Prender parola: la richiesta forte di Bruno Ranucci

Anche al congresso della Cisl del Piemonte c’è stato chi ha fatto il nome di Fausto Scandola: si tratta di Bruno Ranucci,una persona che ha rappresentato qualcosa nell’organizzazione, visto che è stato segretario della Cisl di Vercelli dal 2005 al 2013, quando la struttura venne accorpata con Novara, Biella e Verbania. Erano i tempi in cui Raffaele Bonanni predicava la spending review in stile Mario Monti accorpando le province, e Giovanna Ventura si batteva per realizzarla in Piemonte per preparare la promozione a segretaria confederale.

Ora Bruno Ranucci ha concluso la sua esperienza quarantennale nella Cisl con un discorso molto diverso da quelli celebrativi e adulatori che alla signora Anna Maria piace ascoltare quando gira l’Italia per congressi per ripetere le sue tiritere mandate a memoria. Un discorso nel quale ha fatto anche lui il nome di Fausto, ma non solo: ha parlato dello Ial che in Piemonte vuol dire 53 milioni di buco, ha ricordato le brutte figure fatte dalla dirigenza sull’Alitalia (prima si chiede di votare Sì, e poi quando vince il No si dice che il referendum è roba da populisti; e se avesse vinto il Sì non lo sarebbe stato?) o a Serravalle (un sindacato che non sa organizzare uno sciopero ma sa solo dare interviste è ancora un sindacato?). E di tante altre cose che dimostrano un modo di gestire la Cisl nel quale gli iscritti, a nome dei quali si dice di parlare, sono dei numeri e non sono più dei soci.

Insomma, un discorso critico con una conclusione forte: la richiesta al gruppo dirigente “di presentarsi dimissionario e di non ricandidarsi per un nuovo mandato, riconoscendo le evidenti carenze di una gestione che contraddice la nostra storia, passare la mano e favorire un ricambio generazionale di tutta l’attuale dirigenza“.

Una richiesta forte, perché fortemente coerente con la constatazione del fatto che la gestione attuale non ha ottenuto alcun risultato, se non espellere chi ha avanzato critiche e commissariare chi non si è allineato. Mentre la condizione di chi vive del lavoro continua a peggiorare.

E allora, auguriamo buona lettura a tutti del bell’intervento di Bruno Ranucci. E lo ringraziamo di quel che ha detto.

INTERVENTO DI BRUNO RANUCCI, CONSIGLIERE USCENTE DELLA USR CISL PIEMONTE, AL XII CONGRESSO REGIONALE CISL PIEMONTE – (TORINO, LINGOTTO 8-9/5/2017)

Anticipo che oggi, dopo i peana elevati al sindacato ieri da molti congressisti, parlero’ criticamente, anche se con spirito costruttivo,  del ruolo della Cisl negli ultimi tempi e della responsabilita’ del suo gruppo dirigente, concludendo con una richiesta forte alla Segretaria FURLAN.

Dobbiamo ammetterlo: i tempi sono veramente cambiati. Oggi, infatti, i  lavoratori non muoiono piu’ uccisi dalle fucilate, come nel 1947, a Portella della Ginestra, morti che abbiamo commemorato il 1° Maggio scorso;  no, però una crescente parte di lavoratori e di senza lavoro vivono in precarie condizioni di vita e di lavoro, continuando a morire.  E muore spesso la loro dignita’, perché non in grado di difendersi, lasciati soli e dimenticati da un  SINDACATO, che ha rinunciato, in pratica, ad organizzare questo mondo della precarietà, lottando per e con loro per diritti di eguaglianza e libertà.

Così, interi pezzi di società, disoccupati, esodati, giovani senza lavoro,  sfruttati con pochi euro al giorno, lavoratori in nero, ogni giorno si sentono SCARTATI, oltre che dalla politica e dalla società, anche dal Sindacato, che non sa più rispondere alle emergenze quotidiane della loro vita.

Ecco perché il Sindacato e anche la Cisl, che  già rischia di essere ridimensionato o di scomparire insieme al lavoro, anche per l’avvento di una modernizzazione e di un’automazione sempre più spinta, rischia di non raggiungere i nuovi SCHIAVI, diventando, sostanzialmente, INSIGNIFICANTE e solo spettatore della crescita delle diseguaglianze.

In verità, l’attuale gruppo dirigente della Cisl rinvia ormai quotidianamente la definizione di una strategia sindacale, non prendendo atto che la rivoluzione industriale in corso ( evocata solamente riempiendosi la bocca di Industry 4.0) con le nuove tecnologie informatiche e robotiche risparmiera’ sempre piu’ il lavoro “vivo”, non compensato dalle nuove professionalita’, pure occorrenti.

La vita annua di un cittadino deve prevedere ore di lavoro manuale e di concetto insieme ad altre attivita’ di studio e di formazione continua, nonche’ di assistenza familiare e welfare territoriale. Conseguentemente, il sindacato dovrebbe proporre come reperire le risorse pubbliche e private necessarie a sostenere un modello di societa’ tanto alternativo al presente.

La disoccupazione dei giovani, potrebbe, per esempio, trovare una prima risposta nel servizio civile obbligatorio dopo il ciclo scolastico.

Purtroppo, questa segreteria confederale non sembra abbia questo orizzonte per il momento e chissa’ se lo avra’ in futuro…

Ecco perche’ tra gli stessi iscritti si fa largo la convinzione che  la Cisl sia ormai solo una grande azienda di servizi, guidata da un gruppo sempre piu’ autoreferenziale, se non addirittura una CASTA, con i suoi privilegi, simili a quelli di altri poteri che pure critichiamo,
distante dai bisogni e dai problemi dei lavoratori, di chi cerca lavoro, di chi diventa povero ogni giorno di piu’, mentre la gestione del suo gruppo dirigente negli ultimi tempi ha accumulato solo sconfitte.

In effetti, se possiamo fare un’analisi impietosa, al di la’ degli sbandierati successi dei dati del tesseramento che, comunque, presso la CES (Confederazione Europea Sindacati) risultano molto meno lusinghieri (!) e  che, comunque,  ci ricordano il “declinare crescendo”, anticipato  da un fortunato libro scritto 40 anni fa dal sociologo Bruno Manghi, gli ultimi due anni sono costellati da tanti insuccessi dalla dirigenza confederale.

Dopo il pietoso caso della vicenda Scandola, il pensionato Cisl che due anni fa denunciò gli stipendi e le pensioni d’oro di molti dirigenti (tra cui anche quello della nostra segretaria generale, accomunata a quel sistema corrotto, tanto che molti iscritti hanno provato imbarazzo e vergogna, come ricordava anche il segretario regionale, Alessio Ferraris ieri in relazione) – Scandola, dicevo, che non riuscì ad ottenere giustizia, perché morì dopo essere stato scandalosamente espulso dalla decisione del gruppo dirigente confederale avallata da un lodo di probiviri compiacenti, senza nemmeno riconoscergli il merito di aver permesso che venisse avviata una profonda revisione nel sistema di  stipendi e contribuzione – un’ espulsione che restera’ come una macchia indelebile nella storia della  Cisl –  il gruppo dirigente confederale non ha saputo, infatti, impedire altri scandali, quali il commissariamento di importanti strutture della Cisl (fatta passare, ieri, quella della FP, dalla segretaria confederale, Giovanna Ventura, come “un fatto coraggioso (?) della Segretaria Generale”, omettendo alcuni retroscena, considerazioni e valutazioni di alcuni membri della segreteria confederale che si erano opposti e  che avevano portato  ad una spaccatura anche dell’Esecutivo nazionale su questa vicenda)  oltre a quella dell’Unione Sindacale Regionale della Campania, con accuse tra segreteria nazionale e regionale finite in denunce e controdenunce, carte bollate e veleni che hanno lasciato sbigottiti gli iscritti.

Senza dimenticare la sua collocazione, sostanzialmente filo governativa e “renziana”, schierandosi su scelte (es. il referendum per la riforma costituzionale) senza tener conto del reale orientamento pluralista dei propri iscritti, non consultati neppure in questo caso, perche’, sempre la dirigenza confederale, ritiene che per dirigere una confederazione tanto grande come la Cisl sia necessaria e sufficiente una politica di accentrare deleghe a livello regionale e nazionale, saltando quei percorsi di consultazione (RSU e iscritti) che potrebbero “rallentare” l’iter delle decisioni, perché, questo gruppo dirigente, esalta con retorica la democrazia rappresentativa, dimenticandosi sempre che gli iscritti non vogliono essere considerati dei numeri ma soci che pensano e partecipano.

E ancora: poche settimane fa,  il gruppo dirigente confederale  aveva sostenuto con forza lo sciopero di Pasqua all’outlet di Serravalle,  dove,  invece si è lavorato, più o meno, come se niente fosse.

Recentemente, poi, si e’ battuto con forza per l’accordo in Alitalia, l’ha sottoscritto, ma ben poco ha fatto per coinvolgere gli iscritti prima e dopo ( la Cisl, li’, è il primo sindacato per numero di iscritti). Dopo la vittoria del NO, molti iscritti non hanno apprezzato che proprio la segretaria generale dicesse che “era stato in errore sottoporre quell’accordo al giudizio dei lavoratori…”

E la democrazia sindacale, si chiedono gli iscritti, che fine ha fatto? E’ grave affermare (sempre Furlan) che “abbiamo scatenato populismo sindacale” quando il risultato di un referendum è contrario a quanto sostengono i vertici sindacali!

E ancora: due anni fa la Cisl ha organizzato una  raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sul FISCO; la segreteria ha mobilitando per mesi un’organizzazione di piu’ di 4 milioni  di iscritti, riuscendo a raccogliere, sì e no, cinquecentomila firme, facendola passare come un successo mentre il  risultato politico è stato uguale a zero. Anche perche’ da anni stiamo rincorrendo il governo su questo tema, forse più per dimostrare che esistiamo che per convinzione, sapendo benissimo che una legge su questa materia non ci sara’ mai fin quando mancherà la volontà’ politica del governo di turno o, sindacalmente parlando, non ci rivolteremo, reclamando con forza quella legge, come si fa anche in altri paese.

Una dirigenza sindacale, con questi risultati,   dimostra solo  di essere sempre più disconnessa dalla base di riferimento e di non essere all’altezza di tanti attivisti e delegati  (questi “santi minori,” come qualcuno li ha definiti, che mettono quotidianamente tutto il loro impegno, la loro passione, il loro amore per la Cisl) e di vivere in una bolla, dove si racconta la favola della casa di vetro, di costruire il futuro,  di negoziare il futuro, il futuro è adesso, di  non lasciare nessuno indietro, etc. etc., inserite in tesi, buone magari per vincere un congresso, ma che non rappresentano una linea di azione utile a tutelare concretamente i lavoratori.

Insomma,  la gestione dell’attuale gruppo dirigente confederale   della Cisl,  appare a molti sempre più’ inadeguata ad affrontare le tante sfide che sono state poste  anche al sindacato  e non interessano a nessuno  proprio perché non incidono sulla drammaticità di una condizione di lavoro sempre più precaria,  che richiederebbe, perciò’, scelte politiche coraggiose come quelle accennate.

Molti, percio’, sono convinti, ormai, che un sindacato senza una linea politica nuova, senza proposte nuove, lotte nuove, non serva piu’ se non a se stesso, contribuendo solo ad allontanare quell’immagine di “LUOGO DI DEMOCRAZIA SOSTANZIALE”, che dovrebbe essere la CISL, per citare una felice definizione di Pastore.

E’ convinzione diffusa – non già nei sindacalisti a pieno tempo ma tra iscritti e lavoratori –   che una dirigenza confederale come quella attuale non serva:  non possiede il senso di responsabilità nel valutare i tanti flop imputabili in gran parte proprio alla sua carenza di strategia e al metodo autoritario di guidare l’organizzazione.

Penso, quindi,  che questo gruppo dirigente dovrebbe – con un atto di autocritica – PRESENTARSI DIMISSIONARIO E NON RICANDIDARSI PER UN NUOVO MANDATO, RICONOSCENDO LE EVIDENTI CARENZE DI UNA GESTIONE CHE CONTRADDICE LA NOSTRA STORIA, PASSARE LA MANO E FAVORIRE UN RICAMBIO GENERAZIONALE DI TUTTA L’ATTUALE DIRIGENZA sulla quale gravano le pesanti responsabilità – a volte parziali a volte totali.

Come per  il fallimento in alcune regioni d’Italia dello IAL, che si e’ cercato  fin qui di “nascondere sotto il tappeto”,  ma che e’ vicenda ancora ben viva e pesante.

Basti pensare che  in Piemonte lo IAL e‘ fallito per più di 53 milioni di euro, di cui dovrebbero rispondere non la CISL, ma alcune persone che non c’entrano assolutamente nulla…

Per tutto questo non suoni esagerata la considerazione che, con questa gestione, la Cisl, per usare un termine molto ricorrente in queste settimane, si stia DISINTERMEDIANDO da sola rispetto al mondo del lavoro e ai milioni di iscritti e pensionati..

Per concludere, credo che siamo al FINALE DI PARTITA: una partita che la Cisl potrebbe’ ancora vincere, se ritornasse al suo spirito originario della difesa dei diritti dei lavoratori  e dei nuovi poveri, alla democrazia interna, al coraggio di nuove proposte e, logicamente, se attuasse il completo rinnovamento del gruppo dirigente, scegliendo anche un target che non puo’ piu’ essere solo quello dei gia’ garantiti, ma anche, e soprattutto, quello  degli ultimi, quelli che stanno fuori dal lavoro e che cresceranno se non mutiamo radicalmente le nostre strategie,  che finora non hanno avuto alcuna rappresentanza.

Quanto a me, posso dire, parafrasando S. Paolo, di aver combattuto anche io la mia “buona battaglia” in quasi 40 anni di militanza Cisl.

Oggi termina qui, con questo Congresso,  la mia corsa mentre, purtroppo,  vacilla la mia fede in quello straordinario atto di solidarieta’ umana che è il Sindacato e che, fino a qualche tempo fa, era anche la CISL.

Buon Congresso a tutti.

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17 Commenti - Scrivi un commento

  1. Ferrarotti Agostino · Edit

    Grande intervento di spessore, diretto nell’analisi degli argomenti e preciso nell’affrontare le criticità di questa CISL senza più una politica confederale degna di questo nome. Se potessi ti applaudirei virtualmente per un lungo tempo. Caro Bruno , grazie delle tue parole, della tua coerenza e del lavoro che hai svolto per il bene della CISL in tutti questi anni, se fosse per me ti voterei per la segreteria confederale.

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  2. Caro Ferrarotti, io non so chi tu sia, ma sicuramente sei una persona che tiene alla Cisl quanto me, se non più’ di me..
    . Le tue parole mi ripagano di tante amarezze sofferte in questi ultimi anni, vedendo il comportamento di un gruppo dirigente che non ho timore a ritenere il peggiore di tutta la storia della Cisl.
    E te lo dice uno che ha occupato, spero non troppo indegnamente, la scrivania, o meglio, il tavolo di lavoro di Giulio Pastore, che proprio a Vercelli, in Via Laviny, 38, il 1° Maggio 1950, inaugurò’ la prima sede del sindacato “nuovo” ,dove si svilupparono le idee e le azioni di lotta per assicurare la solidarietà’ e la giustizia sociale in tutti i posti di lavoro.
    Grazie ancora per le tue belle parole di stima.
    Ti abbraccio. Bruno Ranucci

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  3. Adriano Serafino · Edit

    Abbiamo ricevuto anche noi, come Sindacalmente.org, l’intervento di Bruno Ranucci, che è stato posto al primo posto nella mattina del secondo giorno del Congresso Regionale CIsl, quando in sala non era ancora giunta la segretaria generale Annamaria Furlan. Ranucci aveva fatto presente alla Presidenza del Congressso l’opportunità che le sue parole di contestazione fossero ascoltate direttamente da Annamaria Furlan. La presidenza ha valutato diversamente. Un atto non certamente di attenzione verso chi esprime una voce “controcorrente”…più attenzione la presidenza ha avuto per le orecchie della Furlan.
    Sindacalmente pubblicherà presto, probabilmente entro domenica, un riassunto del XII Congresso Cisl del Piemonte e un commento alla parte finale, da “incubo” o da “sballo” per la democrazia rappresentativa, quando si è votata una mozione “fantasma” sulla carta e letta per lunghi 40 minuti dal palco. Cinque coraggiosi hanno detto che così non era possibile, hanno votato No. Molti altri lo pensavano ma il pranzo e altre considerazioni premevano…erano già le 14.30. Questo e altro approfondiremo nel nostro commento….abbiate un pò di pazienza.
    Prima o poi, una goccia dopo l’altra, incideranno la dura terra refrattaria sottostante…..
    adriano serafino

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  4. Amici miei l’onestà (intellettuale, morale ecc. ecc. è una merce che non conosce vie di mezzo perché o si ha (vedi l’esempio dell’amico Ranucci) o non si ha (vedi Furlan e reggicoda). Nel nostro caso, parafrasando Totò potremmo dire che onesti si nasce e di certo la Furlan con i suoi tirapiedi non lo nacquero al contrario del Ranucci che continuando la tradizione degli onesti come Fausto ha dato prova, chiedendo le dimissioni di tutti questi scalzacani che quei bacilli portatori sani che qualcuno ha ricordato di recente esistono in carne ed ossa e dunque la speranza di liberarci da questa peste acquista sempre più concretezza. Un grazie al lodevole lavoro di questo blog e di sindacalmente che hanno mantenuto vivo il fuoco del dissenso che oggi promette di diventare un incendio. Il poeta disse “se fossi foco arderei lo munno” io che poeta non sono dico ” se fosi foco arderei tutta questa marmaglia di di giuda che per danari si sono venduti la Cisl.
    onore a fausto

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  5. Mi dispiace non potermi far riconoscere col mio nome e cognome ma ho i miei buoni ( e tanti … ) motivi che il mio nickname può far intuire … carissimo Bruno , grazie infinitamente grazie di ciò che hai detto in maniera così lucida e chiara … peccato che quelle parole pesanti come macigni per molta gente dentro la cisl siano suonate invece , te lo assicuro , incredibilmente leggere a quel gruppo ” dirigente ” ( ahahah ! ) a cui le hai indirizzate e sai perché ?! Perché la ” casa di vetro ” ha anche delle cantine ben nascoste dove si celano ben altre nefandezze … sono quelle , oltre ai soldi , che tengono ” unito ” ( si fa per dire ) la Furlan & C. … io so per certo che esistono ma non ne conosco i particolari … ancora … qualcuno dovrà essere la loro nemesi … c’è chi ci sta provando seriamente …

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  6. E il congresso Usr in Piemonte è stato solo l’ultimo atto di una lunga serie di irregolarità. Le lucide analisi di Bruno credo non abbiano nemmeno scalfito le orecchie di cristallo della dirigenza piemontese o dei giovani rampolli ai quali hanno promesso tappeti rossi verso l’olimpo in cambio di ossequiosa fedeltà.
    Se ciascuno dicesse ciò che sa, se vuotassimo le cantine, verrebbe fuori il putridume dei legami di interesse che i gruppi di potere solitamente nascondono nelle fogne dei pensieri.
    Ma verrà il tempo…

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  7. La punizione per voi sta arrivando
    Perché il popolo si riprende i diritti,
    Vi siete ben saziati delle nostre teste,
    Ora è finita, cari signori re!
    Che non si conti mai più sulle nostre
    Ché ora ci saziamo con le vostre
    Perché siam noi che facciamo la legge!”
    (da C,a ira – il più’ famoso canto della Rivoluzione Francese (dopo la Marsigliese, s’intende…)

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  8. Pier Luigi Trivelli · Edit

    Sull’intervento di Bruno Ranucci non c’è nulla da aggiungere, un’analisi precisa puntuale ed un coraggio che si addice ad un quadro libero. Credo che sia un peccato che il quadro libero debba abbandonare il campo. Credo che dal suo intervento si possa dedurre che è definitivamente in pensione dalla Cisl, se così non fosse sarei contento perché potrebbe diventare un punto di riferimento per il territorio e non solo. Sono anni che sto parlando con amici della politica fallimentare del sindacato, delle scelte sbagliate che Bruno ha citato, aggiungerei quella dell’lpca venduta come rivoluzione epocale e dimostratasi un fallimento. La dimostrazione del suo fallimento è la vertenza Don Gnocchi, ma possiamo inserirci la contrattazione della Coop. Sociale o di Anaste. Per il pubblico impiego la vergogna è doppia, perché peggiorativo rispetto a quello del privato, avendo inserito la condizione di sostenibilità economico/finanziaria, preludio al blocco dei contratti. Avanti cari amici senza paura, chi ha paura non vedrà mai riconosciuta la sua idea.

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  9. Sul pubblico impiego si naviga a vista e ne trae giovamento per interessi banali di conservarsi un distacco sindacale per meglio gestire la vita personale , svegliarsi tardi, rientrare presto, vacanze a giugno e ad agosto e weekeend in montagna con rientro il martedì…tanto oggi basta esser amici degli amici . Ma la cosa peggiore è la nullità delle proposte , la inconsistenza delle idee, la prevedibilità delle mosse è una fp ridotta al rango di una succursale prona a pagare le debenze alla confederazione più in là i debiti dello IAL e le lungodegenze dei distaccati richiamati ad arginare solo la perdita di consenso e iscritti prossima. Ecco cosa ha prodotto la segreteria confederale, mettendo al riparo salari e indennità.

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  10. Grazie Bruno da uno che ti ha conosciuto e che ha combattuto in solitario nella fp e nella cisl con tarelli e faverin solo per chiedere trasparenza e che si e’ arreso. In fp tarelli/faverin non c’e’ mai stato posto per chi voleva solo fare sindacato e chi ha fatto finta di combattere faverin ora e’ tornato in auge cominciando proprio da tarelli e dai suoi boys che ormai sono pensionati o quasi (donne comprese) ma sempre pronti a riprendere la vita agiata in fp per poco disturbata da faverin.

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  11. Lunedì e martedì sarà “celebrato” il congresso usr toscana alla presenza della “Sig.ra” Furlan…..
    Mi chiedevo se Ranucci potesse passare dalla ridente Florentia e fare un ulteriore intervento costruttivo.
    Chissà! Magari a qualcuno potrebbe smuoversi la coscienza!
    Grazie

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  12. Io al Congresso Usr Toscana? Sarebbe una favola, perche’ avrei ancora qualcosa da aggiungere e da chiedere alla signora Furlan. Ma, come dicevo, e’ una favola perché’ sarei un indesiderabile che nessun pretoriano furlaniano lascerebbe entrare…

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  13. Grazie Bruno, un intervento con cui hai interpretato oltre al tuo anche il dissenso di chi lo può solo esprimere in questo blog per ovvi motivi !
    Con il senno di poi questa azione di forte dissenso avrebbe dovuto iniziare già nel 2012 in concomitanza col progetto dell’accorpamento delle Ust perché a ben vedere questo sindacato è da quando ha sentito l’esigenza di inserire nei propri volantini 100% sindacato che si è reso conto invece che non era più un sindacato ed è proprio allora che era iniziata la metamorfosi che purtroppo l’ha ridotto a ciò che è ora un azienda di servizi /Stipendificio. Basta pensare che i dirigenti non transitano neppure dal mondo del lavoro bensì sono dipendenti che vengono scelti per ricoprire ruoli di segreteria. Persone probabilmente professionalmente valide che tuttavia conoscendo quale mondo del lavoro solo il sindacato non possono avere la necessaria preparazione per ricoprire ruoli al vertice delle ust. È triste pensare alla dignità calpestata di questi uomini e donne che vengono scelti proprio perché in questo modo sono manovrabili
    Bruno spero presto di avere occasione di dirtelo personalmente il mio Grazie !

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  14. Grazie a Bruno Ranucci, a ‘Sindacalmente’ e questo magnifiico blog che ha riportato il suo coraggioso e lucido intervento. Ormai sono fuori da tutto – così sembra, sia in azienda sia nella struttura territoriale – e sinceramente è sempre più difficile trovare una motivazione per non restituire o strappare la tessera – della Fim in questo caso.
    Le parole di Ranucci sono un invito a resistere. Finchè si può…

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  15. Penso, quindi, che questo gruppo dirigente dovrebbe – con un atto di autocritica – PRESENTARSI DIMISSIONARIO E NON RICANDIDARSI PER UN NUOVO MANDATO, RICONOSCENDO LE EVIDENTI CARENZE DI UNA GESTIONE CHE CONTRADDICE LA NOSTRA STORIA, PASSARE LA MANO E FAVORIRE UN RICAMBIO GENERAZIONALE DI TUTTA L’ATTUALE DIRIGENZA sulla quale gravano le pesanti responsabilità – a volte parziali a volte totali.(. Devo fare i complimenti per per il suo intervento anche se datato 2017 …ho letto tutto ma le parole che mi hanno colpito di più sono state quelle riportate …congratulazioni )

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