L’ininfluenza

Si parla molto, forse troppo, del discorso fatto in occasione del concerto annuale per il Primo maggio dal conduttore Fedez. Uno che di mestiere canta e che, assieme alla moglie, “influenza”, vale a dire è capace di usare i mezzi di comunicazione, i social ma non solo, per influenzare le tendenze di pensiero, di comportamento e/o di consumo (ché poi le tre cose tendono a convergere).

In questa storia i sindacati, ma non da quest’anno, c’entrano solo come coloro che allestiscono il palco; poi quel che si canta, quel che si suona e quel che si dice lì sopra non li riguarda. Fino a creare qualche incidente, come quando uno dei protagonisti attaccò il papa Benedetto XVI, noncurante del fatto che fra coloro che avevano allestito il palco c’erano anche quanti, magari, si riconoscevano nelle tradizioni del sindacalismo cristiano poi confluite assieme ad altre nella Cisl (nella stessa occasione non fu permesso all’Iscos di presentare, attraverso il concertone, alcune iniziative di cooperazione sindacale nel mondo; lo ricordiamo per sottolineare che di sindacale in questi appuntamenti annuali c’è solo il mettere a disposizione il palco perché altri possano fare lo loro prediche, giuste o sbagliate che siano).

Allora la domanda da farsi è, quale influenza esercitano i sindacati, nel promuovere il concertone, su pensieri e comportamenti (e magari sui consumi, ché scegliere criticamente cosa consumare e cosa no è uno dei possibili strumenti di azione collettiva, e fra i più efficaci)?

La risposta, probabilmente, è: nessuna. Anche quest’anno, dopo il Primo maggio, il palcoscenico è occupato dagli influencer di sinistra e di destra che, litigando, occupano tutta la scena, e rendono ininfluenti gli altri. Una lite nella quale i temi del lavoro non c’entrano.

Quanto al merito del discorso fatto dal palco, ci resta il dubbio che non saranno molti i lavoratori che da anni votano a destra, e soprattutto per Salvini, a cambiare idea per l’influenza di Fedez. Magari con qualcuno il rischio è quello dell’effetto contrario. Che per l’influencer va ancora bene, purché crescano i suoi follower; per il paese, per i sindacati e per chi vive del lavoro un po’ meno.

Condividi il Post

18 Commenti - Scrivi un commento

  1. Come osservo’ giustamente tempo fa Bertinotti, la sinistra negli ultimi anni si e’ occupata troppo di diritti civili e molto poco dei diritti dei lavoratori. L’ esatto contrario di certa destra. La conseguenza e’ sotto gli occhi di tutti, polemiche politiche infinite, un mondo del lavoro a pezzi e un ideologico uso distorto di diritti civili che non serve a nessuno, un concertone che si ritorce sui sindacati che lo sovvenzionano.

    Reply
  2. Il bello è che la notte precedente quando Fedez ha saputo che il sindacato tramite la Icompany (così raccontato dai giornali) voleva i testi del suo discorsetto. Prima Fedez ha gridato “di Cgil Cisl Uil non mi importa un cazzo”.
    Poi, ha chiamato solo Landini…

    Reply
  3. Sbarra sta andando in tutte le tv. Le grida della Furlan, contro chi andava in tv, non valgono più.
    E fa bene Sbarra ad andare ovunque… E a dimostrare che la sua predecessora era solo invidiosa di Bentivogli.
    Tra l’altro lei la sera preferiva fare le cene per organigrammi o stare a Genova a fare altro… Diciamo che poi non bucava proprio lo schermo.
    Sbarra va meglio, quanto meno ci prova… Se la smettesse di chiedere patti e convocazioni a Draghi e facesse qualche proposta ci farebbe dimenticare ancor prima il
    drammatico quinquennio.

    Reply
  4. Un post parecchio miope. Non voglio farla lunga, ma basta riflettere sulla centralità del tema in ambito parlamentare. C’entra con i diritti e il lavoro? Altroché!

    Reply
    1. Un commento parecchio presbite. La centralità parlamentare di una vicenda non le dà natura sindacale. Né spiega come mai, come giustamente ricorda il post, ci sono lavoratori iscritti ai sindacati confederali (e non all’Ugl salviniana) che al momento del voto vanno a destra e danno spazio a quella cultura retrogada. Forse la percezione che hanno della questione dei diritti e delle libertà sul lavoro è diversa da quella di Fedez, e siccome non trovano più un palco sindacale che la esprime si lasciano incantare dalla destra che almeno parla di loro e a loro.

      Reply
  5. https://youtu.be/nm-ePUOTros
    La censura in Rai c’e’ sempre stata come il grande Alberto seppe evidenziare alla grande. Ma un conto e’ la censura, altro conto e’ il buon senso per evitare ad esempio il ripetersi di offese quali quelle viste nel recente festival Sanremo.

    Reply
  6. il top e’ stato l’ex addetto stampa di Bentivogli che ha chiesto a Starmag di intervenire contro Bentivogli. In un intervista che si è scritto da solo. (pure le domande?) in cui dice di non voler parlar male di Bentivogli(che dritto eh) e poi gli dice che è in cerca di visibilità (Bentivogli?) e che doveva attaccare Fedez su Amazon. Vi immaginate Guglielmino che chiede di poter scrivere contro i suoi ex segretari?
    Ecco, neanche Guglielmino.
    Se uno che è fuori dal sindacato da quasi un anno suscita ancora queste gelosie, vuol dire che il Sindacato si occupa poco dei lavoratori e chiede ai propri dipendenti di “adattarsi al sistema” proprio quello che chiedeva la Rai Lottizzata a Fedez.

    Reply
  7. Non sapevo neanche cosa fosse questo Starmag. Ho guardato su internet e il direttore si è fatto le ossa al Borghese, al Giornale, al Foglio di Ferrara. Un bel curriculum, una bella presentazione. Per quanto riguarda gli addetti stampa sono un tipo particolare di giornalisti che, necessariamente, non possono essere indipendenti dal loro committente. Vedi Salvo Guglielmino che (mi pare ) è stato addetto stampa della CISL con diversi segretari generali compreso il buon Savino Pezzotta che, negli anni, hanno espresso posizioni diverse. E’ dunque naturale presumere che l’intervista a questo addetto stampa sia solo una foglia di fico che in realtà esprime il giudizio del committente. In ogni caso, se l’intervista non fosse stata citata su questo Blog, sicuramente io (e tanti altri) non l’avremmo mai letta. Infine sul concertone del 1° maggio organizzato dai sindacati da anni: E’ nato come iniziativa tendente ad avvicinare i giovani ai valori del Sindacato, non attraverso noiosi comizi, ma attraverso la musica. Ma se dopo anni e anni, noi stessi parliamo di giovani sempre più distanti e sempre meno fiduciosi nei sindacati, qualche domanda bisognerebbe farsela. Non è che sia una strategia poco utile concreta?

    Reply
    1. Solo una precisazione, per quello che vale a distanza di anni: Savino Pezzotta sostituì nell’incarico Salvo Guglielmino con Giovanni Contena. Ma all’epoca non si usava licenziare le persone, e non lo licenziò. Fu un errore politico, probabilmente, ma fu anche una dimostrazione che un sindacalista vero non si comporta come un padrone arrogante qualsiasi. O come uno Sbarra alla Fai.

      Reply
  8. Next Generation Yesman · Edit

    Quelli che licenziano per infedeltà politica neanche manifesta ci sono oggi. Benaglia sarà ricordato solo per questo. Bentivogli e’ stato un fesso, a Bisegna e Beccastrini li doveva mandare a lavorare.
    Ha fatto lo stesso errore di Pezzotta, uno fa l’allenatore per anni durante orario di lavoro. l’altro gestisce l’azienda agricola della moglie con uno stipendio che è il doppio di un quarto livello metalmeccanico.
    A Benaglia servono così, servili. Andato via lui lo ripudieranno.
    Gli italiani sanno chi è Bentivogli e cosa pensa e cosa ha fatto.
    Questi altri sono controfigure che chiedono convocazioni per dimostrare di esistere e san solo parlare, male, di pensioni senza difenderle!

    —————–
    Come è nostra regola, pubblichiamo questo commento offrendo ampia facoltà di replica a chiunque abbia a smentire, correggere o precisare alcunché.
    http://www.il9marzo.it

    Reply
  9. In realtà Bisegna ha usato Starmag come Linkedin.
    Vista la crescente viabilità di Bentivogli, non vedeva l’ora di far sapere al mondo che era stato l’addetto stampa di Bentivogli.

    Reply
  10. Ma i sindacati confederali sovvenzionano il palco o si sovvenzionano attraverso il palco per un proprio ritorno? Sarebbe già interessante approfondire questo aspetto e magari potremmo scoprire che passando dai cortei ai concerti è stato rinunciato a presentare al Paese una immagina celebrativa ma autorevole del Diritto di cittadinanza del dettato costituzionale che vuole il lavoro come patrimonio universale degli italiani. Abbandonare un palco dedicato al lavoro -e ai lavoratori di tutte le espressioni- è stata una rinuncia che si è attuata, guarda caso, in parallelo con la sostituzione dei valori comuni con i diritti civili individuali. Il resto è bassa cronaca.

    Reply
  11. Un sindacalista che dice ad uno che non fa più il sindacalista di parlare dei lavoratori Amazon è fantastico.

    E’ come dire: non se siamo capaci, torna a occupartene

    Reply
    1. Oltre all’incapacità di parlare, c’è anche il fatto che nessuno dice che molti dirigenti, operatori e altri rappresentanti del sindacato hanno account Amazon.
      Chi ha avuto un po’ più giudizio usa account di familiari.
      Ormai la coerenza non c’è più

      Reply

Commenti