Abbasso (il gioco delle tre carte)

A Via Po 21 va di moda il gioco delle tre carte. Che consiste nel cambiare le carte in tavola.

Lo abbiamo visto sull’espulsione di Scandola, che la Cisl-Probiviri fa finta di non aver già deciso fin da luglio per cercare di sanare i suoi insanabili vizi e provare a resistere in giudizio (l’appuntamento è al Tribunale di Verona il 17 dicembre). E lo vediamo ora nella proroga del commissariamento della Fai. Che serve solo al dottor Sbarra dell’Anas ma non ha fondamento statutario.

Come abbiamo già fatto presente, se un commissariamento deciso per ritorsione dopo il libero voto di un congresso è già qualcosa di inammissibile, prorogarlo dopo che l’esito politico del commissariamento è dare ragione a quel libero voto (perché dire che con la Filca si può fare la “pluricomposta” vuol dire esattamente quel che il congresso di un anno fa aveva deciso) significa ammettere la totale strumentalità di quel commissariamento. Strumentalità ai disegni di potere del dottor Sbarra dell’Anas. Che infatti ha gestito la Fai non come un commissario che deve adempiere ad un mandato, ma come un padrone che non risponde a nessuno.

E allora, cosa ti inventa il comitato esecutivo della Cisl per dare la proroga al padrone? Non potendo ammettere l’imbroglio politico, cambia discorso. Dice che resta l’ingovernabilità della Fai (ma come? Dopo un anno di documenti, e di nocumenti, approvati all’unanimità racconti ancora la balla dell’ingovernabilità? Dopo che in Tribunale hai sostenuto che tutta la Fai era col commissario fin dal primo giorno?). E poi tira fuori l’esigenza di “restituire efficienza e trasparenza all’azione amministrativa della Federazione”. Cioè giustifica a posteriori il commissariamento di un anno fa con motivazioni del tutto estranee a quella decisione (chi non ci crede si rilegga la delibera del 31 ottobre 2014)

Ora, sentir parlare di trasparenza da uno che ha gestito per mesi la fondazione Fisbafat senza il collegio dei revisori dei conti, e che si è preso un bello schiaffo dall’ufficio del governo per questo, è già qualcosa che stride. E parecchio.

Ma per ora basta osservare che né l’ingovernabilità né la trasparenza erano stati motivi di commissariamento, Quindi non possono essere invocati a motivo della proroga.

Se lo si fa, è perché si deve giustificare quello che si è deciso di fare comunque. Come il lupo che si mangia l’agnello, e deve dimostrare che la colpa non è di chi viene mangiato. Ma di chi mangia. E magari parla con la bocca piena.

Giochi delle tre carte, che vanno di moda a Via Po 21.

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