Le pensioni dei sindacalisti: i problemi falsi e i problemi veri

admin 15 giugno 2019 19 Commenti

Sul tema delle pensioni dei sindacalisti, in particolare di quelle frutto di contributi aggiuntivi, riceviamo un’importante nota, a firma di “Comma 22″, che fa precisazioni puntuali per evitare che su questo tema delicato scenda la notte in cui tutti i gatti sono bigi. Mentre bisogna distinguere fra i gattoni che si sono gonfiati la retribuzione, e hanno per questo una pensione più alta del dovuto a danno della Cisl, i gattacci che si sono fatti accreditare contributi non dovuti per avere una pensione più alta a danno dell’Inps e della Cisl e i gattini che hanno semplicemente avuto quel che spettava loro, senza alcun vantaggio – checché ne dica Boeri – rispetto ai lavoratore normale.

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Spett.le “9 marzo “

Sull’ ultimo numero di “ Millenium ” il mensile del Fatto Quotidiano ho trovato alcuni articoli interessanti e senza dubbio meritevoli di aprire una discussione sul “ sindacato oggi “, discussione che purtroppo da tempo è carente, se non svanita.

Non si discute più. Mancano il confronto e le proposte per la ricerca di un progetto sindacale, manca la formazione , in particolare sul campo , di futuri contrattualisti.

Si parla solo di “ servizi “ all’associato : quali servizi , quanto pagare , ecc. ecc.

Dei diversi articoli del mensile desidero soffermarmi su quello di Marco Procopio per alcune precisazioni, a partire dai riferimenti ai privilegi previdenziali,ovvero sui contributi aggiuntivi dei sindacalisti. E a proposito di Raffaele Bonanni, la sua pensione di 8.593 € lordi, come da articolo del Fatto Quotidiano di Salvatore Cannavò del 29 ottobre 2014, non è dovuta a contributi figurativi o aggiuntivi, ma alle retribuzioni elevate e di gran lunga superiori al Regolamento Economico Cisl, come da estratto contributivo diffuso anonimamente nel 2014 e pubblicato sulla stampa dal quale risulta che è sempre stato dipendente, senza aver usufruito come un qualsiasi dipendente di contributi figurativi o aggiuntivi. Retribuzioni versate dall’organizzazione.

estratto contributi segretario generale

Quindi, il problema principale per Bonanni era tutto interno alla CISL, poiché quelle retribuzioni erano probabilmente note all’ufficio amministrazione contabilità, al Segretario amministrativo e all’intera Segreteria, dato che come ha denunciato Fausto Scandola, diversi componenti della stessa segreteria e dirigenti di federazione avevano compensi superiori al regolamento.

Trattavasi, caso mai, di appropriazione indebita che solo la Cisl poteva denunciare. Denunciare contro sé stessa?

Ma la cosa più grave della iniziativa di Fausto Scandola è che nessuno ha mai chiesto un chiarimento.

Nessun dirigente in alcun organo!

Altra questione sono invece i contributi figurativi e aggiuntivi per i dirigenti collocati in aspettativa Legge 300 o aspettativa retribuita.

  1. I dirigenti sindacali in aspettativa Legge 300 non hanno un diritto a ricevere dal sindacato contributi aggiuntivi, ma possono versare all’INPS i contributi sulla parte della retribuzione non coperta dai contributi figurativi dato che il decreto Treu ( 564/96 ) stabilisce che i contributi figurativi pensionistici accreditabili per un dirigente sindacale distaccato in Legge 300 sono quelli riferiti alla retribuzione contrattuale al momento dell’entrata in distacco, aumentati nel tempo solo dagli scatti di anzianità e dagli aumenti contrattuali di provenienza.

Esempio: se la retribuzione prevista dal regolamento economico sindacale è pari a 3.000,00 € lordi previdenziali mensili e la retribuzione da posto di lavoro è di 2.500,00 € lordi previdenziali mensili, si possono versare i contributi pari a circa il 33 % (quota lavoratore e quota azienda ) della differenza retributiva di 500,00€., per avere la copertura previdenziale sull’intera retribuzione ed evitare le precedenti furbizie ( ante Decreto ) con dichiarazioni di false retribuzioni tutte accreditabili figurativamente .

E se il regolamento economico viene rispettato e le retribuzioni non vengono gonfiate è tutto regolare e corretto, sia fiscalmente che previdenzialmente, poiché i contributi totali ( figurativi e aggiuntivi ) corrispondono alla reale retribuzione percepita e sottoposta al regime fiscale.

Non si tratta né di una doppia pensione né di una pensione gonfiata

  1. Ma allora dove nascono le storture e i privilegi?

Va ricordato che la pensione di un qualsiasi lavoratore secondo le norme vigenti viene calcolata su quattro quote:

  • La quota a) per gli anni lavorati fino al 1992
  • La quota b) per gli anni dal 1992 al 1995
  • La quota c) per gli anni dal 1995 al 2011
  • La quota d) per gli anni successivi

E’ opportuno evidenziare che ancora oggi per i soli dipendenti pubblici e delle ex Amministrazioni pubbliche (ferrovieri, postali) ai fine del conteggio della quota a) si fa riferimento all’ultimo mese retributivo. E’ evidente che il dirigente sindacale amorale può approfittare di questa opportunità di legge ed inserire negli ultimi mesi elevati aumenti per avere una pensione molto generosa e più sono gli anni di lavoro fino al 1992 più è sostanziosa.

Questa “ della quota A “ ha destato particolarmente l’attenzione di Boeri sulle pensioni gonfiate .

Clamoroso il caso di alcuni dirigenti di un sindacato autonomo della scuola pizzicati e condannati.

Questo stato di cose previsto dalla normativa naturalmente vale anche per tutti i dipendenti pubblici che nell’ultimo mese di servizio ricevono un livello superiore, un grado in più per i militari, o un aumento da parte della propria Amministrazione.

Naturalmente anche se è previsto dalle norme pensionistiche ancora vigenti, è immorale e disonesto per coloro che ne approfittano, a partire dai sindacalisti.

E analoga situazione vale per i dirigenti sindacali in Distacco Retribuito del Pubblico Impiego .

Ma come sempre mai dell’erba farne un unico fascio , va gettata l’erba cattiva.

Per il resto concordo con gran parte dell’articolo di Marco Procopio, anche se il sistema denunciato da Fausto Scandola non si è dissolto nella casa di vetro. E fa ancora meraviglia che nella Cisl nessuno abbia avuto qualcosa da chiedere sul parere del dott. Danilo Battista sul rispetto del regolamento economico del segretario gen. Anna Maria Furlan o sull’assunzione del segretario aggiunto Luigi Sbarra presso l’Anas mentre ricopriva la carica di segretario Cisl Calabria.

Ma in fondo nella Cisl chiedere oggi è molto rischioso, e la dignità non si vende in farmacia.

COMMA 22

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