Wiederholungszwang

E niente! Avevamo auspicato un rigurgito di saggezza credendo che Daniela Fumarola ne fosse ancora capace (ai corsi della Fisba si invitava a stimare virtù come questa più dell’esercizio della forza) e invece a via Po 21 sono caduti vittime di qualcosa di simile alla coazione a ripetere (la freudiana Wiederholungszwang; e detta in tedesco fa anche un po’ paura).

Non contenti di aver scritto fin troppo per avviare un semplice procedimento disciplinare contro un normale funzionario facendone una sorta di bandiera del libero pensiero su scala internazionale, ora hanno prodotto il sequel: 54 pagine con 21 nuove contestazioni disciplinari contro Francesco Lauria. E, ripetendo lo stesso errore (Wiederholung) hanno puntato sulla quantità senza riuscire a coprire la mancanza di qualità delle argomentazioni.

Basti dire che la prima contestazione riguarda i ricorsi ai probiviri confederali presentati da Lauria: l’esercizio di un diritto del socio viene definito “violazione della necessaria riservatezza che il rapporto di dipendenza Le impone” perché al ricorso viene allegata la documentazione con le dichiarazioni di solidarietà da parte di “soggetti estranei alla confederazione”. Cioè Prodi, Treu, Manghi, Cella e Feltrin. Il diritto a produrre materiale a sostegno del ricorso diventa illecito disciplinare, e cinque persone più o meno simpatiche ma già ritenute autorevoli dentro alla Cisl ricevono una risposta degna più di Cetto Laqualunque che di un’organizzazione democratica e trasparente.

C’è da dire, però, che la lettura delle 54 pagine è un po’ meno noiosa di quella delle precedenti (a volte il sequel è meglio del primo film), ma mica per merito loro. Il fatto è che riportano per intero tutto quel che è stato scritto su giornali, social e quant’altro negli ultimi giorni, compreso ciò che abbiamo scritto noi, e in questi punti almeno la lettura è scorrevole e la qualità della lingua italiana migliore.

La loro lingua, invece, è quella fascista del Codice civile (del 1942, anno XX E.F.), dove c’è scritto con tono stentoreo che “l’imprenditore è il capo dell’impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori” e che il dipendente non deve “divulgare notizie attinenti all’organizzazione dell’impresa” (perché la Cisl oggi è un’impresa, non un sindacato). E quindi contestano per 21 volte a Lauria di aver parlato del suo caso all’esterno, violando gli obblighi di “riservatezza che il rapporto di dipendenza Le impone” (riservatezza che non è l’omertà dei mafiosi, ma in un sindacato non è neanche il suo contrario) e del rispetto che il subordinato gerarchico deve al capo dell’impresa. E di aver così violato un regolamento confederale di quelli che per i collaboratori gerarchicamente subordinati è tassativo, mentre quando fu invocato da Fausto Scandola in relazione alle retribuzioni della segreteria confederale si disse che era solo “indicativo” (qualunque cosa volesse dire).

Ora Lauria ha cinque giorni per replicare; ma fra due giorni sarà già a Via Po 21 per difendersi dalla contestazione precedente, come ultimo atto del procedimento che porta al licenziamento. Tutto fa credere che la nuova contestazione, inutile agli effetti pratici, sia allora una maniera di fare impressione, di tacitare il caso invece di risolverlo con saggezza e senso della misura. Di minacciare conseguenze peggiori se non si sta zitti.

Un nodo di procedere che rivela qualcosa di più e di peggio della sensibilità alla “narrazione meloniana”, una specie di affinità e di nostalgia per una lontana era pre-meloniana.

Quella di quando si scrivevano i codici da loro citati.

il9marzo.it

TRASPARENZA – Questo sito è stato finanziato con eur. 32.700 dalla Cisl perché ha perso la causa per diffamazione contro di noi ed ha dovuto pagare le spese.

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19 Commenti - Scrivi un commento

    1. Bombolo e Cannavale · Edit

      ‘A Lauria, ma chi non hai querelato? Dovresti querelare te stesso, perché sai bene che ‘sta storia che sei de sinistra contro la CISL de destra è ‘na sciocchezza. Statevene sereni: CL la CISL non la porterà a casa ….

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      1. Pubblichiamo questo commento, di cui non si capisce nulla, solo per il rispetto dovuto alla coppia dei grandi attori usati come pseudonimo

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  1. Qualcuno sta mandando reiterati messaggi, nella forma surrettizia di commenti ai nostri post, poco rispettosi nei confronti del blog e maldicenti nei confronti di terzi, invitandoci ad occuparci di altre vicende rispetto a quelle di cui scriviamo.
    Facciamo presente che:
    – scrivere di una vicenda non esclude lo scrivere di altre;
    – questo è uno spazio aperto; chi ha qualcosa da dire lo dica senza timori invece di pretendere che lo dica il 9 marzo (che, dovreste saperlo, scrive solo di ciò che conosce bene);
    – siccome ci si suggerisce di parlare della Campania (finita sotto reggenza direttamente dal congresso, secondo una moda antistatutaria che fu inaugurata dalla Fnp per essere messa sotto il controllo di Daniela Fumarola), ricordiamo che noi ne avevamo parlato quando Lina Lucci era andata a processo su denuncia di Piero Ragazzini. Altri che erano a processo ne sono usciti per la vergognosa scelta della Cisl di non presentare la querela una volta che il reato non era più procedibile d’ufficio. Lina Lucci è stata assolta dopo che Piero Ragazzini ha fatto una pessima figura sul banco dei testimoni dove aveva cercato più volte di non presentarsi adducendo scuse improbabili del tipo “sono stato convocato dal sottosegretario Baretta” (!). Annamaria Furlan non si è mai presentata ad adempiere il dovere della testimonianza, il che ne testimonia la serietà e il senso civico (che non ha). Intanto nella Cisl della Campania era stata insediata Doriana Buonavita, scelta da chi comandava nella Cisl in quel momento. Immaginiamo che, siccome nella Cisl i dirigenti sono scelti dall’alto e non eletti dal basso, Doriana Buonavita non fosse più funzionale a chi comanda adesso.
    Ma chi ne sa di più di noi, che se sappiamo poco, ce lo scriva pure (meglio se a info@il9marzo.it che nei commenti). Basta che lo faccia in termini rispettosi del blog e dei terzi. Altrimenti finisce nel cestino senza neppure che finiamo di leggere tutto.

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  2. Leggendo lattera quotidiana di Lauria
    bisogna integrare le informazioni:
    Roberta Roncone era con Pezzani Ragazzini e Bonfanti con cui poi ha litigato per schierarsi con faverin con cui ha litigato per lasciare la Fp e andare in Fim Nazionale allora era la parte della segreteria che spingeva di più la Fim contro la Furlan. Pure con Bentivogli non é andata bene per tornare al lavoro in Pubblica Amministrazione in un comune del bresciano, per poi rientrare mentre Baretta e Ragazzini aiutavano la Furlan a prendersi la Fim del Veneto. E’ entrata a Verona, anche lì le cose non sono andate benissimo ed è passata in Fim Lombardia. Da cui ha detto addio definitivamente al sindacato per andare in Spagna con il compagno (che fece causa alla fim locale). Appena ricompare Pezzani alla guida della Fnp ritorna sua consigliera. Speriamo proprio che non ricominci il giro… su tutti quelli con cui ha litigato lì ha cosparsi di dicerie e veleno. Ultima vittima Lauria.

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    1. Interessante, ma non è facilissimo seguire il filo di una narrazione abbastanza complessa. E comunque, in linea di principio, chi commenta le cose scritte da Francesco Lauria farebbe bene a commentarle dove le scrive lui.
      Noi comunque pubblichiamo il commento perché si tratta di questioni che hanno rilevanza pubblica (come dovrebbe essere scontato trattandosi di incarichi sindacali).
      Ad ogni caso Roberta Roncone, se ritiene, avrà qui tutto lo spazio necessario per replicare, correggere, smentire o qualsiasi altra cosa voglia dire. E lo stesso vale per altre persone che si sentissero chiamate in causa.

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        1. Se dici che su questo sito qualcuno minaccia e insulta qualcun altro ci devi dire come e quando, perché a noi risulta il contrario. Per esempio non abbiamo pubblicato le tue maldicenze su Lauria (che avevi scritto sotto altro pseudonimo).
          Se ci è sfuggito qualche insulto, ti preghiamo di segnalarcelo con precisione, chiediamo scusa e cancelliamo prontamente. Altrimenti smettila di rompere le scatole.

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  3. Ad ogni modo quanto pubblica Lauria sul proprio blog è molto interessante non tanto per istinto di curiosità quanto per comprendere le dinamiche della socialità interna alla Cisl che conferma in pieno ciò che è palese da anni: che la Cisl in tutte le sue diramazioni organizzative a parte rare eccezioni è composta da un’accozzaglia di pseudo sindacalisti uniti solamente dal mero interesse personale. Chi ha un’idea di Cisl che va oltre questo schema viene prima isolato con due obiettivi alternativi: farlo rientrare nei ranghi con la coda tra le gambe oppure costringerlo ad uscire dall’organizzazione nel silenzio più totale. Poi se l’isolamento non funziona cominciano i tentativi coercitivi comprese le arrampicate sugli specchi: infine le carte bollate.
    Per questo Lauria ha il mio plauso e simpatia totali, aggiungerei anche per il fatto che io anni fa per ragioni di principio simili ho sbattuto la porta lasciando la Cisl e non me ne rammarico visto ciò che è diventata.
    Sono felicemente tornato al mio lavoro d’origine senza rimpianti. Mi fa solo tanta pena vedere in che mano è una grande organizzazione sindacale che fu e che probabilmente non tornerà più perché chi la governa ha creato un circuito chiuso senza possibilità di ritorno.

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  4. Se non vi conoscesse uno a uno sarei tentato di dire che sognare fa bene alla psiche , ma nella realtà attendervi atteggiamenti saggi da un sistema oligarchico quale è diventata la CISL era solo pensarla una illusione. Se il potere è concentrato nelle mani di pochi, è più difficile garantire che le decisioni siano prese in modo democratico o che siano sempre orientate al bene comune o al diritto della persona, piuttosto che a interessi ristretti (come il mantenimento del potere o della stabilità interna del sindacato stesso).

    Tuttavia, bisogna considerare che, nonostante le possibilità di saggezza in una struttura oligarchica, questa forma di potere rischia di sviluppare derive autoritarie o autocentrate, dove il bene collettivo è subordinato a logiche interne di sopravvivenza e potere. In queste situazioni, anche la saggezza potrebbe essere piegata a scopi egoistici, come la protezione del proprio ruolo di leadership piuttosto che la difesa dei diritti dei lavoratori.
    In un’oligarchia sindacale, la saggezza è spesso fragile e non riesce quasi mai a mantenere un equilibrio dinamico che permetta alla leadership di agire saggiamente. Cosa che nel caso Lauria e in altri casi non si è verificata.

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  5. Altro pseudonimo? Non so a cosa vi riferiate. Leggete le minacce che il sig. Lauria invia alla dottoressa Roncone usando il Vs sito…..

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    1. Sull’altro pseudonimo tu non lo sai, ma lo sappiamo noi.
      Quanto alle “minacce” che tu non specifichi come e quando sarebbero state scritte su questo sito, siccome è una falsità t prendi il cartellino giallo. Alla prossima sarai espulso dai commenti.
      Ad ogni modo, se qualcuno vuole spogere querela contro di noi per minacce faccia pure, per ora abbiamo il 100 per cento di archiviazioni a nostro favore. Perché qui non si minaccia nessuno, non si insulta nessuno e non si spargono maldicenze su nessuno.

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    2. Francesco Lauria · Edit

      Io, al massimo a Roncone invio querele concrete e circostanziate (si informi presso la Procure della Repubblica di Roma)
      Altro che minacce.

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