I pensieri di Mario

Nella Cina della rivoluzione culturale, l’arma più potente era un libro, anzi un libretto, con la copertina rossa e i “pensieri di Mao”. Frasi fatte e pronte all’uso con cui le Guardie Rosse potevano misurare l’ortodossia rivoluzionaria di chiunque. Con risultati che si contarono in decine di milioni di morti.

Oggi la Cina è un’altra cosa, ma Mao non è mai stato buttato giù dal piedistallo della storia come invece ha fatto l’Urss con Stalin. Il massimo di discontinuità politica dentro al massimo di continuità simbolica, questo è uno dei segreti della forza dell’impero di Pechino (e forse è per questo se la Cina è ancora comunista e l’Urss è finita).

Il nuovo Lessico sindacale appena pubblicato con i (chiamiamoli così) “pensieri di Mario” (nel senso di Romani) non costerà milioni di vittime, ma suggerisce comunque qualche similitudine con la vicenda cinese: Daniela Fumarola, nella parte analoga a quella di Xi Jinping, guida una Cisl che è cambiata in settant’anni ma si dichiara figlia fedele di tutto ciò che disse colui che ha disegnato una volta per sempre gli immutabili pilastri ideologici dell’organizzazione. Ed in questa continuità Via Po 21 può riscrivere il proprio passato e la propria storia in funzione di quel che serve oggi (come in 1984 di Orwell, il passato delle organizzazioni deve essere sempre raccontato come coerente con il presente. Anche a dispetto dell’evidenza).

C’è un altro Mario, però, che su questo ha detto una parola definitiva, almeno per quanto ci riguarda, fin da 25 anni fa:

Dire “la Cisl di Pastore e Romani” è diventata una formula retorica per sottolineare una continuità che, nei fatti, non c’è più. Lasciamo stare l’onorevole Pastore, lasciamo stare il professor Romani, e riportiamoci al presente.

Fedeli alla lettera al pensiero di Mario (questa volta Mario Grandi), noi non abbiamo mai parlato in dieci anni di “Romani e Pastore, Pastore e Romani” neanche per affermare la tesi della “cesura” avvenuta nel 1968-1969 e che, secondo Zaninelli, sarebbe “il problema storiografico centrale nella vicenda della Cisl” (così nell’introduzione al libro su Storti, cioè sull’unico presunto “traditore”).

Ma qui non si fa storiografia, qui ci “riportiamo al presente” e parliamo del presente, cioè di politica sindacale.

Ecco perché non leggeremo i pensieri di Mario nella riformulazione curata dal gran sacerdote Aldo Carera (unico legittimato alla celebrazione del culto), prefatti dalla grande timoniera Fumarola e recitati in coro dai guardiani vecchi e nuovi della rivoluzione culturale cislina (ma ci siamo comunque divertiti a guardare qualche brillante video di presentazione della Fondazione Pastore, un po’ come si ascolta sempre volentieri Bobby Solo che ripropone l’immortale Una lacrima sul viso).

Noi siamo diventati laici il 31 ottobre 2014, quando il commissariamento della Fai ha interrotto la storia di libertà nella quale ci riconoscevamo e ci riconosciamo. Quella data è la vera “cesura”, almeno per noi, una discontinuità sia politica che simbolica e che non ha a nulla che fare con l’ortodossia romaniana, ma solo con la legalità statutaria violata per coprire interessi di bottega del comitato di affari che, poco dopo, è stato smascherato da Fausto Scandola, espulso per questo.

Questa divenne allora la nostra battaglia, sulla quale possiamo rivendicare di aver saputo scegliere in tempo. Come Carniti e pochi altri.

il9marzo.it

PS Da questo post cambia la gestione dei commenti: fino ad oggi abbiamo pubblicato tutto, tranne le offese (a noi o ad altri) che abbiamo censurato. Ora pubblicheremo solo ciò che ci interesserà pubblicare, di livello alto o basso, che sia d’accordo con noi o meno. A nostro insindacabile giudizio.

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5 Commenti - Scrivi un commento

  1. Andrea Illustro da Genova · Edit

    A proposito della riduzione orario di lavoro a parità di salario.
    Buongiorno, in un frangente storico sindacale in cui la Cisl cavalca la partecipazione quale nuovo modello di relazioni industriali atto a eliminare i conflitti sia nelle relazioni con le controparti che nei luoghi di lavoro, tenendo anche conto della posizione di tale organizzazione rispetto al salario minimo che lo considera inutile ed inefficace, anzi controproducente rispetto ai frutti della partecipazione, vorrei sottolineare che esiste, pare insabbiata dai parlamentari di maggioranza, una proposta di legge delle opposizioni che intende incentivare attraverso esoneri contributivi la sottoscrizione di quei CCNL che adottino in futuro la riduzione dell’orario settimanale di lavoro a parità di salario: nella specie di tratta della settimana lavorativa corta su 4 giorni lavorativi a 32 ore.
    Detto questo mi pare che in Cisl la cosa sembrerebbe non interessare, ma penso che ai lavoratori in generale ed in particolare a quelli impiegati nelle imprese confacenti a settori poveri quali i servizi, sia il salario minimo che la riduzione dell’orario di lavoro a pari retribuzione interesserebbero eccome e sarebbero un ottimo motivo per riavvicinare mondo lavorativo e le organizzazioni sindacali rispetto un gap di interessi che si è evidenziato enormemente nell’ultimo decennio. Questo sì che sarebbe un buon punto di partenza verso una vera partecipazione nelle relazioni industriali.
    A tal proposito riporto una questione inerente il contratto nazionale che riguarda l’impresa in cui lavoro, il CCNL di riferimento è quello delle lavanderie industriali o come lo si voglia chiamare oggi quello delle Lavanderie Industriali e Centrali di Sterilizzazione, ed imprese del sistema industriale integrato di beni e servizi tessili e medici affini.
    Ebbene tale CCNL prevede come orario normale di lavoro le 40 ore settimanali attraverso il classico 5×8, salvo in caso di necessità organizzative e produttive adottare l’orario settimanale di 6 giorni lavorativi a pari retribuzione e cioè il 6×6 , 36 ore settimanali retribuite 40. Così è sempre stato, ma da un po’ di anni le aziende del gruppo, in particolare la mia che si sviluppa in tutto il territorio nazionale e oltre essendo oramai a livello di multinazionale con unità produttive site in Turchia, Marocco , Brasile ecc, tentano di baipassare la riduzione di orario di 36 ore settimanali riportandolo al classico 5×8 negli stabilimenti dove è possibile produrre su 5 giorni e questo va bene, ci mancherebbe. Invece nelle realtà periferiche cioè nei guardaroba situati all’interno degli ospedali dove c’è necessità di un servizio continuativo su 7 giorni per la consegna di tutti gli articoli sanitari trattati e il ritiro del materiale sporco da inviare in lavanderia, allora si tentano aggiramenti del contratto nazionale, vedi le nuove assunzioni di lavoratori somministrati o a tempo determinato destinati nel tempo a diventare stabili, cui si fanno sottoscrivere contratti di assunzione individuali con orario di lavoro 6×6 con dicitura part time e cioè 36 ore settimanali retribuite 36 e non più 40. Questo aggiramento è una palese violazione del contratto nazionale secondo il quale l’orario di lavoro 6×6 è a tutti gli effetti un tempo pieno come il 5×8.
    Quello delle 36 ore settimanali è un orario di lavoro nato nel contratto tessile industria e successivamente esportato nel contratto delle lavanderie industriali ed ha una motivazione di fondo che è quella di compensare il disagio di quei lavoratori impiegati su sei giornate lavorative e conseguentemente beneficiari di un solo giorno di riposo piuttosto che due. Questo è un principio che andrebbe difeso dalle organizzazioni sindacali di riferimento contrattuale perché aveva una sua logica quando è stato inserito tale orario nel CCNL decenni fa. Invece l’altro giorno leggendo la piattaforma sindacale varata dalle categorie di riferimento essendo il contratto nazionale quasi in scadenza, mi cadeva l’occhio tra i vari punti rivendicativi su un paragrafo che dice testualmente: la modulazione condivisa dell’orario 6×6. Immagino che tale modulazione condivisa stia per: lasciamo ai lavoratori anziani il diritto acquisito delle 36 ore settimanali retribuite 40 mentre apriamo alle richieste delle aziende di eliminare la riduzione di orario a pari retribuzione per i neo assunti, poi però nelle assemblee, congressi e quant’altro si ci riempie la bocca di buone intenzioni nei confronti dei giovani per poi nei fatti privarli dei diritti fondamentali del lavoro.
    Chi scrive è un ex sindacalista della Cisl, che si era innamorato molti anni fa della Cisl di Pezzotta, che ha svolto attività sindacale nella Femca in distacco ex legge 300 dal primo maggio 2003 al 30 aprile 2015 , che dal primo maggio 2015 è rientrato a lavorare nella propria azienda perché non più compatibile con una Cisl che non gli appartiene più nei valori e ideali ma che ha continuato a dare una mano come RSU per alcuni anni fino a dare le dimissioni prima da RSU e poi da iscritto per motivi che non sto ad elencare per non dare materia di speculazione ai vari anonimi leoni da tastiera, e come RSU aveva alcuni anni fa fatto presente sia ai segretari territoriali che nazionali in una assemblea dove veniva presentata la precedente piattaforma di rinnovo contrattuale le problematiche relative all’applicazione della riduzione di orario settimanale su sei giorni per i giovani ma oggi direi invano.
    Ora non sono più iscritto alla Cisl e scrivo su questo blog perché come dice qualcuno è molto seguito nell’organizzazione e la speranza è quella che qualche sindacalista di buona volontà torni a individuare le reali necessità dei lavoratori e dei giovani in particolare, affinché lo scollamento tra base e vertici sindacali vada a rinsaldarsi. Chissà magari un giorno sarà possibile.
    Buona giornata a tutti i lettori.

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  2. Aldo Carrera serve a salvare il poco salvabile ricompensato con il seggio al Cnel. E’ un vero peccato che accetti di scrivere operazioni intellettualmente improbabili. Ma per sistemare pensionati se ne danno di tutti i colori. Addirittura mettere Carniti come sostenitore della “Partecipazione”.

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    1. Conoscendo Aldo, escludiamo che sia stato “ricompensato”, comunque non in termini di soldi per sé (al massimo avrà avuto un po’ di ossigeno per la fondazione Pastore). E la sua presenza sicuramente servirà a salvare il livello culturale di questa operazione.
      Il problema, semmai, è l’improbabilità politica, il che è molto peggio.

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