La casa di vetro, il grande bluff. Terza puntata (2016 e un salto al 2020)

Al prologo e agli antefatti, Comma 22 ha fatto seguire nella puntata precedente la ricostruzione di come Fausto Scandola abbia subito l’espulsione dalla Cisl per aver rivelato che i compensi ai vertici della Cisl erano superiori alle indicazioni regolamentari, un fatto per il quale ebbe solidarietà anche da Pierre Carniti. Oggi si sofferma su un aspetto più preciso, relativo in particolare alla differenza dei redditi di Anna Maria Furlan se visti dal punto di vista fiscale o da quello previdenziale. Una differenza che ha motivi tecnici e motivi legati alla “gestione informale” che veniva allegramente fatta a Via Po 21 per i redditi della segreteria generale, come conferma la confessione di un importante testimone diretto che ne ha indicato anche gli autori.
Buona lettura
il9marzo.it

Terza puntata

Il mistero dei redditi di Anna Maria Furlan.

Fausto Scandola nell’esaminare la documentazione in suo possesso aveva notato l’anomalia tra i redditi previdenziali e fiscali negli anni 2011-2012-2013 di Anna Maria Furlan per una differenza di circa 30.000,00 euro/anno.

Ad esempio: nell’anno 2012 tra il reddito previdenziale 175.001,00 (147.388,00 Cisl e 27.613,00 Poste Italiane) e il reddito fiscale 129.473,00 vi era una differenza di circa 28.000.00 euro, poichè considerata l’aliquota media del 10% per i contributi previdenziali a carico del lavoratore 175.001,00 – 17.500,00 il reddito fiscale doveva essere pari a circa 157.500,00 e non ai 129.473,00 dichiarati.

Certamente non vi poteva essere evasione fiscale sui quei 28.0000,00 euro e il mistero finalmente fu svelato quando il documento di certificazione dei redditi della Furlan da parte dott. Danilo Battista chiarì che i redditi per gli anni 2011 -2013 erano stati maggiorati del 18% in applicazione della normativa (legge177/1976 – dpr 1092/1973) inerente ai trattamenti pensionistici dei dipendenti statali ed affini.

Era chiaro ed evidente, perlomeno per ogni sindacalista esperto di previdenza, che la norma aveva valore per il reddito della Furlan di Poste Italiane, non certamente per l’indennità versata dalla Cisl di 147.388,00 euro.

Un tentativo … alquanto maldestro, tant’è che come riportato sempre nella certificazione del dott. Battista per cercare una via d’uscita dopo la denuncia di Scandola si può rilevare che “i contributi versati su imponibili non riconosciuti ai fini previdenziali vanno rimborsati ai singoli e alla Cisl”

Nel frattempo Fausto Scandola aveva concluso la sua battaglia il 19 marzo 2016, ma aveva compreso bene!

E venne il giorno della verità: la confessione dell’ex segretario generale Raffaele Bonanni.

Nella trasmissione “Report” della Rai del 14 dicembre 2020 Raffaele Bonanni spiega tra l’altro “ci sono cose che non venivano regolamentate, c’era questa gestione informale”. In pratica i tetti regolamentari non venivano rispettati “è così evidente, non è che sto affermando una verità rivelata” e la famosa indennità alloggio da 1000,00 euro non era altro che “un’aggiunta sotto mentite spoglie”

E alla domanda su chi gestisse gli aumenti di stipendio, risponde “Bonfanti e Ragazzini”.

Finalmente con l’intervista si poteva capire il vero senso del riferimento alla cosiddetta delibera nella prima segreteria Bonanni del 3 maggio 2006 (articolo 7 del regolamento economico vigente: rimborsi per trasferimento), citata nella certificazione dello studio Battista del reddito della Furlan.

La casa di vetro trasparente in frantumi. Rimaneva in piedi la casa dei ricatti.

COMMA 22

(fine della terza puntata)

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6 Commenti - Scrivi un commento

  1. di nuovo la cisl alle iene. Altro che patto sociale.
    La signora Furlan invece che dire che quando c era lei era tutto ok dovrebbe ammettere gli errori che ha fatto e chiedere scusa.

    Le iene hanno una audience che arriva ad un numero maggiore degli iscritti che ha la cisl. Ogni volta si perdono iscritti e motivazioni nei delegati

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  2. IL fatto che un protagonista come”Raf”Bonanni abbia ammesso colpe che riguardano non solo Madame Fulran ma anche la sua stessa”gestione”della CISL e’, se vogliamo, un tardivo atto di coraggio, rappresenta comunque un’ammissione importante nel quadro di un “modo di procedere”olttemodo “allegro”per non dire altro, Dove rimane il fatto che i sindacati, essendo non contemplabili nell’ambito del”pubblico”, sfuggono a verifiche e controlli vari.

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