{"id":5583,"date":"2016-04-27T00:10:22","date_gmt":"2016-04-26T22:10:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.il9marzo.it\/?p=5583"},"modified":"2016-04-27T00:10:22","modified_gmt":"2016-04-26T22:10:22","slug":"la-cisl-ha-sempre-ragione-lettera-aperta-al-professor-ichino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=5583","title":{"rendered":"La Cisl ha &#8220;sempre&#8221; ragione? (lettera aperta al professor Ichino)"},"content":{"rendered":"<p><em>Il signor Giovanni Graziani scrive una lettera aperta al professor Pietro Ichino che volentieri ospitiamo<\/em><\/p>\n<p><em>www.il9marzo.it<\/em><\/p>\n<p>-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.<\/p>\n<p>Gentile professor Ichino,<\/p>\n<p>Le scrivo in relazione ad una Sua affermazione che \u00e8 stata recentemente ripresa da uno stimolante articolo della &#8220;Civilt\u00e0 Cattolica&#8221; (&#8220;La notte del sindacato&#8221;, di F. Occhetta&#8221;).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><em>\u00abNon soltanto Maurizio Landini, ma anche Susanna Camusso, se vogliono essere onesti fino in fondo, devono riconoscere che dalla met\u00e0 del secolo scorso \u00e8 sempre stata la Cisl a compiere la scelta giusta e la Cgil a compiere quella sbagliata a tutti i bivi di fronte ai quali il movimento sindacale si \u00e8 trovato\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Sar\u00e0 forse che recenti vicende invitano alla prudenza, ma non so quanto sia il caso di alimentare l&#8217;autostima della Cisl (cosa che anch&#8217;io posso aver fatto in passato) dicendo che le scelte di questa organizzazione sono state &#8220;sempre giuste&#8221;. Certo, se la cosa fosse vera, allora si potrebbe forse spiegare il 30% che, a parit\u00e0 di mansioni e di inquadramento, il segretario generale della Cisl guadagna in pi\u00f9 rispetto a quello della Cgil (sto alle loro dichiarazioni: Anna Maria Furlan vale 5.200 netti al mese, Susanna Camusso 3.850. Un &#8220;premio di risultato&#8221;?).<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che la Cisl ha &#8220;sempre&#8221; avuto ragione? Per esempio, sulla scala mobile? Perch\u00e9 \u00e8 ben vero che negli anni &#8217;80 ha ragione chi accetta la fuoriuscita da quel meccanismo che ormai costava alle imprese ed al paese senza dare, in termini reali, nulla ai lavoratori. Quindi aveva ragione la Cisl di Carniti, ma non solo lei, e torto la Cgil che seguiva il Pci. Ma \u00e8 anche vero che all&#8217;origine del problema c&#8217;era quel &#8220;punto unico di contingenza&#8221; sul quale, nel 1975, a sbagliare erano stati i sindacati tutti assieme, cio\u00e8 la federazione unitaria Cgil-Cisl-Uil. E, a dirla tutta, era stata soprattutto la Cisl, Pierre Carniti in testa, a volere quella scelta sbagliata, ben pi\u00f9 di Lama e Trentin.<\/p>\n<p>Ma a stimolare una riflessione sono soprattutto gli esempi che Lei fa per dimostrare che \u00e8 &#8220;sempre&#8221; stata la Cisl a fare la scelta giusta in tutti i casi citati:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><em>\u00abnegli anni Cinquanta quello dello sviluppo della contrattazione aziendale; negli anni Ottanta quello del riconoscimento del part-time, poi quello della riforma della scala-mobile; negli anni Novanta quello del superamento del monopolio statale del collocamento e della introduzione delle agenzie per il lavoro temporaneo; negli anni 2000 quello del passaggio dal vecchio regime della job property per una met\u00e0 soltanto dei lavoratori a quello della flexsecurity per tutti; ora di nuovo quello dello spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>A me sembra che, nel Suo pur sintetico racconto, ci sia una frattura un po&#8217; troppo ampia fra anni cinquanta e ottanta. Fra l&#8217;altro, cos\u00ec si salta il tema dello statuto dei lavoratori (sul quale la Cisl ha avuto in quegli anni tre posizioni diverse: prima contraria, poi possibilista, poi, negli anni seguenti l&#8217;approvazione, quando quella legge veniva letta come un testo sacro dal sindacato unitario, ha raccontato di essere stata favorevole gi\u00e0 da prima. Quale delle tre era stata quella &#8220;sempre giusta&#8221;?).<\/p>\n<p>Gli esempi fatti, d&#8217;altra parte, non sono tutti della stessa natura. Alcuni parlano di una Cisl promotrice di innovazione, altri di una Cisl che condivide scelte preferibili ad altre, altri ancora di una Cisl che si limita ad andare a rimorchio delle idee di altri.<\/p>\n<p>L&#8217;esempio della Cisl innovatrice \u00e8 quello degli anni Cinquanta: quando non si limita ad essere a favore della contrattazione aziendale, ma la propone e la rivendica con forza. E&#8217; lei a mettere gli altri davanti al bivio. E ad avere torto, a prendere la strada sbagliata, non fu tanto la Cgil, quanto la Confindustria, che preferiva avere a che fare con Di Vittorio mobilitatore di masse che con il &#8220;sindacato nuovo&#8221; di Giulio Pastore e la sua richiesta di entrare nelle fabbriche. Ma si potrebbe aggiungere che la Cisl ebbe ragione a volere (anche per questi motivi) la nascita per legge dell&#8217;Intersind, in modo da avere fra i &#8220;padroni&#8221; un interlocutore interessato all&#8217;innovazione. Ancora una volta contro la Confindustria prima ancora che contro la Cgil.<\/p>\n<p>Gli altri esempi che Lei cita dagli anni Ottanta in poi raccontano un&#8217;altra storia: idee o proposte che la Cisl ha sostenuto ma non ha prodotto (a parte forse la predeterminazione dei punti di scala mobile). In qualche caso contraddicendo scelte del passato. Ad esempio, era stato Giulio Pastore, da segretario della Cisl eletto in parlamento, a presentare la proposta di legge sul lavoro a tempo determinato che poi diventer\u00e0 la l. 230\/1962, e che sar\u00e0 superata quando altri decideranno, e la Cisl condivider\u00e0, che era ora di avere pi\u00f9 flessibilit\u00e0 (o <em>flexsecurity<\/em>; che, giusta o sbagliata, non \u00e8 un&#8217;idea prodotta n\u00e9 introdotta in Italia dalla Cisl).<\/p>\n<p>Forse, dopo gli anni della crisi, ci sarebbe bisogno di chi ha il coraggio di produrre idee nuove, correndo il rischio di sbagliare come sul &#8220;punto unico&#8221;, ma non quello di sopravvivere a rimorchio degli altri. Perch\u00e9 un conto \u00e8 cercare di innovare, e allora anche da un&#8217;idea sbagliata, correggendola, ne pu\u00f2 nascere una giusta; un conto \u00e8 farsi trasportare dagli eventi solo perch\u00e9 si crede che in fondo non ci sia alternativa. Nel primo caso, quando si \u00e8 capaci di proporre alternative al &#8220;cos\u00ec va il mondo&#8221;, \u00e8 giusto assegnare meriti e colpe per scelte giuste o sbagliate; nel secondo caso viene solo in mente il detto per cui i pesci che nuotano con la corrente sono i pesci morti.<\/p>\n<p>E allora non sorprende che anche l&#8217;articolo di padre Occhetta, che pure cita la Sua interpretazione, accomuni comunque la Cisl e la Cgil nel giudizio sulla &#8220;notte del sindacato&#8221;.<\/p>\n<p>La ringrazio per la cortese attenzione.<\/p>\n<p>Giovanni Graziani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il signor Giovanni Graziani scrive una lettera aperta al professor Pietro Ichino che volentieri ospitiamo www.il9marzo.it -.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. 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