I quattro cantoni

Una lettera di otto pagine sta preoccupando un po’ di gente in giro, nelle imprese e nei sindacati. E soprattutto in quelle istituzioni di stampo corporativo che mettono assieme imprese e sindacati. Come alcuni fondi interprofessionali per la formazione che, a partire da Fondimpresa, starebbero sospendendo le attività (così riferisce allarmata la newsletter del Diario del Lavoro).

La lettera è firmata dal presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, ed è indirizzata al ministro del lavoro Poletti. Ma il messaggio è anche per tanta altra gente. D’ora in poi l’Autorità nazionale anticorruzione potrà, anzi dovrà vigilare sui Fondi paritetici interprofessionali nazionali per la formazione continua. Che dovranno applicare le regole del Codice dei contratti pubblici.

Questo perché, banalizziamo il ragionamento di Cantone, i fondi sono sì organismi privati, ma siccome prendono un po’ di soldi pubblici e possono imporre contributi di natura pubblica, allora “je tocca”, come si dice a Roma. Si devono cioè sottomettere a regole stringenti di diritto pubblico sul loro operato, e devono soprattutto essere sotto il controllo dell’Autorità nazionale anticorruzione. Che certamente avrà poco da ridire perché tutto sarà a posto, ma insomma, un conto è guidare la macchina sapendo che ogni tanto c’è un autovelox, un conto è avere tutti gli autovelox e tutti gli occhi dei vigili puntati su di te. Quanto meno, guidi preoccupato anche se pensi che sia tutto in regola.

E d’altra parte, Cantone sarà anche un fastidioso presenzialista, ma non è che abbia tutti i torti: dove c’è denaro pubblico, o potere di imporre contributi, un qualche controllo pubblico ci vuole.

Ma da un po’ di decenni a questa parte, sindacati e imprese hanno fatto un po’ i furbetti su ciò che è pubblico e ciò che è privato: a volte rivendicando di essere soggetti privati, a volte reclamando lo svolgimento di funzioni di interesse pubblico, con le relative risorse. E usando la retorica dei corpi intermedi a volte per rivendicare mani libere, a volte per chiedere sostegno, anche pratico, da governi mai del tutto ostili anche quando facevano la faccia feroce.

Era un po’ il gioco dei quattro cantoni, con i sindacati che si spostavano dal cantone del diritto privato a quello del diritto pubblico, poi a quello del sostegno legislativo pubblico a soggetti privati, poi a quello della bilateralità di diritto privato ma per realizzare politiche pubbliche e quindi anche con soldi pubblici.

Come nel gioco, spostandosi da un cantone all’altro non si facevano acchiappare mai, anche perché (come in fondo è successo anche col nostro ricorso al Tribunale di Roma contro il commissariamento della Fai), il soggetto pubblico spesso non aveva voglia di correre dietro a chi nei giorni pari dice “io sono soggetto privato e quindi in casa mia faccio come mi pare” e nei giorni dispari invece dice “io sono corpo intermedio e allora lo stato mi deve valorizzare; e magari pure finanziare”. Anche l’indifendibile documento Cgil-Cisl-Uil oscilla fra attuazione dell’articolo 39 e richiamo ad una legge che sia “solo” di sostegno.

In questo senso, nelle relazioni industriali è continuata fino ad oggi una sorta di prima repubblica (che, come canta Checco Zalone, “non si scorda mai”). E la bilateralità in varie forme è stata una forma di sopravvivenza di un certo spirito consociativo che stava bene un po’ a tutti. Almeno fino ad oggi.

Ora però c’è il rischio, o l’opportunità, che il cantone dove mettersi dovrà essere uno solo. E forse saremmo ancora in tempo a scegliere quello del diritto privato, cioè quello che garantisce più libertà; ma a condizione di non portarsi appresso troppi sostegni di diritto pubblico. E troppi soldi.

Perché è quando ci sono i soldi che si può essere acchiappati meglio. Come potrebbe succedere col cantone di diritto pubblico, e con l’attuazione degli articoli 39 e 46, l’ambo molto pericoloso su cui ha puntato tutto la dirigenza di Via Po 21.

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3 Commenti - Scrivi un commento

  1. Chi di CANTONI ferisce di CANTONE perisce

    In sostanza Cantone con la sua lettera ha ribadito quello che, il buonsenso di qualunque uomo NORMODOTATO ha sempre pensato; ovvero che se si prendono, a qualunque titolo, soldi pubblici e si impongono contributi di natura pubblica, E’ OBBLIGO RISPETTARE LE NORME DI DIRITTO PUBBLICO; a cominciare dalla trasparenza.
    Allora chiedo a chi ne sa di più: la segretaria VENTURA che in una trasmissione televisiva sulla sette invocava la privacy in merito alle superpensioni e super stipendi, sostenendo che il sindacato è una associazione privata aveva ragione o TORTO dal momento che: le superpensioni vengono pagate dall’inps con i contributi di tuttti i lavoratori e integrazioni di fondi statali; gli stipendi dei megadirigenti del caf e dell’inas vengono pagati con i soldi che questi ricevono per ogni pratica che svolgono; il prelievo forzoso per la firma del contratto a tutti i lavoratori (cosa centrano col sindacato i non iscritti non hanno diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi?) e qui mi fermo per carità di Patria. F U S S E C A F U S S E L A V O L TA B U O N A.

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  2. Ciao
    io ho avuto a che fare con i fondi bilaterali in particolare dei lavoratori interinali e ho sporto segnalazioni ma mai niente di fatto.
    i fondi servivano non per la formazione ma per il bilancio e i formatori, organizzatori ecc, erano tutti dipendenti o già dipendenti.
    Spesso i controlli venivano fatti ma con largo anticipo c’era l’allarme e si tenevano doppi registri.
    Io credo che sarebbe meglio spenderli per una formazione seria per imparare un nuovo mestiere e che il resto andrebbe messo per seri ammortizzatori sociali con una formazione fatta da Enti accreditati da anni e non all’interno dei sindacati.(vedi fine Ial veneto, piemonte e sicilia per non parlare degli altri che vivono di sovvenzioni pubbliche e fanno la solita formazione: diritti e doveri, principi di sicurezza, quando va bene un corso di informatica.
    Basta sprechi.

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  3. La follia! Cioè secondo una il-logica vetero statalista, un soggetto privato che prende un finanziamento pubblico si trasforma tout court in soggetto di diritto pubblico? Ma stiamo scherzando?
    Oggi si impone non tanto un sacrosanto controllo o trasperenza a Fondimpresa sull’erogazione dei finanziamenti (cosa che già c’era prima) ma la necessità di agire secondo logiche del diritto pubblico come l’assegnazione tramite gara ad evidenza pubblica. Tutto ciò andrebbe paradossalmente bene in uno Stato che dietro alle gare non impone albi, graduatorie, autorizzazioni, gabelle e altre inefficienze costoste e manipolate sistema partitico che il privato, sopratutto il piccolo privato, evita grazie ad un’assegnazione diretta. La verità è molto semplice: Fondimpresa è un efficiente sistema di gestione dei fondi interprofessionali che da fastidio a quei tanti che non ci mangiano sopra (a gratis). Si sta cercando di smantellarlo con la scusa del “pubblico” per nascondere gli interessi “privati” d qualcuno. Si badi bene: qui non è in discussione Fondimpresa o i fondi interprofessionali, e neppure il contributo statale dato a questi fondi … ma il controllo, l’assegnazione degli appalti. Insomma ci si vuole intromettere proprio sulla scelta dell’impresa di svolgere attività formativa con questo o con quell’altro soggetto. In seondo luogo, fatto assolutamente straordinario, si giunge a sostenere la trasformazione da privato a pubblico di un soggetto che riceve fondi pubblici. Questo, in sostanza farebbe sì che indipendentemente dal titolo, chi riceve un finanziamento pubblico per una qualsiasi attività potrebbe essere obbligato ad agire secondo logiche pubbliche, mettendo così le mani sopra altri settori come quelli della sanità e della scuola … Si vuole questo? Si vuole smantellare il sistema privato? Si vuole mettere fine alla sussidiarietà? Parliamone. Si vuole statalizzare il sistema misto vigente? Diciamolo apertamente. Così, ad esempio, una volta per tutte ci mettiamo una pietra sopra sugli investimenti privati che si evocano e si implorano in Italia. Ma attenzione, dietro a questo non ci sono solo piatti ricchie da spolpare per rimpolpare i carrozzioni come quello dell’INPS (non proprio uno a caso) ma anche un sistema di welfare che oggi sta in piedi grazie al privato e al diritto privato.

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