Quando una struttura non è capace di governarsi, chiede un reggente. Ad esempio, la Fai (che da quando ha accettato di farsi commissariare non è stata più capace di fare nulla) è attualmente retta da Daniela Fumarola nella persona del suo uomo di fiducia che, contemporaneamente, governa per lei anche l’Usr della Puglia. Due incarichi facilissimi, visto che possono essere svolti contemporaneamente in due luoghi diverse.
Più difficile dev’essere reggere le strutture territoriali: perché lì c’è l’usanza del reggente che abbia altri incarichi di lasciar fare a qualche sub-reggente. Che, non di rado, è l’ex segretario generale che aveva lasciato l’incarico e viene fatto così rientrare dalla finestra.
Per esempio, qualcosa del genere sta succedendo in un’unione del Veneto, dove il segretario generale eletto meno di due anni fa si è dimesso, il segretario della Usr ha preso la reggenza e ha nominato subreggente il dimissionario (e una sub-reggente presa dalla stessa segreteria).
Le regole lo permettono o no? Visti i precedenti specifici in quel territorio e del reggente di cui si parla, la domanda non sembra avere senso. Perché da quelle parti le regole possono anche esserci, ma quelle che poi contano, evidentemente, sono le sub-regole fatte su misura per quel che serve.
Giovanni M. per il9marzo.it
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