{"id":3336,"date":"2015-12-03T14:19:39","date_gmt":"2015-12-03T13:19:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.il9marzo.it\/?p=3336"},"modified":"2015-12-03T14:19:39","modified_gmt":"2015-12-03T13:19:39","slug":"ce-chi-lavora-e-chi-ci-mette-il-brand","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.il9marzo.it\/?p=3336","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 chi lavora e chi ci mette il brand"},"content":{"rendered":"<p>La fabbrica di Pomigliano \u00e8 stata al centro di uno degli scontri sindacali pi\u00f9 importanti degli ultimi anni. Ed \u00e8 stata una scommessa vinta da chi ha accettato il confronto. Come ha fatto la Fim. Una vittoria celebrata ora con la visita della signora Anna Maria a capo di una delegazione della Cisl. E da una bella foto sul sito della Cisl (dove, per la verit\u00e0, il segretario generale non \u00e8 neanche la signora ripresa meglio. Come a teatro, le prime donne tendono un po&#8217; a rubare la scena&#8230;). Delegazione nella quale non poteva mancare l&#8217;immancabile Bentivogli Marco che, accanto alla signora Anna Maria, osserva con legittima soddisfazione una fabbrica che gira e che, se avesse prevalso la linea di qualcun altro, a quest&#8217;ora sarebbe probabilmente chiusa. Per la verit\u00e0 alla guida della Fim c&#8217;era qualcun altro, ma lasciamo perdere&#8230;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.il9marzo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/pomi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-3338\" src=\"http:\/\/www.il9marzo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/pomi-300x225.jpg\" alt=\"pomi\" width=\"399\" height=\"299\" srcset=\"https:\/\/www.il9marzo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/pomi-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.il9marzo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/pomi.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 399px) 100vw, 399px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come sempre, una foto racconta e fa venire in mente pi\u00f9 di quel che mostra. Ad esempio, vedere il segretario generale della Cisl in un posto di lavoro (fra l&#8217;altro un po&#8217; diverso da quello da cui lei proviene) ci ha fatto tornare in mente la domanda di Dario Di Vico: quanti stipendi di un lavoratore per quello di un sindacalista? Perch\u00e9 a Riccione la signora Anna Maria ha risposto che i suoi &#8220;<a href=\"http:\/\/www.il9marzo.it\/?p=3203\">credo cinquemiladuecento<\/a>&#8221; erano il triplo della &#8220;media stipendiale&#8221; (quindi senza contare i pensionati, le partite Iva e altri che abbasserebbero la media&#8230;).<\/p>\n<p>Non sappiamo se questo fosse il rapporto anche a Pomigliano, e cio\u00e8 se ci volessero tre di quegli operai della Fca per fare una Furlan.<\/p>\n<p>E, ormai, poco ci interessa, perch\u00e9 la vera domanda oggi \u00e8 un&#8217;altra: se Pomigliano \u00e8 stata una scommessa vinta da tutta la Cisl, qual \u00e8 stato l&#8217;apporto della Fim, cio\u00e8 della federazione di categoria, e quale quello di Via Po 21?<\/p>\n<p>La Fim, in questa storia ci ha messo tutto quello che aveva: le scelte della dirigenza nazionale, il coraggio dei delegati locali, la capacit\u00e0 di convincere i lavoratori nonostante una preponderante propaganda contraria in tv e sui giornali (e anche da qualche pulpito). Via Po 21 arriva alla fine, e ci mette <a href=\"http:\/\/www.il9marzo.it\/?p=3183\">il &#8220;brand&#8221;, come lo chiama la Ventura<\/a>.<\/p>\n<p>E, un po&#8217; come nelle filiere della moda di cui la signora Anna Maria si intende pi\u00f9 che di fabbriche di auto, chi ci mette solo il marchio guadagna molto pi\u00f9 di chi lavora. Infatti sappiamo che il Bentivogli Marco guadagna meno della met\u00e0 della signora Anna Maria. E chi costruisce le auto qualcosa di meno ancora.<\/p>\n<p>A questo punto viene da chiedersi se non abbia ragione il ministro Poletti, almeno per quel che riguarda Via Po 21: invece di pagarli a tempo, paghiamoli ad obiettivi raggiunti nell&#8217;interesse dei lavoratori. A questo punto il Bentivogli Marco dovrebbe guadagnare lui pi\u00f9 del doppio della signora Anna Maria che, in un anno, non ha ancora cavato un ragno dal buco, se non andare in giro a vendere il brand della Cisl che qualcosa vale ancora (ma pi\u00f9 per il passato remoto che per quello prossimo o ancor meno per il presente).<\/p>\n<p>Del resto, quando i sindacati dell&#8217;auto tedeschi o americani visitano le fabbriche, non hanno bisogno di portarsi appresso il costoso accompagnamento del capo della confederazione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 anche questo, prima o poi, bisogner\u00e0 dirlo: ma perch\u00e9 gli iscritti ai sindacati italiani (non solo alla Cisl) devono mantenere confederazioni cos\u00ec costose? Non sarebbe meglio pagare soprattutto chi lavora nel loro interesse, cio\u00e8 le federazioni, senza dover finanziare gli insuccessi politici confederali che si susseguono da decenni? Perch\u00e9 non pagare un po&#8217; di pi\u00f9 un numero molto pi\u00f9 basso di sindacalisti radicati nei settori, e farli accompagnare dal lavoro di tanti volontari invece che da professionisti della chiacchiera confederal-generica (tipo i discorsi del dottor Sbarra dell&#8217;Anas)? Perch\u00e9 non risparmiare i soldi che la Cisl butter\u00e0 nel &#8220;marketing associativo&#8221; e investirli semmai in campagne di organizing, di coinvolgimento dei lavoratori, come fanno i sindacati tedeschi e americani?<\/p>\n<p>Questa s\u00ec che sarebbe una bella autoriforma, che ci porterebbe in sintonia con i sindacati pi\u00f9 importanti e pi\u00f9 vitali, in Europa e nel mondo.<\/p>\n<p>E ci farebbe risparmiare pi\u00f9 di incomprensibili accorpamenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fabbrica di Pomigliano \u00e8 stata al centro di uno degli scontri sindacali pi\u00f9 importanti degli ultimi anni. Ed \u00e8 stata una scommessa vinta da chi ha accettato il confronto. 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