Dieci anni senza Fausto

“Il lavoratore deve riappropriarsi di un ruolo fondamentale: è lui il sindacato, quelli là sono solo suoi rappresentanti. E lui può giudicare, deve giudicare. Invece è molto facile, magari, dare la disdetta, ma non serve a niente! Bisogna combattere, bisogna impegarsi!”

Dieci anni fa, il 19 marzo 2016, Fausto Scandola chiudeva la sua battaglia dentro alla Cisl morendo in un ospedale per la cura dei tumori vicino a Verona.

Fino a qualche mese prima, non lo conosceva quasi nessuno. Nel giro di pochi mesi è diventato un nome che non può più essere dimenticato: ha trovato le prove del mancato rispetto delle indicazioni del regolamento economico da parte della dirigenza confederale e ne ha chiesto conto direttamente alla segretaria generale. Che per tutta risposta lo ha fatto espellere.

La sua battaglia è allora proseguita da fuori, finendo per diventare un caso nazionale, con trasmissioni televisive e articoli sui giornali nazionali.

Nel nostro piccolo anche noi gli abbiamo dato voce; e lui ci ha ripagati con la sua amicizia. Sincera, come era lui. Un’amicizia fatta di poche parole, ma parole che sapevano essere fatti. E qui stava la differenza fra lui che ha dimostrato di amare la Cisl e chi l’ha cacciato perché amava solo la posizione di potere che aveva raggiunto (a proposito: dieci anni dopo la senatrice Furlan vorrà finalmente rispondere alle richieste di chiarimento sulla storia dei contributi in eccesso versati dalla Cisl a suo vantaggio e che l’Inps gli ha contestato? Ora non può più dire che quella domanda vuole solo colpire il sindacato …).

Per questo oggi lo ricordiamo con orgoglio e con nostalgia. E ci stringiamo alla sua famiglia, da poco colpita anche dalla perdita di Matteo. Vi vogliamo bene, e non vi dimentichiamo.

il9marzo.it

TRASPARENZA – Questo blog è stato finanziato con eur. 32.700 dalla Cisl che ha perso la causa per diffamazione intentata contro di noi e ha dovuto pagare le spese.

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14 Commenti - Scrivi un commento

  1. Ciao, oggi è anche l’anniversario (19 marzo 2002) dell’assassinio, nel giorno della festa del papà, di Marco Biagi da parte delle Brigate Rosse.
    Ieri al Cnel un quadro “familiare” sinceramente, per me, desolante, sia lato Adapt che lato Cisl.
    Ho già scritto quanto fui condizionato dalla macchina del fango messa in moto contro Scandola nel sistema Cisl.
    Avendo sperimentato una situazione di simile violenza, mi sono reso conto di quanto sono stato superficiale e malleabile. Non ho nemmeno seguito il consiglio di Scandola e, alcuni mesi fa, non resistendo più, non considerandola più la vera Cisl, ho dato anche la disdetta della tessera.
    Per tutti noi rimane molta tristezza rispetto al presente.
    Ma rimangono anche grandi esempi di cui, ovviamente ognuno con le proprie modalità e convinzioni, fare tesoro.

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  2. Detto ciò, sic transito gloria mundi. Fumy ha fatto fuori Gigione Petteni da un giorno all’altro. Gli scatoloni devono essere portati fuori dall’ Inas entro il 30 marzo. Per carità il renziano Petteni aveva fatto il suo tempo, ma le modalità barbare, identiche a quelle messe in opera con Giovannona Ventura, sono un messaggio per tutti
    Zitti e in riga! Camerati!

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  3. Gigi Petteni e la sorella Giovannina Ventura si sono meritati tutto quello che gli è successo, anche loro sono stati carnefici oggi sono altro. Viva l’epurazione quando toglie sprechi

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  4. La signorina Fumina ha imparato bene la lezione di Attila. Ma bisogna dire che lei già aveva fatto le prove della ghigliottina a Taranto contro Pina La Vecchia. Tempo verrà…disse Fra’ Cristofaro…dato che nessuno è eterno né in gloria né in disfatta, pure per lei, oggi meloniana del sí e del no secondo i giorni pari o dispari, verrà il giorno in cui non ci si ricorderà di lei neppure il colore dei capelli ché gli occhi suoi son simili a quelli di Medusa.

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  5. Epurati ? non scherziamo
    Petteni a 72 anni e Ventura altrettanti. Come si fa a dire che sono stati epurati? Finanche i vescovi hanno i limiti di età.

    Inas e Caaf sono indebitati (come gli enti bilaterali sono pieni di parenti e fidanzate) e supportati dalle categorie. Stipendi e spese(auto di servizio) non sono rintracciabili da nessuna parte. Una volta erano il forziere della Cisl. Oggi sono sostenuti da un prelievo automatico dalle categorie. Lontani i tempi in cui Petteni in tutti i corridoi diceva che la grande parte degli iscritti Fai mi faceva lui.

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      1. Caro anonimo difendere Petteni è davvero arduo. Il tema sono le modalità davvero strane, almeno a mio parere. In entrambi casi, quasi alla fine l, un’accelerazione e una ruvidità prive di spiegazioni. Se non, a mio parere, la necessità di mandare a tutti un segno di comando assoluto. Che poi non è altro che un segnale di estrema debolezza e non aggiungo altro. Ma lo penso

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  6. La Fai nel suo settore è la terza organizzazione e ha espresso due segretari di fila. Mai accaduto in tutta la storia della Cisl.
    O sono due fuoriclasse o é la consacrazione di altro….

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    1. Un conto è essere passati dalla Fai, un altro conto aver “espresso”… nelle vicende degli ultimi 15 anni la Fai è stata usata, e il declino ne è la conseguenza.

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  7. premetto le condoglianze alla famiglia scandola anche se non lo conoscevo….mi intrometto per quanto riguarda petteni e la ventura,inutile aggiungere che nessuno o quasi li rimpiangera,specie petteni e la sua arroganza oltre al fatto che riesce o meglio è riuscito a mantenere una inas piena di debiti (al sud) spremendo il nord e i pensionati….facendo inoltre diventare l’inas un soggetto estraneo alla cisl dove tutto è quantificabile e commerciabilizzabile pure i problemi dei piu deboli…cè un però come nelle migliori tradizioni.Speriamo non arrivi qualcuno di peggio come succede puntualmente nelle usr,nelle ust e nelle categorie,visto che siamo infarciti di personaggi mediocri quando non sono in malafede…..

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