{"id":3480,"date":"2015-12-30T15:26:15","date_gmt":"2015-12-30T14:26:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.il9marzo.it\/?p=3480"},"modified":"2015-12-30T15:26:15","modified_gmt":"2015-12-30T14:26:15","slug":"liberta-di-parola-e-i-megadirigenti-stanno-a-guardare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=3480","title":{"rendered":"Libert\u00e0 di parola\/&#8230; e i megadirigenti stanno a guardare"},"content":{"rendered":"<p><em>Luigi Viggiano ci manda da Savona uno &#8220;sfogo&#8221; che constata la gravit\u00e0 dei problemi (lui ne evidenzia tre in particolare) che un&#8217;organizzazione sindacale dovrebbe affrontare, e sottolinea la mancanza di iniziativa e di efficacia da parte dei dirigenti della Cisl.<\/em><\/p>\n<p>I\u00a0 <span style=\"text-decoration: underline;\">La busta Inps su quanto sar\u00e0 la futura pensione non arriver\u00e0 mai<\/span><\/p>\n<p>II\u00a0 <span style=\"text-decoration: underline;\">Italia al vertice in Europa per i Neet: giovani che n\u00e9 studiano n\u00e9 lavorano<\/span><\/p>\n<p>III\u00a0 <span style=\"text-decoration: underline;\">Aumento mortalit\u00e0 record in Italia<\/span><\/p>\n<p><strong>Ma i dirigenti confederali,a parte le lotte di potere, epurazioni interne, commissariamenti, megastipendi ed altro (che poco hanno a che vedere con le finalit\u00e0 fondanti della Cisl) cosa fanno? Eppure basterebbe leggere la stampa per trovare una marea di problemi strettamente sindacali di inaudita gravit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Di seguito ne riporto tre, ripresi dalla stampa degli ultimi giorni, che colpiscono particolarmente, per la drammaticit\u00e0 con cui si riverberano sulle fasce che dovremmo tutelare e testimoniano il fallimento della Cisl, che da almeno un decennio subisce inerme l&#8217;abolizione delle pi\u00f9 significative conquiste degli anni sessanta\/settanta.<\/p>\n<p>I <span style=\"text-decoration: underline;\">La busta Inps su quanto sar\u00e0 la futura pensione non arriver\u00e0 mai<\/span><\/p>\n<p>Da Rar | Askanews\u00a0\u2013\u00a0ven 18 dic 2015<\/p>\n<p>Il Parlamento, non ha approvato l\u2019emendamento che renderebbe possibile l\u2019invio della busta arancione agli italiani ed \u00e8 molto grave\u201d. Cos\u00ec si esprimeva il presidente dell\u2019Inps, Tito Boeri, ad un convegno all\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano a proposito del documento che permetterebbe ai contribuenti di sapere a quanto ammonter\u00e0 la propria pensione futura. Boeri ha spiegato che le risorse per inviarla \u201cci sono\u201d e che farlo \u201cnon costerebbe nulla alle casse pubbliche\u201d.<br \/>\n\u201cSperavamo ha detto Boeri che venisse inserito nella legge di stabilit\u00e0\u201d, ha aggiunto spiegando che \u201cmanderemo le 150mila buste\u201d gi\u00e0 previste ma \u201cnon potremo mandarne altre\u201d. \u201cNoi non abbiamo oggi \u2013 ha aggiunto \u2013 la possibilit\u00e0 di poter mandare a casa a coloro che non hanno preso il pin, la famosa busta arancione se non in quantitativi del tutto al di sotto delle necessit\u00e0. Ritengo sia un fatto molto grave, perch\u00e9 questo era un diritto che gli italiani avevano fin da quando sono state cambiate le regole pensionistiche nel \u201996\u201d. (<span style=\"text-decoration: underline;\"><em>nda Ci voleva il \u201csindacalista Boeri\u201d capo della controparte per dire e tentare di mettere in pratica quanto previsto?<\/em><\/span>)<br \/>\n\u201cEra tra l\u2019altro \u2013 ha aggiunto Boeri \u2013 una cosa che quella legge prevedeva. Per anni i governi e i presidenti dell\u2019Inps non hanno voluto farlo per paura di avere reazioni negative da parte dei contribuenti (<span style=\"text-decoration: underline;\"><em>nda non doveva essere il sindacato a sollecitarli?<\/em><\/span>). Noi la scelta di informare l\u2019abbiamo fatta, ma non veniamo messi nella condizione di attuarla fino in fondo. Invito tutti: \u2018Prendete il pin e fate la simulazione, poi cercheremo di trovare altri modi per fare arrivare questa corrispondenza a casa degli italiani&#8217;\u201d.<br \/>\n\u201cAvevamo chiesto \u2013 ha ricordato \u2013 al Parlamento di prendere in mano la questione. Gi\u00e0 c\u2019era stato un emendamento proposto in decreto a fine novembre. Speravamo che in sede di Stabilit\u00e0 questa questione venisse affrontata e cos\u00ec non \u00e8 stato. A questo punto manderemo quelle 150 mila buste che ci siamo impegnati a inviare e manderemo qualche altra nel 2016, ma in queste condizioni dovremo trovare altri modi\u201d, ha concluso il presidente dell\u2019Inps.<\/p>\n<p>II <span style=\"text-decoration: underline;\">Italia al vertice in Europa per i Neet: giovani che n\u00e9 studiano n\u00e9 lavorano<\/span><br \/>\nDa uno studio dell&#8217;istituto Bruegel di Bruxelles emerge come sia cresciuta la disoccupazione in Europa tra il 2007 e il 2013 e come il nostro Paese sia in cima alla lista tra quelli in cui le nuove leve si trovino in una sorta di Limbo tra mancanza di lavoro e inattivit\u00e0.<\/p>\n<p>da Notizier.it 26 dicembre 2015<\/p>\n<p>Allarme giovani in Europa: durante la crisi si \u00e8 allargato il gap generazionale nel vecchio continente sia in termini di benessere economico che di risorse stanziate dai governi. E&#8217; quanto emerge dal rapporto del think tank Bruegel di Bruxelles intitolato &#8216;The growing intergenerational divide in Europe&#8217;.<br \/>\n&#8220;Durante i sette anni di crisi economica in molti paesi \u00e8 aumentato il divario intergenerazionale in termini di reddito&#8221; con &#8220;i giovani in media che sono diventati significativamente pi\u00f9 poveri&#8221;. La disoccupazione tra i minori di 25 anni \u00e8 aumentata notevolmente, mentre i lavoratori pi\u00f9 anziani (di et\u00e0 compresa tra 50-64) sono stati meno colpiti. Dati alla mano, nell&#8217;Ue la disoccupazione tra i giovani di 15-24 \u00e8 aumentata del 7,8 percentuale punti tra il 2007 e il 2013, raggiungendo il picco del 23,7% nel 2013, mentre la disoccupazione tra i lavoratori pi\u00f9 anziani nel gruppo di et\u00e0 50-64 \u00e8 aumentato del 2,4% andando al 7,8% nel 2013. Preoccupante nei paesi dell&#8217;Europa mediterranea la quota dei Neet, acronimo tristemente noto per indicare i giovani che non lavorano, non studiano e non svolgono alcuna attivit\u00e0 di formazione. Negli gli Stati pi\u00f9 colpiti dalla crisi (Cipro, Grecia, Irlanda, Italia e Spagna) il tasso Neet \u00e8 aumentato di oltre 7 punti percentuali tra il 2007 e il 2013, con un picco di oltre il 20% in Italia, al primo posto in Europa, seguita da Bulgaria e Grecia. Per contro, il tasso Neet \u00e8 diminuito in Germania nello stesso periodo passando dall&#8217;8,9 al 6,3%, Lussemburgo (al 5% nel 2013) e Malta (al 10% nel 2013), mentre \u00e8 rimasto immutato in Austria (sotto il 10%).<br \/>\nIl think tank suggerisce la sua ricetta per colmare il gap e dare una chance ai giovani europei. &#8220;Le misure per affrontare il divario intergenerazionale potrebbero includere politiche contro la disoccupazione giovanile, il riequilibrio della spesa e pi\u00f9 equa ripartizione degli oneri tra le generazioni negli schemi pensionistici&#8221;, si legge nel testo. &#8220;La crisi ha lasciato un pericoloso retaggio intergenerazionale&#8221; insiste il Bruegel. &#8220;Affrontare questa eredit\u00e0 attraverso una nuova ridistribuzione della spesa pubblica e ristabilire equit\u00e0 intergenerazionale nei sistemi pensionistici *- conclude &#8211; dovrebbe essere una priorit\u00e0 per i responsabili politici in gran parte dell&#8217;Unione europea&#8221;.<br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\">*nda i nostri megadirigenti non hanno nulla da dire in proposito? Hanno fatto qualcosa? Se s\u00ec, cosa?<\/span><\/em><\/p>\n<p>III <span style=\"text-decoration: underline;\">Aumento\u00a0 mortalit\u00e0\u00a0 record\u00a0 in\u00a0 Italia<\/span><\/p>\n<p>Nel 2015 si \u00e8 raggiunto un livello di mortalit\u00e0 che non si registrava dai tempi della guerra.<\/p>\n<p>zazzom.it 24 dicembre 2015<\/p>\n<p>La notizia \u00e8 sconvolgente e allarmante, non certo di quelle che vorremmo sentire a Natale e nemmeno\u00a0in altri periodi dell&#8217;anno. Secondo le rilevazioni dell&#8217;Istat, nei primi otto mesi del 2015 in Italia si \u00e8 riscontrato un aumento delle morti di ben 45 mila persone, un incremento in termini percentuali dell&#8217;11,5% rispetto all&#8217;anno precedente. Se venisse confermato un tasso di mortalit\u00e0 cos\u00ec alto anche per i restanti 4 mesi del 2015, in un anno verrebbero a mancare 68 mila persone, l&#8217;equivalente di una citt\u00e0 come Trapani.<br \/>\nLa nefasta notizia \u00e8 stata divulgata ieri dal giornale Repubblica, suscitando tuttavia poca risonanza mediatica sulle altre testate. Secondo il demografo Gian Carlo Blangiardo, per riscontrare un simile aumento di mortalit\u00e0 nel nostro Paese, bisogna risalire al 1943 e, prima ancora, al pieno periodo bellico, tra il 1915 e il 1918. Per lo studioso si tratta di un evento &#8220;straordinario&#8221;, che richiama alla memoria l\u2019aumento della mortalit\u00e0 nei Paesi dell\u2019Est Europeo dal comunismo all\u2019economia di mercato.<br \/>\nOsservando come \u00e8 cambiata la composizione per et\u00e0 dei residenti tra il gennaio del 2014 e del 2015 emerge che, a fronte di 159 mila unit\u00e0 in meno nella fascia d\u2019et\u00e0 fino a 60 anni, se ne contano 70 mila in pi\u00f9 in et\u00e0 tra 61 e 70 anni, 40 mila tra 71 e 85 anni e 62 mila con oltre 85 anni. Si assiste quindi a uno spostamento demografico evidente verso, fasce di et\u00e0 pi\u00f9 mature che delinea un invecchiamento della popolazione sempre pi\u00f9 marcato.<br \/>\nI dati al momento sono incompleti e insufficienti per avere un quadro della situazione: occorrono informazioni sulla suddivisione completa dei morti per fasce d\u2019et\u00e0, sesso e localizzazione geografica. Bisogner\u00e0 inoltre analizzare le cause dei decessi, attraverso la raccolta dei certificati di morte. Saranno necessari mesi di lavoro affinch\u00e9 questi dati possano essere elaborati e resi disponibili.<br \/>\nColpa della crisi?<br \/>\nLe cause potrebbero essere di molteplice natura. Secondo una ricerca del Censis a seguito dei forti tagli sulla sanit\u00e0 e del Welfare, una famiglia su due rinuncia alle cure sanitarie e alla prevenzione.<br \/>\nIl 2015, pur non essendo l\u2019anno di picco della, rappresenta il proseguimento di un lungo periodo di difficolt\u00e0 economica, che ha avuto impatto sullo stile di vita degli italiani, dal taglio delle spese mediche all\u2019acquisto di cibo e di prodotti pi\u00f9 scadenti e meno controllati.<br \/>\nNegli ultimi giorni siamo stati informati da televisione e giornali dell\u2019aumento allarmante del livello di polveri sottili nell\u2019aria e dell\u2019inquinamento a livello insostenibile. Le ipotesi che si possono fare sono disparate\u00a0e di varia natura. Passate le feste ci attendiamo di avere maggiori informazioni e attenzione a un fenomeno cos\u00ec preoccupante.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><em>E\u2019innegabile che gli argomenti sono di stretta competenza sindacale ma ciononostante: silenzio sulle pensioni; silenzio sull&#8217;occupazione; silenzio sul Welfare. Ma allora il sindacato a cosa serve? Cosa fa? Chiedono i lavoratori. Domande\u00a0 pertinenti che (tramite il vostro sito) giro ai responsabili che suppongo vorranno senz&#8217;altro confutare\u00a0 le accuse, illustrando il loro operato e i risultati conseguiti. <\/em><\/span><\/p>\n<p>Savona, 28 dicembre 2015<\/p>\n<p>Luigi\u00a0\u00a0 Viggiano &#8211; Fnp Savona<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luigi Viggiano ci manda da Savona uno &#8220;sfogo&#8221; che constata la gravit\u00e0 dei problemi (lui ne evidenzia tre in particolare) che un&#8217;organizzazione sindacale dovrebbe affrontare, e sottolinea la mancanza di iniziativa e di efficacia da parte dei dirigenti della Cisl. 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