A Rimini la spiaggia com’è vuota, quasi inutile, di marzo,
deserta dell’estate in ogni simbolo imbecille e vacanziera
(Francesco Guccini, Inutile, 1983)
Al XX congresso, destinato a non passare alla storia, la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola aveva parlato anche di questione salariale. Non moltissimo, ma almeno aveva riconosciuto l’esistenza del problema. E aveva detto tre cose (se ricordo bene).
La prima è che la Cisl propone la partecipazione confidando che i diritti si trasformino così (quasi per virtù alchemica) in moneta nelle tasche di chi vive del lavoro.
La seconda è il no al salario minimo per legge perché questo (a differenza di quel che è accaduto in tutti i paesi che l’hanno adottato) provocherebbe dei disastri.
La terza è che ci vuole un nuovo patto sociale. La stessa cosa che tutti i segretari generali della Cisl dicono da decenni e che, a forza di ripeterlo, significa sempre meno in termini concreti.
Ieri al meeting Rimini c’è stata una tavola rotonda di un’ora sul tema del patto sociale. Con la segretaria della Cisl, un paio di imprese (e sponsor) e un ministro.
Non l’ho seguito con molta attenzione (per chi piace il genere c’è il video su youtube), ma mi sembra che di tutto si sia parlato, tranne che della questione salariale. Che invece è urgente e che non può essere affidata ai tempi lunghi dell’affermazione di un nuovo modello sindacale e di relazioni industriali. Soprattutto quando quello che viene delineato è un modello sbagliato e sconfitto dalla storia (il ruolo delle parti sociali elogiato dal ministro Urso non è che una riproposizione del vetero-corporativismo).
In poche parole: quando si rivolge ai sindacalisti, Daniela si ricorda di parlare anche del problema più grosso e più urgente sul tavolo; quando parla con quelli che contano, invece, è tutto un “mettiamo da parte le cose che dividono e lavoriamo su quelle che ci uniscono”. E siccome sulla ripartizione del reddito c’è da dividere e quindi da dividersi, non ne parla.
Qui ci sarebbe bisogno di un sindacato. Perché un’organizzazione del lavoro che mette da parte la questione salariale è diventata quasi inutile. E forse senza il quasi.
Giovanni M. per il9marzo.it
amaramente complimenti a Giovanni M….perchè amaramente,semplicemente perchè ha ragione. Quanto sentito al congresso,che poi sono cose ripetute da anni alla noia,vedi partecipazione e patto sociale,non portano a nulla semplicemente perchè non ci crede nemmeno la fummarola,lei deve solo ingraziarsi i potenti che oggi sono a destra,i salari sono bassi,le pensioni erose,molti contratti non firmati o firmati al minimo,una volta si diceva al minimo sindacale oggi possiamo dire al minimo intollerabile tutti gli organi di informazione che parlano del carrello della spesa minimo al 6-8% di inflazione e il sindacato (questo sindacato sigh…) che si barcamena sull’inflazione media ufficiale fatta di prodotti che non compra nessuno e che la porta all’1,7 %…che dire,la frase finale è l’emblema di tanti discorsi…Qui ci sarebbe bisogno di un sindacato,perchè una organizzazione che mette da parte la questione salarile non serve a nessuno…
Ma se la cisl non pagasse gli stand etc, la farebbero parlare lo stesso a Rimini?
Patto sociale. Dopo il mantra della partecipazione e del coraggio della partecipazione ora quello del patto sociale o della responsabilità. Slogan buoni da usare per i media e da poter declinare nelle Regioni nella quali, almeno in quella dove risiedo, si parla di accordi storici su materie varie: industria, salute, sanità, sicurezza. Ciò con chiunque sia al Governo regionale o nazionale. Ma quando questi patti vengono al nodo della verifica, ci si accorge che sono figli della società dell’immagine, senza (purtroppo) risultati concreti, Certo consentono di apparire sui giornali, di fare selfie o foto opportunity sui social, ma raramente portano qualche beneficio reale a pensionati e lavoratori. Ma d’altronde, ricordate il congresso del 2009. Alla presenza della presidente della Confindustria Marcegaglia, Bonanni esaltò il ruolo della partecipazione. Sono passati 16 anni ma non c’è nulla di nuovo sotto il sole, salvo la legge sulla partecipazione (chiamata Legge Sbarra) che è servita a qualcuno per fare carriera politica facendo il salto della quaglia dal sindacato al Governo, ma non servirà per i poveri, i disoccupati, i pensionati, i lavoratori meno tutelati per i quali poco produrrà una legge simile. Si forse in alcune grandi aziende ci saranno premi di produttività più ricchi e meno tassati ma questo contraddice al ruolo di un sindacato che a parole sostiene di essere dalla parte dei più deboli e che dovrebbe puntare ad una equa ripartizione delle risorse.
Se è per fare da spalla alla Philip Morris, forse sì
pure questa le solite 5 parole: contrattazione, partecipazione, bene comune, patto sociale, concertazione…………. comprate una IA
i bilanci di Caaf e Inas degli ultimi 20 anni si potranno mai conoscere ?