{"id":8694,"date":"2021-12-03T19:23:12","date_gmt":"2021-12-03T18:23:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8694"},"modified":"2021-12-03T19:23:13","modified_gmt":"2021-12-03T18:23:13","slug":"alcune-cose-rimangono-tali-solo-cambiando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8694","title":{"rendered":"&#8220;Alcune cose rimangono tali solo cambiando&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Riprendiamo, pur se in ritardo, un intervento di Giuseppe Bianchi, dell&#8217;Isril, che prende spunto dal decimo anniversario della morte del professor Vincenzo Saba per parlare di quello che \u00e8 successo in questo decennio, nella Cisl ed in generale nei sindacati confederali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il fatto \u00e8, ci dice Bianchi, che se il sindacato vuole restare fedele alla propria vocazione di rappresentanza delle persone che lavorano deve cambiare sempre, perch\u00e9 il mercato del lavoro cambia e non aspetta le organizzazioni che restano ferme sulle forme e sugli strumenti che possono aver avuto successo un tempo. Lo aveva capito la Cisl quando \u00e8 nata, rivendicando di essere sindacato nuovo, come Saba ci ha spiegato tante volte, ma oggi &#8211; il giudizio \u00e8 nostro, ma forse Bianchi potrebbe essere d&#8217;accordo (Saba non lo tiriamo in ballo perch\u00e9 far parlare i morti \u00e8 sempre una mancanza di rispetto) &#8211; non lo si capisce a Via Po 21, dove il ricordo e l&#8217;esaltazione del passato servono a non fare i conti con il presente e sono quindi un esercizio inutile, se non dannoso, per chi voglia capire dove bisogna cambiare per restare fedeli all&#8217;eredit\u00e0 dei padri. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci piacerebbe che lo spazio dei commenti ospitasse le riflessioni dei nostri lettori sugli spunti offerti da Bianchi  almeno per un po&#8217;, prima di trovarsi di nuovo intasato dai botta e risposta sulle vicende della Fim; che sono interessanti, ma non sono ci\u00f2 che pu\u00f2 aiutare a capire che strada prendere per andare oltre l&#8217;ingorgo nel quale il sindacato confederale italiano \u00e8 rimasto bloccato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>il9marzo.it<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-preformatted\">Nota Isril n. 26 \u2013 2021<\/pre>\n\n\n\n<p>Il ricordo di Vincenzo Saba: la Cisl di ieri e di oggi &#8211; di Giuseppe Bianchi<\/p>\n\n\n\n<p>Il 21 ottobre di quest\u2019anno \u00e8 stata la giornata dedicata al ricordo di Vincenzo Saba, il maestro scomparso dieci anni fa. Nel corso della mattina \u00e8 stata a lui intitolata la biblioteca dell\u2019Inapp (Innovazione per le Politiche Pubbliche), su iniziativa del Presidente Prof. Sebastiano Fadda, e nel pomeriggio la Fondazione Pastore ha stimolato alcune testimonianze sull\u2019impegno culturale di Saba svolto a favore della Cisl, nel solco di Pastore e di Mario Romani.<\/p>\n\n\n\n<p>Saba ha vissuto la fase costitutiva della Cisl i cui tratti distintivi sono riconoscibili nel primato assegnato alla libera associazione dei lavoratori e allo sviluppo della contrattazione collettiva, con particolare attenzione a quella aziendale, nella prospettiva di portare il mondo del lavoro nel cuore dell\u2019intreccio fra politica, economia e societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fu un primo percorso particolarmente premiante per la Cisl nella fase di maggiore crescita del processo industriale, le cui condizioni di rapido incremento del reddito e della produttivit\u00e0 hanno favorito il dispiegamento delle sue strategie contrattuali innovative. Ci\u00f2 non deve far sottovalutare le resistenze da subito attivate nei confronti del \u201cnuovo sindacato\u201d in un paese nel quale era ancora forte l\u2019egemonia antagonista trasmessa dai partiti della sinistra storica che tendeva a privilegiare, anche nel mondo sindacale, il primato dello stato, quale costruttore di un modello di sviluppo alternativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Saba ha poi documentato nei suoi scritti le successive stagioni della Cisl, la cui evoluzione si \u00e8 confrontata con le dinamiche alterne dei rapporti intersindacali e con il divenire di un sistema economico e sociale che si apriva alla nuova competitivit\u00e0 del mercato globale e alle sfide del progresso tecnologico.<\/p>\n\n\n\n<p>I rimbalzi sempre pi\u00f9 accelerati sull\u2019occupazione e sulle condizioni di lavoro in azienda hanno ricompattato le strategie di tutela dei sindacati dando vita a forme di unit\u00e0 d\u2019azione a sostegno di piattaforme condivise. Una unit\u00e0 di azione che risult\u00f2 efficace nell\u2019obiettivo di difendere i diritti sociali acquisiti nella precedente fase dell\u2019industrializzazione di massa, ma che fu deficitaria nella sua capacit\u00e0 di offrire una rappresentanza collettiva e una tutela sociale ai nuovi lavori creati da un mercato del lavoro sempre pi\u00f9 frammentato. Ci\u00f2 ha comportato una chiusura progressiva dei sindacati nella tutela degli interessi di lavoro pi\u00f9 forti e pi\u00f9 rappresentati e il diffondersi di nuove figure sociali \u2013 i precari, i nuovi poveri da lavoro, i giovani disoccupati e cos\u00ec via \u2013 di un mercato del lavoro alla deriva.<\/p>\n\n\n\n<p>Risalire la china \u00e8 una sfida difficile per i sindacati, in un contesto sempre pi\u00f9 sfavorevole per il lavoro, per la presenza di una concentrazione di poteri, conoscenze e ricchezza, nelle mani di pochi, come prima non si era mai visto.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste evoluzioni si sono accelerate nell\u2019ultimo decennio dalla scomparsa di Saba, per cui tocca a noi domandarci se l\u2019attuale pluralismo sindacale che trova le sue occasionali convergenze nell\u2019unit\u00e0 d\u2019azione abbia le energie necessarie per gestire un riequilibrio nei rapporti capitale e lavoro. Una domanda non retorica se viene collocata nell\u2019attuale momento di crisi sanitaria e di emergenza economico-sociale che propone un riposizionamento di tutti gli attori, pubblici e privati, impegnati nell\u2019attuazione di un Piano di ripresa.<\/p>\n\n\n\n<p>A livello politico si \u00e8 dato vita ad un governo di emergenza, il governo Draghi, il cui signoraggio tecnocratico \u00e8 la garanzia nei confronti dei nostri creditori europei. Ma \u00e8 lo stesso governo Draghi a dire che per attuare le riforme strutturali previste dal Piano ha bisogno del supporto del mondo delle imprese e del lavoro per sbrogliare il conflitto di interessi in una prospettiva di sviluppo condiviso.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 arbitrario ritenere che tale sfida si ponga, soprattutto per i sindacati, in quanto l\u2019attivazione prevista di investimenti pubblici e privati e l\u2019accelerazione delle applicazioni tecnologiche pi\u00f9 avanzate produrranno modifiche sociali importanti nella riallocazione del lavoro e nella sua composizione quali-quantitativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Per i sindacati i problemi che si prospettano sono riassumibili nella capacit\u00e0 di ricomporre i fili dispersi di un mercato del lavoro frammentato in una pi\u00f9 attrattiva solidariet\u00e0 e quella di intermediare la partecipazione dei lavoratori alla costruzione di un futuro che si va delineando, invertendo le tendenze in atto che accentuano diseguaglianze e povert\u00e0 da lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora si fanno pi\u00f9 pressanti alcune domande: non \u00e8 questa una opportunit\u00e0 per riconsiderare le ragioni storiche alla base dell\u2019attuale pluralismo sindacale a fronte di un sistema economico-sociale in profonda riconversione e di un sistema politico nel quale i partiti storici di riferimento sono ormai scomparsi da tempo? In un mondo del lavoro post-ideologico non c\u2019\u00e8 spazio per una nuova rappresentanza sindacale che si realizzi nella sua capacit\u00e0 di agire recuperando la mescolanza di interessi e di valori che era propria del sindacalismo alle sue origini? Come non notare poi come la crescita dei sindacati autonomi e l\u2019ampliarsi dell\u2019economia sommersa stiano mettendo a rischio la stabilit\u00e0 di un ordinamento sindacale la cui effettivit\u00e0 si basa sulla tutelata rappresentanza istituzionale dei sindacati maggiormente rappresentativi, motivata proprio al fine di prevenire tali tendenze centrifughe?<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe arbitrario da parte mia ritenere che le valutazioni fatte possano oggi essere condivise da Saba, che non pot\u00e9 vivere questa nuova stagione.<\/p>\n\n\n\n<p>Di sicuro non avrebbe mancato di rilevare la perdita di autorit\u00e0 degli uffici studi e dei centri di ricerca che nel passato alimentavano il dibattito interno fra i sindacati e il loro isolamento progressivo dal mondo accademico e degli esperti che ha accompagnato l\u2019involuzione verticistica e burocratica in atto. Il depauperamento del capitale di conoscenze condivise tra i sindacati \u00e8 una causa non secondaria delle loro attuali difficolt\u00e0 di essere attori propulsivi di un nuovo modello di crescita basato sulla sua sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>La creazione di un centro unitario di ricerca sindacale pu\u00f2 essere un primo passo perch\u00e9 il loro potere non si consumi nelle resistenze corporative.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi si richiama all\u2019eredit\u00e0 di Saba non pu\u00f2 accontentarsi di celebrarla. Perch\u00e9 non diventi cenere occorre tener viva la brace che alimentava il suo impegno culturale. Vale ancora, a distanza di secoli, la regola di Eraclito \u201calcune cose rimangono tali solo cambiando\u201d. Non \u00e8 arbitrario ritenere che tale regola si applichi ai sindacati di oggi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riprendiamo, pur se in ritardo, un intervento di Giuseppe Bianchi, dell&#8217;Isril, che prende spunto dal decimo anniversario della morte del professor Vincenzo Saba per parlare di quello che \u00e8 successo in questo decennio, nella Cisl ed in generale nei sindacati confederali. 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