La partecipazione va in fumo

Al meeting di Rimini di quest’anno, la segretaria generale della Cisl ha partecipato ad una tavola rotonda il cui tema era quant’è bella la partecipazione, come sono buone le aziende che fanno la partecipazione, come sono bravi i sindacati che scelgono la partecipazione e non il conflitto. E via così a complimentarsi a vicenda.

Il passaggio più significativo è stato quello del discorso del presidente della Philip Morris italiana: oltre a trasformare il fumo in soldi invece di mandare i soldi in fumo come fanno altri (naturalmente ci riferiamo ai soldi fatti dalla multinazionale che però scarica sulla collettività un bel po’ di costi sociali per i danni da fumo), la Philip Morris Italia ha abolito il concetto e la parola stessa di “dipendente”.

Ottimo! Quindi alla Philip Morris non si prendono più provvedimenti disciplinari, nessuno ha un orario prestabilito ma ognuno fa un po’ come gli pare, nessuno viene più licenziato con o senza giusta causa (per non parlare del salario). Perché queste cose erano manifestazione del potere organizzativo e del potere disciplinare dell’impresa sui lavoratori dipendenti.

Tutta roba del Novecento! Ora siamo nel secolo XXI e quindi, almeno alla Philip Morris, non essendoci più i dipendenti, non ci sono più questi poteri, quindi non c’è più bisogno del diritto del lavoro, a cominciare dallo statuto dei lavoratori. E, soprattutto, non c’è più bisogno del sindacato, che era nato per controbilanciare i poteri dell’impresa.

La Cisl non è un’impresa, eppure quei poteri verso i suoi dipendenti li esercita. E lo fa con un piglio padronale che è roba da Ottocento più che da Novecento.

E la partecipazione? La trasformazione dei dipendenti in qualcosa che rende inutile perfino il sindacato a tutelarli? La fine del secolo della contrapposizione e l’inizio della new age della collaborazione fra le parti?

Tutti discorsi fumosi che vanno in fumo nella Cisl di Daniela (non a caso) Fumarola.

Grazia La Terza per il9marzo.it

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6 Commenti - Scrivi un commento

  1. Il fumo della partecipazione è ancora più evidente quando si nota che nelle piattaforme di rinnovo non viene nemmeno menzionata. E se la legge rimanda ai contratti collettivi ( tra l’altro anche in questo caso è determinante la volontarietà delle parti datoriali) , si evince che della partecipazione cislina più che fumo si fa un gran falò.

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  2. giovanni guerisoli · Edit

    Nella mia non breve esperienza nella Cisl i rapporti con i dipendenti non sono mai tati improntati alla partecipazione ma i conflitti erano governati proprio per evitare che fossero strumentalizzati da forze esterne soprattutto per evitare che trapelassero all’esterno dell’organizzazione . Nella vicenda Lauria quello che lascia sconcertati o almeno quello che traspare e’ l’assenza di qualsivoglia disponibilita’ ‘ ad evitare che la faccenda diventi un ” caso” di dominio pubblico quasi a sottolineare la certezza di essere al di sopra di ogni sospetto come Sordi nel famoso personaggio cinematografico ” io so io e voi…….

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  3. Se passasse il concetto di partecipazione, in via Po,21,come farebbero i dirigenti della Cisl Confederale se non potessero comportarsi da padroncini!A fare il bello ed il cattivo tempo senza dare conto ai lavoratori!Benedetti ragazzi,che incoerenza fumarola,fumarola…

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  4. Forse Fumarola ha una visione che va oltre il contingente immediato, da grande statista come ce ne erano una volta, nell’amalgamare in un tutt’uno imprenditori e lavoratori, una società liquida come si suol dire. Però se desse ogni tanto un’occhiata ai dati sul salario e potere d’acquisto forse si renderebbe conto che la partecipazione cui la Cisl è promotrice non dà risposte in merito ai lavoratori. E nemmeno i rinnovi contrattuali. Ci vorrebbe ben altro, qualche conflitto in più e qualche idea in più.
    https://www.corriere.it/economia/lavoro/25_ottobre_06/discesa-record-salari-reali-boom-utili-impresa-italia-c3c46844-50da-4650-8383-5bccfe472xlk.shtml?cmpid=PA178012501DCOR

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