Capacità di indignarsi, necessità di indignarsi

Pubblichiamo, contemporaneamente agli amici di sindacalmente.org il testo dell’intervento dell’avvocato Lorenzo Cantone alla presentazione del libro “Prender parola. Il metodo Scandola” che si è tenuta il 26 maggio scorso a Verona. E lo corrediamo con un paio di foto di quella bella giornata

introduzione

L’indignazione di Fausto.

Nel bel libro di Giovanni Graziani si fa più volte riferimento alla indignazione che ha provato Fausto Scandola nell’apprendere delle retribuzioni e pensioni d’oro percepite da taluni dirigenti sindacali nazionali in violazione del regolamento.

In effetti, la cosa che più mi ha favorevolmente impressionato di Fausto era proprio la sua indignazione per i comportamenti di quei dirigenti nazionali che non si erano fatti scrupolo di violare le regole associative a danno degli associati.

Ma debbo dire che in Fausto non ho riscontrato solo la capacità di indignarsi, che pure non è affatto poco in questa epoca nella quale sembra che ogni sconcezza ai danni della collettività sia tollerata quando non addirittura permessa. Fausto non era solo capace di indignarsi. Fausto sentiva la necessità di indignarsi. Per lui non ci si poteva non indignare di fronte agli stipendi ed alle pensioni d’oro a danno degli iscritti e dei contribuenti.Tanto più – mi diceva – in un momento storico come questo nel quale i lavoratori fanno tanti sacrifici a causa di una crisi economica che non sembra mai finire (e c’è da temere che non finirà mai fino a quando chi è stato eletto per rappresentarci continuerà a fare i suoi interessi invece di quelli della collettività).

Non solo capacità di indignarsi dunque, ma anche e soprattutto necessità di indignarsi. Era questa necessità che animava Fausto. E lo portava a stupirsi del fatto che non ci fosse una rivolta di tutti i lavoratori nei confronti di certi dirigenti nazionali.

Fausto auspicava la necessità di una rivolta democratica dei tanti iscritti contro i pochi che rischiavano di rovinare l’immagine del sindacato offuscandone il ruolo importantissimo ed essenziale.

Un ruolo – quello del Sindacato – nel quale Fausto credeva da sempre, perché continuava a credere nel Sindacato. Continuava addirittura ad amare il Sindacato.Invitava anche anon dare disdetta dalla CISL ma a impegnarsi e combattere, come disse nell’intervista a Le Iene (che è oggi ancora visibile, in estratto, sul blog 9 marzo).

Pezzotta

Del resto stiamo parlando di un uomo che era nel sindacato dal 1968. Di un uomo che ha costruito il sindacato nel comando NATO, in una situazione non facile, in tempi anche non facili. Stiamo parlando di un uomo che per ottenere i finanziamenti necessari per attuare un piano di risanamento economico e organizzativo dell’Unione sindacale territoriale CISL di Verona non ha esitato a garantire personalmente i debiti con la sua casa di abitazione.

Personalmente dubito che certi dirigenti sindacali nazionali, che pur godono di stipendi e pensioni d’oro e che hanno contribuito ad espellere Fausto,abbiano mai messo a repentaglio i loro beni personali a favore della organizzazione sindacale.Fausto era di un’altra pasta.

Dicevo della necessità di indignarsi che animava il sindacalista Scandola e del suo stupore a non assistere a una rivolta democratica generale.

Ma debbo anche riferire della sua consolazione nel constatare che c’era chi diceva no nel sindacato e nel web, in particolare coi blog 9 marzo e Sindacalmente.

In tanti gli manifestavano solidarietà e sostegno. E Fausto ne era consolato, ne era contento. “Avvocato, qualcosa si muove,” mi disse una volta con soddisfazione. Il mondo sindacale non sta fermo, non accetta con rassegnazione.

Qualcosa si muove” diceva il sindacalista Scandola che credeva ancora nel sindacato e nel mondo del lavoro.Ci credeva ancora. Nonostante tutto. Nonostante la condanna ingiusta e antidemocratica del Collegio dei Probiviri nazionale.

Una CONDANNA davvero INGIUSTA e ANTIDEMOCRATICA perché:

1) è stata decisa sulla base di un ricorso in appello di 9 pagine fitte firmato da 8 membri della segreteria confederale alla quale a Fausto non è stata neanche data la possibilità di replicare;

2) è stata decisa senza neppure convocare e sentire Fausto;

3) è stata decisa, questa condanna, con ordinanza 29-7-201,5come se fosse un provvedimento cautelare provvisorio ma dichiarando l’espulsione, che è invece, come tutti comprendono, un provvedimento definitivo: il più grave di tutti.

4) Una condanna decisa contro le regole procedurali senza emettere il lodo definitivo entro 30 giorni dall’ordinanza, come previsto dall’ultimo comma dell’art. 13 dello Statuto.

5) Una condanna decisa senza la proporzionalità e la gradualità previste dall’art. 14 dello Statuto. Alla prima infrazione disciplinare contestata, nei confronti di Fausto è stato subito preso il provvedimento più grave.

6) E soprattutto una condanna decisa nei confronti di chi aveva espresso una opinione, una critica politica, alla quale si è reagito accampando questioni di bon ton degne di cortigiani, di aristocratici con la puzza al naso nei confronti del popolo, NON di sindacalisti dalla parte dei lavoratori (Al riguardo, si pensi che la Cassazione, con sentenza 46424 del 2013, ha fatto rientrare nel diritto di critica in campo sindacale persino l’epiteto “mascalzone.” E Fausto non ha usato termini del genere!).

Dunque, la necessità di indignarsi, non solo la capacità di indignazione, era il tratto caratteristico del Fausto Scandola che ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere.

Questa sua necessità di indignarsi la riscontravo anche nel decidere assieme la linea da tenere sul piano legale. Fausto, come sapete, ha presentato vari esposti in sede penale, denunciando le malefatte che sono ben note e tanto bene sono raccontante nel libro oggi presentato. Io, come professionista mi sentii in obbligo di avvertirlo. Gli dicevo: “guarda, Fausto, il ricorso, in sede civile, contro la tua espulsione va fatto ed è fondato, perché ti hanno espulso contro il regolamento e contro i più elementari principi di democrazia e civiltà giuridica. E in sede civile sono obbligati a pronunciarsi, anche se con tempi spesso troppo lunghi. Hanno un fondamento giuridico e morale anche i tuoi esposti in sede penale. Ma in penale oramai le Procure, oberate di lavoro e scarse di mezzi, archiviano tutte le notizie di reato che non riguardino i crimini più gravi, anzi tra poco va a finire che archiviano anche gli omicidi. Quindi è molto probabile che i nostri esposti in sede penale vengano archiviati”. Di fronte a questo avvertimento, Fausto invariabilmente mi rispondeva: “non importa. E’ mio dovere farlo. Da cittadino debbo denunciare questi comportamenti ai danni dei lavoratori. Io faccio quello che è moralmente doveroso. I magistrati poi faranno ciò che riterranno giuridicamente giusto”.

Come potevo dargli torto?

sala

Ho accettato subito di seguirlo in quella che era una pratica legale ben diversa dalle altre sulle quali mi trovo di solito a lavorare: pratiche che riguardano crediti o diritti delle singole persone o di singoli enti o società.

La pratica di Fausto era diversa. Perché non riguardava tanto un suo diritto, ma i diritti di tutti. Perché Scandola agiva sì per il suo diritto a far parte di un sindacato nel quale si era da sempre immedesimato; ma agiva anche e soprattutto per il diritto di tutti i lavoratori a non essere depredati dei soldi che davano al Sindacato (soldi sudati col lavoro e non piovuti dal cielo o da una slot machine, purtroppo oggi tanto di moda). E Fausto agiva anche e soprattutto per il diritto di tutti gli iscrittiad esprimere liberamente le loro critiche ed il loro pensiero.

Perchè Scandola è stato espulso per aver criticato dirigenti sindacali che si facevano erogare stipendi e pensioni di importi di molto (troppo) superiori a quelli previsti dal regolamento. E quei dirigenti hanno reagito espellendo illegittimamente Fausto (violando regolamento e statuto) e cambiando il regolamento a loro favore per ciò che concerne gli importi degli emolumenti, ovviamente aumentandoli in tempi di crisi, quandotutti i lavoratori fanno invece sacrifici.

Sui regolamenti, va detto che Fausto ha sempre invocato la violazione del regolamento 3-7-2008 sui trattamenti economici e normativi.

In data 29 luglio 2015, lo stesso giorno del provvedimento di espulsione, il Segretario Generale ha comunicato l’adozione del nuovo regolamento votato dal Comitato esecutivo dicendo che questo nuovo regolamento “non era più di indirizzo” come quello precedente “ma obbligatorio e vigente.”

In effetti una delle principali difese dei dirigenti nazionali è stata questa: il regolamento 2008 non era stato violato, come diceva Fausto, perché era solo di indirizzo, non obbligatorio e vigente.

Un argomento falso e farisaico.

Il regolamento del 2008 era di indirizzo solo nel senso che ogni struttura doveva fare i conti con le sue peculiarità, in particolare con la sua “reale disponibilità di bilancio.” (5° capoverso premesse al regolamento). Si voleva evitare che il dirigente di una struttura squattrinata avesse a pretendere quanto previsto dal regolamento anche se non ci fossero stati i fondi. Ma i massimi non potevano affatto essere superati. Tanto è vero che il secondo capoverso delle Premesse del regolamento 2008 – quello non vincolante secondo la Furlan – così recita: “I trattamenti economici di cui al presente Regolamento rappresentano i riferimenti massimi di orientamento del compenso ordinario o indennità di carica … Come tali pertanto non possono essere superati.”

E’ evidente che qualcuno ha mentito. E non è stato di certo Fausto. Che ha detto sempre la verità- E per questo è stato espulso.

Quindi, alla giusta critica di Fausto i caporioni nazionali hanno purtroppo REAGITO con l’espulsione e la menzogna.

Un modo di procedere scorretto, antidemocratico ed ingeneroso che è stato ben esposto nel libro di Graziani e che il sindacalista Scandola aveva esposto ai magistrati … aveva esposto ad una Giustizia che non sempre è giusta e troppo spesso non risponde con la dovuta tempestività alle richieste di legalità dei cittadini.

Purtroppo la malattia ha impedito a Fausto di avere giustizia, in quanto la causa contro la sua espulsione non ha fatto in tempo ad arrivare alla sentenza di merito e c’è stato il tempo solo per scaramucce processuali.

Purtroppo, si trattava di una causa che non consentiva la prosecuzione da parte degli eredi, non trattandosi di diritti patrimoniali o di credito ma del personalissimo diritto a far parte del sindacato.

Ma credo che oggi tutti coloro che condividono l’impegno di Faustone siano gli eredi ideali e abbiano il diritto e il dovere di continuare la sua lotta in tutte le sedi opportune, non solo e non tanto nelle sedi giudiziali.

Penso che l’ottimo libro di Graziani e l’incontro di oggi ben si inseriscano in questa lotta che continua anche dopo la forzata interruzione della battaglia di Fausto, grazie all’esempio, all’impegno ed alla indignazione di Fausto.

Per questo vi ringrazio per questo libro,per questa iniziativae per avermi invitato a ricordare Fausto: un uomo che non può essere dimenticato da chi l’ha conosciuto e stimato.

Grazie.

Lorenzo Cantone, avvocato in Verona

cartelli

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9 Commenti - Scrivi un commento

  1. Servirebbero mille Scandola per far capire alla signora delle minacce che la strada intrapresa è senza via d’uscita!!! La famigerata casa di vetro la sta costruendo con vetri opachi, d’altronde non poteva essere diversamente. A presto signora quando io e tanti altri onesti festeggeremo la tua disfatta

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  2. Atteso che per il vocabolario della lingua italiana, l’indignazione è quel sentimento che nasce davanti al non degno, mi sembra del tutto pertinente l’indignarsi di Fausto.
    A mio avviso, poi basta e avanza l’ultima considerazione, espressa da Fausto, per renderlo meritevole dell’onore e riconoscimento che in guerra si da agli eroi. Sembrerà esagerato il paragone però è innegabile che il comportamento che muove tutti gli atti d’eroismo è l’anteporre il bene comune a quello personale.
    Concetto quest’ultimo che emerge perentoriamente dalle parole “virgolettate di Fausto riportate dall’avvocato.
    Di fronte a questo avvertimento, Fausto invariabilmente mi rispondeva: “non importa. E’ mio dovere farlo. Da cittadino debbo denunciare questi comportamenti ai danni dei lavoratori. Io faccio quello che è moralmente doveroso. I magistrati poi faranno ciò che riterranno giuridicamente giusto”.
    Dal vocabolario treccani
    “indignarsi, provare vivo risentimento, quanto per ciò che è in sé riprovevole o che comunque offende il senso morale: m’indignai alla sua proposta; le persone oneste non possono non indignarsi di fronte a questi fatti, a queste ingiustizie”
    Ogni altro commento sarebbe superfluo
    Luigi Viggiano

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  3. Mi piacerebbe che con la stessa indignazione andaste a guardare anche altrove, oltre alla cisl nazionale e alla fai. Lo schifo è ovunque. Non sono “i pochi” di cui si scrive nell’articolo (” … una rivolta democratica dei tanti iscritti contro i pochi che rischiavano di rovinare l’immagine del sindacato offuscandone il ruolo…”), ma tanti dirigenti di ogni ordine e grado che usano l’organizzazione per prorpri fini meschini, rubacchiando tutto il possibile e lasciando un deserto nelle risorse che, invece, andrebbero “restituite” agli iscritti.
    Vi prego di allargare il vostro sguardo. Oggi della CISL e delle sue categorie (fino ai delegati), dovessimo far conto su quelli onesti, puliti, che hanno ancora uno straccio di ideale nel cuore, non resterebbe molto.

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  4. Purtroppo è vero ciò che dice Stufo. Il potere deviato si autoprotegge nelle sue declinazioni anche periferiche ed in ogni categoria. Anzi, stanno educando alcuni giovani, che un poco per ingenuità e un poco per ambizione, non disdegnano di assumere ruoli interessanti ma che manipolati a dovere rischiano di essere peggiori dei loro maestri. Il danno è grave e serio. Alcuni abbandonano per non essere sporcati, alcuni vengono sbattuti fuori e infangati. È ancora una Cisl recuperabile? Non ne sono così sicuro.
    E i servizi sono solo le appendici di un sistema economico anch’esso deviato. L’Inas (contenitore di raccomandati) è un ente parallelo all’INPS, ma a differenza di quest’ultimo, vi si accede senza concorso. E vogliamo parlare del caf, luogo ideale per sistemare le amichette del capetti di turno, tana felice per parenti ed amici.
    Dobbiamo essere onesti anche nelle analisi. I danni di questa genia di usurpatori sono più gravi di ciò che appare adesso. E si sono riconfermati ai vari congressi territoriali portando gli invitati più fidati. Al massimo livello sarà lo stesso: unanimismo conclamato e forse irreversibile.
    Non ancora stufo…ma sfiduciato si…

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    1. Sono molto d’accordo. Il metodo adottato con i giovani è esattamente questo (tra i giovani anche alcuni cognomi “illustri” che non disdegnano un posto sicuro nel sindacato, evitando le fatiche di un lavoro “normale”). si sta selezionando una futura classe dirigente in gran parte priva di ogni legame con il mondo del lavoro, spesso priva di quella motivazione che a suo tempo fece fare a noi la scelta CISL (non scegliemmo così per caso, fu scelta consapevole. Oggi, spesso, un sindacato vale l’altro, basta che sia un posto di lavoro). Questo dal mio punto di vista è un problema per l’organizzazione e anche per questi giovani senza prospettive. Trasformare il sindacato in un posto di lavoro sicuro è una delle testimonianze della morte del sindacato.

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  5. Purtroppo i vostri editoriali e i commenti che raccontano la Cisl asserragliata nella casa di vetro non scalfiranno la testuggine. l’unica tattica che li salva è restarci ibernati con la complicità dei viri detti probi.
    Continuo a pensare che sia necessario favorire smottamenti importanti in ogni provincia.
    La buonanima di Scandola invitava a restare… se ce ne fossero le condizioni minime e una degna magistratura interna.
    Ma con la FNP del gerontologo e la FP del commissario Petruccioli guardiane della discarica e con tanti tengo famiglia non c’è partita.
    Quando i personaggi sono quelli dei quali parla da mesi la stampa a Roma a Napoli in Piemonte e in Friuli ecc. prima o poi crolla tutto.
    Al congresso verrà incoronata ancora madame aux camelias, ma la corona sarà di carta pesta come le maschere di carnevale.
    Restare a queste condizioni ?
    Temo che alcuni di coloro che dicono di restare (non parlo di Scandola) lo facciano più per pigrizia che per convinzione.
    Quella pigrizia che negli ultimi trent’anni ha riguardato molti di noi che troppo spesso rinunciammo a porre problemi negli organismi e nei congressi perchè perdenti in partenza e ci consolavamo (si fa per dire) nel piagnisteo dei corridoi e dei ristoranti.
    Se ora vogliamo che le cose cambino e se vogliamo espiare anche le omissioni passate, è arrivato il momento di agire. costituire una Associazione nel nome di Pastore e Romani accogliendovi i fuoriusciti disposti a difendere i valori costitutivi della originaria Cisl ridando senso e sostanza alla democrazia e alla rettitudine.
    Sostenere tale iniziativa mediante contributi versati direttamente come avveniva alle origini e dunque senza la comoda intermediazione delle aziende e dell’ INPS, condizione che ha contribuito alla rovina del sindacato.
    Troppi soldi e troppo facili ma soprattutto carpiti a IMMIGRATI (la vergogna di ANOLF), EDILI, AGRICOLI e PENSIONATI inconsapevoli. Nel codice penale tutto ciò si chiama furto con destrezza…e il consociativismo tra padroni e sindacato nella Bilateralità come lo chiameremo ? …art 416 Cp.

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  6. Eppure se Fausto fossimo tutti noi e se ognuno di noi a modo proprio e per ragioni assimilabil,i ma non sempre identiche, fossimo indignati al punto di presentare ricorso ai probiviri riprendendo i capi di imputazione sollevati da Fausto, potremmo scardinare questo scempio! Potrebbero espellere tutti quanti ? e se fossimo davvero tanti potrebbero permettersi un eruzione di massa ? Sarebbe come promuovere una Class Action poiché quei vertici si sono macchiati del reato di falso ideologico nei riguardi degli associati.

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  7. Condivido Nico tutti coloro che sono indignati dovrebbero promuovere un azione analoga a quella portata avanti da Fausto !
    Ci troviamo dinnanzi a ciò che può essere configurabile in falso ideologico perchè quindi non unirci in una class action per il danno che noi iscritti abbiamo patito ?

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