Gli aggettivi mancanti


Nel messaggio di fine anno, pieno di ottimismo e con una punta di autocompiacimento, la segretaria generale ha parlato della Cisl come di “un sindacato riformista, pragmatico, contrattualista, partecipativo”, e poi “un sindacato della concretezza, un sindacato popolare e antipopulista”.

L’impressione è che nel parlare di sé di questa organizzazione, per bocca di chi la rappresenta al massimo livello, prevalga il “come” sul “cosa”, la descrizione sulla definizione. Come se l’essere concreti, partecipativi, contrattualisti e pragmatici non avesse bisogno di contenuti politici. Cioè di un’idea di dove si vuole andare, e dove si vorrebbe che il paese andasse.

Un vuoto della politica che emerge dalla dimenticanza di due aggettivi che avevano sempre rappresentanto la Cisl come sindacato “libero” alla sua nascita e “democratico” nel suo sviluppo.

Non si è mai trattato di parole generiche: ad esempio, c’è stato un tempo in cui, nelle circostanze di quel periodo e non come dato immutabile, l’aggettivo “democratico” indicava una delimitazione a sinistra che escludeva i comunisti, ma al tempo stesso evitava di far confluire la Cisl nel mare indistinto dell’anticomunismo in cui ci sarebbe dovuto essere spazio anche per ogni tipo di reazionari.  

E allora il paragone con l’oggi, quando si usano tanti aggettivi tranne i due che sono necessari a dire cosa si è e cosa non si è, lo può fare chiunque.

Giovanni M. per il9marzo.it

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