Tra Vicenza e Grosseto

E’ uscita la notizia che fra i crediti deteriorati – cioè soldi che non tornano indietro rischiando di mandare tutti a gambe all’aria – della Banca Popolare di Vicenza ce n’è anche uno verso la ‘Pian delle Vigne’, società immobiliare a responsabilità limitata, per un’esposizione iniziale di poco meno di due milioni. Una goccia nel mare di questi crediti (o debiti. a seconda da quale punto di vista li si vede). Ma anche una notizia interessante perché fra i soci della Pian delle Vigne, come ha rivelato il diretto interessato, c’è anche Paolo Ghezzi, che, a quanto risulta dal sito della First, ricopre attualmente la carica di segretario responsabile della federazione nel gruppo Banca Popolare di Vicenza.

Il ‘coming out’ di Ghezzi non significa in alcun modo assunzione di responsabilità, perché l’interessato rivendica trasparenza nelle comunicazioni prescritte e quindi non si considera in conflitto di interessi per essere contemporaneamente rappresentante dei lavoratori, beneficiario di un credito dalla controparte come imprenditore attraverso la società a responsabilità limitata e, sempre come socio, debitore che non può restituire i soldi alla banca dove lavora e dove rappresenta altri lavoratori. Nonché dirigente di un sindacato che sul tema di questi crediti sta conducendo le sue battaglie.

Quanto ai fatti, hanno origine nel decennio scorso, e non sappiamo quale fosse all’epoca la sua posizione nel sindacato. Nel 2005 Ghezzi entra con una quota pari allora al 16,6% nella società (a responsabilità limitata, con un capitale sociale di 50.000€) creata per costruire un villaggio vacanze in provincia di Grosseto (che, ma questo non c’entra nulla, è la terra d’origine di “Giulio secondo” Romani). Successivamente un socio esce, e la quota di Ghezzi sale al 25%, mentre un altro 25% fa capo alla ex moglie.

L’anno seguente cominciano i problemi: a causa di un sospetto di abuso edilizio viene disposto il sequestro dei lavori. La vicenda giudiziaria si conclude senza conseguenze giuridiche negative per la società ed i soci, ma con conseguenze economiche irreparabili, perché si trascina per cinque anni, fino al 2011. In questo quinquennio il credito si deteriora, ed oggi si parla di una cifra fra i tre e i quattro milioni. Insomma, per come la racconta l’interessato, sembrerebbe più che altro una vicenda esemplare di come i tempi della giustizia siano una palla al piede dello sviluppo del paese.

Ma forse, visto che la First di “Giulio secondo” Romani è la federazione più allineata sulla narrazione furlaniana della “casa di vetro”, e che anche per questo il suo leader è candidato naturale ad un posto nella nuova segreteria confederale, qualche domanda si può fare.

Ad esempio, è un bene che un sindacalista abbia finanziamenti, pur se penalmente leciti, dalla controparte? Non sarebbe meglio – anche ai fini dell’articolo 17 dello statuto dei lavoratori - avere il credito da una banca diversa da quella dove si ha un ruolo di rappresentanza? O dobbiamo andare a vedere, visto che si vanta la “casa di vetro”, quanti sono i sindacalisti – sia della First che degli altri numerosi sindacati del settore – che hanno un finanziamento per attività imprenditoriali o un mutuo per la casa a condizioni migliori di quelle che si applicano ai clienti?

E poi, ma questa è solo una curiosità, cosa c’è nella Maremma toscana, un tempo terra maledetta anche nelle canzoni popolari, da diventare la terra prediletta dai sindacalisti della Cisl per operazioni turistico-enologico-imprenditoriali che a qualcuno, come il “deteriorato” Ghezzi sono andate male, e a qualcun altro invece molto meglio, come al “prescritto” Pietro Cerrito, conte di Pietramora di Colle Fagiano?

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4 Commenti - Scrivi un commento

  1. Secondo la mia esperienza personale posso affermare senza tema di smentita che i sindacalisti farebbero bene a fare, volontariamente s’intende, il voto di povertà e di castità extraconiugale, così si eviterebbero un sacco di problemi e complicazioni varie …

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  2. Cambiano i personaggi, cambiano le regioni, cambiano le categorie ma l’obiettivo del sindacalismo furlaniano oggi e bonanniano ieri resta sempre lo stesso; sfruttare il ruolo e la buona fede degli iscritti per far i propri interessi (soldi a palate, appartamenti, ristoranti, vigneti e cantine, quote azionarie e chi più ne ha ne metta.

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  3. E rimborsi spese di varia natura concepiti e pianificati come maggiorazione retributiva a tassazione, quando c’è, di favore!
    In alcuni casi 2.000 euro al mese oltre all’affitto anch’esso pagato!

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