{"id":9300,"date":"2017-02-10T14:31:00","date_gmt":"2017-02-10T13:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=9300"},"modified":"2022-12-31T14:33:08","modified_gmt":"2022-12-31T13:33:08","slug":"la-scelta-di-pinuccio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=9300","title":{"rendered":"La scelta di Pinuccio"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>La scelta di Pinuccio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Redazione il9Marzo.it&nbsp;&nbsp; <a href=\"http:\/\/www.il9marzo.it\/?author=1\">admin<\/a> 10 febbraio 2017 <a href=\"http:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8617#comments\">9 Commenti<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pinuccio Rustioni<\/strong> si \u00e8 dimesso dalla <strong>Fai e dalla Cisl<\/strong>. Ed ha deciso di proseguire il proprio impegno per i lavoratori dell\u2019agricoltura in provincia di Milano dentro ad un\u2019altra organizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 il primo che ha fatto questa scelta, eppure poche notizie descrivono come questa la mutazione genetiche subita dalla Fai negli ultimi anni. Perch\u00e9 Pinuccio non \u00e8 stato solo uno dei dirigenti pi\u00f9 bravi della federazione, ma anche allievo e continuatore dell\u2019opera di persone come Renzo Cattaneo e Pietro Massini. Nomi che dicono poco all\u2019attuale gestione, e questo basta a dire quanto l\u2019attuale gestione sia estranea alla storia della federazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Siccome veniva da quella tradizione, da un\u2019idea di sindacato che deve servire ai lavoratori e non ai sindacalisti, Pinuccio ha saputo svolgere egualmente bene ruoli diversi e assumersi diverse responsabilit\u00e0, sia quelle pi\u00f9 prestigiose che quelle di base. Che poi sono la stessa cosa ed hanno la stessa dignit\u00e0 quando sai che il senso del tuo lavoro non \u00e8 la tua carriera ma dare forza e voce alle persone che rappresenti. E farlo dentro alla Cisl vuol dire avere un\u2019idea forte di sindacato come associazione, come luogo di incontro fra persone diverse unite da questa idea. Vuol dire promuovere un\u2019idea della contrattazione come strumento di tutela di interessi concreti pi\u00f9 che di affermazione di leadership o di ideologie.<\/p>\n\n\n\n<p>In un\u2019epoca in cui si grida al contratto \u201cstorico\u201d ogni volta che si mette una firma qualsiasi e intanto le retribuzioni restano ferme, lui, con queste forti convinzioni e seguendo la strada dell\u2019associazione, ha lavorato per la tutela in termini concreti delle famiglie di chi vive del lavoro, sapendo che queste decisioni \u00e8 meglio prenderle a livello locale che nazionale. Nulla di \u201cstorico\u201d, molto di utile a chi ne ha bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Evidentemente nella gestione attuale della Federazione gli erano&nbsp; state precluse tutte le possibilit\u00e0 di continuare ad essere un sindacalista cos\u00ec. Evidentemente nella Fai di oggi un sindacalista cos\u00ec stona.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando uno cos\u00ec esce, vien da dire che della Fai c\u2019\u00e8 rimasto solo il nome sulla targa e l\u2019indirizzo al quale recapitare la posta, ma \u00e8 mutata la natura dell\u2019organizzazione. E che la scelta di Pinuccio \u00e8 un giudizio sulla Cisl attuale molto pi\u00f9 chiaro di tanti discorsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi per\u00f2, che rispettiamo la scelta del nostro amico come altre situazioni personali simili alla sua, riteniamo che non sia il momento del \u2018tutti a casa\u2019, ma sia il momento della chiarezza dei giudizi.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora salutiamo Pinuccio Rustioni riproponendo <strong>il documento intitolato \u201cIl bivio\u201d che il <em>\u2018Gruppo per la Fai\u2019<\/em> ha preparato in occasione della stagione congressuale della Fai e della Cisl.<\/strong> Perch\u00e9 il bivio oggi non \u00e8 tanto se restare in un\u2019organizzazione o andare da un\u2019altra parte, ma fra tornare ad essere sindacato-associazione (dentro a qualsiasi organizzazione ci si trovi), per dare voce ai lavoratori, o trasformarsi definitivamente in una casta, una burocrazia che vive sulle spalle di chi lavora. Quale che sia la sigla, e quale che sia stata la storia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>******************************************<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il bivio<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il sindacalismo in Italia si trova ad un bivio: ripartire dal lavoro, e dalla rappresentanza del lavoro, o sopravvivere in una serie di apparati che hanno in s\u00e9 stessi e nella propria perpetuazione l\u2019unica ragion d\u2019essere. Gli autori del presente documento, che hanno condiviso nella Fai la loro sta sindacale, sono convinti che per la Fai e per la Cisl il bivio, la decisione da prendere, arriva nel 2017. E la decisione che sar\u00e0 presa dalla Cisl sulla strada da seguire potrebbe indicare la strada quella giusta o quella sbagliata, alle altre organizzazioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>I \u2013 La Fai<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>1. <\/strong>La stagione congressuale che si apre nella Cisl vedr\u00e0 la Fai riunita a livello nazionale per la quinta volta dal 2013 (congresso ordinario a Perugia 2013; assemblea congressuale all\u2019Ergife 2014; conferenza organizzativa di Fiuggi 2015; congresso straordinario a Pomezia 2016; congresso ordinario 2017). Dei quattro appuntamenti precedenti, tre si sono conclusi all\u2019unanimit\u00e0; ma la verit\u00e0 sulla Fai l\u2019ha detta il congresso del 2014 all\u2019Ergife, e cio\u00e8 che quell\u2019unanimit\u00e0 non \u00e8 vera quando non nasce da una sintesi reale, ed \u00e8 il frutto di imposizioni dall\u2019esterno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il successivo commissariamento come anche la gestione attuale che prosegue quella commissariale con altri mezzi sono segnati fin dall\u2019origine da un\u2019imposizione dall\u2019esterno ad opera della confederazione; ed il risultato \u00e8 una perdita di originalit\u00e0 e di autonomia della Federazione, azzerando volutamente la memoria della sua storia. Le difficolt\u00e0 registrate nel rinnovo dei contratti provinciali degli operai agricoli, un livello dove la Fai era sempre stata l\u2019elemento pi\u00f9 dinamico e innovativo del sistema, ne sono in queste settimane la dimostrazione pi\u00f9 chiara.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.<\/strong> N\u00e9 si tratta solo del problema agricolo, \u00e8 tutta la linea della Fai a non essere pi\u00f9 seriamente distinguibile per un verso dalle generali indicazioni confederali (che, per definizione, non possono dare risposte alle specifiche domande dei lavoratori di ogni settore) e per altro verso dalle posizioni assunte unitariamente con la Flai e la Uila, all\u2019insegna di un\u2019unit\u00e0 senza dialettica interna che sta costando cara alla federazione: la Fai che un tempo contendeva alla Flai il primato si trova superata dalla Uila, a livello nazionale ed in molti ambiti dove era tradizionalmente forza trainante.<\/p>\n\n\n\n<p>Le radici di questa incapacit\u00e0 di rappresentare una proposta sindacale originale non sono da ricercare solo in quel che \u00e8 successo a seguito del commissariamento del 31 ottobre 2014: ma certamente da allora questa perdita di originalit\u00e0 si \u00e8 accelerata ed \u00e8 stata anzi perseguita con tenacia: a cominciare dalla soppressione di tutti gli strumenti culturali e formativi che servivano ad alimentare quella originalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tutto a vantaggio delle altre organizzazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La Flai-Cgil detta l\u2019agenda all\u2019azione unitaria, come si vede con la mobilitazione sul piano legislativo che ha provocato le resistenze e gli irrigidimenti della parte datoriale per il rinnovo dei contratti provinciali agricoli; col risultato di rimettere in discussione quell\u2019assetto contrattuale che la stessa Flai aveva subito e la Fai aveva costruito nel 1995.<\/p>\n\n\n\n<p>La Uila-Uil continua a rafforzarsi grazie alle risorse personali e alle posizioni sindacali che la Fai sta abbandonando e grazie ad una situazione in cui al lavoratore non sono proposte le motivazioni ideali che dovrebbero essere alla base della distinzione fra le organizzazioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3.<\/strong> La vicenda dell\u2019unificazione (fallita) della Fai con la Filca, progettata all\u2019insegna di un sindacato non pi\u00f9 radicato nei luoghi di lavoro e nei territori ma erogatore di servizi, \u00e8 esemplare di cosa succede quando un\u2019organizzazione sindacale abbandona la propria identit\u00e0 rappresentativa per inseguire progetti organizzativi che sono nell\u2019interesse del proprio apparato pi\u00f9 che in quello di chi deve essere rappresentato: la Fai si \u00e8 indebolita, ha perso la propria autonomia dentro alla Cisl aprendo la via del commissariamento ed ha indebolito la propria autorevolezza nei confronti delle altre organizzazioni, anche datoriali. Ed a distanza di due anni, ed in particolare dopo i diciotto mesi di commissariamento che sono serviti al commissario per farsi eleggere segretario generale, non \u00e8 nemmeno chiaro se il progetto dell\u2019unificazione sia ancora vivo o no.<\/p>\n\n\n\n<p>Di tutto questo tempo, l\u2019unico documento politico significativo prodotto dalla Fai \u00e8 la relazione del commissario al congresso straordinario del 13-14 aprile 2016. Significativo soprattutto di come il commissario ha gestito il potere in questo periodo: con molti slogan di conio confederale e roboanti affermazioni autocelebrative, dietro alle quali nascondere il rifiuto di rispondere alla pi\u00f9 semplice delle domande: perch\u00e9 la Fai \u00e8 stata commissariata? Ovvero, perch\u00e9 gli organismi associativi democratici, che erano pienamente legittimati ad esprimere una nuova dirigenza al posto di quella dimissionaria dopo il congresso del 2014, sono stati sciolti d\u2019autorit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.<\/strong> Non potendo dare risposte precise, con fatti e circostanze, a questa domanda si \u00e8 fatto ricorso al trucco manicheo del \u201cnuovo che avanza\u201d e della condanna del \u201cvecchio\u201d; a dispetto del fatto che molto di vecchio \u00e8 rimasto anche nella \u201cnuova\u201d Fai (a cominciare da molti che avevano avuto responsabilit\u00e0 politiche e patrimoniali nella precedente gestione, a differenza di altri che sono stati o si sono allontanati). Il tutto condito con una retorica sulla trasparenza nei comportamenti di cui il commissario non ha dato alcuna dimostrazione relativamente ai suoi compensi nel periodo in cui era segretario confederale (compensi che Fausto Scandola ha rivelato essere stati superiori alle indicazioni del regolamento confederale) e relativamente al fatto che dalla sua busta paga risulta dipendente in distacco dall\u2019Anas nonostante che dal suo curriculum pubblicato sul sito della Fai non risulta aver mai lavorato presso questa azienda. Questioni sulle quali, dopo la vicenda Bonanni e quello che ne \u00e8 seguito, nessuno si pu\u00f2 permettere di non dare risposte se non perdendo il diritto ad essere considerato minimamente credibile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>5.<\/strong> Alla mancanza di trasparenza personale corrisponde anche una serie di dubbi rimasti senza risposta sul piano delle decisioni organizzative della gestione commissariale: perch\u00e9 la tenuta della contabilit\u00e0 della Federazione \u00e8 stata data in appalto all\u2019esterno? E perch\u00e9 fin dai primi mesi del commissariamento \u00e8 stata chiusa la Fondazione Fisba-Fat (che aveva come principale compito la salvaguardia dell\u2019identit\u00e0 storica della Fai) sostituendola con una fantomatica \u201cFondazione Fai Cisl-Studi e ricerche\u201d che non ha mai fatto studi n\u00e9 ricerche, e della quale si \u00e8 parlato solo in occasione della raccolta del 5 per mille? Perch\u00e9 si \u00e8 tentato di cancellare ogni forma di controllo sulla gestione delle risorse della nuova fondazione, provocando la bocciatura del suo statuto da parte della Prefettura di Roma in data 11 febbraio 2015?<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>II \u2013 La Cisl<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>1.<\/strong> La vicenda del commissariamento della Fai \u00e8 esemplificativa di come nella Cisl si sia alterato e pervertito il rapporto fra i livelli dell\u2019organizzazione. Rapporto che dovrebbe essere imperniato sulla centralit\u00e0 della persona e quindi costruito su di una pluralit\u00e0 di livelli organizzativi articolati secondo un criterio di tipo sussidiario. Dal basso verso l\u2019alto, non dall\u2019alto verso il basso.<\/p>\n\n\n\n<p>Al posto di questo sistema, si \u00e8 affermato un controllo totale del centro sui livelli periferici, che, combinato alle scarse capacit\u00e0 di leadership della segretaria attuale e ad un abbassamento della sensibilit\u00e0 ai limiti giuridici ed etici del potere che Fausto Scandola ha avuto il merito di svelare, ha prodotto lo scandalo di una Cisl dove tutte le decisioni negli organismi sono prese in forza di una fittizia unanimit\u00e0 mentre la lotta politica si fa attraverso ricatti e lettere anonime invece che negli organismi democratici.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.<\/strong> Il mancato chiarimento sul modo in cui Raffaele Bonanni \u00e8 stato costretto a lasciare in anticipo la segreteria, e dopo l\u2019uscita di Bonanni la mancata chiarezza sulle questioni sollevate da Fausto Scandola in base a documenti mai smentiti relativi anche al segretario generale Annamaria Furlan, significano ormai che questo gruppo dirigente non vuole o non pu\u00f2 fare chiarezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Risulta cos\u00ec pregiudicata la natura della Cisl come confederazione di sindacati dotati di autonomia. Risulta pregiudicato il patrimonio ideale elaborato negli anni della fondazione del sindacato nuovo, come dimostra la sottoscrizione del documento con Cgil e Uil nel quale l\u2019attuazione dell\u2019articolo 39 della Costituzione \u2013 sempre rifiutata dalla Cisl \u2013 \u00e8 evocata per ben due volte. Risulta pregiudicata la trasparenza sui comportamenti del gruppo dirigente, che \u00e8 premessa indispensabile alla responsabilit\u00e0 democratica verso gli iscritti. E risulta pregiudicata anche l\u2019incisivit\u00e0 politica della Cisl, che ormai si limita a fare da sponda ai governi nei periodi in cui la Cgil si mette all\u2019opposizione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>III \u2013 Il sindacato in Italia<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La crisi della Cisl si colloca a sua volta in quella che, a ragione, la Civilt\u00e0 cattolica ha definito \u201cla notte del sindacato\u201d. Una notte che non riguarda solo le organizzazioni dei lavoratori ma coinvolge pienamente la rappresentanza delle imprese.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019involuzione della Cisl non nasce solo da motivi interni, ma \u00e8 figlia anche di un\u2019involuzione generale che vede i sindacati, compresi quelli datoriali e di impresa, staccarsi dalla base di riferimento, cio\u00e8 i lavoratori, le imprese e la rappresentanza dei loro interessi, e farsi corporazione che si alimenta attraverso forme di contribuzione diversa dai versamenti dei soci; ad esempio attraverso la bilateralit\u00e0, e normative di sostegno a queste forme che permettono di drenare risorse dai lavoratori, iscritti o meno, e di redistribuirle fra le organizzazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201ctrentanovismo\u201d riscoperto dai sindacati italiani e fatto proprio dalla Cisl ha anche questa motivazione di garantirsi, con contratti <em>erga omnes<\/em>, le fonti di finanziamento attraverso i servizi. Come abbiamo sentito ripetere tante volte da Mario Grandi, quello che si prefigura quando ci si mette su questa strada \u00e8 un destino da ente parastatale, garantito da un adeguato finanziamento pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>IV \u2013 Il sindacalismo ad un bivio<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a questo scenario, nella Cisl e nella Fai c\u2019\u00e8 il rischio che i rispettivi congressi del 2017, invece di essere chiamati a fare le scelte necessarie, siano ridotti ad un momento di redistribuzione del potere interno, risolvendosi in momenti di suggello dei nuovi equilibri, di rafforzamento delle leadership e di seppellimento della questione morale sollevata anche di fronte all\u2019opinione pubblica che anch\u2019essa aspetta, finora invano, risposte credibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo, il 2017 \u00e8 l\u2019anno in cui la Cisl arriva ad un bivio, che \u00e8 lo stesso al quale stanno arrivando tutti i sindacati e le organizzazioni di interesse. Ma la Cisl, che almeno in questo dimostra di aver conservato qualcosa del proprio passato, ci arriva prima degli altri e sembra destinata a fare da apripista: se prender\u00e0 la strada del ritorno alla rappresentanza potr\u00e0 essere battistrada di una rigenerazione anche per le altre organizzazioni; ma se si far\u00e0 trascinare dall\u2019inerzia sulla strada seguita finora, rischia di fare una fine non molto diversa da quella fatta dai grandi partiti all\u2019inizio degli anni \u201990. Solo che, in questo caso, la fine avverr\u00e0 pi\u00f9 per consunzione lenta che per improvviso collasso.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi ha ancora interesse ad un esito diverso, sia come azione sindacale che come leadership nell\u2019organizzazione, deve organizzarsi per tempo. Non \u00e8 pi\u00f9 il momento di stare nascosti ed aspettare il prossimo giro di carte sperando che ti capitino quelle buone, quando l\u2019asso di briscola resta in mano a qualcun altro.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 il momento della chiarezza e delle decisioni di fronte alla propria coscienza e alla storia: della responsabilit\u00e0 verso un passato verso il quale abbiamo il dovere di non disperdere il patrimonio che abbiamo ricevuto, e della responsabilit\u00e0 verso un futuro che non potr\u00e0 essere migliore del presente senza la forza del lavoro organizzato in sindacati liberi e responsabili.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>GRUPPO per la FAI<\/em><\/strong> \u2013 dicembre 2016<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scelta di Pinuccio Redazione il9Marzo.it&nbsp;&nbsp; admin 10 febbraio 2017 9 Commenti Pinuccio Rustioni si \u00e8 dimesso dalla Fai e dalla Cisl. 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