L’ultimo “signorsì”

Se c’era un segretario regionale della Fai sul quale, nei giorni dell’Ergife e soprattutto dopo, non abbiamo mai avuto dubbi, questo era Onofrio Rota. Lui, che univa una visione meridionale dei rapporti politici a modalità di comportamento imparate nel Veneto, stava al 100 per cento contro di noi. E quando qualcuno di più in alto di lui lo chiamava, da via Tevere o da via Po, la risposta era sempre un “signorsì” (o forse un “comandi!”).

E lo sapevamo anche il 9 gennaio 2015, quando l’illegittimo commissario Sbarra approvò personalmente all’unanimità un documento dei segretari regionali della Fai.

Con quell’infame pronunciamento i segretari della Fai (appena sbugiardati da un congresso che aveva bocciato il testo sullo scioglimento al quale avevano dato via libera, presente la signora Furlan) avallavano preventivamente i licenziamenti del commissario e definivano il nostro ricorso contro il commissariamento un’iniziativa “strumentale, capziosa, lontana anni luce dalla normale dialettica democratica interna gli organismi (sic!) della Federazione e della Confederazione ed assolutamente estranea alla cultura ed alla storia della Federazione.

Ma noi sapevamo che quell’unanimità era falsa. Perché sapevamo benissimo chi era con noi, chi lo sarebbe stato ma tentennava perché gli erano state fatte promesse (poi non mantenute), e chi invece era certamente dall’altra parte.

E fra questi ultimi, Onofrio Rota più di tutti. Sempre dalla parte del più forte, come quando batteva le mani ad Albino Gorini che lo aiutava ad avere il titolo di studio ora vantato nel curriculum (perché Albino ha fatto anche cose sbagliate), sia quando le batteva ad Augusto Cianfoni ed alla fusione con la Filca (che riunificava anche la sua storia sindacale), sia quando ha battuto le mani al commissariamento della Fai per fare la FaiFilca nonostante il voto contrario del congresso, sia quando ha battuto le mani al commissario quando non ha fatto la FaiFilca per la quale era stato nominato. Il tutto culminato in un recente annuncio al consiglio generale, quando pensava forse al proprio futuro, che era arrivata l’ora di scrivere la storia di quella mancata fusione e magari battere le mani a sé stesso. Quella storia che noi abbiamo fatto con i nostri no, e lui non ha fatto preferendo fare carriera con i suoi “signorsì”.

L’ultimo “signorsì”, però, gli è andato storto, forse perché “signorasì” suonava troppo male. E forse perché il suo solito gioco, cioè stare con il più forte ma essere anche pronto a sparlare del più forte con i deboli e dei deboli con il più forte, questa volta pare gli sia andato di traverso.

Noi non sappiamo, ad esempio, cosa dicesse nei suoi colloqui con Francesco Lauria sul conto di Daniela Fumarola (ma lei evidentemente crede a Lauria), e non mettiamo la mano sul fuoco se il suo pensiero autentico fossero le maldicenze che avrebbe sparso sul conto della segretaria o le lodi e i peana in pubblico. Anche perché non sappiamo se esiste, in quel labirinto di mente, un pensiero autentico.

Però abbiamo letto il romanzo epistolare (potrebbe intitolarsi “Le ultime lettere di Onofrio Rota”) di cui è stato autore in tempi recenti; come quando ha diffidato Lauria dal dire in giro che lui non voleva bene alla segretaria generale o a persone portate nella Cisl da Sbarra; o come quando ha scritto, era il primo dicembre, tre pagine sul patetico spinto che si concludevano con la sottomissione finale: “mi metto a disposizione della segretaria generale Daniela Fumarola per le decisioni che intenderà assumere, assicurando la mia massima collaborazione“.

Che un segretario generale si sottometta non al consiglio generale che lo ha eletto, ma a chi comanda a Via Po 21 già dice tutto (o meglio, ripete quel che è stato detto per intero il 31 ottobre 2014; e chi non si è opposto a quel commissariamento della Fai, nella Federazione e fra le altre federazioni, Fp e Fim in testa, ha accettato che si potesse arrivare a questo).

Evidentemente sapeva che il cosiglio generale gli era contro (si parla di dieci segretari regionali che si sono schierati contro di lui nell’esecutivo del 25 novembre) e allora ha giocato la carta della disperazione, il mettersi a disposizione per qualsiasi cosa alla mandante di quella rivolta (partita dal versante adriatico, anche se la Puglia ha mosso regioni più piccole ma con forti legami storici).

Ma la signora, forse per le comuni origini, sapeva che in questi casi fidarsi non è bene e non fidarsi è sempre meglio.

E così, con l’ultima lettera del 3 dicembre 2025, è calato il sipario sulla rappresentazione (se non ha ottenuto qualcosa in cambio delle dimissioni, ma stavolta ne saremmo molto sorpresi) e un’altra federazione cambia il segretario appena uscito dai battimani del congresso.

Ma non segnatevi la data; lo diciamo da “anni luce” di distanza, come diceva lui di noi dieci anni fa.

Perché, dieci anni dopo, la luce di questo blog brilla ancora e la data del 9 marzo la conoscono tutti. Nel 2035 il 3 dicembre sarà soltanto l’onomastico di chi si chiama Francesco Saverio.

il9marzo.it

TRASPARENZA – Questo blog è stato finanziato con eur. 32.700 dalla Cisl che ha perso la causa per diffamazione intentata contro di noi ed ha dovuto pagare le spese.

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44 Commenti - Scrivi un commento

  1. E mi ha pure rovinato l’ingresso dopo tanti chilometri di cammino nella cattedrale di Santiago con il pessimo tempismo di quella ridicola e penosa lettera, non personale, ma in quanto segretario generale Fai, protocollandola. E io che, invece, mi aspettavo la solita telefonata che iniziava con: “Francesco come stai, come va, cosa posso fare per te?”.
    C’è del buono in ogni persona sicuramente.
    Ma nel caso di Rota bisogna attivare proprio una squadra professionista di eccellenza di ricerche. E il risultato non pare certo.

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  2. Sinceramente mi è dispiaciuto che Francesco si sia autosabotato, trasformandosi nell’irato profeta della CISL. Sono contento che abbia detto che c’è vita oltre il nostro sindacato e spero smetta di occuparsene ossessivamente. Questo blog, invece, mi pare troppo rancoroso. Capisco che sentiate di essere vittima di un’ingiustizia e in parte lo siete stati (anche se era meglio non attendere il 90 minuto per dire no alla fusione con la FILCA: ci vuole più coraggio). Anche a voi auguro di trovare serenità, la CISL va avanti e bene anche senza di noi caro Savino

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    1. I gol al minuto 90 valgono quanto quelli al minuto 1, e semmai sono più gustosi.
      Poi, è vero, sarebbe stato meglio parlare chiaro subito. Ma questo vale anche in entrambi i sensi.
      Ad esempio. all’Ergife fu messo in votazione lo scioglimento della federazione, per procedere il giorno dopo alla creazione dal nulla della nuova federazione. E la cosa non era stata affatto prospettata dall’inizio in questi termini. Chi era disponibile all’accorpamento ma non al previo scioglimento non aveva avuto occasione di votare contro prima dell’Ergife.

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  3. Per la terza volta dopo Sbarra e Rota la Fai avrà un nuovo segretario generale “esterno”, ovvero deciso da via Po e proveniente da fuori categoria. Dalla notte dell’Ergife non siamo stati più capaci di produrre dirigenti autorevoli. Almeno la Fnp, da sempre governata da figure messe da via Po, negli ultimi 2 giri ha espresso suoi segretari generali. Che stagione difficile

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  4. Mi sto rendendo conto dai post che conoscete la storia ( abbastanza ) ma il fatto che vi sfuggano parecchie sfumature importanti è un limite non trascurabile nelle varie narrazioni.
    “Signor sì”, oppure la cosa è brutta ma non mi riguarda e applausi a scena aperta; chissà quante volte è capitato anche a voi prima dell’ingiusta ( ma non nuova nel mondo Cisl pre 2014 ) epurazione.
    Lo dico non ironicamente perchè comunque le epurazioni le trovo sempre di massima ingiuste, soprattutto se basate sulle opinioni o sulle legittime posizioni, anche se non condivise.
    La “luce” di un blog non fa storia, soprattutto se alimentata ora ormai da rancore nei confronti di persone e sindacalisti che dal vostro punto di vista sbagliano o hanno sbagliato.
    Forse chissà di tutto ciò rimarrà traccia in qualche libro o romanzo: ecco di potenziali scrittori, anche in questo blog, ne sto vedendo.
    Ma questa è un’altra “storia”.

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  5. difficile per me conoscere tutte le colpe di rota,di sicuro ne ha una immensa nei suoi anni del dopo laurea in vaticano ha creato un sacco di baciabanchi che puntualmente lo hanno tradito,in categoria in veneto,se chiedete chi conosce rota in veneto e a treviso e dentro la usr troverete tutti i giuda da lui messi in quelle posizioni e che tanti danni stanno facendo ma appunto come giuda lo rinnegano piu di tre volte….

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  6. Uno fatto sfiduciare da 11 regioni con la regia confederale di mette a disposizione di chi ha coordinato l’operazione ?

    Sono dinamiche che poco hanno a che fare con un’organizzazione sindacale ma anche con la dignità umana.

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  7. Mi sembra molto strano il fatto che avendo presentato le dimissioni e avendo ricevuto una sfiducia sonora, oggi si presenta con il sorriso stampato in viso all’apertura del corso di formazione fai, ieri all’apertura del tavolo per il rinnovo del ccnl agricoltura, come se nulla fosse. A me sembra troppo tranquillo per la situazione che si è creata.

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  8. Stai seduto in riva al fiume……(proverbio cinese) Quando ricoprivo la carica di Segretario dei Pensionati del Veneto, purtroppo, ho avuto modo di conoscerlo. Dopo il commissariamento della FNP del Veneto, al quale ha contribuito non poco, è stato promosso (promoveatur ut amoveatur). Di certo nel Veneto non ha lasciato una buona impronta. L’ultima volta che l’ho incontrato ero nell’ufficio della “postina”. Io portavo una richiesta per la riabilitazione di Fausto Scandola, votata all’unanimità dal Consiglio Generale della FNP di Verona. Lui, un tappetto ai piedi della Furlan, non ha mai aperto bocca, ma annuiva in continuazione, come un cagnolino, su tutto quello che diceva la sua padrona. Povero Onofrio, e ora cosa farà? E pur sempre un dipendente della CISL. Per chi non lo sapesse quando era Segretario USR del Veneto si è auto assunto come chi lo aveva preceduto). E così anche il Signor “anch’io” è servito

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  9. Io credo che, alla fine, Fumarola che stupida non è, intimerà a Rota di ritirare le dimissioni.
    Con qualche strategemma, magari un tardivo chiarimento con i segretari regionali dissidenti e sfiducianti.
    Il tema è la “fedeltà” di Rota a Fumarola?
    Sinceramente non credo, dopo gli ammonimenti anche rispetto alla mia vicenda (rispetto alla quale ieri ho scoperto ulteriori interessanti retroscena) era diventato il più fedele dei fedeli.
    I temi quindi erano la “vendetta” e il “monito”, situazione che conosco e subisco da mesi.
    A fronte del clamore delle dimissioni di Rota (oggi usciranno alcuni articoli di giornale, altri sono in preparazione nei prossimi giorni) immagino che in Via Po 21 si siano detti:
    Ma chi ce lo fa fare?
    Facciamogli, invece, fare ancora qualche mese, aspettiamo l’ormai davvero imminente pensionamento di Ignazio Ganga e vediamo quale situazione scegliere.
    Peraltro, mi dicono, che ci sono altre “epurazioni/avvicendamenti forzosi” ben più impegnativi e non di “fedeli alla linea” in preparazione cui, a Via Po, tengono molto di più dell’inesistente (almeno ora politicamente e organizzativamente, intendo) Rota.
    Mi devo contraddire, pur malconcio, secondo me, Rota lo mangerà il panettone, certo senza canditi, senza zucchero, con il carbone incorporato.
    Ma lo mangerà.
    Poi, ovviamente, posso sbagliarmi, anche del tutto.

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  10. Mi scuso se (spero l’ultima) sono indotto a tornare sull’esecrato Progetto di fusione di Fai e Filca.
    …che non avesse senso lo pensarono molti (interni ed esterni), tutti cultori dei diritti umani e della sacralità della tradizione. Ma non tutti. Né io mai pensai che nella la Storia delle due Federazioni vi fosse tanto in comune. (C’era più distanza nel 1997 e nel 2001 tra la Fisba e la Fat : organizzativa, contrattuale e politica…) (Noi mai avevamo declinato il principio che correva in Fat di un sindacato dei simpatizzanti). Ci poteva essere un futuro ? Io lo credetti e tuttora (e non per partito preso !) lo credo.
    C’era, per esempio, una comune tradizione di presenza attiva e diffusa sul territorio, una vocazione comune verso la contrattazione di secondo livello territoriale e un consolidato protagonismo nella gestione della Bilateralità che vedeva l’azione degli Enti Bilaterali a favore dei lavoratori e delle loro famiglie e non il business che ne è venuto dopo.
    La nuova Federazione avrebbe asfaltato nelle province sia la Flai che l’obesa Uila, ingrassatasi con troppi Quadri (alcuni ottimi, molti fragili se non cattivi) della Fai sbarrata. Certo (ne ero consapevole) bisognava, nella futura Federazione,mettere mano (in alcuni casi anche pesante) a tutti quegli abusi che nelle Fai e nelle Filca territoriali esistevano per esempio nella gestione (spesso collusa con le parti datoriali) delle casse agricole e delle casse edili. Condividevo questa necessità col compianto Domenico Pesenti verso la cui statura morale e politica avevo grande stima e rimpianto odierno. Eppure non bastò e chi vince, in ogni caso, non fa mai prigionieri…né in Politica né in Cisl.
    Quanto alle reiterate affermazioni sulla teologica superiorità dei Congressi, in via di principio, laicamente convengo. Ma va pure detto che manca sempre, nella rigida e ideologica applicazione della legge (e degli Statuti) quella facoltà di raffrontare i dettami dei Codici con le condizioni soggettive e oggettive in cui si compie un delitto. I Greci e i Canonisti la chiamavano (oggi, nel clima giustizialista che prevale, è parola desueta) epikeia. La differenza che corre tra il voto affermativo dei cento Congressi territoriali del 2013, quelli del Consiglio nazionale Fai di maggio 2014 a Fiuggi e dei Consigli riuniti Fai e Filca a Chianciano (luglio 2014) con quello della notte di Ergife è che, mentre nei C.N. si vota palesemente per alzata di mano manifestandosi, all’Ergife si impose il voto segreto…Qui prevalsero le mani morte e le lingue di cipresso. Ma, come dite sempre voi, amici del il9marzo, a sancire la sacralità di quel voto fu il suo carattere congressuale : …un Congresso costituito dagli stessi eroi di Fiuggi e di Chianciano !
    Ma, a discolpa degli ignavi, viene evocato il clima di terrore che pervadeva la Cisl del “despota” Bonanni. Eppure il 1793 doveva ancora venire coi Giacobini sugli altari e i Vandeani sul patibolo. Per concludere e scusandomi per l’indebita lungaggine, non è come voi la raccontate riguardo a certi uomini dabbene della mia segreteria. Solo uno fu leale fino al sacrificio personale : Fabrizio Scatà. Gli altri, non a caso, salvati e premiati ancora oggi a distanza di 11 anni. E certi premi, voi lo sapete bene, non furon mai gratuiti. Essi, loro malgrado, sono costretti a dialogare tuttora con la loro coscienza muta e arida che non troverà mai un Confessore che li possa assolvere perché all’ignavia e alla perfidia non c’è acqua battesimale che le possa redimere.
    Grazie per l’ospitalità.
    Augusto Cianfoni
    Ps : oggi la Storia della Fai segna un’altra tappa del decadimento : le dimissioni di Onofrio Rota. Me ne dispiace perché il clima non appare migliorato e perché temo che chi verrà dopo di lui non solo non sarà migliore, ma porterà impresso sulla fronte il sigillo del mezzadro e del Livellario.

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    1. Caro Augusto, ti ringraziamo perché questo blog vuole tenere viva la storia della Fai, e una storia viva è fatta anche di memorie diverse sugli stessi fatti. Il giorno che ci sarà la memoria unica sarà veramente la fine.
      Ma sei proprio sicuro che “i cento Congressi territoriali del 2013”, “il Consiglio nazionale Fai di maggio 2014 a Fiuggi” e “i Consigli riuniti Fai e Filca a Chianciano” avessero approvato anche lo scioglimento della Fai? Perché all’Ergife il voto era anche su questo punto, non secondario. E nessun altro accorpamento era mai stato fatto così; né tanto meno quello fra Fisba e Fat che richiese tempo, pazienza e un quadriennio congressuale con le due federazioni ancora attive quali sindacati di seconda affiliazione.
      E non ti risulta che il congresso di Perugia 2013 avesse stabilito che la decisione finale non sarebbe dovuta arrivare prima di due anni?

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  11. Caro Cianfoni, purtroppo il problema che è perlomeno da quando sono io nel Sindacato che si è formati ( in maniera subdola ) ad avere il “sigillo del livellario” in testa e chi ha di volta in volta assume il ruolo del proprietario, nella maggior parte dei casi “domina” il possedente concedendogli effimere illusioni di protagonismo e importanza.
    Le situazioni che ti hanno coinvolto e che ora stanno coinvolgendo Rota, seppur diverse, dimostrano questo.
    Gira e rigira si vive in un mondo che purtroppo ricatta, terrorizza e nella migior delle ipotesi impone.
    Solo la quotidianità ( quasi sempre ) del sindacalismo di prossimità e dei territori libera parzialmente da queste logiche e pochi rimangono i sindacalisti “che hanno fatto carriera” che difendono principi sani di autonomia di pensiero e libertà di opinione.
    È qui che mi sento di difendere sindacalisti come Rota.
    Lo puoi non aver condiviso politicamente, accusato di ambizione, eccessivo protagonismo, di essere troppo uomo di Organizzazione ( sto dalla parte del più forte o di chi “sopravvive ai terremoti”) , ma non ha mai limitato la libertà di pensiero.

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    1. La libertà di pensiero ce l’abbiamo tutti, basta averlo un pensiero o magari anche due. Quanti pensieri siano stati espressi negli ultimi anni in tutta la Cisl da dieci-quindici anni a questa parte è un altro discorso. E quanto i liberi pensieri nella Fai di Rota abbiano contribuito a fare di questa organizzazione la terza nel settore (perché l’obesa Uila batte spesso e volentieri la rachitica Fai in molte partite) lo dicono i risultati di un sindacato che ha fatto più cinema che rappresentanza.

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  12. La Fai ha
    – ultimi due segretario generali
    – vicepresidente cnel
    – Presidente fondazione carniti

    Eppure è la terza nel suo settore.

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    1. Sbarra era della Fisba (non della Fai) solo per l’anagrafe, ma è sempre stato orizzontale. Daniela viene dalla Fisba e avrebbe potuto avere una carriera nella federazione, ma lei ha scelto quasi subito la carriera confederale. Il vicepresidente del Cnel e il presidente della fondazione Carniti vengono dalla Fat, ma non li metteremmo sullo stesso piano.
      Quanto alla terza posizione, chiedetevi se c’entra qualcosa (anche, non solo) il commissariamento, al quale Fp e Fim non si sono opposte credendo di facilitare così le loro fusioni per essere più forti nella confederazione e ottenendo l’esatto contrario.

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  13. lo ha detto Cianfoni,certamente non dapertutto,anzi si spera in maniera minoritaria ma quando si vive di enti bilaterali e di strane connivenze o prima o poi si cade e ci si fa molto male….la filca di oggi è ancora protetta ma si renderà conto la confederazione che vasti territori sono ormai infiltrati o allo sbando,sia organizzativo che politico. L’ultimo commento parlava di una fai che fa piu cinema che rappresentanza,mi pare che sinteticamente ha racchiuso in una riga i problemi di questo sindacato

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  14. Caro Cianfoni, credo sia meglio tacere che parlare di certe vicende. La componente Fisba ha compiuto un enorme errore, non avendo il coraggio civile e politico insieme di eleggere generale dopo Gorini il migliore disponibile, cioè Uliano. Da quel momento il progetto FAI è crollato. Se fossimo/foste sinceri dovreste dire che, mentre la contrattazione collettiva degli alimentaristi continua a essere eccellente, v’è stato un crollo delle disoccupazioni agricole. Ora: gli sbagli si pagano! Certo, è doloroso e credo che l’organizzazione non meritasse la peggiore segretaria generale di sempre, Furlan, nota per essere straordinariamente violenta con gli altri. Individualmente nessuno meritava ciò che ha subito. Tutti sappiamo, però, che la politica è questa roba qui. Avete giocato malissimo le vostre carte e Cianfoni lo sa benissimo. Avete cercato di approfittare della transizione tra Bonanni e Furlan, non vi è andata bene. Dovevate il coraggio di non fare i signorsi sino al novantesimo minuto! Così si fa quando si è seri!

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    1. Fai parecchia confusione. E lo dimostra il fatto che da una parte lamenti la mancata elezione di Uliano Stendardi (che aveva tutto per essere segretario generale, tranne i voti) e poi rivendichi che la contrattazione degli alimentaristi è eccellente, quasi a dimostrare che Uliano non era necessario per questo (ma ci mancherebbe altro non fare contrattazione nell’unico settore dell’industria nazionale che va bene).
      Poi c’è stato il commissariamento, e la componente Fat (quella che aveva scaricato Uliano, altrimenti la storia sarebbe stata diversa) si è salvata tutta alleandosi con i forestali calabresi contro la componente agricola-padana. E i risultati si vedono alla Fai, ma anche alla Uila in certe zone del nord. E non solo nella conta delle disoccupazioni.
      Dire poi ad Augusto Cianfoni che lui ha provato ad approfittare della transizione da Bonanni alla Furlan è rovesciare la realtà.
      Il discorso del novantesimo minuto è una fesseria. Perché la coerenza con gli errori è un errore più grave proprio al novantesimo. E quanto alla serietà, che ci dici di chi ha battuto le mani al commissariamento per fare la Fai Filca e poi non l’ha fatta? Si fa così quando si è seri?

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  15. Spero che tutte queste notizie e commenti possano girare al di fuori di questo sito,magari non tutto è condiviso,non tutto è vero,ma ripulire il letame che si sta insinuando in questa organizzazione sarebbe opera buona,molti sanno che quello che viene scritto qua è vero o perche sono di quei territori o perche conoscono le persone e le loro storie…..in ogni caso opera buona lo ripeto anche solo si possa parlarne in silenzio senza orecchie indiscrete della “COSA” magari cambia l’aria e si respira meglio

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  16. Non vorrei commentare ciò che scrive il signor Bookchin ma egli fa affermazioni così categoriche da essere manifestamente capziose.
    Che Uliano Stendardi avesse i giusti requisiti per succedere a Gorini non lo nego. Ma, conoscendo la serietà di Gorini e la sua statura politica (oggi in Cisl nessuno può paragonarsi a lui…moneta buona cacciata da quella falsa), credo di poter dire che egli, come in tutti gli analoghi casi, abbia fatto la debita consultazione. (Si diceva allora e si torna oggi a insinuare che Uliano non avesse neppure il consenso della componente Fat). Non so se sia stato vero. Comunque ricordo solo una circostanza (antipatica) : dopo due anni dal Congresso di Parma (2001) in alcune grandi aziende della industria alimentare (es Barilla) il Management non sapeva né conosceva Gorini come S.G. Fai.
    La cosa fu oggetto di una accesa discussione in Segreteria sollevata da me nel silenzio degli altri. Ma ciò, intendiamoci, fu peccato veniale che non suscitò in Gorini (posso confermare) alcun risentimento, ma non fu comunque un lodevole comportamento…mi pare.
    Ps : cari amici de il9marzo, voi per l’ennesima volta, insistete a dire che al Congresso di Perugia (2013) venne sancito il principio e l’impegno di procrastinare il progetto Fai Filca di due anni. Io avrò pure un principio di Alzaimer, ma ciò che voi dite non è vero né documentabile. L’unica cosa vera e documentata è che, dopo 100 Congressi provinciali e regionali che avevano tutti approvato il progetto, io fui rieletto alla unanimità.
    Con sinceri Auguri per le imminenti festività. Augusto Cianfoni

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    1. Caro Augusto, da persone anziane stentiamo a ricordarci le cose di ieri, ma di quelle più indietro nel tempo ci sembra di avere ricordi più precisi. Ad esempio, ci sembra di ricordare che Bonanni venne a Perugia, chiese un applauso per la fusione FaiFilca ed il silenzio della sala fu più eloquente che se lo avessero fischiato. E ci sembra di ricordare che Domenico Pesenti, che parlò poco dopo la tua relazione e fu molto applaudito come manifestazione di stima e vicinanza personale, si rivolse a te chiedendoti di chiamare la fusione progetto e non più solo ipotesi di progetto. E ci sembra di ricordare che l’unanimità di cui fosti capace mise assieme gli umori diversi presenti in quel congresso. La stessa cosa all’Ergife non era più possibile.
      Ma magari ci ricordiamo male noi.
      Prendiamo comunque atto che non ci contesti che nei documenti approvati prima dell’Ergife nulla era stato deciso sullo scioglimento della Fai.

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  17. Caro amministratore, sappiamo che “tra lacrime e preghiere” vi eravate già divisi con FILCA regioni e province. Ricordo che se parlò per mesi e il congresso della fusione non fu certo una sorpresa. Per attuare il vs “coupe” avete atteso che Bonanni fosse costretto a dimettersi per le note vicende. Ora: o Cianfoni sapeva, ma ha tenuto le carte coperte sino all’ultimo; o la FAI gli si è rivoltata contro, anche dato il suo ruolo di plenipotenziario di Bonanni. Stendardi non è stato scelto perché non dava garanzie a Raffaele. Sappi che io ricordo con Bonanni: tutti soldatini. Nei corridoi tanto malumore, tutti a dire “Cianfoni ci ha tradito”…

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    1. Tu racconta quello che vuoi, ma se puoi farlo è solo perché ci siamo noi. Altrimenti di queste cose non parlerebbe nessuno.
      Quel “sappi che io ricordo” non è molto educato. Anche perché tutti ricordiamo qualcosa e crediamo che sia tutta la verità e invece ne è solo un pezzo, sempre che i ricordi siano esatti. Ma questo blog è un racconto collettivo, ed aperto nei commenti a chi non la pensa come noi; quindi partiamo in vantaggio sui ricordi unilaterali di uno solo.
      Quando qualcuno scriverà la storia dovrà confrontarsi con noi, o non sarà credibile. E si confronterà anche con quel che tu ricordi solo perché l’hai scritto qui. Tu con la credibilità del tuo pseudonimo, che rispettiamo, noi con la credibilità di un nome e di una storia che dura da undici anni, che tu rispetti poco dimostrando poca educazione (e quindi poca credibilità).

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  18. Caro Murray ecc ….
    L’ unico che fu tradito nel 2014 fui io. Tradito da coloro che, dopo aver tutto approvato per 4 anni (dal 2010) negli organi e…nei Congressi 2013 territoriali e regionali, la notte del 28 ottobre, utilizzando una norma del nostro Statuto che esigeva il voto segreto per lo scioglimento della Fai (atto propedeutico necessario per poi procedere alla costituzione del nuovo sindacato), votarono NO. Oltre al fatto in sé, fu somma vergogna per me e per la stessa Fai far assistere a tanto alle delegazioni nazionali ed europee : cosa mai vista nella Storia della Cisl. Ma oggi, a distanza di 11 anni, la mia mente e la mia coscienza si sono alquanto rasserenate anche verso alcuni (non tutti) di coloro che promossero quella imboscata. Ma la ruota, come sempre, inesorabile gira: da quel giorno molti furono i misfatti consumati anche con eccessi di esecuzioni sulla pubblica piazza contro imputati cui non fu consentito difendersi.
    Infine spero la si smetta quanto meno di definirmi servo sciocco di Bonanni. Non lo fui e lo stesso non fu lui a suggerire, tanto meno a pretendere di unire Fai e Filca. Il progetto fu mio e approvato da tutti gli organismi della Fai compresi i miei Colleghi della Segreteria Nazionale della quale (torno a ripetere) uno solo fu coerente e con la schiena dritta: Fabrizio Scatà.
    (Solo per consentire a uno dei miei collegi nazionali di riesumare e resettare la propria coscienza ricordo che nel 2009 da via Po mi giunse una ambasciata che mi chiedeva di “non riportare in segreteria” quel collega perché inviso a Bonanni. Pur con rispetto, dissi di no e…riportai in Segreteria quello che poi fu tra i congiurati contro di me. … la Storia non è mai come appare !

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    1. caro Augusto, al di là di tutto, ma perché dici “utilizzando una norma che esigeva il voto segreto”? Non sarebbe più corretto dire “applicando”?

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      1. ….applicare una norma o pretendere di applicarla ?

        Cari amici, utilizzare o applicare…è questione di lana caprina o, come talvolta dite voi, attiene al fumo della pipa.
        …perché si volle utilizzare una normabdello Statuto Fai che, io credetti e credo ancora che essa sarebbe dovuta valere nel caso di uno scioglimento tout court della Federazione, ovvero senza futuro organizzativo e politico.
        In quella circostanza, al contrario, non si stava demolendo né un nome, né una Storia e men che meno un progetto sindacale. Si stava procedendo, (- mi si consenta questa associazione di idee – secondo le consolidate tecniche agricole…), ad un innesto : quello che io in più occasioni
        ebbi a definire come la realizzazione dell’intarsio in un mosaico nel quale nessuna delle tessere che lo compongono perde la sua identità ma contribuisce ad un disegno comune. Questo io suggerii alla signora Furlan, in quei minuti, dopo l’intervento di Ori.
        Ma la signora o non capì o…forse non solo capì, ma comprese con inusitata perspicacia cosa stava avvenendo e…cosa si stava prospettando…”ad usum Delfini”. Ad ogni modo tutto ciò è ormai sepolto in un ossario : la damnatio nemoriae l’ha avuta vinta perché fatti come quelli che raccontiamo da undici anni non estinguono mai del tutto le loro tracce. Come i graffiti rupestri, si possono “ammirare” anche a distanza di millenni.
        E in questi giorni torniamo ad assistere a eventi che ancora una volta dissacrano la Storia della Cisl, comunque la si pensi.

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        1. Caro Augusto, permettici un paio di fumate distensive dalla pipa delle regole.
          Se una norma prescrive qualcosa (e sempre prescrive, altrimenti non è norma), la sua applicazione è doverosa. Quindi la sua violazione avrebbe reso invalida la delibera di scioglimento.
          Un’altra norma dello statuto della Fai prescriveva che per sciogliere la federazione era necessaria la maggioranza dei tre quarti dei voti congressuali (e l’assemblea congressuale era stata riconvocata per questo conteggio, non per fare festa con gli invitati dall’estero; e se convocata per questo, sullo scioglimento doveva decidere, non su intarsi né innesti).
          Il risultato finale fu 91 a favore, 91 contro, sette voti non validi, 73 assenti su 262 delegati.
          Quindi i tre quarti di voti necessari non erano neppure presenti, e lo scioglimento sarebbe stato invalido anche se si fosse proceduto a voto palese e il risultato, sotto lo sguardo minaccioso della signora Furlan dal palco (e in sala del dottor Sbarra, che era presente senza averne alcun diritto), fosse stato diverso.
          Comunque sempre grazie, perché per noi queste cose sono storia viva, e tu con i tuoi ricordi diversi dai nostri ci aiuti ad alimentarla.

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  19. Comunque ci suggerirei, visto che il post originale parlerebbe di altro, di andare oltre il 2014.
    E’ più interessante, a mio parere, riflettere sul perchè quell’accorpamento sia fallito.
    E sul perchè siano falliti gli accorpamenti Fisascat Felsa nella Fist (quanto hanno avuto ragione i pochissimi/e che votarono contro o si astennero);
    l’accorpamento Fistel Flaei nella Cisl Reti.
    E, non dimenticherei, per ovvi motivi, su cui non si fa mai abbastanza luce, l’accorpamento territoriale che aveva dato origine all’Usi Puglia-Basilicata.
    L’unico che regge e, non appare sbagliato, è Abruzzo – Molise.
    Gli accorpamenti delle Ust, non tutti per carità, in maggioranza sono stati poi gestiti malissimo.
    Possibile che non ci sia mai stato un momento vero di verifica?
    Possibile?
    Sarebbe anche materia di studio e ricerca organizzativa.

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    1. Caro Francesco, noi, in un certo senso, siamo nati proprio per non “andare oltre” il 2014. Un voto congressuale segna un confine “sacer” e quando c’è stato non si va oltre con la forza bruta, altrimenti qualsiasi porcheria diventa lecita. Come poi, infatti, è successo (e alla Fai si sta ripetendo oggi, naturalmente come farsa dopo la tragedia di allora). E la dialettica per noi non sarà mai più “destra o sinistra”, “nord e sud”, “agricoltura e industria”, ma fra chi “è andato oltre” e chi rispetta quel limite come sacro e inviolabile.
      Detto questo, sul piano del dibattito riguardo all’oggi e agli studi sull’organizzazione sindacale, fai benissimo a ricordare le altre fusioni fallite. E ricorderemmo anche le vicende dei bancari, quando Giulio Romani voleva diventare il numero uno del settore superando l’odiata Fabi, per questo disse di no agli accorpamenti interni e inglobò un sindacato autonomo di dirigenti. Con il doppio risultato di restare secondo (il vero nome della cosa dovrebbe essere “Second Cisl”) ma di caricare sui costi della federazione uno stipendio superiore alle indicazioni del regolamento Cisl proprio nei giorni della vicenda Scandola, quando la cosa venne fuori. Anche quell’accorpamento fallì, e il dirigente “povero ma bello” poi passò (ci pare) alla Uil. Mentre Giulio secondo sprecava tempo e soldi (non suoi) in querele (tutte archiviate) contro questo blog che aveva raccontate questa e altre storie (compreso l’illecito penale del quale è stato dichiarato autore, pur se non punibile).
      Qui si trova un nostro commento d’epoca
      https://www.il9marzo.it/?p=8572

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      1. le categorie sono sempre meno autonome per le carriere dei dirigenti (e ora anche per le risorse) sono in mano alla confederazione. Per qualsiasi cosa anche le categorie più grandi categorie chiedono il permesso. Non esiste nessuna categoria indipendente dalla Cisl. La pace interna c’è per la norma per pagare persone a stipendio pieno fino ai 67 anni. Nonostante e grazie alle fondazioni che danno eternità ai segretari fedeli.

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    2. quando la postina disse ad un dirigente Femca: certo l’accorpamento é irreversibile a meno che ad esempio qualcuno inventi un “incidente” con la Fim. La postina passò due anni a costruire incidenti con la Fim.

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  20. spero che nessuno di voi(noi) tenti di trovare ragioni nobili o di spessore sugli accorpamenti fatti o non fatti…sono due le ragioni :i soldi che possono mancare a piu di qualche categoria o territorio e il potere di qualche fanatico pseudo sindacalista (burocrate passacarte) che pensa di essere l’ombelico del mondo.Oltre alle categorie citate e conosciute provate a immaginare le ust messe assieme che non hanno da spartire tra loro nemmeno un dato economico sociale etc,pure nel mitico nord-est tanti azzeccagarbugli hanno messo assieme seta e stracci senza offendere gli stracci ma solo come paragone….in ogni caso serve a poco gli iscritti si fanno con proposte serie e risultati non con le formle astratte….partecipazione,grande patto sociale,responsabilita….adesso poi ci mettono il cristianesimo perche non guasta mai…..

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    1. Quanto a noi, se fosse stata una questione di soldi avremmo potuto avere la nostra convenzienza a fare l’accorpamento con la Filca.

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  21. salve, conosco solo parzialmente la storia della fai e della cisl quindi non posso giudicare. Il mio pensiero è più generico e dico che pare che sia morto il papa! alla fine i sindacati dovrebbero tutelare i lavoratori e credo che al giorno d’oggi non lo fanno più e così come sono, con le loro strutture vecchie e rigide, non hanno più senso di esistere e lo si vede dai tesserati sempre meno e acquisiti mediante stratagemmi tipo “se fai la tessera da noi il 730 lo paghi meno, ecc…” infatti cosa tiene ancora in piedi queste strutture preistoriche ed in costante decadimento sono ancora i caf ed i patronati (in decadimento pure loro da quando ti puoi fare gran parte delle pratiche da casa tua). Quindi alla fine posso dire: chi se ne frega? se morto un papa ne fanno un altro, dimesso un segretario ne faranno un altro e la storia andrà avanti esattamente come prima… non capisco tutto questo allarmismo e tutte queste attenzioni. I sindacalisti criticano i politici e la politica in generale ma sono come loro se non peggio. Per prendere una decisione in un sindacato passano mesi a volte anni, per eleggere un reggente quando un segretario si dimette pare che debbano fare il conclave… e che sarà mai?

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    1. Noi non pubblichiamo tutto. Ad esempio non pubblichiamo gli insulti alle terze persone.
      Gli insulti a noi invece a volte li pubblichiamo ma solo per far fare brutta figura a chi ce li manda.

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        1. Beh, le insinuazioni e gli insulti contro terzi ogni tanto li pubblicate.
          Mi pare di aver visto qualche tempo fa un “bel” c…..e nei confronti di Rota.
          Forse vi è sfuggito o forse no..

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          1. Se ce lo segnali meglio andiamo a controllare. Ma non ce ne ricordiamo. O forse non ci era sembrato così importante…
            Questo per insulti. Per le insinuazioni, che sono più gravi, prendiamo atto che nenche gli occhi da gatto ne hanno trovata una. Però conserviamo tutto quel che non pubblichiamo e quindi possiamo provare la nostra linea di condotta a gatti e cani, ed eventualmente topi.

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