{"id":8753,"date":"2021-12-23T11:54:04","date_gmt":"2021-12-23T10:54:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8753"},"modified":"2021-12-23T11:54:06","modified_gmt":"2021-12-23T10:54:06","slug":"lo-sciopero-generale-e-la-cisl-nota-isril-di-giuseppe-bianchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8753","title":{"rendered":"Lo sciopero generale e la Cisl (nota Isril di Giuseppe Bianchi)"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Riprendiamo la nota n.30\/2021 dell&#8217;Isril, inviata da Giuseppe Bianchi, che affronta il tema<\/em><em> dei rapporti sindacali<\/em> e <em>dello sciopero generale in maniera corretta. Vale a dire come un problema di rappresentanza del lavoro che deve recuperare molto del terreno perduto negli anni passati. Un terreno perduto che ha come prima emergenza quella salariale alla quale &#8211; questo \u00e8 il nostro parere &#8211; le organizzazioni sarebbero chiamate a dare risposte serie. Pi\u00f9 serie del dividersi fra Cgil e Uil che fanno la faccia feroce e la Cisl che fa la faccia responsabile. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Che poi questo recupero di ruolo dei sindacati debba passare da una ricomposizione unitaria, come indica Bianchi, probabilmente \u00e8 vero. Ma a condizione, cos\u00ec almeno la vediamo noi, che l&#8217;unit\u00e0 avvenga nel recuperare quella &#8220;autorit\u00e0 rappresentativa&#8221; di cui parla la nota e che ad oggi non vediamo nelle organizzazioni e in chi, pro tempore, le guida. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A cominciare da chi, purtoppo, <\/em><em>guida<\/em> <em>la Cisl. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>il9marzo.it<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><strong>Lo sciopero generale e la Cisl<\/strong> &#8211; <strong>di Giuseppe Bianchi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da ambienti della Cisl \u00e8 stata segnalata la contraddizione di alcune recenti Note Isril (n. 26 e 28 \u2013 2021) che proponevano un percorso di ricomposizione sindacale proprio quando Cgil e Uil da una parte e Cisl dall\u2019altra si disunivano sull\u2019opportunit\u00e0 di uno sciopero generale. Una circostanza&nbsp;&nbsp;che ha&nbsp;&nbsp;fatto riemergere mai sopite distinzioni identitarie: da una parte la Cgil, con il seguito della Uil, che si mobilita nelle piazze in nome di una rappresentanza generale del mondo del lavoro che si realizza nei rapporti con un governo sordo alle richieste sindacali; dall\u2019altra il marchio di origine della Cisl che privilegia la libert\u00e0 associativa dei lavoratori e che fa della contrattazione collettiva e della concertazione salariale gli strumenti per portare gli interessi dei lavoratori nel cuore dell\u2019intreccio fra politica, economia e societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Che senso ha allora parlare di unit\u00e0 in tale scenario sindacale?<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre fare una premessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Da tempo il nostro Paese \u00e8 immerso in una sostanziale stagnazione economica (la crescita \u201czero virgola\u201d) che, comprimendo la dinamica della produttivit\u00e0, ha congelato la crescita dei salari reali. Nello stesso tempo le condizioni di sfavore del lavoro create dalla nuova competizione globale hanno frantumato il mercato del lavoro, dando vita ad una moltiplicazione di posizioni precarie e senza tutele che ha interessato soprattutto le giovani generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema contrattuale ha visto inaridirsi le sue fonti di alimentazione (la crescita del reddito), le strutture sindacali di base, a livello di aziende e di territori, hanno perso vitalit\u00e0 e la concertazione sociale non ha trovato pi\u00f9 materie di scambio politico. La Cisl ha visto cos\u00ec ridursi i suoi spazi di azione, in presenza di una minore partecipazione dei lavoratori alla vita interna del Sindacato. La Cgil, invece, ha potuto contare su una maggiore capacit\u00e0 di aggregazione del mondo del lavoro, proiettando le ragioni del malessere sociale nella prospettiva evocativa di una societ\u00e0 pi\u00f9 eguale e inclusiva. Stando cos\u00ec le cose la proiezione dei futuri rapporti intersindacali tende a privilegiare il ruolo di mobilitazione della Cgil rispetto a quello della Cisl, in difficolt\u00e0 nell\u2019accreditare una cittadinanza sindacale in un sistema economico poco performante.<\/p>\n\n\n\n<p>La prospettiva offerta dalle Note Isril di un nuovo scenario sindacale parte dalla constatazione che il Paese si sta aprendo a una nuova fase di sviluppo (il Piano di Ripresa) che, potendo contare sulla disponibilit\u00e0 di irripetibili risorse finanziarie, pu\u00f2 offrire opportunit\u00e0 di rivalutazione del lavoro, sia professionali che retributive. C\u2019\u00e8 un volume di investimenti pubblici e privati che, combinati con le nuove tecnologie, impattano fortemente sul mondo del lavoro, rimettendo al centro i problemi dell\u2019occupazione, della produttivit\u00e0, dei salari, delle condizioni di lavoro nelle nuove organizzazioni produttive.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un problema di ricostruzione delle politiche attive e passive del lavoro (formazione, ricollocamento, garanzia dei redditi e cos\u00ec via), oggi per lo pi\u00f9 affidate a strutture pubbliche inefficienti, che richiedono un apporto delle parti sociali che dispongono delle conoscenze pi\u00f9 aggiornate sulle dinamiche dei diversi mercati del lavoro e di istituzioni (Enti Bilaterali e altri Fondi) e che hanno gi\u00e0 espresso una buona capacit\u00e0 di intervento.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8, in parallelo, un problema di regole contrattuali con cui sostenere l\u2019innovazione degli assetti produttivi nelle imprese occupando gli spazi aperti di promozione del lavoro nei suoi aspetti quantitativi e qualitativi e di partecipazione dei salari alla maggiore ricchezza creata. Si tratta di materie che attengono all\u2019autonomia delle parti sociali con le quali il Governo deve confrontarsi per realizzare i suoi obiettivi. Perch\u00e9 tale confronto possa aprirsi, spetta soprattutto ai Sindacati, in quanto rappresentanti del fattore produttivo pi\u00f9 sfavorito, ricomporre le loro strategie rivendicative in una piattaforma condivisa, al di fuori dei recinti identitari ormai esausti. Una sfida che rimette in discussione assetti organizzativi della rappresentanza e strategie di tutela ancora legate alla configurazione assunta nella precedente fase dell\u2019industrializzazione di massa, ancora carenti nella valorizzazione dei nuovi lavori creati dalla transizione economica in atto.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, le risorse finanziarie attivate dal Piano governativo di ripresa sono condizione necessaria, ma non sufficiente, in quanto sono le istituzioni ad intermediarne l\u2019impiego e a determinare l\u2019efficacia dei risultati. E quando si parla di istituzioni, l\u2019area coinvolta riguarda sia quelle politiche e della burocrazia statale sia quelle della societ\u00e0 civile, che esprimono la pluralit\u00e0 di interessi che operano nei processi di costruzione e di redistribuzione del reddito.<\/p>\n\n\n\n<p>Draghi ha pi\u00f9 volte richiamato la necessit\u00e0 che tutte le forze economiche e sociali concorrano alla costruzione di un nuovo futuro del Paese. Le Relazioni Industriali che regolano i rapporti fra Governo e Parti sociali hanno recuperato la loro centralit\u00e0. I Sindacati, va ripetuto, hanno il compito pi\u00f9 arduo perch\u00e9 devono risalire la china di una svalutazione del lavoro di lungo periodo. Per non regredire nella loro autorit\u00e0 rappresentativa devono superare le divisioni storiche e ritrovare convergenze unitarie sostenute da un nuovo radicamento nel mondo del lavoro che si va evolvendo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riprendiamo la nota n.30\/2021 dell&#8217;Isril, inviata da Giuseppe Bianchi, che affronta il tema dei rapporti sindacali e dello sciopero generale in maniera corretta. Vale a dire come un problema di rappresentanza del lavoro che deve recuperare molto del terreno perduto negli anni passati. 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