{"id":8414,"date":"2021-09-20T10:25:35","date_gmt":"2021-09-20T08:25:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8414"},"modified":"2021-09-20T17:28:44","modified_gmt":"2021-09-20T15:28:44","slug":"indifferentemente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8414","title":{"rendered":"Indifferentemente"},"content":{"rendered":"\n<p>Questa volta facciamo eccezione alle nostre regole di scrittura e partiamo da una premessa teorica. Ma se qualcuno non \u00e8 interessato o trova comunque inutile e\/o noiosa la teoria o ritiene di non averne bisogno, pu\u00f2 saltare direttamente alle conclusioni pratiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema \u00e8 quello, sollevato in alcuni commenti, dell&#8217;unit\u00e0 e del pluralismo sindacale. Un tema sul quale bisogna prima chiarire sul piano teorico come usare i termini correttamente per evitare di fare confusione. E il punto da chiarire \u00e8 che unit\u00e0 sindacale non \u00e8 affatto il contrario di pluralismo, ma di pluralit\u00e0. In Italia c&#8217;\u00e8, ad esempio, una situazione di pluralit\u00e0 sindacale, nel senso che esistono pi\u00f9 organizzazioni sindacali, ma c&#8217;\u00e8 un debole pluralismo, nel senso che le organizzazioni tendono a convergere, a non farsi la guerra e ad avere regole comuni sull&#8217;esercizio della rappresentanza (l&#8217;esempio pi\u00f9 chiaro \u00e8 quello delle Rsu). Ed il risultato \u00e8 un sistema accentrato e rigido, dove le rappresentanze di base, quelle territoriali e le federazioni nazionali finiscono, di fatto o di diritto, per essere terminali operativi delle confederazioni nazionali, legate da patti di unit\u00e0 impliciti o espliciti.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri paesi etichettati come esempi di unit\u00e0 sindacale presentano invece caratteristiche tipiche del pluralismo come concorrenza fra esperienze e criteri diversi per l&#8217;esercizio della rappresentanza. E questo sia perch\u00e9 a volte presentano una pluralit\u00e0 di organizzazioni (in Germania accanto al Dgb c&#8217;\u00e8 il Dbb, che conta una quarantina di organizzazioni affiliate e una milionata abbondante di iscrizioni; negli Stati Uniti ci sono l&#8217;Afl-Cio e Change to win; in Svezia ci sono la LO, il Saco e il Tco, eccetera) ma soprattutto perch\u00e9, anche quando esiste una sola grande organizzazione centrale, questa non impone alcun modello al quale uniformarsi ma lascia aperta la dialettica, organizzativa e politica, fra i sindacati aderenti, che non di rado si danno battaglia fra di loro secondo idee e visioni diverse della rappresentanza sindacale o anche solo perch\u00e9 rivendicano di esercitare la rappresentanza esclusiva di settori nei confronti di altri sindacati della stessa organizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In altre parole, dove c&#8217;\u00e8 democrazia c&#8217;\u00e8 sempre pluralismo, nel senso di dialettica fra interessi collettivi organizzati che cercano una composizione dinamica per convivere all&#8217;interno di istituzioni comuni. E dove questa dialettica manca, a mancare \u00e8 la stessa democrazia (e si possono commissariare federazioni come la Fai per il libero voto di un&#8217;assemblea congressuale sulla decisione di non sciogliersi come voleva Via Po 21).<\/p>\n\n\n\n<p>Fatta questa premessa, veniamo alla questione sollevata su questo blog: per la dirigenza attuale della Cisl l&#8217;unit\u00e0 sindacale \u00e8 ancora un valore e quindi un obiettivo ideale? <a href=\"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8406#comment-14543\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8406#comment-14543\">Rodolfo Vialba, letta l&#8217;anticipazione della bozza delle tesi congressuali, ha denunciato l&#8217;apostasia<\/a> che ne emerge per l&#8217;affermazione (la riportiamo come \u00e8 stata citata, noi non l&#8217;abbiamo letta direttamente):<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>un ruolo importante viene dal pluralismo tra Cisl, Cgil e Uil, che ha consentito di esplorare strade nuove in modo non distruttivo. Con ogni probabilit\u00e0, l\u2019unit\u00e0 sindacale avrebbe ridotto gli spazi di sperimentazione e di competizione controllata tipici del caso italiano\u201d<\/em>,<\/p>\n\n\n\n<p>A noi che, venendo in buona misura dalla Fisba e dalla storia dei &#8220;giuseppini&#8221; che si opposero all&#8217;unit\u00e0 sindacale negli anni Settanta, questa frase fa un effetto un po&#8217; diverso: ci leggiamo infatti un&#8217;indifferenza di fondo alla questione, la rinuncia di fatto ad una fede non per aderire ad un&#8217;altra, non per una conversione al pluralismo come valore connaturato alla democrazia (se cos\u00ec fosse, le Rsu dovrebbero essere messe in discussione e fatte saltare), ma per comodit\u00e0 di gestione del potere: oggi le dinamiche di rappresentanza, ed i lavoratori stessi, si controllano meglio (vedi l&#8217;espressione delle tesi &#8220;<em><u>competizione controllata<\/u><\/em>&#8220;) offrendo lo stesso prodotto con tre marchi diversi piuttosto che un unico marchio. Anche perch\u00e9, cos\u00ec facendo, migliaia e migliaia di funzionari (formalmente dirigenti eletti dal basso, di fatto cooptati dall&#8217;alto e tenuti ad un patto di fedelt\u00e0 al capo) conservano il posto. E, al limite, se lo perdono in un&#8217;organizzazione, possono trovarlo in qualcun&#8217;altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 quando la pluralit\u00e0 sindacale non esprime pi\u00f9 convinzioni profonde, giuste o sbagliate che siano (qualcuno ha accusato Vialba di ragionare &#8220;come i comunisti&#8221;; i comunisti avevano convinzioni profonde per sbagliate che fossero, e ci\u00f2 che si \u00e8 rimproverato a Vialba \u00e8 stato appunto di non rinunciare a ci\u00f2 in cui crede lui e una volta credeva quasi tutta la Cisl), il sindacalista diventa come il calciatore che, se gli fanno un buon contratto, pu\u00f2 giocare nella Roma come nella Lazio. E se, come accadde a Ciccio Cordova, capitano della Roma all&#8217;inizio degli anni Settanta, arriva un nuovo presidente e ti vende alla Lazio, questa \u00e8 la maniera per continuare a fare quello che sai fare. Qualcosa di simile ci sembra sia successo <a href=\"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8406#comment-14519\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=8406#comment-14519\">nelle elezioni Rsu Leonardo Roma Laurentina<\/a>, dove la Fim non ha eletto alcun delegato e quelli che erano usciti sono stati rieletti in altre liste. <\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista del calciatore che vuole continuare a giocare,  l&#8217;esistenza di Roma e Lazio consente &#8220;<em>di esplorare strade nuove in modo non distruttivo<\/em>&#8220;, direbbero le tesi confederali in bozza, consente di ricollocarsi, come \u00e8 legittimo per chi sia stato scaricato, e talvolta \u00e8 un bene che accada. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma quando si perdono di vista e dal cuore le ragioni della pluralit\u00e0 o dell&#8217;unit\u00e0, tutto \u00e8 possibile, e la scelta diventa solo, cinicamente, fra strumenti pi\u00f9 o meno utili per controllare meglio la situazione. E se domani questa utilit\u00e0 venisse meno, la Roma e la Lazio, in nome del valore dell&#8217;unit\u00e0, potrebbero anche fondersi in una sola (la Lazioma, o la Romazio). E un calciatore potrebbe giocare in una squadra, nell&#8217;altra o in una squadra frutto della fusione delle altre due.<\/p>\n\n\n\n<p>Indifferentemente.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Mina - Indifferentemente\" width=\"728\" height=\"410\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/NIMTWljJKjw?start=9&#038;feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa volta facciamo eccezione alle nostre regole di scrittura e partiamo da una premessa teorica. 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