Pensaci, giacobino

Per alcuni aspetti questa riforma è troppo timida. Io il Senato lo avrei direttamente abolito“ (Marco Bentivogli, 22 settembre 2016)

Come tutti i giacobini, il Bentivogli Marco è per avere un parlamento fatto da una camera sola. Lo era già Robespierre, e lo sono stati tutti i suoi discendenti ideologici, fino ad arrivare alle proposte di riforma del Pci-Pds di fine anni ’80-primi anni ’90.

E si tratta di una posizione coerente: se la volontà popolare è una, anche la rappresentanza del popolo deve essere una e una sola.

E quindi, via il Senato! E non basta. Il passo successivo, per coerenza, dovrebbe essere: via la Corte Costituzionale (che, fra l’altro, costa ben più del povero Cnel)! Perché se la volontà popolare è una, mica può essere messa in discussione da chi non è eletto dal popolo come un giudice costituzionale. Basta con queste complicazioni!

Per la verità, una volta nella Cisl l’idea prevalente era un’altra, e si riassumeva nel termine di “pluralismo”.  Siccome il popolo non è “uno”, ma è fatto di tante realtà diverse, non può essere rappresentato da un solo organismo. E allora la democrazia non è fatta di istituzioni monocratiche, ma della dialettica fra istituzioni, tutte rappresentative del popolo ma nessuna in maniera esclusiva. Questo giustifica l’esistenza del bicameralismo, come anche della Corte costituzionale, delle autonomie locali e delle forme di autogoverno della società. Compresa la contrattazione collettiva.

Certo, una prospettiva pluralista richiede più fatica delle formulette giacobine. Richiede una politica più capace di continuità, e qualche volta di essere “conservatrice” anche quando mette mano alle riforme; che richiedono sempre di distinguere cosa è necessario conservare e cosa innovare, senza fare ogni volta tabula rasa del passato (la costituzione americana, per dirne una, risale al XVIII secolo. E prevede due camere con eguali poteri proprio come la nostra del 1948).

Altrimenti si finisce per inseguire qualunque riforma purchessia, e di sostenere qualsiasi bischerata (lo diciamo in toscano, in omaggio agli autori della riforma Boschi-Renzi) solo per non passare per un bieco conservatore di fronte ai giornalisti ed ai giovani confindustriali.

Proprio quello che sta accadendo al Bentivogli Marco. Che farebbe meglio a tornare a parlare di riforma delle relazioni industriali, ché allora sa di cosa parla.

A differenza delle riforme costituzionali.

 

 

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4 Commenti - Scrivi un commento

    1. Questo blog è aperto a tutti quelli che vogliono dire la loro. Chi vuol dire due paroline, agiografiche o meno, su Pierre Carniti, ha tutto lo spazio a disposizione che ritiene di doversi prendere allo scopo.

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  1. Mi congratulo con l’autore del pezzo che condivido pienamente.
    Oggi manca la capacità di valutare cosa tenere del passato e cosa modificare. In questo sta il grande e grave errore di Renzi rottamatore: butta via tutto anziché aggiornare dove bisogna.
    Io archivierei piuttosto che rottamare.
    Cosa ne pensate?

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  2. Il silenzio sugli 80 anni di Carniti e’ piu’ eloquente di tante parole e credo gli faccia onore. Ricevere auguri e/o riconoscimenti da questa aCISL (alfa privativo) non farebbe onore alla sua cultura, coerenza e impegno. Grazie Pierre per tutto quello che ci hai insegnato e continui ad insegnarci con i tuoi articoli e i tuoi “silenzi”.

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