{"id":3936,"date":"2016-02-02T23:44:17","date_gmt":"2016-02-02T22:44:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.il9marzo.it\/?p=3936"},"modified":"2016-02-02T23:44:17","modified_gmt":"2016-02-02T22:44:17","slug":"liberta-di-parolail-salario-di-cittadinanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=3936","title":{"rendered":"Libert\u00e0 di parola\/il salario di cittadinanza"},"content":{"rendered":"<p><em>Il nuovo contributo di Luigi Viggiano propone alla Cisl di discutere il tema del salario di cittadinanza. Che \u00e8 uno strumento che esiste in molti altri paesi, e per il quale esistono argomenti seri a favore, ma ne possono essere portati anche alcuni pi\u00f9 critici.<\/em><\/p>\n<p><em>In ogni caso si tratta di un dibattito pi\u00f9 serio, pi\u00f9 urgente e pi\u00f9 adeguato ai problemi della contemporaneit\u00e0 rispetto alla ridicola illusione di uscire dalla crisi delle relazioni industriali con l&#8217;attuazione di un ferrovecchio come l&#8217;articolo 39 della Costituzione.<\/em><\/p>\n<p><em>www.il9marzo.it<\/em><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>Ricordando ai dimentichi il primo articolo della nostra Costituzione che recita \u201cl&#8217;Italia \u00e9 una Repubblica fondata sul lavoro\u201d sento il dovere di richiamare gli attuali dirigenti ad onorare la storia del sindacato e la Costituzione Repubblicana, in continuazione con quelli che li hanno preceduti. Cominciando, per esempio, a battersi per un salario di cittadinanza dignitoso ai disoccupati; cosa che peraltro avviene da anni nei paesi del nord Europa.<br \/>\nPer motivare la richiesta parto da un dato di fatto inconfutabile e cio\u00e8 che il sentire comune, fondato sull&#8217;idea che associa lavoro a libert\u00e0 rendendoli interdipendenti (senza l\u2019uno non esiste l\u2019altra) \u00e8 una idea superata perch\u00e9, l\u2019era del lavoro nato con la rivoluzione industriale (fatto di centri industriali circondati da grosse periferie urbane) \u00e9 finito da parecchi anni.\u00a0 Inoltre non tiene conto del fatto che, a livello globale la forza lavoro oggi \u00e9 abbondantemente superiore al necessario, si stima che per produrre l\u2019attuale Pil mondiale basterebbero 300 milioni di lavoratori.<br \/>\nE quando il lavoro manca? I dati ci dicono che aumentano i suicidi (sia dei lavoratori che degli imprenditori). La delocalizzazione, e soprattutto l\u2019automazione, producono disoccupati a go go. Oramai \u00e8 arcinoto a tutti che una parte del lavoro umano non serve pi\u00f9. Ecco perch\u00e9 se non saranno previsti strumenti come: il salario di cittadinanza, la riduzione dell\u2019orario di lavoro, investimenti in settori produttivi ad alta occupazione e soprattutto una redistribuzione delle ricchezze (secondo un recente studio della Oxfam i 62 uomini pi\u00f9 ricchi del pianeta hanno un patrimonio equivalente a quello di 3,6 miliardi di persone pi\u00f9 povere). E&#8217; dunque evidente che proseguendo su questa strada, inevitabilmente s\u2019impatter\u00e0 in un conflitto sociale (anticamera della guerra). Attiviamoci dunque affinch\u00e9 chi di dovere rinsavisca per tempo e si adoperi per evitare un simile DRAMMATICO epilogo.<br \/>\nCome detto oggi ci sono persone che si uccidono o muoiono per il troppo lavoro e altre che patiscono la stessa sorte perch\u00e9 di lavoro non ne hanno. Ecco perch\u00e9, dovremmo recuperare il nostro motto \u201clavorare meno lavorare tutti\u201d. Se i sindacati avessero seguito questa strada per tempo non ci troveremmo nell\u2019attuale disastrosa situazione.<br \/>\nNemmeno l\u2019uomo primitivo dedicava tanto tempo per garantirsi la sopravvivenza. Dall\u2019inizio della prima rivoluzione industriale ad oggi si \u00e8 capovolto il significato del lavoro (prima si lavorava per vivere OGGI SI VIVE PER LAVORARE); guardate che non \u00e8 un semplice gioco di parole bens\u00ec di un concetto che unito ai bisogni indotti in modo sublimale, quasi sempre effimeri, hanno permesso di sostituire le catene degli schiavi di una volta.<br \/>\nNon dimentichiamoci che per millenni, nelle societ\u00e0 antiche e fino al sorgere delle prime manifatture e dei relativi commerci, il lavoro coincise con la vita, il cui trascorrere poteva essere penoso o meno, ma non era scisso in tempi separati. Una diversa natura del lavoro apparve invece nelle societ\u00e0 urbane che segnarono la transizione dal VECCHIO al NUOVO modo di produrre. Nel vecchio il lavoro era inteso come attivit\u00e0 per ottenere un semplice valore d&#8217;uso e non come (accade oggi) mezzo per produrre valore di scambio. Che ci si dedicasse all&#8217;agricoltura, alla produzione di oggetti o a riposare, lo scorrere del tempo &#8220;lavorando&#8221; era la condizione naturale dalla nascita alla morte. Pensate che ancora oggi esistono popolazioni che non hanno nel loro linguaggio un termine per indicare il lavoro nel modo che lo intendiamo noi \u201ccivilizzati\u201d.<br \/>\nSe era necessaria un&#8217;opera pubblica, tutta la societ\u00e0 si metteva all&#8217;opera finch\u00e9 non era terminata; se il re costruiva una nuova citt\u00e0 radunava la popolazione e ne utilizzava il tempo disponibile rispetto all&#8217;attivit\u00e0 agricola; alla fine, quel prodotto del lavoro non era di qualcuno in particolare. Nell&#8217;antichit\u00e0 non esisteva il corrispondente della parola &#8220;operaio&#8221; e tantomeno di &#8220;schiavo&#8221;. Tra l&#8217;altro c&#8217;\u00e8 da dire che in passato, era considerato miserabile l&#8217;uomo &#8220;libero&#8221; (pastore, cacciatore, contadino, ecc.) mentre il &#8220;servo&#8221; (scriba, artigiano ecc.), che partecipava alla vita dei re e dei funzionari, era un privilegiato.<br \/>\nAncora oggi quando un traduttore di scritture scrive &#8220;operai&#8221;, mette il termine tra virgolette anche quando nel testo si parla di uomini che ricevono un corrispettivo per il loro lavoro, in genere applicato alla costruzione di opere &#8220;pubbliche&#8221;. E comunque il lavoro veniva pagato sempre in beni di consumo per la sopravvivenza dei lavoratori e della loro famiglia, collettivamente, non in base alla quantit\u00e0 di lavoro erogato dagli individui.<br \/>\nEra normale che degli artigiani venissero utilizzati per il raccolto e, al contrario, dei contadini venissero chiamati alla costruzione di mura e canali.<br \/>\nIl &#8220;vasaio&#8221; o il &#8220;carpentiere&#8221; erano uomini che, come tutti gli altri, si dedicavano ad una produzione sociale; le loro particolari abilit\u00e0 erano utilizzate soprattutto per attivit\u00e0 sporadiche.<br \/>\nLa condizione descritta si mantenne per tutto il medioevo e fino alle soglie della grande rivoluzione produttiva e demografica del XVII secolo. L&#8217;orario non era mai prefissato perch\u00e9, in genere coincidente con le ore di luce dall&#8217;alba al tramonto.<br \/>\nIl progresso che ne \u00e9 derivato e tanto bene ha fatto all&#8217;uomo non gli ha per\u00f2 regalato la libert\u00e0 dal lavoro coatto, svolto in una giornata lavorativa che non si \u00e8 affatto accorciata, dato che oggi nel mondo si lavora pi\u00f9 che nel Medioevo, anche escludendo il tempo dovuto agli spostamenti per raggiungere il luogo di lavoro.<br \/>\nFino al 1962, anno in cui ebbe termine definitivamente il &#8220;patto del lavoro&#8221; tra Stato e sindacati per la ricostruzione postbellica, il tempo di lavoro in Italia era &#8220;parametrato&#8221; a 200 ore mensili (cio\u00e8 un mese medio valeva 200 ore di lavoro nei calcoli per liquidazioni, permessi, ferie ecc.). La prassi prevedeva all&#8217;incirca una giornata lavorativa di nove ore al giorno con un sabato lavorativo di cinque ore per gli operai; nell&#8217;anno le ore di lavoro erano dunque circa 2.400, un numero molto alto.<br \/>\nIl prolungamento della giornata lavorativa ha oggi effetti diversi che nel passato; perch\u00e9 non avviene pi\u00f9 in un mondo arretrato dove aumentando il numero degli operai ed impiegandoli per pi\u00f9 tempo si aumentava il plusvalore; oggi il plus valore oltre che dalle ore di lavoro dipende molto dall&#8217;introduzione di processi produttivi moderni e scientificamente organizzati, per cui una quantit\u00e0 enorme di produttivit\u00e0 \u00e9 dovuta alle macchine e procedure che aumentano il rendimento del lavoro. Di conseguenza il lavoro produttivo \u00e8 sempre pi\u00f9 concentrato su meno lavoratori, mentre il resto della popolazione si dedica a lavori inutili, oppure rimane inoccupata. Di fatto una parte sempre pi\u00f9 alta della popolazione risulta del tutto superflua.<br \/>\nNella situazione data allora, pensare di aumentare l&#8217;occupazione \u00e8 fuori luogo come lo \u00e9 la difesa dei posti di lavoro che l\u2019evoluzione tecnologica, irreversibilmente cancella. La cosa pi\u00f9 razionale che si pu\u00f2 fare \u00e9 di pagare direttamente i disoccupati piuttosto che tenere in piedi una pletora di attivit\u00e0 non pi\u00f9 produttive. D\u2019altra parte se per un verso servono meno lavoratori per un altro servono sempre pi\u00f9 consumatori visto che tutto ruota (finch\u00e9 dura) attorno ad uno sfrenato consumismo al punto che si potrebbe tranquillamente sostituire il primo articolo citato con \u201cl\u2019Italia \u00e8 una Repubblica fondata sul consumismo\u201d.<br \/>\nSavona, 1 febbraio 2016<\/p>\n<p>L u i g i\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 V i g g i a n o<br \/>\nF\u00a0 N\u00a0 P\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 S\u00a0 A\u00a0 V\u00a0 O\u00a0 N\u00a0 A<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nuovo contributo di Luigi Viggiano propone alla Cisl di discutere il tema del salario di cittadinanza. Che \u00e8 uno strumento che esiste in molti altri paesi, e per il quale esistono argomenti seri a favore, ma ne possono essere portati anche alcuni pi\u00f9 critici. 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