{"id":4088,"date":"2016-02-15T20:51:41","date_gmt":"2016-02-15T19:51:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.il9marzo.it\/?p=4088"},"modified":"2016-02-15T20:51:41","modified_gmt":"2016-02-15T19:51:41","slug":"ancor-prima-del-modello-contrattuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=4088","title":{"rendered":"Ancor prima del modello contrattuale"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo intervento \u00e8 una risposta al commento di un lettore che, dopo aver letto alcune <a href=\"http:\/\/www.il9marzo.it\/?p=4016%20\">considerazioni critiche sul rinnovo del contratto per gli alimentaristi<\/a>, chiedeva se allora si ritenesse necessario spostare tutta la parte economica del contratto dal livello nazionale a quello aziendale.<\/em><\/p>\n<p><em>www.il9marzo.it <\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.il9marzo.it\/?p=4016#comment-5797\">Il lettore che s\u2019interroga<\/a>, forse perplesso, sull\u2019opportunit\u00e0 o meno di spostare la parte economica del contratto nazionale degli alimentaristi, appena rinnovato, sulla contrattazione di livello aziendale, ci invita a svolgere qualche approfondimento, non certo in chiave polemica, anzi, il lettore merita tutto il nostro ringraziamento per aver posto un interrogativo breve e semplice e per questo motivo molto efficace su una questione da sempre\u00a0 dibattuta negli ambienti sindacali.<\/p>\n<p>Cerchiamo di procedere con ordine e con la massima chiarezza possibile su una materia di per s\u00e9 molto ampia con continui richiami a fattori esterni ma ad essa collegati.<\/p>\n<p>1) Ancor prima di chiedersi se sia pi\u00f9 opportuno declinare il livello contrattuale nazionale a favore di quello decentrato, sia esso territoriale e\/o aziendale, bisogna riflettere sui costi per le imprese e sui conseguenti benefici per i lavoratori, in una parola, sul <strong>costo del lavoro<\/strong> e sulla questione dei <strong>bassi salari<\/strong> nel nostro paese. Per capirci meglio, prendiamo a riferimento il caso concreto del contratto nazionale degli alimentaristi: ha senso imputare costi annui a regime pari a circa <strong>euro 2000,00<\/strong> per unit\u00e0 lavorativa, quando la stessa unit\u00e0 lavorativa, euro pi\u00f9 euro meno, potr\u00e0 contare su un beneficio di circa <strong>750,00 euro<\/strong>, ovvero nemmeno una quota pari al 40% di quanto speso dall\u2019azienda per lei? Contributi previdenziali e tassazione fiscale si portano via pi\u00f9 del 60% di quanto negoziato dalle parti contraenti! Possibile che non si possa intervenire, seppur gradualmente, su questa <strong>clamorosa stortura<\/strong>?<\/p>\n<p>2) Proviamo quindi a ragionare sui possibili rimedi e sulle loro inevitabili conseguenze. Sul fronte dei <strong>contributi previdenziali<\/strong>, si potrebbe pensare ad un <strong>alleggerimento dell\u2019attuale carico<\/strong> sia per le imprese che per i lavoratori, ci\u00f2 implicherebbe s\u00ec una <strong>rendita pensionistica futura pi\u00f9 bassa<\/strong>, ma appunto consentirebbe una <strong>maggiore disponibilit\u00e0 monetaria<\/strong> attuale per i lavoratori e un <strong>minor costo del lavoro<\/strong> delle imprese.<\/p>\n<p>Peraltro la maggior ricchezza in mano ai lavoratori non \u00e8 detto che su libera scelta degli stessi non possa essere diretta alla costruzione di una <strong>pensione integrativa<\/strong>, magari<strong> incentivata<\/strong> attraverso una tassazione di favore, colmando quindi l\u2019eventuale gap sopra evidenziato. In fondo si prospetterebbe uno scenario che riprende sull\u2019argomento un\u2019idea madre della Cisl, ovvero uno stato che assicuri una condizione minima di pensione per la generalit\u00e0 dei propri cittadini, creando nel contempo le condizioni affinch\u00e9 ciascuno possa decidere di costruirsi per il suo domani una rendita integrativa privata.<\/p>\n<p>In questo contesto per\u00f2 c\u2019\u00e8 da risolvere un problema di non poco conto, dovuto alla scelleratezza con cui si \u00e8 gestito in passato il sistema pensionistico, come una cicala abbiamo prosciugato risorse per il domani, tant\u2019\u00e8 che i contributi di oggi servono a pagare le attuali pensioni e non sono nemmeno sufficienti, ma se non vogliamo creare ulteriori diseguaglianze generazionali sul tema, \u00e8 giusto e doveroso intervenire ora a costo di qualche sacrificio per alcune tipologie di attuali pensionati, con buona pace dei \u201cdiritti acquisiti\u201d.<\/p>\n<p>3) Sempre in tema di contributi, sappiamo che ogni forma assicurativa che si rispetti misura l\u2019entit\u00e0 del premio da versare alla probabilit\u00e0 del verificarsi dell\u2019evento legato al premio versato. Ci sono imposizioni obbligatorie gestite da un ente assicuratore pubblico in forma monopolistica che non rispondono al criterio sopra richiamato, in alcuni casi in modo oseremmo dire scandaloso. Prendiamo ad esempio <strong>i premi versati all\u2019Inail<\/strong> per la copertura degli infortuni degli operai agricoli, la percentuale sulla retribuzione lorda supera il 13% e accade cosi che in una data provincia \u00e8 stato calcolato che in un anno i premi versati all\u2019Inail dalle aziende agricole ammontano a <strong>pi\u00f9 di 6 milioni<\/strong> di euro a fronte di prestazioni erogate a tale titolo inferiori a <strong>300mila euro<\/strong>! Che l\u2019assicurazione sia obbligatoria, senz\u2019altro. Che debba essere esercitata in forma monopolistica da un ente pubblico, perch\u00e9? Per creare le mostruosit\u00e0 assicurative appena descritte che incidono pesantemente sul costo del lavoro?<\/p>\n<p>4) Occupiamoci ora del supposto \u201cmodello contrattuale\u201d. Non \u00e8 infatti propriamente corretto\u00a0 parlare di modello in quanto \u00e8 la realt\u00e0 stessa che impone soluzioni negoziali che di volta in volta possono essere aggiustate o anche totalmente modificate. Se ad esempio la realt\u00e0 delle industrie alimentari del nostro paese fosse omogenea per struttura e redditivit\u00e0 di imprese, la scelta del contratto nazionale come fonte principale di negoziazione non si porrebbe, anzi sarebbe da auspicare. Ma siccome cosi non \u00e8, bisogna rendersi conto che <strong>la produttivit\u00e0 va negoziata dove viene prodotta<\/strong> e quindi a livello <strong>aziendale<\/strong> laddove le dimensioni dell\u2019azienda e il numero degli addetti la rende\u00a0 praticabile o a livello <strong>territoriale settoriale<\/strong> in presenza di unit\u00e0 produttive di piccole dimensioni. Una contrattazione decentrata\u00a0 deve essere accompagnata da <strong>incentivazioni<\/strong> contributive e fiscali ancor maggiori di quelle attualmente previste al fine di attenuare le distonie sul costo del lavoro e sul salario evidenziate nei precedenti punti.<\/p>\n<p>Il contratto nazionale\u00a0 dovrebbe assicurare delle condizioni minime, sotto le quali non sia possibile scendere, fatti salvi casi estremi, sia riguardo al quadro normativo contrattuale che economico. Semmai potrebbe avere un ruolo \u201cpolitico\u201d di condizionamento positivo del livello legislativo. <strong>Se cosi fosse il contratto nazionale dovrebbe intervenire in seconda battuta<\/strong>, dopo la negoziazione decentrata, tant\u2019\u00e8 che in specifiche e determinate situazioni laddove questo non accadesse, riterremmo giusto l\u2019intervento legislativo finalizzato ad assicurare un salario minimo.<\/p>\n<p>Ci auguriamo di essere riusciti a chiarire la nostra posizione, determinata, non tanto da una visione teorica di modello contrattuale, quanto dalla mediazione di istanze pratiche verificate dall\u2019esperienza sindacale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo intervento \u00e8 una risposta al commento di un lettore che, dopo aver letto alcune considerazioni critiche sul rinnovo del contratto per gli alimentaristi, chiedeva se allora si ritenesse necessario spostare tutta la parte economica del contratto dal livello nazionale a quello aziendale. www.il9marzo.it Il lettore che s\u2019interroga, forse perplesso, sull\u2019opportunit\u00e0 o meno di spostare&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-4088","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria","no-post-thumbnail","entry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.il9marzo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4088","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.il9marzo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.il9marzo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.il9marzo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.il9marzo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4088"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.il9marzo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4088\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.il9marzo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4088"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.il9marzo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4088"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.il9marzo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4088"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}