Omonimie

L’elezione di Sabina Barresi alla segreteria della Fai di Messina ha una peculiarità; che non è l’elezione di una donna, cosa che pure ha la sua importanza in un territorio di solide tradizioni maschiliste (l’amico Franco Matafù, tanto per fare l’esempio del messinese più famoso nella Fisba e nella Fai, non aveva fama di essere un grande femminista), ma il fatto che è stata, se la memoria non ci inganna, la prima volta che in un territorio della Fai si elegge un nuovo segretario/a senza la presenza in sala di sua eccellenza il dottor Sbarra dell’Anas a benedire l’evento.

Si vede che fra Scilla e Cariddi vige un patto: da quella parte dello stretto fai tu, da questa parte ci pensiamo noi. E infatti la presenza autorevole, più o meno, all’elezione è stata quella del messinese Fabrizio Colonna. Che è anche un segretario nazionale della Fai, ma tutti sanno che in realtà rappresenta sempre l’altro messinese, quello più importante di lui. Cioè Maurizio Bernava, che in questa Fai ridotta ad un sottoprodotto di Via Po 21 è detentore di un pacchetto azionario che gli dà un ruolo di controllo. In un certo senso, Messina è la … Colonna portante dell’equilibrio di potere di cui il dottor Sbarra dell’Anas è amministratore.

Semmai c’è da osservare che il segretario nazionale Fabrizio non era l’unico Colonna presente all’evento: perché leggiamo che della nuova segreteria è stato eletto anche un altro Colonna, non Fabrizio ma Roberto, che magari sarà così bravo, partendo dalla stessa posizione, a raggiungere gli stessi traguardi.


Anche questa è una caretteristica dell’asse fra Scilla e Cariddi: la ricorrenza delle omonimie, di cognomi uguali che ogni tanto spuntano fuori qua e là. Che non vuol dire necessariamente parentela, sia perché nella stessa zona lo stesso cognome può ricorrere fra famiglie diverse, come Brambilla a Milano, sia perché ci sono legami familiari fortissimi che non sono rivelati dal cognome. Tipo Raso e Lopapa, per fare un esempio lato Scilla, ambito Fisascat. O tipo, ma lo diciamo in via puramente teorica, il caso in cui ci fossero amici, cognati, fidanzati dei figli o amanti ambosessi piazzati qua e là. Situazioni che certamente non ci sono, ma che se anche ci fossero non sarebbero rivelate dal cognome.

Speriamo solo che la ricorrenza delle omonimie si fermi nelle zone a cavallo dello stretto. Perché difficilmente un’organizzazione potrebbe essere credibile nel XXI secolo se desse anche solo l’impressione di aver ripristinato, nella propria forma di governo, il principio feudale dell’ereditarietà delle cariche.

 

 

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