Lavori in corso

Al primo piano di Via Tevere 20, dove un tempo c’era la stanza del professor Costantini ed in tempi più recenti quella di Giampiero Bianchi, stanno per cominciare i lavori. Non quelli per un nuovo corso di formazione, perché queste cose non sembrano andare più per la maggiore (e, per la verità, già negli ultimi anni la formazione sindacale classica nella Fai era  un po’ in declino rispetto alle sue stagioni migliori, un po’ troppo strumentale alla politica del momento, un po’ più appiattita sulle indicazioni di Via Po 21 e sempre più sacrificata rispetto ad altre azioni più patrimonialmente dotate); una delle prime decisioni della gestione commissariale è stata la confederalizzazione della formazione, con l’applauso dei segretari regionali. Et de hoc satis (come amano scrivere gli avvocati quando non sanno bene come chiudere la pagina).

No, questa volta si tratta di lavori in senso stretto, di fatica e sudore; opere di risistemazione edilizia, che nella peggiore delle ipotesi servono (keynesianamente) a dare una retribuzione a qualche operaio (tipo i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria) ed aumentare così il potere d’acquisto della classe lavoratrice.

Il problema di questa politica keynesiana è uno solo: chi paga? Nel pensiero dell’economista liberal, paga lo stato. Ma questo può andar bene per la Salerno-Reggio Calabria (che però è un esempio che è meglio lasciar perdere, perché rischia di smentire la tesi che così si attivano processi di sviluppo economico …); alla Fai la cosa è un po’ diversa. Soprattutto alla luce del fatto che, secondo voci che qualcuno diffonde, le casse della Federazione sarebbero state trovate vuote dal commissario. Il quale peraltro, essendo vincolato al divieto di disporre del patrimonio della struttura commissariata, probabilmente non avrebbe potuto usarli comunque. E allora?

Come diceva Sherlock Holmes, quando tutte le altre ipotesi sono state scartate. quella che resta è quella vera.

Quindi, se i soldi della Fai sono spariti, e se il commissario non potrebbe comunque usarli, l’unica possibilità che resta è che il commissario abbia deciso di pagare di tasca propria.

Un bell’atto di generosità, non c’è che dire.

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