Chi ha cominciato

Nello spazio dei commenti si è aperto un dibattito relativo alla Fp che ci sembra interessante estendere a tutta la Cisl.

Un lettore, che si firma “wwww” si è rivolto a Bruno Della Calce, uno dei molti espulsi degli ultimi anni, sostenendo che le cose di cui si lamenta lui non sarebbero altro che il ricorso allo “stesso identico sistema adottato nei confronti di tanti tantissimi nell’epoca Faverin”.

Insomma, come dicono i bambini quando vengono sorpresi dai genitori a litigare, “è lui che ha cominciato!”

Ma, se si allarga il discorso dalla Fp alla Cisl, chi è che ha cominciato? E quando si è cominciato ad usare poteri come quelli di commissariare, di espellere, di licenziare (anche nella forma surrettizia della revoca del distacco senza preavviso) in maniera seriale e per fini politici?

Per noi la risposta è facile: ha cominciato Via Po 21 quando ha commissariato la Fai come ritorsione per la decisione di non sciogliersi e farsi accorpare dalla Filca. Una motivazione talmente strumentale che poi di quell’accorpamento si sono perse le notizie. Ma intanto alla Fai erano stati messi museruola e guinzaglio, e le si era insegnato a scodinzolare per avere il biscottino.

Poi si è proseguito con l’espulsione di Fausto Scandola, le cui affermazioni sui maxistipendi di alcuni dirigenti si sono dimostrate vere. E quindi è stato espulso per aver detto sì la verità, ma in modo poco gentile. Come se una menzogna gentile fosse da apprezzare e la verità detta con durezza fosse una colpa.

Poi ci sono state tante altre decisioni, ai livelli alti e ai livelli bassi, a confermare questa deriva autoritaria in stile venezuelano. Con la Cisl-probiviri a nascondere dietro a formule pseudogiuridiche l’illegittimità di questo modo strumentale di usare i poteri statutari; oppure ad adottare decisioni canzonatorie come quella su Pietro Cerrito conte di Pietramora, in cui si dice che il ricorso di Lina Lucci, almeno in qualche modo e in qualche punto, è fondato ma loro non decidono nulla e si affidano alle decisioni degli organismi politici. Che fino ad oggi nulla hanno deciso. Intanto però è stata commissariata la Usr Campania.

Insomma, il commissariamento della Fp con i suoi derivati di controcommissariamenti, sottocommissariamenti ed espulsioni decretate da organismi disciolti e minaccia di perdere il posto per i non allineati, non può essere considerato un derby della Fp fra faveriniani e petriccioliani, ma è dentro alla storia di una deriva autoritaria nella Cisl, di cui per certi aspetti rappresenta, almeno finora, il picco. Una deriva che avrà, anzi certamente ha, le sue radici negli anni precedenti, ma che è cominciata dal 31 ottobre 2014. Cioè con l’illegittimo commissariamento della Fai ed i suoi seguiti di licenziamenti ed espulsioni che hanno aperto la strada all’adozione su larga scala di questi metodi sbrigativi.

È lì che Via Po 21 “ha cominciato”. E poi ha continuato. Anche se le radici di questa situazione sono da cercare in cose successe prima, in una tendenza alla rinuncia all’esercizio del senso critico dentro all’organizzazione, che si è trasformata progressivamente, da struttura di rappresentanti e dirigenti legittimati dal basso a burocrazia di funzionari e dipendenti, legittimati dall’alto e ricattabili con strumenti come i commissariamenti, le espulsioni e i licenziamenti (anche nella forma surrettizia della revoca del distacco).

Per questo non è un caso se questo sito, nato per contestare il commissariamento della Fai, è diventato progressivamente un punto di riferimento anche per altri, vittime dello stesso metodo. E se ha incontrato nel suo percorso gli amici di ‘sindacalmente’, che per primi avevano posto, già negli anni precedenti, il problema della necessità, per il bene della Cisl, di recuperare il valore del senso critico.

Per questo stiamo per ripartire con le nostre iniziative, assieme agli amici che abbiamo incontrato lungo il camino. Perché, chiunque sia stato a cominciare, noi siamo impegnati a continuare la nostra battaglia per recuperare il senso critico e ripristinare la legalità ed una vera democrazia nella Cisl, in cui i dirigenti siano rappresentanti legittimati dal basso e non funzionari ricattabili dall’alto.

Condividi il Post

13 Commenti - Scrivi un commento

  1. Come si può sperare in un dibattito serio fino a quando la CISL è ridotta cosi:
    NELLE REGIONI COME NELLA CISL MENO DIRIGENTI MA PIU’ PAGATI
    Sembra proprio che la CISL abbia fatto scuola, per quanto riguarda gli stipendi dei dirigenti della Pubblica amministrazione. Non si tratta di uno scherzo e tanto meno di una bugia perché ad attestarlo è il rapporto della Corte dei conti circa “La spesa per il personale degli enti territoriali”. La Corte spiega che per i dirigenti delle Regioni la spending review non ha funzionato, o meglio le ‘teste’ si sono ridotte ma per chi è rimasto lo stipendio è salito, «in contrasto» con i tetti introdotti con la manovra correttiva del 2010. Secondo i magistrati la spesa media sarebbe dovuta «rimanere stabile» considerati i vincoli/blocchi stipendiali». Invece anche nel 2015 si rileva «la sua tendenza a crescere in talune realtà locali caratterizzate dalla sensibile contrazione della consistenza del personale dirigente». Ciò «appare sintomatico della reiterata prassi di ripartire le risorse del trattamento accessorio tra i dirigenti rimasti in servizio», in contrasto con la normativa sull’invarianza della spesa per le risorse destinate al trattamento accessorio del personale, anche dirigenziale.
    La spesa media per il personale degli enti territoriali é aumentata del 3,9%. Per esempio nelle regioni a statuto ordinario la spesa media è di 93.081 euro in Basilicata (-11,44%) e di 137.939 euro in Campania (+17,51%). In quelle a statuto speciale si va dai 79.867 euro della Sicilia (+10,56%) ai 136.528 del Trentino Alto Adige (- 2,16%).
    DIRIGENTI REGIONI
    In particolare la Corte dei conti osserva che le maggiori concentrazioni del personale sono nelle Regioni del Sud e in Sicilia. Ed è proprio la Sicilia a svettare sia per il numero di dirigenti (1.692), sia per il resto del personale (15.365). In particolare. Nel rapporto tra dirigenti e dipendenti, che indica quanti lavoratori sono sotto uno stesso ‘capo’, se nel 2015 nelle Regioni a statuto ordinario l’incidenza è stata pari a 17,88, il che significa che un dirigente coordina in media circa 18 dipendenti, in Sicilia la cifra è stata 9,08. Il rapporto sottolinea quindi «una forte polarizzazione». Basti pensare che si va da un tasso tra «non dirigenti e dirigenti di 9 a 1 in Sicilia al 51 a 1 del Trentino-Alto Adige. Ciò significa che un dirigente coordina 9 dipendenti in Sicilia e 51 in Trentino-Alto Adige».
    SEGNALARE QUESTE STORTURE SECONDO LA LOGICA CORRENTE NELLA DIRIGENZA CISL SIGNIFICA FARE DEL BECERO POPULISMO
    E DUNQUE COLPEVOLE E’ CHI, IL MALCOSTUME LO SEGNALA E NON CHI LO PRATICA.
    VI RENDETE CONTO IN CHE STATO HANNO RIDOTTA LA CISL QUESTI MENTECATTI.

    Reply
  2. Non so chi ha cominciato, ma, spesso, i probiviri di alcune categorie e della confederazione, anziché essere i garanti del rispetto delle regole statutarie e regolamentari nei confronti di chiunque, sono diventati, vieppiù rispetto al passato, il braccio secolare di chi è al vertice, per zittire tutti coloro che non sono allineati al 100%. Questo è un fatto grave per un’organizzazione, come la Cisl, che ha fatto, sempre, del pluralismo e della libera discussione, anche al suo interno, una caratteristica fondamentale. Noi si criticava la CGIL per il suo centralismo democratico, ma oggi, devo constatare, che questo difetto si è trasmesso alla nostra organizzazione. Qualunque vero o presunto o anche solo sospettato dissenso viene ascritto ad alchimie politiche o a congiure di palazzo, ispirate dall’esterno. Così facendo si distrugge lo spirito critico costruttivo che è il sale della democrazia e che deve essere alla base di un’associazione libera, come la nostra.

    Reply
  3. Ad ogni modo se il 75-80% dei territori della fp hanno dichiarato il tesseramento gonfiato, la domanda è : perché è stata commissariata solamente la fp nazionale e non i territori? È evidente la decisione politica e n fretta e furia alle soglie del congresso . Forse Faverin si è comportato anche lui scorrettamente in passato ma questa è un’altra storia che personalmente non conosco ma la Cisl non può prevaricare statuti e regolamenti nei confronti di chiunque.

    Reply
  4. Non posso credere che non sia noto a tutti che fossero le stesse UST a chiedere di “aggiustare” il tesseramento sollecitate a loro volta dalle USR che dovevano necessariamente presentarsi con un treno il salita ! Ergo che se fosse stato necessario commissariare occorreva partire dalle Ust e dalle Ust che avevano istigato le categorie ad alzare i dati !!!

    Reply
  5. L’andazzo era senz’altro questo: quando si avvicinava il termine per il tesseramento ed i numeri non raggiungevano quelli degli anni precedenti, partiva un ordine (implicito o esplicito (sempre verbale)) di chiedere alle Federazioni di aumentare il numero degli iscritti veri o presunti, anche perché, ricordiamolo, quando il tesseramento era a taglio fisso, da ogni tessera in più, vi era un introito maggiore per la Confederazione, le USR, le UST. Ci si guadagnava in immagine (la CISL aumenta gli iscritti…..) ed anche finanziariamente (soprattutto la confederazione nei diversi livelli). E così accadeva ogni anno, perché anche quando i lavoratori diminuivano (vedi il caso dell’industria dove da anni si registrano diminuzioni del numero dei lavoratori effettivi), gli iscritti, miracolosamente, aumentavano. Forse adesso qualcosa sta cambiando, con l’anagrafe e la canalizzazione automatica dei contributi, ma in passato, si sono vinti congressi con questo sistema ed i primi ad aver gonfiato il tesseramento sono stati i pensionati.

    Reply
  6. NELLA SITUAZIONE SOCIO-ECONOMICA CHE VERSA L’ITALIA, CONTESTARE LE VERGOGNOSE NOTIZIE CHE SEGUONO VUOL DIRE ESSERE POPULISTA COME SOSTIENE LA FURLAN O NO?
    Leonardo-Finmeccanica, Tim, Unicredit. Ecco la hit parade delle mega buonuscite dei top manager
    Non solo Telecom, non solo Flavio Cattaneo. L’ormai ex numero uno di Telecom Italia, in procinto di lasciare con una buonuscita dorata, è in ottima compagnia nell’Olimpo dei top manager più pagati al momento del loro addio. Senza andare indietro agli anni Novanta al recordman Cesare Romiti (oltre 100 milioni per l’addio a Fiat), basta guardare agli ultimi due o tre anni per vedere che i commiati ai vertici dei maggiori gruppi quotati sono quasi sempre addolciti da ghiotti assegni a titolo di buonuscita, con o senza patti di non concorrenza e altri accordi di vario genere.
    Tra gli addii sotto i riflettori negli ultimi mesi ci sono certamente quelli di Federico Ghizzoni, ex ad di Unicredit, e di Mauro Moretti, fino alla scorsa primavera numero uno di Leonardo (ex Finmeccanica). L’ex banchiere ha ricevuto circa 10 milioni di euro come buonuscita, anche se non in un’unica soluzione; e anche Moretti è andato vicino a quella cifra, con 9 milioni di euro. Il trattamento riservato all’ex ferroviere messo a capo del gruppo dell’aerospazio e della difesa dal governo Renzi, è comunque in linea con quelli riservati ad altri nomi di spicco della galassia delle controllate pubbliche: aFulvio Conti l’addio all’Enel, nel 2014, valse circa 6 milioni di euro; a Paolo Scaroni il commiato da Eni qualcosa come 8 milioni; e lo stesso Cattaneo, uscendo da Terna, sempre nel 2014, portò a casa più di 7 milioni.
    Costoso anche il divorzio di Andrea Guerra da Luxottica, che di sola buonuscita valse circa 11 milioni, ma che complessivamente, sommando anche premi in azioni, benefit, e lo stipendio, ha superato la cifra di 50 milioni di euro, In termini relativi ancor più pesante l’assegno che Leonardo Del Vecchio ha garantito al successore di Guerra, Adil Mehboob-Khan: 7 milioni per un annetto di lavoro. In controtendenza le Generali, che non hanno riconosciuto alcuna buonuscita al ceo Mario Greco; al cfo del Leone, Alberto Minali, uscito a gennaio 2017, sono andati invece circa 6 milioni di buonuscita.
    Tornando in casa Telecom, non si può dire che l’azienda abbia mai lesinato sugli assegni ai manager in uscita. L’addio di Marco Patuano, che nel 2016 ha lasciato il posto a Cattaneo, è valso circa 6 milioni. Mentre a Franco Bernabé nel 2013, solo come patto di non concorrenza andarono quasi 3 milioni.

    Reply
  7. TUTTI SAPPIAMO CHE GLI ANTICHI ROMANI TENEVANO BUONO IL POPOLO EVITANDO IL POPULISMO CON PANE ET CIRCENS. LA NOSTRA REPUBBLICA FINITA NELLE MANI DI FAMELICHE OLIGARCHIE HA RIDOTTO QUASI A ZERO IL PANE PRIVILEGIANDO I CIRCENS.
    Sui giornali di oggi un esempio della regione Lazio ma la stessa cosa avviene in tutte le regioni d’Italia.
    La Regione raddoppia già i fondi per gli eventi invernali. Esultano le Pro Loco: arrivano quattrini anche per bocce e folk irlandese di antonio sbraga
    Al Consiglio regionale del Lazio è già Natale. Il “Babbo” ha appena messo nel suo sacco un milione di euro per il «Programma per la concessione di contributi economici a sostegno di iniziative idonee a valorizzare sul piano culturale, sportivo, sociale ed economico la collettività regionale, da realizzarsi nel periodo compreso tra il 7 dicembre 2017 e il 15 gennaio 2018». Il termine per le domande scadrà il 27 settembre.
    Salgono così a 7 milioni e 515 mila euro i fondi regionali 2017 per sagre e sacre festività, appuntamenti ed eventi promossi da Comuni, Proloco, associazioni e comitati. Portando all’allegra cifra di complessivi 9 milioni e 156 mila euro quelli erogati nell’ultimo triennio. Perché, quando c’è da festeggiare, la Regione non lascia, ma raddoppia e, se con una mano dà il Consiglio, con l’altra eroga anche la Giunta. Infatti, avevano già dato nei mesi scorsi, aumentando il budget invernale del 48 per cento. Il Consiglio all’inizio dell’anno aveva già ammesso a finanziamento ben 102 manifestazioni, prevedendo fondi per un milione e 400 mila euro contro i 944 mila e 580 euro del 2016 (e i 697.700 del 2015). Nell’elenco ci sono 6 sagre, 4 feste estive, 5 patronali e 6 sportive, 11 festival musicali e 10 feste. Poi, per festeggiare l’estate, ha ammesso altre 129 domande, finanziandole con ulteriori fondi per un milione e 800 mila euro.

    Reply
  8. GLI OTTO GRANDI MALI DEL MONDO DEL LAVORO
    Dalla lettura, su formiche.it del 23 u.s. di una sintesi di Francesco Magno sulla tavola rotonda svoltasi al recente meeting di Rimini sul tema giovani, lavoro e dignità riprendo alcuni punti che ritengo estremamente interessanti considerata l’autorevolezza e competenza dei partecipanti a cominciare da Padre Francesco Occhetta, una mente acuta e particolarmente attenta alle problematiche del lavoro e dei giovani. Le cose emerse sono tante e tutte interessanti ma per brevità segnalo quelle che a mio giudizio rivestono un particolare significato nel contesto storico che stiamo vivendo e strettamente legate al sindacato che non per caso viene chiamato in causa.
    Mantenendo fede alla sua estrema chiarezza Padre Occhetta individua in 8 punti i mali che interagiscono in modo negativo col mondo del lavoro e precisamente:
    investimenti senza progettualità,
    finanza senza responsabilità,
    tenori di vita senza sobrietà,
    tecnica senza coscienza,
    politica senza società,
    rendite senza redistribuzione,
    crescita senza occupazione,
    risultati senza sacrificio”.
    Penso che già questa lucida e pregnante sintesi, dei mali che affliggono la società e il lavoro, sia un contributo più che meritorio ma il seguito non è stato da meno quando, con la chiarezza che lo contraddistingue ha elencato e supportato con dati, parte delle principali difficoltà che affliggono l’Italia e gli italiani. Per prima cosa ha denunciato un aumento di lavori disumani legati a caporalato, gioco d’azzardo, pornografia, tutti elementi “che umiliano la nostra dignità e aumentano il conflitto sociale” ed ha proseguito con dati che dovrebbero allarmare tutta la dormiente super-privilegiata classe dirigente italiana.
    “Il 65% dei lavori che faranno i nostri nipoti non esistono ancora, gli italiani emigrati all’estero sono 250 mila, su quattro lavoratori italiani tre sono pensionati, su dieci uno è immigrato. E di fronte al 40% di disoccupazione ci sono 258 mila giovani non assunti per mancanza di competenze fornite dalla scuola”. E anche se “per i giovani sono cambiate le categorie cognitive, sono creativi e flessibili, mentre per la nostra generazione il posto doveva essere sicuro”, uno dei problemi emergenti dello smart working è che “stanno nascendo lavori non tutelati”. In conclusione ha ribadito che “La nostra tradizione non è statalista perché l’uomo diventa persona nella società, nella famiglia, in movimenti dove ci si conosce, ci si supporta e si costruisce insieme il futuro. “Sono le comunità l’antidoto alle spinte populistiche”.SSs
    A questa conclusione si è richiamato Mons. Santoro, Arcivescovo di Taranto quando ha detto: “NON VOGLIAMO SCHIERARCI” “CATTOLICI E SINDACATI SIANO ORIGINALI RISPETTO AI PARTITI” soffermandosi poi sul “bisogno che i sindacati abbiano qualcosa di originale rispetto ai partiti. Il presule ha così raccontato di un suo invito rivolto alla Cisl “a riprendere in mano la propria origine,(dando dunque per scontato che l’abbia persa) con le parrocchie, con i movimenti e le associazioni che curano e amano la persona”. Per questo “è importante farsi promotori di una conversione personale, che ha influsso in ogni gesto, e di conseguenza in quello del lavoro e della sua creazione, dando alle imprese un contesto più umano”. (praticamente ha invitato ad un sano ritorno alle origini che evidentemente considera smarrite).
    Luigi Viggiano, 24 agosto 2017

    Reply
  9. IL SINDACATO? UN CLUB PRIVE’ PER PRIVILEGIATI
    IL SINDACATO NON ESISTE. PER TUTTI QUELLI CHE SONO NATI DALLA FINE DEGLI ANNI SETTANTA IL SINDACATO SEMPLICEMENTE NON ESISTE.
    Non hanno mai avuto una tessera sindacale in tasca, difficilmente hanno partecipato a qualche manifestazione – e comunque, se lo hanno fatto, era solo una scusa per saltare un giorno di scuola – e molto probabilmente non hanno neppure mai visto in faccia un sindacalista. Magari ne hanno sentito parlare, quando e se hanno trovato un lavoro, come di quell’ectoplasma che grazie a un circuito chilometrico di permessi riesce a presentarsi il meno possibile in ufficio.
    Dunque l’articolo 18, la questione sindacale, la Cgil, la Cisl, la Uil e il broncio della Camusso, per una buona parte del Paese, sono modernariato. Peggio: SONO CONSERVAZIONE DELLA PEGGIOR SPECIE. CONSERVAZIONE DI PRIVILEGI SCLEROTIZZATI E SOLIDIFICATI IN CASTASI. Una casta che pensa di avere il potere di veto su ogni cosa, che vuol dire sempre l’ultima parola e che si mette di traverso di fronte a ogni cambiamento. Un Paese non può essere ostaggio di una pletora di burocrati che guardano nello specchietto retrovisore, ma soprattutto non può esserlo il nostro futuro. Il sindacato non parla più a nome dei lavoratori. GLI ISCRITTI DELLA TRIPLICE SONO MENO DI UN QUARTO DEL SISTEMA PRODUTTIVO NAZIONALEl (lo scriveva Stefano Liviadotti nel suo libro L’altra casta, nel 2006, quindi il divario molto probabilmente è aumentato). E TUTTI GLI ALTRI? La priorità, cara Camusso, non è soltanto tutelare i diritti di chi un lavoro lo ha già, ma aiutare i tre milioni di italiani che non hanno ancora un’occupazione e tutti quelli che hanno contratti precari. MA NON POSSONO OCCUPARSI DI QUESTE CATEGORIEPERCHE’ ALMENO IL 50% DEGLI ISCRITTI AL SINDACATO SONO PENSIONATI. Capito? Altro che Cgil, Cisl e Uil, dovrebbero chiamarsi CgiP, CisP e UiP. C’è una fetta di popolazione che non sa se avrà mai una pensione, ma i “difensori” DEI LAVORATORI SI PRODIGANO SOLO IN UNA STRENUA E STERILE E ANTISTORICA DIFESA DEL MONDO DEL LAVORO E DI UNA ITALIA CHE NON ESISTE PIU’. Non vederlo, non capirlo, far finta di niente e minacciare di ribaltare il tavolo non è solo stupido, ma è anche criminale. E QUELLI CHE OGGI HANNO TRENT’ANNI E STANNO CERCANDO DI METTERE INSIEME I MATTONCINI DEL LORO FUTURO, VEDONO NEL SINDACATO UN INTRALCIO NON UNA POSSIBILITA’. La Cgil è un circolo di canasta per pensionati di sinistra, un club privé (senza timbro, ma con la tessera) CHE CUSTODISCE PRIVILEGI E DIFENDE I FANNULLONI, che fa scappare le aziende, spaventa gli investitori, ingoia un sacco di soldi (a proposito, Renzi aveva promesso trasparenza sui conti dei sindacati…) e se ne fotte dei più giovani. E ora bisogna mandarci anche la Camusso, in pensione. Ma con le regole che toccheranno a noi, non con le loro.
    DAL BLOG ILGIORNALE.IT

    Reply
  10. Il sindacato è una persona giuridica. Una associazione sindacale che sorge , anzi è sorta sui posti di lavoro innanzitutto per difendere e salvaguardare la prestazione di lavoro e i prestatori di lavoro non ha come scopo sociale la filantropia. Ci sono associazioni benefiche e centinaia di altre associazioni nelle quali ciascuno può esprimersi e conseguire ciò che più gli aggrada, Il sindacato si occupa degli associati. Poi il fatto che chi lo critica siano i non associati è come esser contrario alla associazione per la tutela della bistecca fiorentina pur essendo vegetariano. Il sindacato però non è uno. Ce ne sono tanti perché la libertà di associazione consente ai lavoratori, ai salariati, a quelli che conferiscono una prestazione ( non ad altri ) di riunirsi per tutelare al meglio le condizioni e spuntare migliori trattamenti. Tutto qui. A volte si attribuisce al sindacato altre funzioni e poi si assegnano responsabilità che sono proprie di istituzioni, di soggetti dotati di potestà. Tornare alla vocazione alla natura originaria forse aiuta a render più semplice ciò che tanti hanno complicato. È la complicazione il problema.della cisl come di altri. Se i sindacalisti tornassero a fare il proprio mestiere e purtroppo non lo sanno più fare a furia di vendere servizi e fare convegni nonché partecipare a inutili passerelle …vedi meeting ecc , tutto sarebbe più agevole. Dalle colonne di questo sito è sorta la voglia far capire che il lavoro, chi lo rappresenta deve tornare a mettere al centro LE CATEGORIE. Quanto accaduto In questo semestre micidiale nella cisl ha evidenziato la prevalenza di una classe dirigente intenta a indietreggiare, a consegnare le chiavi della rappresentanza non a beneficio delle categorie, ma alla propria sopravvivenza . In diversi casi si tratta di poche teste che pur di assicurare a se stessi sopravvivenza effimera, non hanno esitato a chiudere una stagione d’oro della cisl nella quale orgoglio di appartenenza e autorevolezza hanno lasciato il posto a misere vendette e a posizionare personaggi senza spessore. Le differenze? Sono enormi. Dalla progettualità e innovazione che ad esempio La fp stava portando nel paese con iniziatIve di qualità e puntando alla competenza mettendo al bando interessi clientelari nelle partecipate, negli enti centrali, si è arrivati alla restaurazione . Dalla espressione libera e autonoma alla accondiscenza. Dalla critica severa e dalla proposta dirompente agli annunci vacui e ad una gestione in casa fp orientata al rafforzamento di prerogative personali. Liberi e onesti . Bisogna ribellarsi o tra un paio di anni sarà encefalogramma piatto.

    Reply

Commenti