Giacomo Brodolini si definiva (e come lui il suo successore, Carlo Donat Cattin) “ministro dei lavoratori”. Perché, come disse quando la notte di Natale del 1968 al presidio degli operai dell’Apollon che avevano occupato questa grande tipografia romana, lui stava “da una parte sola, quella dei lavoratori”.
Il paragone con certi predecessori può essere ingiusto e inopportuno per chi è venuto dopo in quell’incarico; soprattutto quando la maggioranza parlamentare che esprime il governo è di orientamento politico opposto a quello di Brodolini e Donat Cattin, e quindi parte da tutt’altre idee in materia. Però è venuto lo stesso alla mente, e non era possibile altrimenti, nel sentire le parole della ministra Marina Calderone. Che di mestiere è una consulente del lavoro, cioè una professionista pagata dalle imprese per pagare il meno possibile i lavoratori senza dover violare la legge.
In una regione dove quattro lavoratori sono appena stati bruciati vivi in un pulmino, lei ha annunciato una campagna di ispezioni aggiuntive nell’agricoltura al termine di un vertice con alcune autorità locali e nazionali (ma, giustamente, senza il dottor Sbarra dell’Anas, il quale si intende di autostrade più che di agricoltura). In questo vertice è stata fatta (citiamo le parole testuali) “l’analisi di quella che è la situazione legata ai fenomeni di sfruttamento lavorativo e di caporalato in questo caso anche legati al settore agricolo, anche con la consapevolezza che quando si parla di un settore come quello dell’agricoltura, però, bisogna fare molta attenzione a non criminalizzare invece i tanti imprenditori onesti, che operano correttamente, e che, ovviamente, non sanno neanche cosa sia lo sfruttamento lavorativo del caporalato”.
In poche parole, è stata decisa una campagna di ispezioni che, se le parole hanno un senso, sarà svolta facendo attenzione a “non criminalizzare” i “tanti” imprenditori che, siccome vivono su un altro pianeta e non in Calabria, il caporalato “non sanno neanche cosa sia” (nonostante le strade e le autostrade della zona vedano transitare ogni mattina pulmini carichi di immigrati in età lavorativa, che chissà dove vanno a quell’ora).
Se così fosse, il risultato delle ispezioni sarebbe già deciso in partenza: e cioè che il caporalato è roba di “pochi” e non di “tanti”.
Il che farebbe sorgere un terribile sospetto (che speriamo sia dissolto dai fatti), e cioè che anche la ministra Calderone stia “da una parte sola”, Ma non quella dove stavano Brodolini e Donat Cattin.
Giovanni M. per il9marzo.it
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