Sanare il passato

Pubblichiamo questo contributo, arrivato come lettera firmata, facendone nostri tutti i contenuti.

L’Esecutivo confederale della Cisl, nella riunione del 4 settembre, ha approvato un documento in cui si afferma che per vincere le sfide del futuro “serve una Cisl disponibile al cambiamento e un gruppo dirigente generoso e responsabile”; che contro gli “attacchi finalizzati alla destrutturazione della democrazia partecipativa, la Cisl non deve offrire pretesti a campagne denigratorie, che creano disagi nei propri iscritti, delegati e dirigenti”; che “per queste ragioni, la Segreteria confederale e il Comitato esecutivo hanno assunto come sfida la capacità del proprio rinnovamento e della trasparenza”.

Gli atti conseguenti a questa volontà di cambiamento e di trasparenza sarebbero la convocazione della Conferenza organizzativa e il nuovo regolamento per il trattamento economico dei dirigenti, che “delineano il profilo di un nuovo modello sindacale che mette al centro il socio, il luogo di lavoro e il territorio”.

Quest’ultima affermazione mi ha molto stupito, perché ho sempre pensato che il socio fosse l’oggetto naturale dell’azione sindacale, in specie della Cisl, che ha messo a base della sua azione (art. 2 dello Statuto) le esigenze della persona, inserita nella comunità aziendale e nella comunità territoriale. Stava in questo il “sindacato nuovo” fin dal 1950 e – ripeto – mi stupisce che la Segreteria e l’Esecutivo confederali lo abbiano scoperto solo adesso.

Ma non può essere così. Probabilmente hanno scoperto solo adesso il grado di involuzione burocratica che anche il sindacato e anche la Cisl, come le altre organizzazioni della società di mezzo, hanno sofferto nel corso di alcuni decenni. La crisi della rappresentanza non dipende solo dalla fluidità del lavoro e dalla globalizzazione dei mercati, ma anche da questa involuzione, per la quale il sindacato, da comunità di soci lavoratori è diventato oligarchia di dirigenti.

In questa situazione, gli attacchi qualunquisti al sindacato trovano un terreno fertile, ma per rintuzzarli occorre individuare i detrattori e soprattutto rimuovere le cause dell’involuzione. I super stipendi di alcuni dirigenti sono solo un indicatore delle carenze di gestione e di pubblicità delle risorse e l’Esecutivo sbaglia a eludere il problema, sanando tutto con un nuovo regolamento per il futuro. Tra i soci e i delegati c’è ben più che un “disagio”, c’è disappunto e indignazione. E il danno d’immagine nell’opinione pubblica è incalcolabile.

Se si vuol rimediare davvero occorre sanare il passato e sanzionare i dirigenti che hanno abusato del loro incarico e magari si dicono “fieri” dei loro guadagni. Espellere un innocente, come si è fatto con il pensionato Scandola, mi ricorda (si licet parva…) le purghe staliniane contro gli “antipartito”.

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  1. L’ ULTIMO ESECUTIVO CONFEDERALE HA AFFIDATO “LE PECORE AI LUPI”

    Ad un certo punto del documento citato si legge che per vincere le sfide del futuro ”serve una Cisl disponibile al cambiamento e un gruppo generoso e responsabile”; che contro gli “attacchi finalizzati alla destrutturazione della democrazia partecipativa, la Cisl non deve offrire pretesti a campagne denigratorie che creano disagi nei propri iscritti, delegati e dirigenti”; che “per queste ragioni, la segreteria confederale e il comitato esecutivo hanno assunto come sfida la capacità del proprio rinnovamento e della trasparenza”.
    Praticamente, ancora una volta se la sono cantata e suonata da soli; l’hanno fatto con gli aumenti degli stipendi (l’ultima volta nell’esecutivo del 9 luglio scorso) e adesso l’hanno ripetuto con l’autoassoluzione da tutti i fatti addebitategli e mai smentiti (passati, presenti e direi anche futuri visto che nella seduta del 9 luglio hanno proseguito imperterriti con l’assegnarsi gli aumenti che abbiamo letto) senza essere neanche sfiorati dall’idea di bloccarli come hanno dichiarato di aver fatto Cgil e Uil.
    L’aggrapparsi poi alla destrutturazione della democrazia partecipativa é il trionfo dell’ipocrisia come pure farsi interpreti del fango, sberleffi e allusioni che iscritti, delegati, rsu e dirigenti di basso livello patiscono giornalmente. Dimenticano però che chi li propina non parla d’immaginarie destrutturazioni ma fa nomi cognomi e cifre e guarda caso quasi sempre trattasi di componenti la segreteria e l’esecutivo confederale nazionale.
    Domanda: se i pretesti che hanno messo la Cisl e tutti noi in questa situazione li hanno originati loro come possono avere la faccia tosta di proporsi come innovatori?
    Nel documento si legge ”serve una Cisl disponibile al cambiamento e un gruppo generoso e responsabile” bene oggi hanno la possibilità di passare dalle parole ai fatti facendosi da parte e lasciando spazio alle nuove generazioni. E’ tanto difficile capire che quanto é accaduto li ha segnati in modo indelebile e così saranno ricordati per sempre nella storia sindacale? Ma questo è un problema personale ed ognuno è libero di agire come crede, diverso invece è il buon nome del sindacato e dei suoi iscritti e operatori che ancora una volta si vedono strumentalizzati e presi in giro in modo vergognoso (è come se il reo fosse stato nominato giudice di se stesso).

    Savona,28 settembre 2015 Luigi Viggiano

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