Il nostro amico e maestro Giampiero Bianchi ci ha giustamente rimproverato perché non abbiamo ricordato Sergio Zaninelli, morto nei giorni scorsi. E ci ha chiesto, con ferma cortesia, di pubblicare almeno l’obituary che lui aveva scritto sui social.
Nell’obbedire doverosamente, cogliamo l’occasione per aggiungere un ricordo del significato politico del ruolo svolto nella Cisl e nella Fisba almeno fino agli anni ’80 (il fatto di avere anche un ruolo oggettivamente politico pur senza fare politica diretta e senza immischiarsi in cose che sono competenza degli organi democraticamente espressi, è ciò che distingue un intellettuale da un cortigiano che legge e scrive, fosse anche con metodo scientifico o efficacia comunicativa). E lo facciamo ricordando il soprannome di “Nazinelli” che alcuni giovani contestatori (che poi se ne saranno certo pentiti e scusati, e quindi non c’è bisogno di farne i nomi) gli avevano affibbiato fra la fine degli ani ’60 e i primi anni ’70.
Era il momento di una “cesura” nella storia della Cisl, come Zaninelli ha scritto a proposito di Bruno Storti (citando peraltro il libro di uno di noi); e siccome era una cesura fra visioni sindacali, cioè una cosa seria e non una guerra fra bande, gli scontri non avvenivano con strumenti surrettizi come procedimenti disciplinari o altri atti autoritari quanto privi di autorità, ma con i fatti. Come quando “Nazinelli” andò alla sede della Cisl di Milano, in via Tadino, vide che gli avevano tolto la scrivania e capì di non essere più gradito.
Come altri romaniani, trovò allora spazio nella Fisba e in convegni memorabili nei primi anni ’80 sotto l’impulso del segretario Carlo Biffi. Come quello intitolato Verso una nuova era del sindacato? del 1984, quando l’unità che era stato il dogma dei contestatori fallì alla prova dell’autonomia sul decreto di San Valentino (gli atti furono pubblicati dalle Edizioni Lavoro, ma sul sito non ce n’è più traccia). E ricordiamo anche il ponderoso volume da lui curato nel 1981, Alle origini del sindacato nuovo, (idem sul sito Franco Angeli) dedicato al periodo dal 1943 al 1955. Un periodo nel quale la fondazione della Cisl fu anche una rottura, sotto diversi aspetti, con la storia da cui pure nasceva (fondamentale il saggio di Grandi su organizzazione, contratto collettivo e sciopero).
Una rottura che certe involuzioni recenti stanno rinnegando di fatto, in cambio degli effimeri vantaggi che vengono dal fiancheggiare un governo ostile alla Cgil. E nel silenzio di chi, anche da intellettuale e senza immischiarsi nelle decisioni politiche, avrebbe un ruolo oggettivamente politico da svolgere.
il9marzo.it
———————————-
E’ scomparso pochi giorni fa, Sergio Zaninelli. Di famiglia operaia, con grandi sacrifici personali si laureò in Cattolica con il prof. Mario Romani co-fondatore e maestro della CISL delle origini (1950-1969). Collaboratore stretto di Romani, il prof. Zaninelli ne ha continuato l’opera scientifica e culturale dedicandosi alla ricerca nel campo della storia economica e sociale, della storia del sindacato e della storia del movimento sociale cattolico.
Successore di Romani alla direzione dell’Istituto di storia economica e sociale e dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia, dal 1998 al 2002 è stato anche Magnifico rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Direttore del Comitato scientifico della Fondazione Pastore, ha costantemente contribuito alla progettazione e alla realizzazione delle più rilevanti iniziative scientifiche della stessa.
“La Cisl è stata la mia borsa di studio” mi disse una volta. Assistente al Centro studi Cisl di Firenze (1955-1969) e docente nei corsi di formazione delle categorie e delle unioni, lasciò con Saba, Romani e altri la Cisl non condividendone la svolta del “Potere contro potere” del 1969, continuando però a collaborare e partecipare a eventi formativi e culturali organizzati dalle Federazioni di categoria e dalle Unioni che numerose lo invitavano (ad es: Fisba, Flaei, Usr Toscana, ecc.). Studioso serio e rigoroso, fermo sui principi, sapeva però distinguere questo dal rispetto delle persone e delle loro idee, ed era così anche nelle amicizie, a cominciare da Guido Baglioni.
Per me anche lui, dopo Saba, Costantini e Grandi, un Maestro.
Giampiero Bianchi
TRASPARENZA – Questo blog è stato finanziato con eur. 32.700 dalla Cisl che ha perso la causa per diffamazione intentata contro di noi ed ha dovuto pagare le spese.
Un mio commosso ricordo del Prof Sergio Zaninelli. Insieme al Prof. Silvio Costantini e al Prof. Mario Grandi e a Giovanni Mantovani furono, dal 1978, i miei mai dimenticati maestri. Di Zaninelli il ricordo che ne avete pubblicato, insieme a quello commosso di Giampiero Bianchi, sono i migliori perché nulla hanno a che fare con certe stucchevoli condoglianze che, specie verso questi grandi uomini, a volte ci tocca leggere. Purtroppo questi suddetti maestri, durante la loro vita, furono spesso incompresi, osteggiati, ignorati. Fu il prezzo che essi dovettero pagare, nella nostra Cisl (che non camminò talvolta lungo la via tracciata dal Fondatore) al loro rigore morale, indisponibili come furono a scambiare gli onori e gli apprezzamenti con la propria rettitudine. Nel tempo degli Dei bugiardi il ricordo di questi grandi uomini ci fa, nonostante tutto, sperare che il loro passaggio nelle aule della Cisl non sia stato vano.
Vi stupirà, ma conservo gelosamente la pubblicazione di Edizioni Lavoro con gli atti del convegno da voi citato. L’ho salvata dal macero prima di un trasloco di una sede Cisl ormai considerata periferica dopo gli accorpamenti… in questo caso territoriali.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/15/legge-13ore-lavoro-grecia-notizie/8161574/
Con i sindacalisti che ci rappresentano speriamo di non finire come sta accadendo in Grecia..
Vorrei porre un quesito cui non sono in grado di dare una risposta.
Un segretario confederale territoriale che sceglie il gruppo dirigente su indicazioni della controparte, tra l’altro in una vertenza delicatissima per la città di Taranto, il tutto documentato da intercettazioni telefoniche, come fa ad essere diventato segretario generale della CISL nazionale?
Non riesco a capire perché secondo il mio ragionamento terra terra doveva essere radiato dalla Cisl quando era ancora segretario territoriale per statuto e codice etico.
Se qualcuno può rispondermi ringrazio anticipatamente.
Al punto 2 del codice etico Cisl:
Autonomia e indipendenza
La CISL si impegna ad operare in piena autonomia ed indipendenza da qualsiasi influenza
esterna (Stato, governi, partiti, controparti, ecc.) avendo ad esclusivo riferimento la tutela
degli interessi dei/delle propri/e associati/e e i principi e valori stabiliti dal proprio
Statuto.
Ugualmente i/le dirigenti, operatori e collaboratori/trici dell’Organizzazione non devono
mai subordinare tali interessi ad interessi personali, economici e di altra natura.
Al punto 4:
Declinazione Patto di corresponsabilità
Il/la dirigente sindacale CISL:
1. deve esercitare la propria attività in condizioni di autonomia ed indipendenza dalle
controparti, dai Partiti e dai Governi avendo ad esclusivo riferimento l’interesse dei/delle
lavoratori/trici e del mondo del lavoro;
Mentre all’articolo 2 dello statuto:
intende rivendicare costantemente la piena
indipendenza da qualsiasi influenza esterna e l’assoluta autonomia di
fronte allo Stato, ai governi e ai partiti.
Ce n’è di avanzo
per non parlare dell attacco al presidente dell Arpa Puglia Assennato, accusato di essere troppo serio sull inquinamento.
Caro Peppe,
devo essere sincero, non passa giorno, da mesi, in particolare dopo il congresso che ha confermato Daniela Fumarola il 19 luglio con il cento per cento dei voti (…) che io non mi faccia questa domanda.
Unica risposta plausibile: siccome la cosa risale a parecchi anni fa, pur essendo gravissimissima, potrebbe essere andata politicamente in prescrizione.
Non vedo altre spiegazioni possibili.
Certo è che se passa questo principio un domani si potrebbero ipotizzare dirigenti sindacali a libro paga delle aziende piuttosto che distaccati in legge 300. Si risolverebbero i problemi legati alla fuga di iscritti ma si aprirebbe un enorme problema di rappresentanza…
“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” Vecchio proverbio sempre valido. Dalla Furlan a Sbarra e da Sbarra alla Fumarola. Quest’ultima era bravina all’inizio del suo impegno nella Fisba tarantina. Poi cominciò a “crescere” e a frequentare cattive compagnie.
D’altronde se consideriamo la statura politica e morale dei suoi predecessori a via Po, non ci si deve meravigliare. All’epoca della difficile vertenza ILVA non furono poche le “chiacchiere” sulla sua statura negoziale e relazionale.
Purtroppo nella Cisl di via Po e in tante Unioni territoriali e regionali da dopo Pezzotta c’è poco da salvare. Un caso emblematico? Il Lazio e le sue province.
Auguro alla Cisl e a Daniela di fare un pellegrinaggio a Santiago de C. Chissà che nell’anno del Giubileo non riescano a scrollarsi di dosso certe influenze e il concime che li hanno avvelenati ?
Prescrizione o no, fossero passati anche trent’anni da un punto di vista morale dovrebbero farla decadere all’istante
Certo è che i nostri delegati, già è difficile trovarne, impegnati a crescere ai corsi di formazione, vedendo sta roba qui penseranno:
a) ma chi me lo fa fare se poi la meritocrazia la decidono le aziende;
b) a che mi servono i corsi di formazione, mi basta fare quel che decidono le controparti che alla Cisl va bene.
E i lavoratori chi li difende? Perché questa è la domanda di fondo!
Noi non scegliamo i dirigenti aziendali e loro non possono aprire bocca su quelli sindacali. In realtà proprio nella Fim la categoria non accettava su questo tema intromissioni. Bonanni aveva un miliardo di difetti ma queste cose le capiva. La Furlan, nel poco tempo a disposizione quando era su Roma, si occupava solo di intromissioni in Fim, Poste, Fp, Toscana, Veneto… tu chiamala se vuoi autonomia…
Intervista su il foglio di Fumarola, nel mezzo dell intervista speriamo per un refuso, parla Sbarra che dice “non ci facciamo incasellare”
e aggiungiamo noi, se la proposta è buona ci consegnamo volentieri.
si conosceva poco e nulla di questa storia tarantina,ma chissa perchè non sorprende….comunque la signora è brava ,si sta circondando di obbedienti portaborse in tantissime regioni i risultati ovviamente gia si vedono e molti di voi li descrivono….ma lei cresciuta a una certa scuola continua imperterrita….adesso ci dira che la manovra finanziaria è ottima e se cè qualche “piccola pecca” che non ci fa raggiungere nessun risultato è perche siamo responsabili e partecipativi….pensioni sigh,aliquote fiscali sigh e chi piu ne ha piu ne metta