“Gli intrighi di Napoli”. Comma 22 ci racconta un film

Comma 22, che ci ha già raccontato dei suoi sogni, dei suoi risvegli e di altri ricordi, ci manda un altro contributo che racconta di un film, con una trama un po’ romanzesca, che si svolge principalmente nella bella città di Napoli.

il9marzo.it


Dopo il deludente XVIII Congresso Cisl, che ha disatteso, tra l’altro, il messaggio del Pontefice, al quale si era rivolto la stessa segreteria generale, ed in attesa del prossimo Consiglio Generale dove dovrebbe essere eletto il Presidente del CAF nazionale; finalmente le ferie di agosto.

Per ripensare, allora, all’involuzione della Cisl, ho prenotato una crociera mediterranea di 21 giorni sulla nave “Ginestra“ della società Augustea; partenza da Genova e soste a Napoli, Vibo Valentia, Palermo, Cagliari. Costo 3.000 $, passeggeri 100 più il personale di bordo.

Alla partenza il comandante Fiorito, dopo il saluto, ha presentato il programma, evidenziando la proiezione nella sala teatro durante la navigazione notturna del film in prima visione “Gli intrighi di Napoli” del noto regista siciliano Scialleri. Una proposta che mi ha particolarmente incuriosito per la forte attrazione per la città Napoli.

Il film, come da brochure, si occupa delle vicende intriganti di una grande cooperativa, la“ CIL” che opera dal dopoguerra nei servizi sociali con ramificazioni in tutti i settori merceologici e in tutta Italia, e fa riferimento agli avvenimenti a partire dagli anni 80, dove a Napoli nel famoso ristorante “Zi’ Teresa” nei pressi del Castel dell’Ovo , si incontrano alcuni dei più autorevoli dirigenti: Marino, Tony e Brancaleone . Marino promette a Tony l’inserimento in tempi brevi ai vertici della cooperativa in cambio del suo sostegno al controllo della stessa.

E così fu. Tony divenne presto presidente e la cooperativa crebbe e allargò gli interessi alla sfera della politica. E quando Tony decise di fare il grande salto nelle politica fu sostituito da un dirigente del nord, conosciuto come “ l’Orso Solitario”, che aveva poco a che fare con gli amici di Zi’ Teresa

Per questo ben presto, sempre in un ristorante napoletano, fu presa in considerazione la caccia all’orso e siccome non tutti i commensali concordavano sui tempi e metodi, uno dei notabili campani, il dott. Cerrone ,si fece promotore della normalizzazione della Campania, spostando i responsabili dei distretti in disaccordo; in particolare il responsabile della baia di Napoli, l’amico Mentola.

Da quel momento la caccia fu dichiarata aperta e ,senza spargimento di sangue, si concluse a Roma poco prima delle elezioni politiche del 2006, cosicché l’Orso Solitario, ormai abbandonato anche da alcuni amici, lasciò l’organizzazione nelle mani del dott. Bombati, che iniziò a diversificare la missione storica della cooperativa verso interessi in società e partecipate, attive soprattutto nel mondo finanziario-assicurativo, favorendo e invogliando gli amici fedeli e senza scrupoli a dedicarsi ai propri affari; legandoli tutti però alla catena intrigante del ricatto.

Ma nel mondo della fedeltà umana si annidano spesso serpi sempre pronte a mordere sputando il veleno della slealtà.

E si ritorna puntualmente sotto il Vesuvio, sempre a tavola, dove questa volta nel menù e proposto il piatto della casa: il parricidio del capitone.

E’ presente per rassicurare i convitati anche un generale in pensione, da molto tempo vicino alla cooperativa.

Il dott. Cerrone, ancorché molto legato al capitone, fece capire che purtroppo era giunta l’ora del cambiamento ,non più rinviabile ,ed ogni mezzo utile, compreso il dossieraggio, doveva essere preso in considerazione. Il tono accanito contro il capo, da tutti fino allora osannato, suscitò una certa indignazione, in particolare della giovane Lulù, che incredula contestò tale operazione e che in seguito pagherà amaramente le sue obiezioni.

In conclusione dell’indigesto pranzo, il generale, dopo il caffè, sintetizzò ricordando a tutti che nella vita ci sono dei momenti particolari dove bisogna saper dividere gli affetti dalle decisioni da assumere, anche se le più dolorose.

Il parricidio, anche qui senza spargimento di sangue , motivato da fatti scandalosi e immorali, fu portato a termine tra baci e abbracci , lasciando spazio al gruppo dirigente guidato dalla signora Furladi.

Dopo la sosta a Napoli dove ho voluto intrattenermi nel ristorante “Zi’ Teresa” per respirare l’aria del film, la ripresa della crociera e la lettura della recente edizione “Prender parola. Il metodo Scandola”

A Vibo Valentia la sosta prevista per visitare le isole Eolie diventa insolita per un controllo improvviso e imprevisto del Ministero dei Trasporti Marittimi.

Avendo capito che il controllo era dovuto per dubbie inadempienze e irregolarità della compagnia e a fronte di inopportune interferenze di tipo sindacale, ho abbandonato la crociera per ripartire proprio dagli intrighi di Napoli alla ricerca di un po’ di verità e dignità.

DEDICATO ALLE DONNE E AGLI .UOMINI DELLA CISL ANCORA LIBERI E ONESTI

COMMA 22

N.B. Ogni riferimento a persone e fatti è casualmente casuale.

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15 Commenti - Scrivi un commento

  1. DI VEDERE FILM MI SONO STUFATO VOGLIO VEDERE FATTI REALI CHE PURTROPPO NON ACCADONO. IL SINDACATO ORAMAI È UNA GRANDE BUFFONATA PIÙ CHE UN FILM È UN TEATRINO.MI SONO ROTTO I (…) SENTIRE TUTTE LE MELEFATTE DI QUESTI (…) X ME IL SINDACATO È MORTO NON LO VOGLIO PIÙ SENTIRE. (…). FANNO SOLO I (…) LORO QUESTO NON E SINDACATO È POLITICA ANDATE TUTTI A QUEL PAESE CIOÈ (…).

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  2. Adriano Serafino · Edit

    Questo non è più sindacato? Tutti a quel paese o farsi benedire come si diceva un tempo? …Per nostra fortuna e di tutti i lavoratori il Sindacato con la S maiuscola non è solo nella congregazione-cooporazione che nel tempo si è costruita con costumi (e malcostumi) e regole ( non scrtte) propri. Riformarlo o abbatterlo? Probabilmente avverrà per implosione dello stesso aggregato sociale del pieno tempo. Al nostro anonimo – che invito a darsi un nome anche se solo di fantasia, condizione necessaria per darsi un volto e favorire i desideri dell’implosione – dico che IL SINDACATO E’ COSA TROPPO SERIA PER LASCIARLO IN MANO AI SOLI SINDACALISTI! Fantasia? Non credo, se si pensa che anche per il grande Louis Pasteur, chimico, biologo e microbiologo francese, fu aspro lo scontro contro la casta! Per poter affermare la validità dei suoi studi e esperienze per il vaccino antirabbico, sostenne infuocati confronti in seno all’Accademia francese e in una di questi disse con forza che ” ..la medicina era cosa troppo importante per lasciarla in mano alla sola casta medica.” Allora la cosa funzionò! Può ripetersi …dopo 100anni! La speranza da forza alle idee e allora per sostenerla giù l’anonimato! Ciao e buone vacanze per chi va e per chi resta a casa.
    Adriano Serafino.

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  3. Considerato che, a parte le cotumelie gratuite che hai indirizzato a tutti noi, mi domando ma chi ti obbliga a leggere e chi ti da il diritto di simili offese gratuite; è comodo pontificare e fare il Totò della situazione “ARMIAMOCI E ANDATECI” ma tu che cosa hai fatto? Avessi almeno avuto il coraggio delle tue azioni ma spari sentenze su quello che dovrebbero fare gli altri, troppo comodo non ti pare. Sul Fatto di alzare le chiappe e togliere il disturbo ma chi ti ha mai cercato. Come sei venuto cosi te ne vai e per rimanere a Totò buon pro ti faccia. Ma mi faccia il piacere mi faccia!!!
    Un estimatore delle barzellette di Totò come avrete capito

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  4. La trama del film è molto particolare…e induce in riflessioni tutt’altro che scontate…
    Certo che dalle crociere bisogna scendere per tempo perché magari si potrebbe incontrare qualche Schettina che…per fare l’inchino al decano…magari provoca falle alla nave che per i danni affonda…trascinandosi dietro…vite e pezzi di storia…
    Bisogna scendere prima che la nave affondi ma con l’impegno di salvare il salvabile e di obbedire ad un solo codice: la propria coscienza!
    Bisogna scendere dopo aver correttamente combattuto la guerra fino in fondo: si combatte non per vincere una fazione contro un’altra, ma per salvare la dignità e l’onore dei lavoratori…ignari, molto spesso, di questa svendita di valori.
    In molti stanno pagando un prezzo troppo alto per le battaglie seguite in solitaria e mettendoci la faccia.
    Quindi da settembre…dobbiamo essere in tanti…
    #LiberiOnesti occupiamo la Cisl

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  5. Non so voi ma io, dopo aver letto ieri, sul secondo 9 marzo, l’articolo di Viggiano, sulle differenze tra Italia e Germania, dove si riportava che lo stipendio della Merkel (Cancelliera di uno Stato tra i più solidi al mondo) è pari a quello di un comune nostro deputato;
    leggere oggi sul “Fatto quotidiano” l’articolo che segue, circa i rilievi fatti dalla Corte dei Conti agli stipendi dei dirigenti pubblici e PENSANDO A QUELLI DENUNCIATI DA FAUSTO, VIGENTI ALLA CISL E MAI SMENTITI, POSSO DIRE SOLO CHE ANCHE QUESTA VOLTA LA CISL HA FATTO LA SUA BELLA FIGURA DI ….. dando prova di serietà, giustizia, trasparenza e probità (POVERI NO:I VERGOGNA, VERGOGNA E ANCORA VERGOGNA)
    L’Arcangelo Fausto, Dal regno della verità 7 agosto 2017
    Dirigenti pubblici, Corte dei Conti: “Quelli di Regioni e Comuni sono sempre di meno ma guadagnano sempre di più”
    Dalla relazione La spesa per il personale degli enti territoriali emerge che la riduzione di personale, effetto del parziale blocco del turnover, “non produce l’effetto di realizzare economie di spesa”. Come mai? Secondo i magistrati contabili dietro il paradosso c’è “la tendenza a ripartire le risorse destinate al trattamento accessorio tra quanti sono rimasti in servizio”
    Sono sempre di meno, ci costano sempre di più. A metà lugliol’Ocse ha calcolato che i dirigenti pubblici italiani sono i più pagati tra quelli dei paesi sviluppati, con l’eccezione degli australiani. Ora è la Corte dei Conti a portare alla luce un’altra stortura: da diversi anni a questa parte il personale dirigente delle Regioni e dei Comuni è in calo, per effetto del parziale blocco del turnover nel comparto pubblico. Ma la spesa media continua ad aumentare. Il paradosso è facilmente spiegato: le risorse destinate al trattamento accessorio, “una parte cospicua del trattamento economico dirigenziale”, vengono disinvoltamente ripartite tra chi resta in servizio. “Sicché la riduzione di personale non produce l’effetto di realizzare economie di spesa“, chiosano i magistrati contabili nelle 198 pagine della relazione La spesa per il personale degli enti territoriali. Una prassi a cui si spera che riesca a mettere fine il nuovo testo unico del pubblico impiego varato con uno degli ultimi decreti attuativi della riforma Madia. Nonostante il ministro della pubblica amministrazione abbia dovuto rinunciare proprio al provvedimento sulla riforma della dirigenza, affossato dalla Consulta e mai riscritto.
    La tendenza evidenziata dai magistrati contabili è particolarmente marcata nelle regioni a statuto speciale, dove, a fronte di una “riduzione della consistenza media del personale dirigente e assimilato pari al 4,43%“, la spesa media nel triennio 2013-2015 è lievitata del 7,44 per cento. Gli enti meno virtuosi? Sicilia e Friuli Venezia Giulia. La Regione guidata da Rosario Crocetta contava nel 2013 1.774 dirigenti, calati nel 2015 a 1.692 (-4,6%, annota la Corte). Ma, nel frattempo, sia la spesa netta sia la busta paga media di ogni “mandarino” siciliano sono inesorabilmente salite. La prima è passata dai 128 milioni del 2013 ai 135 del 2014. Gli stipendi si sono gonfiati, in media, addirittura del 10,5%: da 72.236 euro annui a 79.867. In Fvg è andata, da un certo punto di vista, ancora peggio: i dirigenti sono rimasti invariati a quota 78 ma la spesa media per ognuno è aumentata da 90.318 euro a 102.371: un salto del 13,34 per cento.
    Va detto che in valori assoluti la spesa media per i dirigenti sostenuta dalle regioni a statuto speciale è inferiore a quella degli enti a statuto ordinario, i cui alti papaveri nel 2015 sono costati mediamente 109.314 euro annui contro gli 81.598 dei dirigenti regionali “speciali”. Uno scostamento del 33,9 per cento. Questo nonostante il picco fatto segnare dal Trentino-Alto Adige, che per i suoi sei alti dirigenti sborsa ben 819.167 euro l’anno: 136.528 per ognuno. Tuttavia tra 2013 e 2015 le distanze si sono ridotte. Il problema è che questo è avvenuto non grazie al contenimento della spesa da parte degli enti che all’inizio del triennio tenevano più larghi i cordoni della borsa. Al contrario: i dirigenti delle regioni a statuto speciale sono riusciti a strappare sempre più soldi.
    Tutto questo “sembra confermare la tendenza a ripartire le risorse destinate al trattamento accessorio (una parte cospicua del trattamento economico dirigenziale) tra i dirigenti rimasti in servizio”, si legge nella delibera della Sezione autonomie della Corte. Le tabelle pubblicate nella relazione mostrano che, tra retribuzione di posizione e di risultato, quelle cifre valgono in media il 42% della retribuzione dei dirigenti delle regioni ordinarie e il 32″ di quella dei colleghi che lavorano in enti a statuto speciale. E non a caso tra 2013 e 2015 i dirigenti siciliani “superstiti” hanno visto lievitare del 74% la loro retribuzione di risultato. Per il Friuli Venezia Giulia il dato non è disponibile.
    Il “vizietto” di spartirsi il monte dei premi di risultato è più marcato nelle regioni, ma si registra a macchia di leopardo anche nei Comuni. In generale, nel triennio la spesa netta per personale dirigenziale (sia a tempo indeterminato che a tempo determinato) dei Comuni di regioni a statuto ordinario ha subito una riduzione media dell’8,12%, “tendenzialmente in linea con il decremento degli organici (-6,74%)”. Tuttavia la spesa media diminuisce solo dell’1,48%. E nei Comuni piemontesi, lombardi, toscani e calabresi “a fronte di sensibili riduzioni dell’organico (-8,09% in Piemonte; -8,33 in Lombardia; -15,19% in Toscana e -20,76% in Calabria)” la spesa media cresce: +1,24% in Piemonte e Lombardia, +1,36% in Toscana e +1,62% in Calabria.
    Passando ai Comuni delle regioni a statuto speciale, mentre la spesa netta registra una riduzione nel triennio del 4,69%, la spesa media registra un aumento dell’1,18%, a fronte di un -5,8% delle unità dirigenziali. Sul dato finale pesano, sottolinea la Corte, i Comuni delle Regioni Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sicilia, che registrano una spesa media in crescita nel triennio rispettivamente di 0,87%, 2,38%, 2,05% e 3,4% “pur a fronte di un sensibile decremento della consistenza numerica, rispettivamente -10,51%, -6,90% e -6,27%”.Risultato: nel 2015 i 283 dirigenti comunali siciliani sono costati in media 86.244 euro l’uno alle casse di Palazzo dei Normanni, contro gli 83.408 euro medi pagati nel 2013 quando erano in tutto 301. Per i colleghi friulani lo Stato ha speso invece nel 2015 94.253 euro l’uno, contro i 92.362 del 2013.
    Un po’ più virtuose le (mai davvero soppresse) Province: la spesa media per le posizioni apicali negli enti aboliti dalla legge Delrio “cresce lievemente nel raffronto 2014/2013” ma “si contrae (-2,34%) considerevolmente nel 2015 rispetto al 2013”. In particolare è calata sensibilmente la spesa media per direttori generali e segretari provinciali mentre quella relativa ai dirigenti è salita, ma di un risicato 0,40 per cento.

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  6. Siamo al settimo anno e’ di trasparenza neanche l’ombra
    Sull’uscita dello stradino, circa lo spreco di denaro mi pare sia proprio il caso di dire “DA CHE PULPITO VIENE LA PREDICA”. Ma vi rendete conto questi: incompetenti, boriosi, inconsistenti, minacciosi; che il lavoro (quello vero) non l’hanno mai visto neanche da lontano, perché la loro vita lavorativa l’hanno cominciata e vissuta nel sindacato passando da un incarico all’altro (ovviamente sempre più ben remunerato) fino ad arrivare alle cifre che sappiamo, osano ergersi a giudici e farci la morale? Ma qui siamo alla follia pura; non ci bastava Renzi a farci rimpiangere Berlusconi (il che è tutto dire) adesso abbiamo il renzino di casa che nella sua megalomania ci fa rimpiangere perfino Mussolini. Vergogna, per favore che qualcuno metta una museruola a questa dirigenza parassitaria che ogni volta che apre bocca STRAPARLA. Se il meno impresentabile della lista è Petteni è tutto dire, meglio chiuderla quì. E come i cinesi sul fiume consiglio di aspettare che si arrostiscano lentamente sullo spiedo della loro, inutilità e vampiresca fame del denaro della Cisl e suoi iscritti.
    Wiva LA CISL LIBERA

    Giusto cinque anni fa, giorno più giorno meno, si svolgeva a Santa Caterina Valfurva la “settimana della montagna” della Fai. Una di quelle iniziative che, a quel che dice oggi il dottor Sbarra dell’Anas, servivano solo a sprecare soldi. E tutti quelli che allora venivano stanno lì ad annuire senza rendersi conto che c’è una certa contraddizione fra le due cose.
    Di FaiFilca in quel momento non si parlava ancora, eppure qualcosa nell’aria doveva esserci, visto che nella tavola rotonda di chiusura dei lavori, immortalata nella foto qui sopra, erano presenti molti dei protagonisti degli avvenimenti successivi. Ed è difficile che potesse essere una coincidenza. Probabilmente l’ordine da Via Po 21 era già stato dato in modo confidenziale, e i volenterosi esecutori si erano già messi all’opera per preparare il terreno.
    Ma le vecchie foto servono anche a fare il punto, a fermare un momento della storia e confrontarlo con il presente. In questo modo, tante cose si chiariscono da sole.
    Vediamo allora che fine hanno fatto i protagonisti.

    AUGUSTO CIANFONI – Nel 2011 era segretario generale della Fai, ed aveva piazzato nell’organizzazione molte persone, chi a Via Tevere 20, chi sul territorio, chi negli uffici di enti e fondi vari. Oggi lui non fa più parte dell’organizzazione. Ma i suoi cari si sono salvati quasi tutti. Qualcuno ha anche avuto la promozione. Sembra la storia della fine della Dc: il partito è finito, eppure tanti democristiani sono rimasti su piazza.

    GIULIO COLECCHIA – Nel 2011 era segretario generale della Cisl Puglia, ora è stato appena nominato vice presidente dell’Inas lasciando libero il posto a Daniela Fumarola (descritta da Enrico Marro come una messa lì solo perché “fedele” ad Anna Maria Furlan; per la verità, sarebbe anche una dirigente sindacale di un certo spessore, ma questo non sembra, nella Cisl di oggi, un titolo di merito sufficiente per andare avanti. E lei, che non è stupida, si è adeguata alle condizioni richieste).

    PIERANGELO RAINERI – Nel 2011 era segretario generale della Fisascat. Dagli “Scandola Papers” risulta che quell’anno il suo reddito fiscale era di eur. 283.025,00€ e il lordo fiscale era di 308.446,00€, a fronte di un tetto massimo da regolamento Cisl (lordo fiscale) di 82.511,10€. Quando Fausto Scandola lo indica assieme ad altri come esempio di mancato rispetto delle regole, da Via Po 21 si parla di “due o tre casi su cui sarà fatta assoluta chiarezza”. E’ tuttora segretario generale della Fisascat oltre che della Fist (finto accorpamento con la Felsa fatto per lasciare le cose come stanno).

    GIOVANNI GRAZIANI – Nel 2011 era presidente del collegio della probiviri della Fai e collaborava alle attività della Scuola nazionale di formazione. Dopo il commissariamento della Fai ha impugnato l’atto di fronte ai probiviri Cisl e, assieme ad altri, davanti al Tribunale di Roma, in entrambi i casi senza successo (ma senza che le sue argomentazioni abbiano ricevuto alcuna smentita di merito). Oggi non ha più alcun legame con la Cisl.

    GIAMPIERO BIANCHI – Nel 2011 era direttore della Scuola nazionale di formazione della Fai. Dopo il commissariamento, è stato licenziato con l’accusa, fra l’altro, di aver esultato ad alta voce alla notizia delle dimissioni di Raffaele Bonanni esclamando “Ora la Cisl è libera”. Evidentemente si era sbagliato.

    LUIGI SBARRA – Nel 2011 era segretario confederale della Cisl e dipendente dell’Anas in distacco retribuito. Nominato commissario dopo che il congresso della Fai ha respinto la mozione di scioglimento della federazione, ha licenziato Giampiero Bianchi, epurato Maurizio Ori e allontanato alcuni dirigenti sgraditi a vario titolo. Invece quasi tutti i cianfoniani hanno salvato il posto. Al termine del commissariamento, si  è fatto incoronare segretario generale della Fai. Dagli Scandola Papers risulta che il suo reddito nel 2011 era superiore di quasi 60.000€ al massimo consentito da regolamento. Non ha mai chiarito nulla su questo né sulla sua assunzione presso l’Anas, che secondo alcuni giornali calabresi è avvenuta quando era segretario della Cisl di Calabria. Ora predica onestà e trasparenza in base ad un criterio molto semplice: chi mi obbedisce è onesto, chi è contro di me è un ladro.

    GIUSEPPE FARINA – Nel 2011 era segretario generale della Fim. Dal 2014 è segretario confederale della Cisl. I suoi redditi risultano rispettosi dei regolamenti.

    GIANLUIGI PETTENI – Nel 2011 era segretario della Cisl della Lombardia. Dal 2014 è segretario confederale della Cisl. I suoi redditi, nettamente migliorati a seguito del passaggio da Milano a Roma, sono in regola. Sono le sue esternazioni ad essere a volte un po’ sopra le righe; come si dice a Roma, ogni tanto “sbrocca”. Ad esempio, quando ha aggredito Savino Pezzotta, colpevole di aver detto la sua sulla figuraccia della Cisl con le Iene.

    DOMENICO PESENTI – Nel 2011 era segretario generale della Filca che cominciava a sentire gravi problemi economici (ma non certo per il suo reddito personale), per risolvere i quali Raffaele Bonanni decide l’accorpamento con la Fai, che stava molto meglio. Ma lui nelle trattative sulla fusione tira troppo la corda, contando sulla sponda di Via Po 21, e finisce col sedere per terra quando il congresso della Fai respinge lo scoiglimento. Reagisce male e avalla il commissariamento della Fai ma senza cavarne un ragno dal buco per la Filca. Oggi è il presidente dell’Inas, dove deve affrontare gravi problemi economici ereditati dalla gestione Sorgi. Un giusto contrappasso per le sue colpe politiche nella vicenda Fai-Filca.

    CLAUDIO RISSO (non era al tavolo, ma si riconosce in prima fila). Nel 2011 era segretario nazionale della Fai. Quando la Fai viene commissariata è un volenteroso collaboratore di Via Po 21, dove dice di vantare amicizie importanti, e punta a tornare in segreteria alla fine del commissariamento. Intanto esce prosciolto da un procedimento penale nel quale sono stati condannati altri sindacalisti (siamo contenti per lui e per la Fai, ma forse un po’ più di trasparenza e di informazione sulla vicenda sarebbero state opportune). Un anno fa, il dottor Sbarra dell’Anas lo ha nominato commissario della Fai di Latina; una scelta che sembrò a molti, e forse anche a lui, una dimostrazione di stima ed un titolo di merito per il futuro, e che invece si è rivelato una trappola (come noi avevamo scritto; rileggete le conclusioni a questo link). Infatti oggi l’incarico di commissario della Fai di Latina, è l’unica cosa che gli è rimasta in mano.
    Ricapitolando: c’è chi oggi è fuori, chi è fuori ma ha lasciato i suoi dentro, chi è stato ricollocato, chi ha ottenuto quello che voleva. In breve, c’è chi ha perso e c’è chi ha vinto.
    E c’è Raineri, uno dei “due o tre casi isolati su cui sarà fatta assoluta chiarezza”. Che è l’unico rimasto esattamente allo stesso posto di cinque anni fa, nonostante si sia scoperto che in quel momento aveva un reddito tre volte e mezza superiore al consentito.
    Si vede che, nell’era Bonanni come anche nell’era Furlan, la Cisl non può fare a meno di uomini come lui.
     Zorro

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    1. aggiornamento: Giuseppe Farina non è più segretario confederale ma presidente “in pectore” dell’Iscos. E’ tra quelli che hanno vinto o hanno perso?

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  7. Da un po’ mancavo di seguirvi… Mi congratulo con voi per l’acuta ironia che sta certamente facendo rodere tutti i loschi figuri di questa Cisl.
    Chi losco non è però deve svegliarsi, mostrare un sussulto e stare attento ai loschi più loschi cioè a coloro che vivendo da parassiti già sono pronti al riposizionamento nel post signora Furladi…
    Buon ferragosto a tutti!
    Cuciniamoli a fuoco lento questi ascari!
    Il nostro divertimento continua e, fidatevi, il loro fegato gonfio trasuda bile in continuazione!
    W Fausto! W la libertà!

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  8. #LiberiOnesti@riprendiamocilaCisl
    Il quadretto dei personaggi in cerca d’autore è indicativo di certa letteratura da vecchi Gattopardi.
    E come i Gattopardi, ma senza la loro nobiltà, pensano di potere accampare anche diritti successori.
    Alcuni cognomi ne sono la prova.
    Se non è solo un caso, infatti, il cognome Sbarra, figura anche come dipendente della cisl della Calabria, nonché come coordinatrice donne.
    È sicuramente un caso. Ma dalle foto postate su Facebook la presenza risulta anche al congresso nazionale dei pensionati.
    Le “famiglie”, ovviamente nel senso di casate, ogni tanto si riuniscono. Gli apparentamenti si rinsaldano.
    Certo viene da pensare che i congressi, proprio per confermare la linea del dott. Sbarra, sono dei costi per l’azienda cisl. E, visto che vige l’ottimo sistema delle nomine, perché non si risparmiano i soldi di queste costose parate?
    Anzi, io suggerirei una sana costituente! Si, sul modello venezuelano. In essa di potrebbero abolire, con il consenso di tutti (i benpensanti ci avevano già provato all’assemblea organizzativa di Riccione…ma i tempi non erano ancora maturi), i congressi, gli organismi, gli statuti e qualche altro ammennicolo similare.
    Si potrebbe instaurare un piccolo patibolo a via Po, un distaccamento di pretoriani in ogni regione, eliminare le inutili categorie e poi, magari, distribuire brioches ai lavoratori rimasti senza più tutele…in sostituzione dei loro diritti barattati per comodità varie.
    Con i risparmi di spesa qualcuno…oltre a fare il bagno con il latte d’asina…potrebbe anche rivedere le indennità e, per non fare apparire strano il povero Ranieri, magari elevare tutti al suo livello economico. Non vi sembra una buona soluzione?
    Certo…se la storia insegna…dopo gli splendori di corte, in altre epoche, i più “illuminati”, approntarono una piccola rivoluzione e posero le basi per uno stato di diritto.
    A settembre bisogna assolutamente convocare gli Stati Generali LiberiOnesti per l’abolizione del sistema feudale e il ripristino della democrazia rappresentativa, ma soprattutto delle libertà di parola e di opinione, ideali tutti già garantiti dalla Costituzione italiana.
    Alle parole devono seguire i fatti!

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  9. Speriamo che la crisi del settimo anno funzioni anche nei matrimoni tra ladri e che se li porti tutti nel posto che più meritano.
    Per la riabilitazione di Fausto e la cacciata dei …….. dalla CISL

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  10. Difficile rimanere impassibili oppure ostentare, come immagino possano fare i detentori occupanti la cisl oggi, noncuranza con la speranza che poi ci si stanchi. Dobbiamo incrementare anzi questo luogo libero del 9 marzo che almeno ci consente di esprimere giudizi e narrare fatti. Grazie a loro oggi è possibile esser visibili…sperando di uscire anche dalla invisibilità scritta e cercare di fare l’unica cosa possibile: lanciare messaggi, fare presenza e testimonianza e diffondere questa piattaforma anche tra le prime linee. Serve una presa di coscienza e pensare ad un evento, a più eventi per incalzare e cercare di rifondare tutto. Il congresso farsa e tutte le innumerevoli violazioni fatte in precedenza e che possono dare luogo a nullità di tutte le nomine devono indurci a reagire. In fondo basta poco, si inizia con un drappello e poi si forma in città e regioni un movimento alternativo . AZZERAMENTO DI TUTTE LE CARICHE E AUTOCONVOCAZIONE DELEGATI RSU SCONFESSANDO TUTTE LE SEGRETERIE CHE PENSANO DI RIMANARE AL LORO POSTO SENZA FAR NULLA, BASTA POCO, SERVE UNA RIVOLUZIONE DAL BASSO.

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  11. Penso che proseguendo così il bubbone arriverà presto a maturazione e allora scoppierà nel peggiore dei modi ammorbando l’aria e il nome della gloriosa Cisl ma pazienza solo così potrà partire un rinnovamento serio che riabiliterà anche il nome della Cisl oltre che di tutti quelli come Fausto che hanno patito la bieca vendetta di questi Farabutti che per la storia potranno fregiarsi del privilegio di aver infangato illa storia ed il buon nome della Cisl.
    Un ex che vi stima e ammira per quanto state facendo

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