{"id":8585,"date":"2021-10-22T09:48:49","date_gmt":"2021-10-22T07:48:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8585"},"modified":"2021-10-22T11:37:35","modified_gmt":"2021-10-22T09:37:35","slug":"4-tempi-bui-contrastare-la-cultura-fascista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8585","title":{"rendered":"4\/Tempi bui: &#8220;Contrastare la cultura fascista&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Savino Pezzotta ha scritto le sue riflessioni, che riceviamo e volentieri pubblichiamo, sulla manifestazione unitaria del 16 ottobre a Roma. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il9marzo.it<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Contrastare la cultura fascista e aprire strade per la nuova cittadinanza nel paese e sul lavoro<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho seguito per televisione e con vivo interesse, partecipazione e un alto tasso di empatia la manifestazione sindacale di sabato 16 ottobre, richiamato oltre che dalla passione sindacale da suo aspetto politico e ideale centrato sull\u2019antifascismo e la democrazia. Del resto era questo che dava un segno unitario molto ampio a quella mobilitazione. Credo che questa sia stata la manifestazione pi\u00f9 politica del sindacato negli ultimi dieci anni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;A mio parere ha avuto il limite di essere stata, nei discorsi ,attraversata da tanta retorica &#8211; richiamando analogie inappropriate con eventi storici di un secolo fa con l\u2019avvento del ventennio fascista &#8211; del passato che &nbsp;e &nbsp;dallo spirito di organizzazione pi\u00f9 che accentuare gli aspetti concreti e di vita che rivestono per ogni sindacalista i termini: antifascismo e democrazia.<\/p>\n\n\n\n<p>Una manifestazione come quella di sabato aveva il compito di chiarire chi sono oggi gli eredi dei &nbsp;fascisti, il fulcro della cultura fascista, su cosa &nbsp;o per meglio dire degli attuali nemici della democrazia .<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mio pensiero \u00e8 fascista chi fonda la sua visione politica sulla primazia nazionale, di razza, cultura e nega l\u2019uguaglianza con altri (individui o popoli), considerati per qualche caratteristica inferiori, negando universalit\u00e0 ai principi di libert\u00e0, di uguaglianza, distorcendo il significato di patria, famiglia, religione per farne una barriera apertamente, o in modo mascherato, di stampo razzista. A volte creando muri di \u201cdifesa\u201d per arrestare i flussi migratori dei nuovi \u201cdannati della terra\u201d (ne esistono 75 nel mondo, met\u00e0 costruiti con filo spinato o in cemento in questo avvio del XXI secolo).<\/p>\n\n\n\n<p>Questo per me questo \u00e8 il marchio fascista , ovvero la negazione dell\u2019uguaglianza di donne e uomini, di popoli e culture , \u00e8 il restare prigioniero di una mentalit\u00e0 coloniale e del primato dell\u2019uomo bianco.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 chiaro nella mia mente anche il pericolo&nbsp; dell\u2019eredit\u00e0 fascista del modello corporativo,&nbsp; sempre risorgente come \u201cl\u2019araba fenice\u201d sotto diverse spoglie, che pensa alle relazioni sociali e al ruolo dei corpi intermedi attraverso una visione mitica della vita e su una sorta di militarizzazione e statalizzazione fondata su forme autoritarie che essendo tali producono forme&nbsp; discriminatorie della politica.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 chiaro che chi persegue questi obiettivi ha in mente una organizzazione corporativa dell\u2019economia, che annulla la libert\u00e0 sindacale. Questi elementi, sappiamo bene, circolano dentro il dibattito politico e pertanto essere antifascisti significa evidenziarli e contrastarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo non s\u2019 evidenziato in modo radicale nella manifestazione di sabato 17 ottobre, a Roma, che si \u00e8 soffermata sul passato, affermando alcuni principi e valori e ha richiamato i temi di confronto con il Governo, ma non ha spinto oltre.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, il nostro paese, per ragioni politiche, non ha fatto fino in fondo i conti con l\u2019eredit\u00e0 del fascismo lasciando che certi tratti culturali si siano &nbsp;sedimentati.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi \u00e8 possibile valutare e analizzare\u2013 storicamente, culturalmente, socialmente, politicamente \u2013 il \u201ccontinuismo\u201d e cosa ha comportato il passaggio di uomini e strutture dallo Stato, e dalle istituzioni fasciste, a quello democratico e repubblicano. Un fenomeno che ha attraversato le strutture statali, le gerarchie burocratiche, il giornalismo, l\u2019accademia, l\u2019economia e la finanza, l\u2019esercito e la pubblica sicurezza. Ma anche i partiti e i sindacati.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa ha significato lo slittamento dello Stato e dell\u2019\u2019Italia fascista nella repubblica antifascista. Sono domande che ci rifiutiamo di farci cullandoci nell\u2019illusione che tutto sommato gli italiani siano \u201cbrava Gente\u201d e che nulla abbiano da rimproverarsi dell\u2019orrore che ha attraversato l\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quello che mi preoccupa di pi\u00f9 \u00e8 come in quest\u2019epoca storica segnata da profonde innovazioni sul piano economico, tecnologico e di relazioni umani si sia rimasti fermi sul terreno dell\u2019innovazione democratica e che si sia stati pi\u00f9 preoccupati della difesa del vecchio &nbsp;patrimonio culturale, sociale e religioso e si fatichi nell\u2019individuare e realizzare investimenti per rivitalizzare la democrazia rappresentativa, ad esempio con referendum propositivi e deliberativi e non solo di abrogativi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che l\u2019astensionismo al voto sia in costante aumento, pur&nbsp; non condividendo tale scelta, ritengo che questo fenomeno sia per ogni democratico un problema e un interrogativo&nbsp; e pertanto deve essere analizzato con rigore e compreso nelle sue motivazioni. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con troppo semplicismo si \u00e8 manifestata una grande soddisfazione nel vedere scomparire le ideologie, ma non si \u00e8 stati capaci di coprire quel vuoto.&nbsp; \u00c8 ovvio che nel vuoto, come nel buio,&nbsp; ricompaiono i fantasmi.&nbsp; Non di ideologie la democrazia ha bisogno ma di vision e chiarezza di mission pur contrapposte.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il sindacato, che per me resta il luogo in cui meglio si pu\u00f2 comprendere l\u2019intreccio tra mutamento sociale e democrazia, ho l\u2019impressione, da osservatore simpatetico, che non abbia ancora colto, essendone direttamente coinvolto, che le ragioni del suo indebolirsi sono frutto dei processi di metamorfosi del lavoro e di ristrutturazione della societ\u00e0 e soprattutto della corporativizzazione dei corpi intermedi da cui germina il&nbsp; populismo, anche rancoroso, che oggi chiassosamente circola nelle nostre piazze e che non disdegna la violenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 ritengo che sia proprio dalla manifestazione nazionale di Roma e dalle ragioni che l\u2019hanno promossa che viene posta al sindacato l\u2019urgenza e la necessit\u00e0 di indagare in profondit\u00e0 la realt\u00e0 dei cambiamenti sociali e dei modi con cui le persone si relazionano, si organizzano, ma soprattutto del senso, del significato e del posto che le persone, uomini donne e giovani danno al lavoro nella loro vita personale, materiale ,spirituale, culturale e sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di fare uno sforzo per capire come il lavoro \u00e8 cambiato nel cuore e nella mente di chi lavora.&nbsp; Non bastano pi\u00f9 le intelligenti e utili analisi sociologiche e statistiche, o descrizioni &nbsp;futuriste, abbisogna &nbsp;la concretezza con cui il lavoro si incarna e si invera nella vita personale nei suoi aspetti globali, razionali, emotivi e estetici.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 solo cogliendo questi aspetti si pu\u00f2 contribuire al necessario rinnovamento totale del destino delle persone impegnandole per un \u201cdestino comune e di solidariet\u00e0\u201d, soprattutto a innanzi a quelle che attualmente appaiono le due grandi sfide verso il lavoro: il cambiamento climatico e la pervasivit\u00e0 delle nuove tecnologie e dell\u2019Intelligenza Artificiale nell\u2019umano e nel vivere insieme. Poich\u00e9 queste nuove tecnologie non sono neutrali ma incidono in profondit\u00e0 sul nostro essere e ci impongono modelli di organizzazione sociale possono trasformare la nostra struttura culturale e antropologica e di conseguenza le forme del vivere sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai da diversi anni sta sorgendo un modo di pensare e di pensarsi totalmente differenziato da quello in essere negli \u201canni gloriosi\u201d dell\u2019espansione sindacale che si orienta oltre la naturale solidariet\u00e0 propria delle persone al lavoro, ma che sta sviluppando una soggettivit\u00e0 individuale che tende a esasperare la competitivit\u00e0 personale e l\u2019accentuazione esagerata del merito, diventa necessario che il sindacato riesca a ridefinire il suo futuro, il suo nuovo statuto, &nbsp;il suo fondamento e le ragioni ideali dell\u2019organizzare delle persone. Un sindacato che si riprogetta in senso post-moderno e che diventa sostenitore e promotore di nuove forme di democrazia sociale e politica, innervata da pratiche diffuse di democrazia partecipata al suo interno e nella realt\u00e0 politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di far germinare un concetto di cittadinanza aperta, ma questo non lo si pu\u00f2 attendere che venga calato dal di fuori, ma deve sbocciare al proprio interno, rompendo con tutte le tentazioni oligarchiche che si sono affacciate sulla sua porta e che hanno portato a un restringimento della democrazia sindacale.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi serve il coraggio di sperimentare forme di democrazia partecipativa nel lavoro, nell\u2019organizzazione, forme di democrazia deliberativa sulle grandi scelte e per sostenere i confronti istituzionali, modalit\u00e0 di federalismo sociale che valorizzi le strutture di base, di territorio e di categorie.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la democrazia politica \u00e8 lo spazio pubblico in cui si mettono a confronto progetti e idee, lo stesso deve essere il sindacalismo che da organizzazione rigida e gerarchica si trasforma in organizzazione aperta e fortemente partecipata.<\/p>\n\n\n\n<p>La manifestazione di sabato 16 ottobre non pu\u00f2 essere archiviata come colpevolmente abbiamo fatto con molte altre, ma essere un pungolo perch\u00e9 l\u2019essere antifascista sia foriero di una nuova tensione democratica e di una spinta verso una nuova cittadinanza del lavoro e delle persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">Savino Pezzotta<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savino Pezzotta ha scritto le sue riflessioni, che riceviamo e volentieri pubblichiamo, sulla manifestazione unitaria del 16 ottobre a Roma. 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