Quello che guadagna di più?

E sono quella che guadagna di più“, diceva quasi due anni fa fa la signora Anna Maria, intervistata sul palco di Riccione da Dario Di Vico. Per chi avesse perso memoria di quell’evento, ricordiamo che Di Vico le aveva domandato quanto dovesse essere alto lo stipendio del sindacalista. E lei rispose che doveva essere circa tre volte la media del lavoratore dipendente. Poi disse anche che la media era sui millecinquecento netti al mese, e che lei ne guadagnava “credo cinquemiladuecento” (che è ben più di tre volte millecinquecento, ma lasciamo perdere il passato). “E sono quella che guadagna di più nella Cisl”, aggiunse con tono giulivo.

Già allora si sapeva che non era proprio così. Nel senso che solo di pensione, il generale Bonfanti prendeva di più. Ma quella, si dirà, è una pensione e non la paga la Cisl (per la verità c’era in più qualche extra, pagato dalla Cisl o da incarichi avuti dalla Cisl, ma lasciamo perdere il passato).

Ma se è vero quel che ci ha scritto un commentatore, Bruno G., c’ anche qualcun altro che guadagna più di lei: il “povero ma bello” Maurizio Arena. Cioè il segretario generale aggiunto della First. Che non pubblica, come tutti si sono impegnati a fare nella Cisl, i suoi redditi. Al posto del quadro C della dichiarazione dei redditi, compare una dichiarazione, non firmata, secondo la quale il povero ma bello non riceve alcun compenso per la sua carica sindacale. Anche perché, si potrebbe pensare, guadagna già bene come dirigente di banca.

Secondo Bruno G., però, le cose non stanno proprio così. Perché ci sarebbe un’integrazione ad un corposo stipendio, che porta il totale sopra a quota 130mila all’anno. Il che vorrebbe dire: più del segretario generale della First. Forse più del segretario generale della Cisl, quella che “…e sono quella che guadagna di più di tutti”.

Qualcuno obietterà che le parole di Bruno G. non sono dimostrate e non sono firmate con un nome e cognome che rendano identificabile l’autore dell’affermazione. E noi facciamo allora presente che neanche la dichiarazione pubblicata sul sito First secondo cui Maurizio Arena non prende compenso alcuno non ha firma, né altra indicazione di chi si assuma la responsabilità di quanto viene sostenuto.

E se nessuno se ne assume la responsabilità, c’è da pensare che l’affermazione possa non essere veritiera. E se non fosse veritiera, potrebbe essere Bruno G. ad aver detto la verità.

Verità che poi sarebbe facilissima da accertare, perché basterebbe che la First adempisse all’obbligo di pubblicare i redditi di tutti i dirigenti nazionali, compreso Maurizio Arena.

Finché lui e la First non lo fanno, chiunque può farsi l’idea che crede. E noi ci siamo fatti l’idea che non sia la signora Anna Maria “quella che guadagna di più”.

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5 Commenti - Scrivi un commento

  1. Pensiamo solo a quanto si guadagna attraverso lo stipendio e non ci chiediamo mai quanto invece si ruba attraverso altri mezzi, pezze d’appoggio false, falsi rimborsi e tanto altro ancora… poi quanto tesseramento è falso in giro per le categorie, non lo era solo quello della FP, quanto di falso oggi gira per la CISL della sig.ra Furlan? Forse stanno cambiando le regole di ingaggio? forse stiamo cambiando noi? O forse stanno cambiando la CISL per farla sempre più assomigliare a loro? Essere solo autorefenziali e dispotici non serve ai lavoratori ma alle tasche di chi comanda!!!

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  2. renzo rampazzo SGBCISL Alto Adige/Südtirol · Edit

    La cosa scandalosa e`che non c è`rispetto verso coloro che hanno fornito i dati relativi alle retribuzioni. Non cè`rispetto perche`coloro che non hanno fornito i dati e continuano a non fornirli, sono tranquilli, ricoprono incarichi rilevanti, nessuno della “Casa di vetro” alza la voce e chiede spiegazioni.
    Nella “Casa di vetro” e`proprio vero vige un motto “Forti con i deboli e deboli, silenziosi, amici, ecc. con i forti”.
    A questo punto occorerebbe un atto di coerenza da parte dei “deboli”, vale a dire non consegnare i redditi ultimi.
    La vita e`fatta di speranza.

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  3. Più merito nei sindacati»L’affondo di Bentivogli
    Il leader della Fim conferma il sostegno alla segretaria Furlan ma chiede più impegno sul rinnovamento interno e sulla trasparenza. No al populismo, più contrattazione
    Enrico Marro sul corriere della sera di ieri leggermente integrato da Zorro
    Marco Bentivogli, 47 anni astro SERVENTE della Cisl, eletto due anni e mezzo fa alla guida dei metalmeccanici Fim, ha aperto il congresso della sua categoria con una lunga relazione dove ha insistito sui suoi cavalli di battaglia: il rinnovamento del sindacato; la modernizzazione delle relazioni industriali; il rifiuto delle ideologie e del populismo (TIPICO ESEMPIO DEL CONCRETISMO CISLINO DELL’ERA fURLAN); il rilancio della contrattazione. «Sta crescendo – ha detto – un lavoro che non è né autonomo né propriamente dipendente, il lavoro sarà sempre più un progetto». Serve, quindi, un «nuovo sindacato (quale però se ne guarda bene dal dirlo). Senza scelte, il sindacato si condanna all’irrilevanza non ha capito che è gia irrilevante da quando si sono venduti i lavoratori per i propri interessi. Scegliere significa anche distinguere tra chi lavora e lavora bene e chi non lavora o fa il “furbetto”» (bel concetto che se applicato alla dirigenza Cisl diventerebbe un deserto. In uno dei passaggi scritti che il segretario ha saltato – si afferma che «per troppo tempo “sindacato” e “merito” sono stati termini antitetici», mentre la meritocrazia «va applicata anche nel sindacato, per selezionare i sindacalisti». Ma, non mi dire; l’ha capito però continua come sempre a sentirsi al di sopra di comuni mortali.

    Bentivogli, in vista del congresso della Cisl che si terrà dal 28 giugno, ha affermato: «Confermiamo il sostegno ad Annamaria Furlan». (Questa espressione, che è stata la frase più usata ed abusata, nelle innumerevoli assise congressuali è l’esempio lampante dello stato servile in cui è stata ridotta la cisl una classe dirigente che a larga maggioranza inizia l’ intervento congressuale in tal modo non é degna di coprire incarichi di responsabilità ma al massimo di ubbidir tacendo, ne può bastare a recuperare la pressante fichiesta (si fa per dire) alla segretaria generale di portare avanti la riforma interna che prevede l’accorpamento delle categorie fuori da ogni logica perché l’autonomia è il sangue ossigenato delle categorie, i tagli consistenti vanno fatti sul sangue avvelenato rappresentato dagli organici della confederazione che continuano a crescere a fronte della quasi scomparsa dei lavoratori. Sulla trasparenza poi sfiora il ridicolo quando aggiunge che aggiungendo che «sulla trasparenza bisogna fare di più».
    PAROLE PAROLE PAROLE e intanto gli iscritti scappano e le sedi si desertificano. Avanti così e il prossimo congresso lo faremo nell’oratorio di qualche parrocchia.
    Zorro

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