L’imbroglio – di Luigi Viggiano

dal blog “il secondo 9 marzo. Libertà di discussione”

SIAMO ALLA POLITICA DELL’INGANNO ANTICAMERA DELLA FINE DELLA DEMOCRAZIA ?

C’era una volta il buon politico: un cittadino “TEMPORANEAMENTE” prestato alla politica, per meriti acquisiti e riconosciuti sul campo era: probo, onesto e lavorava per risolvere i problemi della società, spesso si sostituiva alla giustizia (troppo cara per tanti cittadini) nel derimere liti e incomprensioni; era quella figura che, nella società semi arcaica, Motanelli chiamava un “bonomo”, alla cui saggezza molto spesso si rimettevano i contendenti, per fiducia e mancanza di mezzi.

OGGI Il politico è divenuto:

un trafficone, intrallazzatore che ha fatto della politica una professione e come tale persegue (macchiavellicamente parlando) i propri fini, invece che quelli della società che l’ha eletto. Cosa che ovviamente non ammetterà mai, esternandolo; è dunque un “necessitato bugiardo di professione”.

DALLE DENTIERE AI BONUS PER TUTTI: QUESTA NON E’ UNA CAMPAGNA ELETTORALE MA UN IMBROGLIO

Con l’approssimarsi delle elezioni politiche si ripropone la trita e ritrita commedia di sempre che, in maniera crescente, accompagna la Repubblica italiana dalla sua nascita in occasione delle campagne elettorali.

Così titolava un articolo di Francesco Cancellato sull’ ”INCKIESTA” di pochi giorni fa. Una osservazione, a mio avviso, fondata e condivisibile; in particolare nella definizione di imbroglio, che dovrebbe suonare offensivo per tutti gli italiani, non perché l’articolista l’ha richiamato ma perché i politici continuando, imperterriti a riproporlo, confermano di considerarci e trattarci come autentici babbei, creduloni e per questo, di poterci abbindolare quando e come vogliono. Personalmente, anche se, molto probabilmente sono più stolto di quanto penso, nell’occasione mi rifiuto di essere considerato e trattato come tale, da una classe dirigente che ha ereditato una Repubblica (la prima) che, per quanto corrotta ed inetta, aveva cominciato la sua avventura con un Paese ridotto in macerie fisiche e morali e lo lasciò tra i primi dieci del mondo; mentre la classe dirigente che la sostituì, in poco più di trent’anni, l’ha ridotta in un autentico disastro (socialmente parlando) che tutti conosciamo benissimo perché lo riscontriamo in ogni settore, ogni giorno che Dio ha creato. Le considerazioni, del perché e per come sarebbero tantissime ma come è mia abitudine, ne tratterò solo alcune come esempio. La prima è, come il titolo lascia immaginare “l’imbroglio” come si sa la parola è sinonimo di: bidonata, falso, trucco, fregatura, frode mistificazione, raggiro, tradimento ecc.

Come si può facilmente notare, il vocabolo imbroglio e tutti i suoi sinonimi, rafforzano una caratteristica che, a torto o ragione, è entrata tra i luoghi comuni con cui usano individuarci gli stranieri e che, da parecchi anni hanno aggiunto agli altri simboli della italianità come: pizza, spaghetti, mandolino, imbroglioni ecc.

Entro nel merito con un esempio vissuto in famiglia che risale a uno dei Governi Berlusconi. Molti ricorderanno la scuola delle tre i; fiore all’occhiello del Governo di allora: INFORMATICA-INGLESE-INTERNETI; ebbene in quel periodo, il Governo e l’allora Ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti, avviarono una iniziativa che, nell’immediato ritenni lodevole, si trattava di incentivare la diffusione dell’uso del computer tra i giovani a partire dai sedici anni. Dopo qualche settimana di lancio pubblicitario, il mio secondo figlio che aveva compiuto i sedici anni da poco, si vide recapitare una lettera a firma del Ministro che gli comunicava di avere diritto ad uno sconto per l’acquisto di un computer presso un rivenditore tra quelli indicati nell’elenco allegato, relativo alla zona di residenza. Il ragazzo era interessato e decidemmo di utilizzare la possibilità che ci si offriva, peccato però che nessuno dei rivenditori dell’elenco aveva più fondi disponibili e tutti ci dicevano che erano stati irrisori. Non mi dilungo perché, questo metodo che allora era in fase sperimentale oggi, ne ha fatta di strada diffondendosi a macchia d’olio in ogni dove e penso che tantissimi cittadini hanno vissuto la stessa esperienza per altre circostanze.

Cosa contesto al metodo? Il fatto di essere stata una iniziativa simbolica, di pura facciata concepita e sfruttata non per i fini dichiarati bensì, per circuire i potenziali elettori e così, quello che nella pubblicità era il fine nella realtà diventa il mezzo, per raggiungere uno scopo completamente diverso (ecco perché ritengo giusto chiamarlo col proprio nome “imbroglio” come ha fatto Cancellato nel suo articolo). A supporto di quanto detto riporto solo alcuni esempi presi a caso dalla stampa di questi giorni:

per rispettare gli impegni con gli alleati arriva il via libera a emendamenti per le famiglie, le fasce deboli, i risparmiatori truffati. Con stanziamenti così bassi che chi aveva chiesto le modifiche protesta. In compenso abbondano le promesse (che non costano). Come gli 80 euro per tutte le famiglie con figli e le pensioni minime a 1000: servirebbero molti miliardi”

fondo per i caregiver familiari, taglio del superticket, rimborsi alle vittime dei crac bancari”; “80 euro a tutte le famiglie con figli”; Bonus merito docenti, importo dimezzato del 50% dalle trattenute ecc.” ; ne si può considerare buona cosa (per un Governo di fine legislatura) come invece pare si continui a fare, quella di prendere impegni per il futuro scaricandoli dunque sulle spalle del Governo che verrà, per svariati miliardi di euro, impegni che i nuovi arrivati, non si sentiranno in dovere di rispettare. In passato, abbiamo avuto modo di vedere proporre e ripetere questo “imbroglio” ad ogni tornata elettorale. Oggi però, data la crisi e la disaffezione dimostrata dagli elettori nelle ultime prove, si sperava che il clima fosse cambiato. Invece, col passare dei giorni il numero e tipo di provvedimenti che fino ad ieri venivano considerati populisti oggi, non lo sono più. Va bene che il nostro è il paese che ha dato i natali a pulcinella ma era pur sempre uno solo; i politici invece con la loro alta considerazione ci fanno sentire tutti come la maschera napoletana.

Non mi dilungo oltre perché sono certo che ogni lettore avrà vissuto, qualche esperienza diretta. Restando al merito segnalo un altro aspetto scorretto come, e forse anche più di quelli finora descritto ed è la limitazione temporale del provvedimento che come il cibo; dopo un po’ diventa avariato e quindi inutilizzabile così gli effetti di alcuni provvedimenti vengono meno nei mesi successivi alle votazioni; su quest’ultimo punto, tutti abbiamo letto sui quotidiani degli ultimi giorni che a primavera inoltrata sarà necessaria una altra manovra per recuperare i 3,5 miliardi che l’Europa ci ha solo permesso di ritardare ma non eliminare dalla manovra.

Penso e spero di essere stato sufficientemente chiaro e chiudo alla “Marzullo” ponendomi e ponendovi una domanda e dandomi la risposta; mi chiedo e vi chiedo: come pensate che si insegna al prossimo un comportamento? nel mio vissuto scolastico dalle suore dell’asilo ai docenti delle superiori mi è stato sempre insegnato che il primo fondamento che caratterizza un buon educatore è l’esempio in privato come in pubblico.

Ma se questo principio è ancora valido le nostre classi dirigenti ci danneggiano sia facendo i loro interessi che diseducandoci come cittadini e come società. Non vi pare?

Luigi Viggiano, 1 dicembre2017

P.S. dall’articolo sul tempo “I buoni populisti” del 28 u.s. di Marcello Veneziani ho ripreso i passaggi che seguono che, confermano e valorizzano in larga parte il mio pensiero considerata l’autorevolezza e professionalità del giornalista in questione.

- questi sarebbero gli statisti che si presentano come argini al populismo.

- Ditemi la differenza tra queste proposte e il reddito di cittadinanza

- E questi sarebbero gli antidoti al populismo, quelli che ci fanno restare in Europa, quelli che ci garantirebbero la modernità progressista o la rivoluzione liberale.

- questi sarebbero i cavalli su cui sta puntando la Grande Stampa

- Trovo avvilente l’avvio della campagna elettorale.

- Al paese serve un serio piano di rinascita di lunga durata che attraversa più legislature.

- Abbiamo fame di vedere affermati diritti e doveri, compiti e responsabilità per un paese allo sbando.

- Abbiamo fame di vedere una classe dirigente che si presenta al cospetto degli elettori attraverso la qualità, la competenza,

Il populismo, non è il pericolo per la nostra democrazia ma è la risposta – inadeguata, concordo – alla democrazia in pericolo. Non è la malattia che corrode la democrazia, ma la reazione (insufficiente, riconcordo) alla democrazia malata. Il fatto è che non ci sono vie di scampo.

Ma per i media, il loro sarebbe il populismo buono come il colesterolo buono.

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5 Commenti - Scrivi un commento

  1. Hawaii, i robot rubano il lavoro? La soluzione è il reddito di cittadinanza
    Una delle preoccupazioni legate all’impiego dei robot è rappresentata dai rischi per i livelli occupazionali: se una macchina può prendere il posto di un lavoratore in carne ed ossa, prospettare una consistente riduzione della forza lavoro appare un’ipotesi indubbiamente verosimile e già anticipata da diversi studi – si ricorda quello pubblicato da Pricewaters-Coopers a luglio scorso.
    Le Hawaii hanno iniziato ad affrontare concretamente la questione, con un disegno di legge che propone di introdurre il reddito di cittadinanza – ovvero l’entrata finanziaria che ciascuno, per il sol fatto di essere cittadino di uno stato, dovrebbe avere, indipendentemente dallo status occupazionale – come strumento in grado di bilanciare il sempre crescente utilizzo di robot in ambiti lavorativi.
    Anche se la realtà del mercato hawaiano – principalmente incentrata sul settore turistico – non può essere equiparata a quella di altri Stati, la soluzione proposta può offrire un modello adatto ad affrontare problematiche che interesseranno nei prossimi anni anche altre realtà nazionali. Da un lato, infatti, non si rallenta l’evoluzione tecnologica, dall’altro non si privano i lavoratori di un reddito base, indispensabile per vivere. La posizione è descritta con chiarezza da Chris Lee, il deputato che si è fatto promotore del d.d.l.:
    La nostra economia sta cambiando molto più rapidamente di quanto ci si aspetta […] (è importante) essere certi che tutti potranno beneficiare della rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo per assicurarsi che nessuno venga lasciato indietro
    Resta un punto centrale da chiarire per la buona riuscita di questi e di altri proposte analoghe: da dove ricavare le somme necessarie a fornire un reddito di cittadinanza. Sulla lunga distanza dovranno essere le istituzioni politiche a fornirlo, ma, nell’immediato, sono le organizzazioni filantropiche fondate dagli stessi imprenditori tecnologici ad occuparsene tramite progetti pilota. Si cita, ad esempio, The Economic Security Project, co-gestito dal co-fondatore di Facebook Chris Huges.
    a conferma che il problema é sentito a tutte le latitudini meno quella Italiana Luigi Viggiano

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  2. LETTERA APERTA AD ANTONIO SOCCI E AGLI “IMPRENDITORI DELLA PAURA”, SALVINI, MELONI, ECC.

    Caro Antonio, ho letto quanto hai scritto e pubblicato su “piovegovernoladro” del 2 settembre 2017, giornale online della destra politica, e devo dire che non essendo giornalista, scrittore e conduttore televisivo come te perché sono del tutto impreparato e inadeguato per confutare le tue tesi, e dunque non posso che dire che hai ragione, che è giusto, prima gli italiani!
    Ciò premesso mi permetto però di fare, come si dice, i conti “della serva”.
    Ogni mese dalla mia busta paga, e non importa se è da lavoro o da pensione perché sono sempre soldi del mio lavoro, guadagno del mio tempo, ci sono trattenute, ossia tasse applicate alla fonte da cui, a differenza di chi non è lavoratore dipendente, non si scappa.
    Queste tasse vengono spese per varie cose, tra cui “Prima gli italiani” (nel senso di sussidi di disoccupazione, pensioni minime, alloggi pubblici, servizi sociali e sanitari, etc. etc.).
    Poi c’è anche una quota, piccola, di queste tasse, che va per aiutare gli immigrati.
    (lo scrivente è molto orgoglioso che una piccola parte del proprio lavoro possa aiutare chi per puro caso è nato dall’altra parte del mare)
    Mi segui? Bene.
    Adesso ti mostro un bel numeretto, che dovresti conoscere e forse hai solo dimenticato:
    122 miliardi di euro l’anno (l’ha detto il Presidente Mattarella nel discorso di fine 2016 citando uno stidio di Confindustria). Hai presente quanti sono centoventiduemiliardi?, 2.033 euro di evasione per ogni cittadino, neonati compresi.
    Questo è quanto vale l’evasione fiscale ogni anno in Italia, per non parlare di quanto vale la corruzione, l’economia sommersa, il lavoro nero e di quanti sono i miliardi di italiani depositati nei paradisi fiscali (500 miliardi solo in Svizzera).
    Soldi sottratti a noi tutti e soprattutto a “Prima gli italiani”.
    Con 122 miliardi potremmo garantire reddito a tutti, italiani giovani e non, che non hanno un reddito sufficiente per viver, e pure agli immigrati.
    Ci sei ancora? Molto bene.
    Non credo che ogni volta che dici “Prima gli italiani” intendi giustificare, ad esempio:
    – il dentista che non ti fa la fattura,
    – oppure l’idraulico che ti fa lo sconto ma senza ricevuta,
    – o che il tuo datore di lavoro ti paga il 20% in voucher e il resto a nero,
    – o ancora peggio, che il tuo datore di lavoro ti fa lavorare il triplo delle ore effettivamente pagate,
    – o il tuo vicino ha il SUV ma non paga Tari e Tasi etc. etc.,
    perché ognuna di queste cose, impoverisce “prima un italiano”.
    Quindi, vedi che il problema è un altro e non i 3,5 miliardi annui stanziati per le politiche di accoglienza.
    Per concludere.
    Il grande capolavoro di questo inizio secolo è stato mettere in lotta tra loro i disperati.
    Nessuno rivendica più dignità lavorativa, parificazioni salariali, sicurezza sul lavoro e cancellazione dei contratti precari, lotta alle disuguaglianze e ai privilegi.
    Gli Agnelli spostano il domicilio fiscale a Londra, e tutti zitti.
    Nessuno dice nulla del fatto che l’Italia (60 milioni di abitanti) è il Paese che ha più gente che emigra del Messico (128 milioni di abitanti) e Afghanistan (35 milioni di abitanti) e gli stranieri che arrivano in Italia vogliono subito andarsene, per trovare un lavoro altrove.
    Non ci rendiamo conto ma abbiamo un problema opposto a quello che pensiamo di avere: non siamo un Paese che subisce una grande invasione, ma siamo un Paese dal quale le persone fuggono. Meglio un Paese che si riempie, di un Paese che si svuota.
    Basta che diciamo che in Parlamento sono tutti ladri e ci sentiamo belli e puri, non parte del problema.
    E qual è il problema? Il problema, tu dici, sono gli immigrati
    Ma ne sei proprio sicuro?
    Non ti sorge il dubbio che tu, assieme a quelli che come te pensano, dicono e scrivono le stesse tue cose, che diffondi odio e intolleranza, sei parte dei problemi che vive questo nostro Paese? Non è forse vero che con il tuo modo di pensare e di agire stai legittimando e giustificando una nuova forma di “banalità del male” che, contrariamente al comandamento cristiano “ama il tuo prossimo come te stesso”, non rifiuta di odiare, ma alimenta l’odio e ne fa ragione di battaglia politica?

    R. Vialba

    3 settembre 2017

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  3. Alzare le tasse per finanziare il welfare: l’idea percorre il Regno Unito, dalla Scozia a Londra (da R.it economia e finanza 7/9/2017)
    La leader scozzese Sturgeon ha chiesto la stretta fiscale per finanziare il reddito di cittadinanza. Ma anche l’Arcivescovo di Canterbury e il nuovo capo liberal democratico, Vince Cable, hanno messo il tema in agenda per abbattere le diseguaglianze sociali ENRICO FRANCESCHINI
    LONDRA – Ci sono due cose che la gente non vuole sentirsi mai ricordare dai politici, ammonivano i consulenti elettorali di Ronald Reagan, gli “spin doctors” come li chiamiamo oggi, nell’America degli anni ’80: “Tutti dobbiamo morire e bisogna pagare le tasse”. Eppure è proprio questo che la premier del governo autonomo scozzese mette al centro del suo nuovo, “ambizioso” programma: non solo far pagare le tasse ai suoi contribuenti, ma aumentarle. “La continua austerità del governo britannico, le conseguenze della Brexit (contro cui la Scozia ha votato, ndr) e i cambiamenti demografici metteranno crescenti pressioni sui nostri servizi pubblici”, ha detto Nicola Sturgeon al parlamento di Edimburgo. “E’ dunque venuto il momento di aprire il dibattito sull’uso responsabile e progressivo dei nostri poteri fiscali per aiutarci a costruire il tipo di paese che vogliamo essere”.
    In altre parole, come ha precisato poi, è ora di pensare ad incrementare le tasse per i contribuenti più ricchi. L’unico metodo, afferma la leader degli indipendentisti scozzesi, per poter finanziare uno stato sociale (in cui per esempio l’università è gratuita: in Inghilterra costa 9 mila sterline l’anno) e continuare a rafforzarlo, con misure come un “reddito di cittadinanza” per tutti, versato dallo stato, e aumenti salariali per i dipendenti pubblici.
    Non ha precisato da quale livello verrebbero introdotti gli aumenti delle imposte, ma già a Londra la stampa filo-conservatrice (e anti indipendenza della Scozia) avverte che a rimetterci alla fine sarà la classe media. Si vedrà chi eventualmente pagherà e quanto. L’opposizione conservatrice scozzese commenta che Sturgeon ha rimediato una batosta alle elezioni britanniche di giugno, in cui ha visto dimezzare i propri seggi al parlamento di Westminster, che ha dunque reagito prima posticipando i piani per un nuovo referendum sull’indipendenza e ora promettendo più soldi ai poveri con più tasse ai ricchi. Ma di certo c’è che aumentare le tasse, considerato un anatema per i politici della generazione post-Reagan e post-Thatcher, non è più un tabù.
    Jeremy Corbyn lo aveva proposto nella campagna elettorale per le elezioni del giugno scorso, sostenendo che l’aumento avrebbe colpito soltanto chi guadagna da 100 mila sterline (110 mila euro) l’anno lorde in su, ovvero il cosiddetto 1 per cento della popolazione più ricco: anche in quel caso i suoi avversari hanno ammonito che il Labour al potere finirebbe per aumentare le tasse anche alla middle-class, ma intanto il leader laburista ha ottenuto un ottimo risultato alle urne, aumentando i suoi deputati e migliorando la sua reputazione.
    Qualcosa di simile lo ha proposto ieri il nuovo leader liberaldemocratico Vince Cable, affermando che la Gran Bretagna deve aumentare perlomeno le tasse ereditarie e sulla proprietà se vuole affrontare una crescente diseguaglianza sociale. E sullo stesso tema si esprime stamane l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, in un articolo sul Financial Times, criticando l’economia britannica come un modello “ingiusto” e discriminante nei confronti dei più disagiati, in particolare tra i giovani. Insomma, il vecchio tabù dell’era Reagan, rinfacciato anche in precedenza a ogni latitudine alla sinistra “tassa e spendi”, non vale più in un modo in preda al disagio sociale e alla ineguaglianza.
    Luigi Viggiano

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