come sempre una analisi profonda e dettagliata sulle cose dette,scritte e successe.Difficile indovinare cosa succederà davvero ma la frase finale è emblematica,poco importa se con la linea uno,due o tre ma probabilmente il risultato è alla loro portata.Del resto con il nostro appiattimento sul governo Meloni e con una cgil contraria a prescindere i lavoratori e i pensionati si accorgeranno presto che è meglio non starci o stare purtroppo con chi ha già tre linee guida….che massacro…
Bisognerebbe andare a fondo sulla ” crescita ” della Uila.
Per quel che sappiamo noi, la Uila è cresciuta molto grazie a quelli che se ne sono andati, o sono stati cacciati, dalla Fai. Come Pinuccio Rustioni nel Lodigiano, solo per fare un esempio noto a tutti.
Ma se tu sai un’altra storia puoi raccontarcela. L’unica cosa che non bisognerebbe mai fare è instillare dei dubbi senza dire perché. E senza assumersi la responsabilità di farlo.
IL TIFOSO E LO SPORTIVO: EVVIVA IL TIFOSO!
Ringrazio pubblicamente da questo blog il suo amministratore per avermi citato quale esempio “virtuoso” della Uila. In realta’ pero’ parla da tifoso, sono entrato in Uila da circa dieci anni con i limiti,i pregi e i difetti che ciascuna persona porta con se’. E se e’ vero che nella Uila mi trovo bene e questa federazione, da un punto di vista agricolo e’ cresciuta in modo significativo nel milanese e in parte nel lodigiano e gioca un ruolo contrattuale e di presenza relazionale istituzionale autorevoli, lo si deve a molti fattori, non ultimo al gran lavoro di squadra.
Si, la collegialita’ e’ stato ed e’ un punto vincente della Uila milanese e lodigiana, senza il collega Massari Paolo e la collega Titti prima e Cislaghi Sergio e Morena oggi, non si sarebbe sviluppata un’esperienza sindacale originale e vivace come e’ quella della Uila “agricola” di Milano e Lodi.
Sergio, componente del direttivo nella precedente Fai, trattorista, e’, come gli uso talvolta dire “ contadino dal cervello fino”, che sta travasando intelligenza e passione nel suo ormai piu’ non nuovo lavoro di sindacalista, e Morena entrata da poco piu’ di un anno nella squadra Uila in parola, persona di metodo e sostanza non solo tecnica, rappresentano piu’ di una speranza per una positiva prospettiva della Uila milanese e lodigiana.
Quanto alla Uila in senso lato, osservo quanto ho vissuto e sto vivendo, ho incontrato una realta’ per certi versi inaspettata, disincantata, con poca ruggine ideologica, presenza di molti giovani con un alto tasso di tecnicita’ ma anche di passione, un mix niente male, e la permanenza di autorevoli “saggi”, uno fra tutti Pasquale Papiccio, che sul fronte sindacale, ma non solo, e’ un punto di riferimento in questa federazione, nella quale non va dimenticato l’apporto culturale, di socialita’ e di “freschezza” di un altro transfugo Fai, mi riferisco al “professore” ovvero l’amico Giampiero Bianchi.
Comunque grazie, chi l’ha detto che il giudizio “neutro e realistico” di uno sportivo sia migliore di quello appassionato di un tifoso…….l’amicizia e la stima valgono piu’ di tutto!
La crescita della Uil (parlo specificamente del settore agroalimentare – UILA) negli ultimi 10 anni è stato dovuto soprattutto
a : molti ex Operatori categoriali, del Patronato e dei CAF provenienti dalla diaspora avvenuta dalla Fai dopo il
commissariamento della Fai nel 2014
e a gestioni nelle province in molti casi di dubbia moralità come gli accordi collusi con aziende e a quelli con consulenti del lavoro senza scrupoli. In alcune province la Uila che per decenni era stato un sindacato con pochi iscritti, mediante i suddetti accordi di natura commerciale è diventato in molti casi il primo sindacato, superando di gran lunga sia la Cisl che la Cgil.
Certo in quelle operazioni da “pesca a strascico” in Uila sono finiti sia Operatori e Dirigenti ottimi ma pure gente che già la Cisl da anni avrebbe
dovuto allontanare. Ma si sa, nella cosiddetta “pesca a strascico” nella rete sono finiti buoni e cattivi. Ma tant’è…ai Dirigenti nazionali di quella Federazione poco ha importato della qualità : importante che il pervenuto
portasse con sé un cospicuo numero di pratiche per lo più di Disoccupazioni agricole (specie degli Immigrati) e punteggi relativi alle pratiche di Patronato e di Caf. La compravendita di pratiche relative ai permessi di soggiorno degli Immigrati ha portato alla Uil adesioni e risorse (ma il fenomeno ha riguardato e riguarda sia la Cisl dei tempi nuovi che la Cgil i cui scrupoli sono sempre stati a corrente alternata. E su queste pésche di frodo i “grandi” leader ogni giorno celebrano la Messa cantata della loro sedicente rappresentatività. I migliori celebranti di questa mistificazione sono stati ieri il grande condottiero Sbarra e oggi la signorina delle camelie. Purtroppo in un’epoca dove
trionfa il falso e l’arbitrio nel sindacalismo e in politica questi profeti continueranno a raccontare le loro verità senza che nessuno o pochi avranno il coraggio o l’interesse a contestare le loro menzogne.
Il Bel commento di Pinuccio Rustioni
conferma la sua statura morale e culturale che gli fu sempre riconosciuta nella Fisba prima e poi nella Fai. Torna peraltro a suscitare
il grande rammarico per la sua perdita in quella che fu la nostra Fai.
La sua citazione di un grande uomo come Pasquale Papiccio gli fa onore
così come l’aver voluto dare merito
a Giampiero Bianchi col quale pure
nel 2014 ebbi non poche diverse opinioni che pure non guastarono né stima né amicizia. Viste tutte le tristi cose venute giù dalla valanga che cadde sulla Storia della Fai e della Cisl resta immutata l’angoscia. Ma va anche riconosciuto alla dirigenza della Uila (Mantegazza su tutti) quella laicità scevra da ideologici che permise loro di salvare in mare tanti naufraghi gettati dal cinismo di coloro che nei giorni pari frequentano convegni e chiese aree e in quelli dispari i gironi infernali.
Caro admin da quando è abitudine cancellare i commenti?
Non è un’abitudino, è una regola. Questo blog è a disposizione per chi vuole parlare di politica sindacale, non di questioni personali o per attaccare chi non ha attualmente incarichi politici.
Ed è già tanto se ti abbiamo risposto, prendete nota tutte e tutti e regolatevi di conseguenza.
Caro Augusto la storia sindacale di Pinuccio la conosciamo. Bravissima persona che per un periodo si dedico’ all’insegnamento, se non ricordo male, prima di rientrare in Fai. Cattaneo gli voleva un gran bene come del resto molti in Fai. Certamente la sua preparazione a seguito dei corsi svolti con il Prof Costantini e Prof Bianchi è innegabile e questo ha giovato nel suo approdo alla uila di Mantegazza che tutti conosciamo. Che dire se non ad maiora.
“avete visto Ranucci” la nonna e i jalisse non ie pare vero. Tuttavia hanno perso una causa penale e una civile contro Ranucci.
Chiedo scusa per un refuso nel mio
commento del 13 luglio. Quando parlavo della frequentazione di chiese da parte degli “uomini nuovi” che girano intorno volevo dire “chiese atee”…