Rigenerare democrazia, i temi per discutere

Pubblichiamo di seguito il documento con cui le associazioni Prendere parola e Sognare da svegli propongono alcuni spunti di dibattito per l’iniziativa del 31 gennaio a Firenze.

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RIGENERARE IL SINDACATO E LA DEMOCRAZIA. TRA CRISI DEI CORPI INTERMEDI ED ECLISSI DELLA PARTECIPAZIONE

A Firenze, sabato 31 gennaio, un incontro nazionale per rivitalizzare la democrazia, la rappresentanza, il sindacato.

Di seguito alcune ragioni dell’iniziativa, promossa dalle Associazioni Prendere Parola e Sognare da Svegli.

  1. Crisi strutturale: fabbriche e network digitali, oltre la solitudine antropologica e la crisi ecologica

Il sindacalismo tradizionale nasceva in epoca industriale, quando la fabbrica costituiva il centro identitario dei lavoratori. Stabilità, coesione e contrapposizione al capitale permettevano negoziazioni efficaci e diritti condivisi. Oggi, la globalizzazione, la rivoluzione tecnologica e la finanziarizzazione hanno frammentato il lavoro: produzione dispersa, subordinazione mascherata e lavoro precario sono la norma. La contrattazione collettiva tradizionale fatica a tutelare chi opera in contesti instabili o digitali. Il processo di individualizzazione e la crisi del lavoro come fatto sociale e relazionale intreccia la rivoluzione digitale con la crisi antropologica ed ecologica del nostro tempo, intreccia l’economia di guerra. Siamo alla ricerca di nuovi spazi di dialogo e interlocuzione, “arma” di pace, pur senza archiviare il conflitto, quando necessario.

  1. Partecipazione in calo e crescita di un modello di oligarchie interne

La diminuita partecipazione alle decisioni interne ha rafforzato le oligarchie sindacali e politiche. Assemblee poco frequentate e consultazioni rare aumentano il distacco tra base, delegati e dirigenti, generando sfiducia e delegittimazione. Oggi la legittimità e la tenuta morale del sindacato e della democraiza sono spesso messe in discussione più della loro utilità concreta.

  1. Individualismo e micro-resistenze quotidiane

Il paradigma neoliberale ha trasformato il lavoratore, anche subordinato, in “imprenditore di sé stesso”, indebolendo la solidarietà collettiva. Isolamento e competizione rendono difficile costruire identità plurali, oltre le solitudini. Tuttavia, le pratiche quotidiane — gesti di solidarietà informale e strategie silenziose — rappresentano micro-resistenze reali. Integrare queste dinamiche nella strategia sindacale significa trasformare il lavoro dei singoli in partecipazione collettiva e rappresentanza concreta.

  1. Segnali di innovazione sindacale a livello internazionale

Le piattaforme digitali e le tecniche di “organizing” dal basso, permettono di mettere insieme lavoratori dispersi, facilitando campagne, petizioni e mobilitazioni, prevalentemente online. Alcuni esempi: SLPD in Romania per Uber, Bolt e Glovo; UVW (lavoratori dei videogiochi), ma anche, più tradizionalmente, i lavoratori di Amazon e Starbucks in USA/Canada. Queste esperienze mostrano che la frammentazione può diventare opportunità per nuove forme di rappresentanza anche a dimensione transfrontaliera. Sfruttando, non subendo anche le opportunità del digitale.

  1. Proposte operative per un sindacalismo rigenerato

Per rigenerare il sindacalismo è necessario rafforzare la democrazia interna anche con voto elettronico, rotazione obbligatoria dei ruoli e limiti stringenti dei mandati (come è stato in passato nella Cisl) e assemblee partecipative. La rappresentanza deve essere capillare, collegando strategie nazionali ed esigenze concrete dei territori e dei settori, senza dimenticare le rinnovate esigenze di intercategorialità. L’innovazione digitale, che non può sostituire i momenti in presenza, offre strumenti per mobilitazione, formazione e comunicazione tra lavoratori dispersi. Parallelamente, è fondamentale costruire reti di solidarietà intersettoriali, connettere lavoratori flessibili e precari e promuovere trasparenza tramite bilanci, decisioni pubbliche e valutazioni periodiche. Alleanza tra cittadini e lavoratori, tra Nord e Sud del Mondo. Le micro-pratiche quotidiane vanno valorizzate, trasformandole in strumenti di partecipazione organizzata e rappresentanza collettiva.

Di fronte alla devastazione del diritto internazionale, il sindacato, senza ambiguità, non può poi che impegnarsi a recuperare il proprio ruolo di diplomazia attiva nonviolenta popolare e dal basso.

  1. Credibilità e riforma morale

Negli ultimi decenni la professionalizzazione sindacale ha trasformato il sindacato in carriera permanente per alcuni dirigenti, generando distacco dalla fatica quotidiana, percezione di privilegi e uso della posizione come trampolino politico. La soluzione richiede una riforma morale: ristabilire un’etica del servizio, sobrietà e responsabilità, evitando oligarchie e ricollegandosi alle esigenze dei lavoratori, ricollegando offerta sindacale e domande del lavoro.

  1. Il sindacato come rete di welfare, cultura civica, nuovo mutualismo

Ogni iscritto deve diventare protagonista attivo, ogni luogo di lavoro nodo di rete. La decisione collettiva nasce dal basso, con processi trasparenti e inclusivi. Il sindacato deve promuovere welfare territoriale condiviso, servizi interaziendali collettivizzanti (dalla dimensione dell’io a quella dell’io fra noi), formazione e reti di assistenza, costruendo coesione sociale, nuovo mutualismo e senso di comunità. Dietro queste azioni deve esserci una visione morale anche se non moralistica: il sindacato come istituzione e movimento che genera cultura, coscienza civica, responsabilità speranza, sogno.

  1. Conclusione: il sindacalismo che verrà

Il futuro del sindacalismo (ma in parte anche della politica e dell’associazionismo) non è la semplice sopravvivenza. Il quieto vivere. Per restare rilevante il sindacato deve integrare tradizione e innovazione, strutture organizzative e micro-resistenze quotidiane, strumenti digitali e reti di solidarietà concreta, reale. Solo così il sindacato: “fare, essere giustizia insieme” potrà riconquistare credibilità, efficacia e capacità di incidere nella costruzione di nuovi diritti e solidarietà nel lavoro contemporaneo.

Di tutto questo le Associazioni Prendere Parola e Sognare da Svegli, insieme a tanti amici e amiche, discuteranno in forma aperta a Firenze, il prossimo sabato 31 gennaio, tutta la giornata, sulle colline che, dal capoluogo toscano, città di Giorgio La Pira e Don Lorenzo Milani, portano a Fiesole. Sulle orme anche di Padre Balducci, in un’occasione di incontro, sapere condiviso, apertura internazionale di pace e giustizia.

Tutte le informazioni e il programma sono reperibili sui siti internet: www.prendereparola.it; www.sindacalmente.org; www.il9marzo.it; www.fiesolebarbiana.blogspot.com


TRASPARENZA – Questo blog è stato finanziato con eur. 32.700 dalla Cisl che ha perso la causa per diffamazione intentata contro di noi ed ha dovuto pagare le spese.

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49 Commenti - Scrivi un commento

  1. “stai da protagonista”
    lo slogan del tesseramento in pugliese. Ma un correttore di bozze che conosce l’italiano ?
    tra un po’ scriveranno “esci il contratto”

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    1. Potrei sbagliarmi, ma mi sembra (non sto scherzando) una tipica espressione della Fumarola che, forse perchè utilizza un gergo pugliese del Sud, usa in questo modo (discutibile per la lingua italiana ufficiale) il verbo: “stare”.
      Ormai, nel citarla anche in dialetto, siamo davvero al culto della personalità (ma soprattutto dov’è la personalità…?)
      Ai posteri l’ardua sentenza.

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  2. Ma state bene?

    “Stai da protagonista dentro il cambiamento”

    alias:

    “Stai dentro il cambiamento da protagonista”.

    Che livello è?

    Ah, poi: “della” Fumarola anche no; si scrive “di”.
    Studia! (cit.)

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    1. Precisiamo che su questo blog non vediamo alcuna discriminazione nell’uso della preposizione articolata anziché semplice per una donna.
      Né ci risulta che sia un errore.

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        1. No.
          Ad esempio in Toscana usano abitualmente l’articolo per i nomi di donna: la Daniela, l’Anna Maria, la Genoveffa. E si dice che l’italiano sia nato lì.
          Naturalmente non è una regola, ma non è detto che il contrario sia un errore.

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  3. ci sarebbe da ridere se non facessero piangere….stanno razzolando i fondi della cassa sono senza soldi in molte usr e ust e vanno a piangere in giro ma i macchinoni….

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  4. insomma secondo il segretario dei meccanici solo suo contratto e quello dei bancari hanno difeso i salari ?
    uno che si dice da
    solo di aver fatto un capolavoro ha bisogno di uno bravo. E noi del pubblico impiego abbiamo pessimi segretari?

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    1. Amico mio, ma hai provato a prendere la calcolatrice e a fare 2 conti? I rinnovi del pubblico impiego hanno in media ottenuto la metà dell’inflazione reale. Una volta sognavamo il figlio sistemato al ministero, oggi guadagna di più un elettricista in fabbrica

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  5. iuliano l’ha firmato dopo 14 mesi non proprio esemplare.
    E sostenete che gli altri segretari delle categorie cisl sono incapaci é un po pesante anche perché cgil e uil dei meccanici dicono di aver fatto loro tutta la trattativa

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  6. giggi ride
    vedere ai tg l’uscita dei ministri dalla chiesa delle esequie dei ragazzi di crans montana tutti giustamente scossi. Uno di loro no. esce dalla chiesa ridendo, é il ministro per il sud.
    (vedete ai diversi tg)

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  7. che tristezza….segretari che giocano a chi lo ha piu lungo,ovvero al miglior contratto,delegati che gli danno corda,della serie la cisl è unita….ex segretari che ridono ai funerali…siamo ormai alla canna del gas….

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  8. Il sindacalista che ride…
    Neppure i Mafiosi ai funerali dei loro nemici ridevano : mantenevano quel contegno mortifero e il riso non faceva parte della recita funerea.
    Ma quello dello Stradino non è riso. È il ghigno della maschera che indossa da quando cominciò a irridere la dignità e la Storia della Cisl dalla Locride a Roma. Ora egli spende le sue indicibili virtù a fianco di colei che gli somiglia con esibizioni da circo e smorfiette da locandiera.

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  9. meno male che dicevano a Marcolino che era troppo presenzialista. Le foto di iuliano infestano i social dei meccanici. Ma ha una segreteria? Nora è più sobria.

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  10. Sarebbe necessario chiedergli che fine hanno fatto le una tantum che servivano a recuperare i mesi di vacanza contrattuale, il ccnl è scaduto a giugno 2024, il primo aumento (indennità a parte) dopo 2 anni, l’ultimo a conclusione del contratto dopo 4 anni. Una volta i ccnl duravano 2 e poi 3 anni. Se questo è un buon accordo…..basterebbe riflettere e non bere quanto viene raccontato

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    1. Abbiamo bevuto un caffè con 1.70 di aumento , e foto del profilo migliore ( che non era facile trovare ) su tutti i media , in quel momento i metalmeccanici parlavano di sbarchi e poveri morti in mare ( con annessa iperbole) , era il momento di welcome to refuge , delle vallette , si prometteva smart union ….siamo finiti con 4 amici davanti ad un illy al bar Giulio Cesare

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      1. Siccome conosciamo i nostri polli, avvertiamo gli amici della Fim, attuali e passati, dell’una e dell’altra obbedienza, che il vostro dibattito sul contratto attuale e quelli passati (che sarebbero commenti fuori tema…) lo ospitiamo volentieri solo se vi esprimete in maniera appropriata e con rispetto verso chi vi ospita. Le risse fra di voi fatevele sui social.

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    2. con 280€ e 14 mesi di vertenza arrivare a 205€ con 4 anni di durata e conteggiando anche l’aumento già erogato é lo stile Fiom Cgil. Come spiegava Uliano quando era in Fim.

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  11. Lauria avrà mille limiti ma ha chiarito anche a chi ne era all’oscuro cosa accade dentro la cisl e nelle ex blasonate categorie.

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  12. in questa organizzazione ormai è istaurato il culto della personalità…è tutta una serie di io sono io dico io faccio,dalle foto sui social alle dichiarazioni in qualsiasi giornaletto,tutte cose condite di autoproclami e sparate varie o proposte teoriche…sembrano di volta in volta Maduro,Kamenei,Putin o il cinese che non so come si scrive….naturalmente imbonitori o pieni di varie promesse di carriera o altro,se non ti adegui davvero diventano spaventosamente cattivi,vigliacchi,guardate alcuni segretari qui spesso citati,meccanici,tessili,pensionati,segretari di usr o di ust….mala tempora currunt….

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  13. Il culto della personalità in Cisl non è di oggi…cominciò col siculo nei primi anni ’90. Basterebbe ricordare come in quegli anni molti piccoli uomini si esibivano persino a imitarne gli atteggiamenti e le profezie. Oggi è ancora peggio. Del resto più si è vuoti dentro più si ha bisogno di una custodia esterna come si fa con la fusione delle campane. Questa malattia ha diffuso le proprie metastasi dal giorno in cui Bonanni volle inventarsi la genovese furlana a capo della Cisl…poi è stato tutto un precipitare verso il nulla odierno. A tale tumore purtroppo non c’è chemio che lo possa guarire…

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    1. Sinceramente non direi nemmeno questo. Quando Bonanni, al congresso del 2013, arrivò da solo sul palco con tanto di auricolare alla Ambra di non è la Rai, accompagnato (non sto scherzando) dalla musica di indiana Jones, su questo aspetto, secondo me, era peggio.
      Nessuno oggi ha il “culto” della Fumarola.
      Il 99 per cento delle persone sa esattamente chi è, cosa ha fatto nella sua vita, come si muove nella CISL
      A mio parere c’è, semplicemente, paura e necessità di salvaguardare i propri orticelli, belli, brutti, mediocri che siano.
      Qualunque scelta sindacale, politica o organizzativa non viene nemmeno commentata, ma semplicemente eseguita.
      Direi una CISL modello Amazon, con livelli di efficienza molto, molto inferiori e salari ovviamente molto più alti per imbonire tutti/e..Tutto qua, è molto più triste. Misero.

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      1. Arriva una risposta a questo commento a firma “Giangi” che non rispetta le regole del dibattito di questo blog e quindi viene censurata e cestinata.
        Chi vuole fare polemiche contro persone estranee al blog e che non hanno cariche sindacali e/o politiche vada sui social. Oppure, nella fattispecie, sul blog di Francesco Lauria
        https://fiesolebarbiana.blogspot.com/
        E mo’ basta!

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  14. I capobianco di Falconara
    Tutto per garantire la famiglia Mastrovincenzo ad ogni elezione locale. Recentemente hanno cambiato anche lo zonale di Jesi per mettere uno che risponde durante le campagne elettorali. Ferracuti non ha niente di meglio da fare ache spaccare che le categorie.
    I Mastrovincenzo ad Ancona sono come i capobianco nei film di checcozalone.

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  15. Nessun post di cordoglio della segretaria generale per la scomparsa di Mario Petitto. Anche i postali Cisl sempre più in caduta libera dentro questa confederazione

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    1. aveva votato contro il commissariamebto della Fp.
      Poi la postina ci fece accordo. In troppi le dicevano: “non hai neanche la tua categoria”.

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  16. Rossi Sauro ,quello del film la vita degli altri spione della stasi la polizia segreta dell’ex ddr….? lo interpreta alla perfezione anche fisicamente sembra un inocuo burocrate,in realta sembra essere lo spione della cisl…..assieme ovviamente ai suoi piu fedeli amici diramati in tutta italia

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      1. Ti faccimo notare che nel commento che contesti ci sono critiche forti ma non insulti. E le critiche forti, come ha stabilito il Tribunale di Roma bella causa intentata dalla Cisl contro di noi, sono lecite,
        Meno lecito, e del tutto ineducato, è definire “cloaca” il blog che ospita un tuo commento.

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  17. Non è vero che Fumarola non abbia fatto un comunicato per la morte di Mario Petitto. Per carità era doveroso., peraltro con tanto del “delfino” Roscigno nella foto. Stile Urss primi anni ottanta. Non discuto Petitto come sindacalista per carità. Rifletterei però sul suo attaccamento direi adesivo al potere. Cariche inventate per lui (da noi a differenza che all’ est non esiste il presidente in un sindacato) fino alla vicepresidenza di Uni Europa che ha voluto a tutti i costi gli fosse recentemente riconfermata nonostante non fosse in grado ormai più di esercitarla.
    Esattamente il contrario, Pippo Morelli docet, di quello che dovrebbe fare un sindacalista che ha a cuore il futuro del sindacato e, soprattutto, dei lavoratori.

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  18. Anche in Femca fecero il Presidente e lo riproposero nell accorpamento con la Fim. Poi la nonna disse: é vero l’accorpamento è inevitabile ma se accade qualche incidente…”.
    piuttosto vale ancora la norma che non si possono superare i 20 anni tra segreteria, segreteria aggiunta e segreteria generale ?
    e comunque uscire dalla categoria e andare alla fondazione (della categoria) per arrivare almeno a 67 anni a stipendio pieno é un bellissimo segno di distacco dal potere. Chiamare quelle fondazioni “Carniti” (uno dei rari dirigenti usciti prima della pensione) é una bestemmia.

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    1. Sulla Fondazione Carniti (sono uno degli otto firmatari dal notaio, con firma proprio sotto quella di Pierre, dell’Associazione Astolabio, poi diventata Associazione Carniti dopo il 2018) ho maturato progressivamente un pensiero.
      Vengono proposte iniziative più o meno interessanti (quella, ad esempio, sulla direttiva europea sui salari trasparenti in programma nei prossimi giorni certamente, ad esempio, lo è), ma manca, completamente, a mio parere, un orizzonte strategico.

      Una Fondazione intitolata a Carniti per essere tale deve, secondo me,:
      – Essere patrimonio non solo della Cisl, ma di tutto il sindacalismo italiano. Invece mi pare una “riserva di caccia” del gruppo dirigente Fim attuale o, da poco, andato in pensione;
      – L’Attività principale non può essere quella di promuovere sequele di webinar peraltro con temi del tutto staccati l’uno dall’altro e privi di un filo conduttore;
      – L’impegno principale non può che essere quello proposto da Pierre e cioè l’inclusione dei giovani e lo sviluppo di ricerche sui temi delle relazioni industriali e della rappresentanza;
      – Non ci si può limitare ad un premio (cui peraltro la partecipazione degli aspiranti mi risulta piuttosto scarsa) con tracce redatte da settantenni (quando va bene), peraltro molto ripetitive di anno, in anno. Su, uno sforzo in più!;
      – Non si possono produrre volumi come: “Quel moderno di Carniti” che contiene, peraltro, l’ultimo intervento di Sandro Antoniazzi e poi non preoccuparsi della loro reale diffusione;
      – L’attività della Fondazione andrebbe quindi corretta nelle seguenti dimensioni:
      – Ringiovanimento reale, non solo apparente, del comitato scientifico;
      – Adesione della Cisl (ed eventualmente anche di Cgil e Uil) alla Fondazione che non può rimanere in mano solo alla Fim;
      – Rilancio effettivo del premio, in raccordo, vero, non meramente amicale con il mondo dell’Università e della ricerca;
      – Inserimento di temi di frontiera veri: es. lavoro e/vs sostenibilità; rappresentanza negli ambiti di più difficile sindacalizzazione; crisi del modello concertativo; etc.
      – Creazione di un programma di lavoro a medio lungo termine, non un’accozzaglia (variegata) di iniziative, alcune delle quali un po’ marchettistiche;
      – Inserimento della dimensione internazionale. Non si comprende e non si “tramanda” Carniti senza valorizzare rapporti internazionali, convegni internazionali, ricerche internazionali (magari con qualcuno della Fondazione che le lingue straniere vagamente le parli e le scriva…)
      – Manca completamente una strategia (e dei materiali appositi) legata alla formazione.

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