La tessera di Gianni

Gianni Italia, già segretario generale della Fim e presidente dell’Iscos, ha scritto per il sito ‘www.sindacalmente.org’ un contributo che ci permettiamo di riprendere integralmente.

E’ una riflessione critica sulle “difficoltà crescenti” che incontra la Cisl. Difficoltà dovute non solo al momento storico che viviamo, anche perché ogni momento ha le sue difficoltà, ma anche alle insufficienze della confederazione, che “non ha più una visione propria della sua funzione nella società italiana e in quella internazionale”. Una Cisl che, invece di affrontare i problemi ed elaborare idee e soluzioni, si prepara ad un congresso “già falsato” dai commissariamenti della Campania e della Fp (e, ci permettiamo di aggiungere, anche da quello della Fai, che in effetti è continuato oltre la sua conclusione formale). Una Cisl che, invece di “ridare voce ai lavoratori che sono i più esposti alle conseguenze di uno sviluppo senza uguaglianza”, si divide e si fa la guerra per gli organigrammi e per il controllo delle federazioni, invece di lasciare ad esse maggiore autonomia, a cominciare dal tesseramento.

Ma le riflessioni più importanti sono forse quelle sulla federazione dei pensionati. Che è l’azionista di maggioranza della Cisl, quella contro la quale non si governa l’organizzazione, ed oggi è colonna portante a sostegno della segreteria attuale. Della Fnp Gianni Italia chiede di rivedere la posizione nella Cisl, trasformandola in un’associazione presente negli organismi con voto consultivo.

Della Fnp, Gianni è socio da 14 anni per effetto della regola per cui chi va in pensione è iscritto d’ufficio alla federazione dei pensionati; ma di questa federazione alla quale è iscritto, Gianni dice di non aver mai ricevuto la tessera. E di non aver mai potuto votare per alcun congresso.

Il che getta sul tesseramento della Fnp delle ombre di irregolarità peggiori di quelle contestato alla Fp per legittimarne il commissariamento.

Ma ve l’immaginate la signora Anna Maria che commissaria il suo nume tutelare Gigi Bonfanti?

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La CISL è in difficoltà crescenti.

La segreteria confederale è divisa e lacerata sulle decisioni prese: ultima delle quali il commissariamento della Funzione Pubblica. La strategia non si vede e la tattica è lasciata al momento. Le decisioni assunte negli anni scorsi sono o disattese, per quanto riguarda la ridefinizione di alcune categorie, o applicate senza verificarne l’efficacia, come nel caso degli accorpamenti territoriali sui quali va fatto un riesame sulla validità della impostazione. Gli Enti e le Organizzazioni che la CISL nel passato ha deciso di costituire per lo sviluppo di attività collaterali e che erano il vanto della confederazione sono stati chiusi o non sono considerati utili per il suo futuro.

Questo è il segno che la CISL non ha più una visione propria della sua funzione nella società italiana e in quella internazionale.

Il commissariamento della CISL regionale della Campania e quello della Federazione Pubblica nazionale sono il segno, al di là delle motivazioni ancora non chiare, che il Congresso, che si terrà a luglio di questo anno, è già falsato. Le Categorie sono lasciate sole e si comportano sul piano contrattuale di conseguenza mentre si accentua il controllo sui loro orientamenti per il futuro del gruppo dirigente confederale.

La situazione è seria e drammatica anche perché va costruito per il futuro un sindacato in grado di ridare voce ai lavoratori che sono i più esposti alle conseguenze di uno sviluppo senza uguaglianza. C’è bisogno di un lavoro lungo e paziente se si vuole uscire da questa situazione. E’ chiaro, almeno per me, che questo lavoro mette in discussione la attuale segreteria confederale.

La prima questione è rappresentata dal sindacato dei pensionati della CISL. La FNP è la federazione più ricca della CISL, la partecipazione dei pensionati iscritti è bassissima, molti pensionati non sanno di essere iscritti, per moltissimi non ci sono strumenti che consentano una reale partecipazione, nel centro-sud e in altri territori i gruppi che occupano i posti di comando della federazione sono inamovibili ed hanno un potere spropositato sulle CISL territoriali e regionali.

Conviene che la federazione venga trasformata in una associazione con una rappresentanza su base regionale e una presenza negli organismi CISL territoriali e regionali con voto consultivo e non vincolante. A livello nazionale potrebbe essere prevista una partecipazione agli organismi confederali con voto consultivo. Ottenere questo risultato non sarà facile ma bisogna andare in questa direzione.

Le categorie del lavoro attivo dovrebbero essere più autonome dalla confederazione. Questo significa che dovrebbero essere autonome nel tesseramento che spetterebbe alle categorie e che il costo deve essere deciso dalle categorie . Il rapporto con la confederazione dovrebbe essere basato su accordo con un costo uguale per singolo iscritto, per tutte le categorie.

La confederazione, più snella, dovrebbe dedicarsi alla contrattazione di materie definite e gestire tutte le relazione internazionali proprie. Le attività attualmente facenti capo a enti o associazioni confederali andrebbero riorganizzate e, con il consenso delle categorie, finanziate per gli scopi propri.

Capisco che per molti queste considerazioni possano sembrare un appello fuori dal presente. Considerate che pago, mio malgrado , la tessera alla FNP e che non ho mai potuto votare, nei quattordici anni da quando sono iscritto, in nessun congresso e non ricevo la tessera della federazione.

23- 1-2017 Gianni Italia

 

 

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45 Commenti - Scrivi un commento

  1. Complimenti a Gianni X la proposta su fnp. È anacronistica categoria. Il resto delle cose sono ben note a tutti. Tesseramento inreale anche in fnp così come in fisascat in filca in fai, tutti sanno ma nessuno dice nessuno vede, troppe comode poltroncine. Il problema è più serio di quanto raccontano

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  2. Personalmente penso che i pensionati siano una grande risorsa per il nostro paese (e anche per la Cisl, e non intendo solo sul piano economico, per il bacino di tesserati reali e potenziali che essi rappresentano, ma come base pensante e attiva della confederazione. Per cui il ridurli a un associazione di nonnetti proprio non lo condivido, anzi va rafforzata la loro partecipazione attiva, attraverso la loro federazione, alla vita dell’organizzazione) per ciò che hanno dato e ciò che possono ancora dare. C’è però una categoria umana che aborro più di ogni altra: il pensionato ex dirigente Cisl. In Cisl ci sono ex dirigenti in pensione che con il primo assegno Inps ricevuto si ripuliscono l’anima da ogni peccato. Compiono un vero e proprio rito di rinascita, come un pellegrinaggio in Terra Santa con relativa immersione nel Giordano. Tornano puri ( e duri) come pischelli. L’aggravante è che con i nuovi social rimangono attivi ed elargiscono giudizi e consigli. C’è chi ha una levatura morale e di pensiero che gli consente di farlo, come l’ex segretario Pezzotta, che nei suoi interventi non si erge mai a detentore della verità e delle soluzioni, offrendo più che altro una lettura della società attuale e delle sfide a cui il sindacato è chiamato; e poi c’è chi, al contrario, ha un’opinione e una soluzione su tutto, dimentico delle proprie contraddizioni in termini. Chi parla di moralità, di stile da pubblico amministrazione avendo gestito il proprio ruolo in maniera “familistica”, come spesso anche ampiamente risaputo, contribuendo quindi allo schifo attuale in cui versano tante categorie ed enti di cui parla anche il tesserato FNP Gianni Italia. Ecco questa categoria umana mi provoca psoriasi per il paradosso sulla purezza di pensiero e la contraddittorietà di comportamento. Fatta questa premessa generale sulla categoria ex dirigente Cisl, considero che invece alcuni passaggi della lettera del tesserato FNP Gianni Italia mostrino purezza di pensiero.

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  3. Un costo uguale per singolo iscritto, per tutte le categorie
    Caro Gianni, penso che la tua lettera per: la schiettezza, chiarezza e sintesi con cui rappresenti l’attuale Harakiri volontario, inflitto alla Cisl da dirigenti tanto insignificanti ed incapaci quanto ingordi di potere e denaro; ebbene dicevo tutto questo ti assegna d’ufficio la parte del bambino (della favola) che grida alla folla che “il re è nudo”.
    Hai toccato tanti punti, oggi dolenti della cisl, ma è fuori dubbio che alla base di tutto sta una categoria che, col mondo del lavoro non ha nulla a che vedere e che al massimo potrebbe unirsi come associazione consumatori. Si può capire che per affrontare il critico passaggio dal lavoro attivo alla vita da pensionato può essere utile continuare ad avere un certo rapporto con i lavoratori ma da qui a consegnare loro la chiave della confederazione, Beh!! Questo mi sembra veramente troppo. Specie poi quando la sorte si accanisce nel consegnare la categoria nelle mani di un personaggio come l’attuale che. Nonostante l’onore del grado che porta si è prestato ai giochetti di potere per far fuori il predecessore Muda (nel modo che sappiamo) perché non rispondeva a dovere ai desiderata del sistema.
    Per quanto riguarda poi l’altro punto relativo al rapporto con la confederazione dici riferendoti alla rappresentanza “un’altra sacrosanta verità” ovvero che i signori delle tessere hanno sempre aborrito il criterio più ovvio: “dovrebbe essere basato su accordo con un costo uguale per singolo iscritto, per tutte le categorie” sostenendo che più dei soldi che portavano gli iscritti contavano le idee perché era quella la vera ricchezza della Cisl.
    Peccato però che i compagnucci di merenda di fatto ,delle idee degli altri ne fanno carta straccia, anzi chi osa dissentire viene prima emarginato poi commissariato e se proprio insiste ingiustamente espulso dal sindacato (Scandola docet). Allora come la mettiamo? Quando conviene loro, invocano le teste pensanti, che comunque alle assemblee sono sempre più rare ma tant’è che la cosa basta per reggere il loro giocoi; poco importa se sono loro prezzolati, l’importante e che siano funzionali alla presa del potere permettendo l’occupazione degli organismi che poi governeranno democraticamente facendo votare per telefono gli elettori dimostrando così tutto il loro disinteresse possibile. Se pensi che racconto frottole sbagli perché la realtà è molto peggio credimi. Perchè la dove anche questa strada dovesse fallire ricorrono agli scrutini delle votazioni aggiustati ai desiderata di Biancan. Pardon Crudelia de mon alias Furlan si proprio quella che parla di voler rendere la cisl “una casa di vetro” trattendo l’ultima parola che é affumicato.
    Grazie ancora per il semplice lucido e chiaro contributo che hai dato anche se dispiace dover dibattere in questo modo e non nelle sedi appropriate. E ancora di più dover mantenere l’anonimato per evitare le ritosioni che tanti amici hanno subito. Pensa in che stato siamo ridotti altro che libertà di parola.
    Onore agli uomini che difendono l’onorabilità della Cisl e del caro Fausto

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  4. Nel 2004 all’assemblea organizzativa la Fai provò a mettere in discussione la posizione dominante nella Cisl della Fnp. Ma tutti, tranne la Fim, fecero blocco a difesa della situazione.

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  5. “Sono i pensionati stessi che debbono dare la misura della propria forza, capacità, dignità per avere un peso nella pubblica opinione e nel Parlamento. Ricordiamo che la vita isolata dalla massa degli altri lavoratori non è più ammissibile…ma sta ai pensionati dimostrare di saper tenere il proprio posto a fianco delle categorie che avanzano verso gli ideali di conquiste” (Giulio Pastore, 1953).
    Mi pare che lo stato attuale della condizione anziana meriti una rappresentanza specifica e rinnovi l’attualità del motto “Restare nella Società”. Mi pare che quello di Gianni Italia più che il parere del saggio, suoni più come l’attacco diretto (alla segreteria) dell’irriducibile Signor No. Non mi trova concorde da chi conosce il livello di partecipazione nelle strutture provinciali FNP. Forse sfruttando i numerosi legami che evidentemente lei ha ancora in Cisl, Sig. Italia, lei potrebbe fare qualcosa per migliorare il livello di rappresentanza del suo territorio riformando da dentro il sistema. Passa per essere stato persona che per le sue battaglie personali si è sempre speso quindi sicuramente si può mettere a disposizione della FNP Lazio.

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  6. Tu che citi Giulio Pastore, mi sai dire se a quei tempi i pensionati erano quelli che controllavano l’organizzazione e imponevano la linea anche al segretario generale? Quanti erano gli attivi e quanti i pensionati nel 1953?

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    1. Caro Signore, temo molto più il totalitarismo delle minoranze, che è storicamente è quello che si è imposto prendendo il potere, che la voce delle maggioranze. Dopo un’operazione pulizia sullo stato dell’arte dei tesseramenti che coinvolga tutte le categorie, se la federazione dei pensionati risulterà ancora la più numerosa, ritengo che possa far valere nelle sedi opportune il suo peso nel rispetto dei regolamenti interni. Sull’utilità della categoria in sé le argomentazioni da lei apportate non spostano di una virgola il mio pensiero sulla necessità di una rappresentanza sindacale di chi in fin dei conti è divenuto un lavoratore (non più attivo, ma pagato per il giusto contributo garantito negli anni) dello stato e che come i dipendenti pubblici attivi necessita di una rappresentanza.

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      1. Rispondo con qualche domanda: come mai in Germania, Francia, Inghilterra e tutti gli altri paesi i pensionati esistono come da noi, ma non esiste la Fnp? Forse che lì non conoscono il principio di maggioranza? O forse per evitare che i lavoratori attivi non possano decidere nulla senza il consenso dei pensionati?
        Quanto al ‘totalitarismo delle minoranze’, si sa dai tempi di Tocqueville che esiste anche la ‘dittatura della maggioranza’. Ad esempio quando la preponderanza numerica di una componente è un fatto di demografia più che di democrazia

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        1. Gentile signore, non volendo monopolizzare questo sito con il nostro contraddittorio, malauguratamente proprio nel momento in cui lei stava apportando delle argomentazioni con maggiore spessore, non mi spingerò oltre. In ogni caso se è pur vero che in Italia ci sono 157 anziani ogni 100 giovani, la sola condizione demografica – di cui essi ma lo stato è responsabile – non deve privare gli anziani dei loro diritti. Parte di questo problema non è solo di natura demografica, ma di politiche che non incentivano l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e l’assenza di politiche di welfare che incentivino la natalità, che possano bilanciare anche solo in parte questa condizione. Lo stesso De Tocqueville sottolineava come a parziale compensazione del pericolo dell’imporsi dei populismi e della dittatura delle maggioranze, fosse fondamentale il ruolo dei cosiddetti corpi intermedi di natura sociale, economico o professionale. Stava parlando anche dei sindacati quindi. Ciò che personalmente ravviso come vero pericolo in questa congiuntura è, invece, proprio la delegittimazione e depauperamento culturale dei corpi intermedi (e quindi anche del sindacato). Coerente con questa logica, l’abolizione di una categoria non è per me un arricchimento, bensì un depauperamento sociale e l’ammissione senza speranza che il sindacato si deve difendere da sé stesso e quindi non ha più ragione di esistere. Pur non nascondendomi i numerosi problemi che i sindacati hanno oggi tanto sul piano interno, che nell’interpretare un ruolo INDIPENDENTE e di RIFLESSIONE IDEOLOGICA (inteso come riflessione vestita di idee) nell’ambito del panorama politico e sociale attuale; mi taccia pure di romanticismo ma non penso che siamo ancora al suono della campana a morto per il sindacalismo italiano. Cordialità

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          1. In Francia sono i sindacati in quanto tali che praticamente non esistono più: cinque o sei confederazioni, più un mare di altri sindacati, che tutti assieme arrivano sì e no al 7 per cento di sindacalizzazione

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            1. Le Unioni Interprofessionali (2) francesi non sono nemmeno lontanamente le associazioni prospettate da Gianni Italia nelle modalità da lui previste.

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              1. Ma ancor meno assomigliano alla Fnp, che decide i segretari generali a tutti i livelli orizzontali della Cisl. Quindi il paragone con quel che propone Gianni Italia è legittimo almeno da questo punto di vista

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  7. Ma questa inchiesta l’avete dimenticata o mai letta??? Era il 2013
    http://www.lanotiziagiornale.it/cisl-spa/

    Cisl Spa

     5 marzo 2013 Senza categoria

    di Stefano Sansonetti
    E’ un’autentica galassia nella quale convivono società d’investimento lussemburghesi, fiduciarie e colossi bancari esteri. Un reticolo di partecipazioni azionarie e accordi commerciali che conducono addirittura in Messico. Se si provasse a immaginare chi si muove dietro uno scenario di questo tipo verrebbe alla mente, come minimo, un raider finanziario di livello mondiale. E invece al centro del caleidoscopico sistema c’è la Cisl. Già, proprio il sindacato, oggi guidato da Raffaele Bonanni, che nel corso degli anni sembra aver messo al centro dei suoi interessi il business. Il tutto in un momento di crisi in cui in Italia, come qualche giorno fa ha certificato l’Istat, ci sono 3 milioni di disoccupati (11,7 per cento) e 2,8 milioni di precari. Carte alla mano, lanotiziagiornale.it è in grado di documentare i poliedrici affari che stanno montando intorno al sindacato di via Po.
    Stati generali del Nord promossi dalla Lega
    Raffaele Bonanni

    Eustema, la gallina dalle uova d’oro. C’è una società romana che negli ultimi tempi sta facendo soldi a palate grazie alla pubblica amministrazione italiana. Si chiama Eustema e il suo core business sono consulenza tecnologica e produzione di software, attività grazie alle quali ha chiuso il 2011 con un fatturato da 40,3 milioni di euro e utili per 1,2. Nel 2012, poi, la società si è aggiudicata due maxiappalti per servizi da fornire all’Inail. L’ultimo, bandito all’epoca dalla Consip (centrale acquisti del ministero dell’economia) per la manutenzione e lo sviluppo di tutti i siti internet dell’Inail, è stato vinto da Eustema in coppia con Accenture. Sul piatto la bellezza di 14 milioni di euro. Poco tempo prima, questa volta con un drappello di società, Eustema si era aggiudicata due lotti da complessivi 26,2 milioni per lo sviluppo di software per la gestione di contabilità, patrimonio, personale e comunicazione dell’istituto oggi guidato da Massimo De Felice. Ebbene, di chi è Eustema? Semplice, attraverso le due holding Finlavoro e Innovazione Lavoro, che ne detengono rispettivamente il 35,5 e il 33,6 per cento, fa capo proprio alla Cisl. Ma le sorprese devono ancora arrivare. Il 28,8% del capitale di Eustema, infatti, fa capo a una società informatica che si chiama E-World Consultant, dietro alla quale si trovano due fiduciarie. La prima si chiama Unione Fiduciaria e fa capo al mondo della banche popolari italiane (compaiono Banca popolare dell’Emilia Romagna, Banca popolare di Sondrio, Banco Popolare, Banca popolare di Milano e Ubi Banca). La seconda si chiama Servizio Italia, e per il 100% fa addirittura capo al colosso creditizio francese Bnp Paribas. E’ appena il caso di ricordare che la società fiduciaria è una sorta di schermo, uno strumento al quale ci si affida per far amministrare beni senza rendere pubblica la propria partecipazione, in pratica senza metterci “la faccia”. Infine il residuo 2% di Eustema è in mano a Postecom, società tecnologica di Poste, il gruppo pubblico guidato da Massimo Sarmi con cui la Cisl ha un tradizionale rapporto. Qualche mese fa Eustema ha addirittura lanciato lo sguardo fuori dall’Italia. E così ha sottoscritto un accordo di partnership con Neoris, un gruppo informatico che ha sede a Miami ma è controllato da Cemex, colosso messicano che produce cemento e fattura qualcosa come 44 miliardi di dollari l’anno. Con l’apporto di Neoris, in sostanza, Eustema punta a presentarsi ancora più forte alla cuccagna degli appalti pubblici nostrani.

    Finlavoro, la holding di partecipazioni “sindacali”. Altra consistente parte degli affari della Cisl passa attraverso Finlavoro, in pratica la finanziaria del sindacato di via Po. A fine 2011, tanto per dirne una, nella sua pancia risultavano 1 milione e 70 mila euro di quote detenute in fondi comuni d’investimento. Tra le più importanti partecipazioni di Finlavoro c’è il 40% della Edizioni Lavoro. Si tratta della casa editrice del sindacato, attiva non soltanto nel settore dei manuali e dei saggi tematici, ma anche in quello dei romanzi. Forte di ricavi 2011 per 556 mila euro, anche la Edizioni Lavoro presenta interessanti sorprese nel suo azionariato. Il 60%, infatti, è in mano alla Avagliano Editore, che a sua volta è controllata dalla Repas lunch coupon, ossia una delle società leader nel settore dei buoni pasto in diverse regioni italiane. Ebbene, azionista di maggioranza della Repas, con 64,8%, è la Dynasty Investments, una società con sede a Lussemburgo. Accanto alla quale, con il 7,9%, troviamo la Fedra, ovvero l’ennesima fiduciaria il cui capitale è da ricondurre a Banca Finnat, l’istituto della famiglia Nattino tradizionalmente vicino al Vaticano. E per non farsi mancare niente, nei piani bassi della Finlavoro si sistemano altre 4 società partecipate. Ce n’è per tutti i gusti. La Assisind, che fattura circa 300 mila euro l’anno, si occupa di assicurazioni. La Poker Travel Viaggi, anch’essa intorno ai 300 mila euro di ricavi, opera come agenzia di viaggio. La Apogeo Servizi, di giovane età visto che è stata fondata nel 2009, agisce come concessionaria pubblicitaria di Labor tv, il canale televisivo della Cisl. Infine la Euro Esse, che era nata sotto gli auspici di diventare un centro di ricerche e sondaggi, ma che da due anni è in liquidazione.

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    1. E se anche fosse che male c’è. Gianni Italia parla da pensionato che evidentemente è ancora molto molto attivo e partecipe degli affari interni cisl. Non ha nulla da perdere. Se non si vuole esporre alle critiche di chi ha ogni diritto all’anonimato può anche far il pensionato passivo con buona pace di tutti.

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  8. Salvatore Troiano · Edit

    Come sempre Gianni analisi condivisibile , fatta con estrema lucidità è chiarezza , se continuiamo così non so dove finirà non solo la Cisl , ma tutto il sindacato Confederale

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  9. Se ci metti il nome prima ti isolano poi ti fanno l’espulsione. A questo è ridotto il dialogo in quella che fu un’organizzazione libera e democratica

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  10. Visto che vi piace Citare Marro, questo è quello che scriveva nel 2007.
    Quando si è usciti fuori come è bello criticare…

    CORRIERECONOMIA di Lunedì 4 giugno 2007
    Pagina 3

    Diario sindacale
    a cura di Enrico Marro emarro@rcs.it

    Bilanci: se Cgil piange, certo Cisl non ride

    L’organizzazione nazionale chiude il consuntivo 2006 con una perdita d’esercizio di quasi 2 milioni

    Se, come abbiamo visto nella precedente puntata del Diario sindacale, la Cgil non se la passa bene e ha chiuso nel 2006 il bilancio in passivo per il quinto anno consecutivo (-560.237 euro nel 2006 e quasi 3 milioni nel quadriennio 2002-05) la Cisl non se la passa meglio. Il consuntivo 2006 della Cisl nazionale (anche qui come per la Cgil non esiste il consolidato di tutte le strutture territoriali e di categoria), ha chiuso con una perdita d’esercizio di ben 1.948.755 euro, frutto di unax differenza tra entrate pari a 20.385.005 euro (55 mila in meno del previsto) e udcite pari a 22.333.760 euro (quasi due milioni in più del preventivo).

    Si tratta del secondo disavanzo consecutivo (nel 2005 era stato di 290.730 euro) dopo un triennio di bilanci chiusi in sostanziale pareggio solo grazie al ricorso ai fondi di riserva, che sono già scesi da quasi 9 milioni di euro del 2002 a circa 6,8 milioni nel 2006. Anche la Cisl, insomma, come la Cgil ha dovuto in questi anni mettere mano alle somme accantonate in decenni di vacche grasse per far fronte alle difficoltà dovute a un aumento dei costi (3 milioni di euro in più dal 2002), non bilanciato da un corrispondente aumento delle entrate (solo un milione di euro in più dal 2002).

    Oltre il 90% dei ricavi totali continua a venire dalle tessere, ma mentre in questi ultimo 5 anni gli iscritti sono saliti del 4,6% (da 4.153.145 del 2002 a 4.346.952 del 2006) le entrate dalle quote tessere di competenza della confederazione sono salite solo del 3,3%, che in termini reali è come dire che sono nettamente diminuite: conseguenza del fatto che gli iscritti sono aumentati soprattutto tra i pensionati (che pagano meno) e di un turn over tra gli attivi che sostituisce lavoratori a retribuzione relativamente alta con altri a stipendio più basso.

    A pesare sulle spese, spiega il segretario confederale responsabile dell’amministrazione, Gigi Bonfanti, sono state ancora le spese risalenti all’ultimo congresso, quelle per i contributi alle strutture e categorie e quelle per l’attività degli enti e delle associazioni collegate alla confederazione. Solo l’Iscos, l’istituto per la cooperazione e lo sviluppo, è costato alla Cisl, spiega Bonfanti, «750 mila euro, per progetti di solidarietà magari animati dalle migliori intenzioni, ma che non erano neppure coordinati col dipartimento internazionale e così finivano per svolgersi in Paesi dai quali forse non arriverà mai un immigrato a lavorare in Italia». Insomma il mal d’Africa dell’ex segretario generale, Savino Pezzotta, è costato caro alla Cisl, almeno secondo le valutazioni del suo successore, Raffaele Bonanni, che ha deciso di darci un taglio. E così per il 2007, l’Iscos, guidato da Gianni Italia (già leader dei metalmeccanici ed esponente della sinistra interna) dovrà «accontentarsi» di un contributo confederale di 400 mila euro.

    Divranno stringere la cinghia, aggiunge Bonfanti, anche l’Apq, Associazione progetto quadri, presieduta da Roberto De Santis, che nel 2007 «riceverà 75 mila euro invece dei 120 mila ottenuti nel 2006», e l’Adiconsun, l’associazione dei consumatori guidata da Paolo Landi, per la quale il preventivo 2007 prevede solo 17.400 euro.

    Una stretta, conclude Bonfanti, verrà data anche alle sovvenzioni dei progetti (proselitismo, formazione, eccetera) che abitualmente le strutture e le categorie presentano alla confederazione per ottenere contributi: «Nel 2007 non erogheremo più di 600 mila euro, contro il milione e 400 mila euro dato nel 2006». la periferia è avvertita. La «finanziaria» del duo Bonfanti-Bonanni prevede un taglio complessivo dei costi 2007 di 1,8 milioni di euro rispetto al consuntivo 2006, con l’obiettivo di chiudere in pareggio. Risultato difficile da centrare, ma Bonfanti sottolinea che non ci sono altre strade: «Non possiamo più continuare a intaccare i fondi di riserva».

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    1. Boccaccia mia statti zitta! · Edit

      Sarà anche vero che quando si è fuori è facile criticare; ma Bonfanti ancora non lo sa e pare che non lo voglia sapere ancora a lungo

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  11. La maggioranza delle persone che leggono questo blog evidentemente conoscono direttamente o indirettamente le persone citate nei diversi articoli. I più giovani magari mancano della memoria storica e conoscenza delle persone che chi come me, milita da una vita, può vantare. L’averne viste di ogni tipo, mi fa leggere la lettera aperta di cui sopra del pensionato Gianni Italia in un modo disincantato e meno propenso all’idealismo, decodificando riga per riga i meta messaggi o meta riferimenti in essa contenuti. A beneficio di chi non possiede questa memoria storica e la conoscenza degli intrecci e alleanze che si muovono nel sottobosco Cisl, proviamo a farne una interpretazione decriptata:
    Tutta la prima parte è un attacco diretto all’attuale segreteria tacciata di “mancanza di una visione strategica” e dell’aver disatteso l’indirizzo politico bonanniano. Infine c’è un riferimento, servito non a caso, a “gli Enti e le Organizzazioni collaterali, in passato vanto della confederazione, che sono stati chiusi o non sono considerati utili per il suo futuro”. Qui ovviamente il messaggio alla segreteria è riferito all’Iscos con la cui dirigenza attuale evidentemente Italia ha forti legami. Dopo l’uscita di Renzo Bellini, che aveva riportato l’Iscos ai passati fasti e ad una situazione finanziaria florida, si dice in giro (a voi verificarne la veridicità) che l’attuale dirigenza abbia fatto scelte e condotto una gestione che ha posto l’istituto in una situazione economica molto delicata. Ora chi di noi ha un po’ di memoria potrebbe sorprendersi di quanto sopra esposto. Gianni Italia infatti fu fatto fuori come presidente dell’Iscos proprio da Bonanni e quindi potrebbe sorprendere questo inaspettato cambio di posizione. Purtroppo però, quando ci sono di mezzo interessi personali, i vecchi nemici possono diventare i nuovi amici, qualora ti offrano una sponda. E’ evidente comunque, dalla pubblicazione stessa di questa lettera e soprattutto dai suoi contenuti, che Gianni Italia non è semplicemente un pensionato preoccupato. Gli accenni velati esplicitano quali sono gli interessi sottesi, presumibilmente riconducibili a una corrente definita, vicina per alleanza di scopo ai bonanniani. Essa potrebbe comprendere (e qui andiamo a tentoni, ma non penso di cadere troppo lontano dall’albero): l’ampia galassia dei dirigenti parte integrante o riconducibili al dipartimento internazionale ed evidentemente le dirigenze di “organizzazioni ed enti collaterali” (Iscos, ma anche qualche altro?) così spesso citati. Del resto non dobbiamo sorprenderci di questa ridefinizione delle amicizie: chi avrebbe infatti mai sospettato della posizione assunta dalla FIM negli ultimi esecutivi (a proposito inutile ricordare la provenienza di Gianni Italia). Nulla di nuovo, cose già viste.
    Veniamo alla seconda parte che forse è quella più intellegibile. L’attacco alla FNP. La ruggine tra Gianni Italia e Bonfanti è di antica data e l’articolo di Marro riportato dall’anonimo sopra ne è un esempio tra tanti. Ecco quindi l’opportunità per togliersi qualche sassolino nella scarpa, sparando nel mucchio in un momento in cui la FNP e Bonfanti sono presi di mira dalla corrente opposta alla segreteria. Anche nella seconda parte troviamo accenni indiretti nuovamente all’Iscos, dove evidentemente Gianni Italia ha lasciato il cuore, visto che troviamo la sua ricetta personale su come garantirne la futura gestione (la confederazione gestisce le politiche internazionali, le attività degli enti riorganizzate e finanziate direttamente dalle categorie).
    Infine la ripresa dell’attacco diretto, il più chiaro e meno mediato, già contenuto nella parte introduttiva: “[..] questo lavoro mette in discussione la attuale segreteria confederale”.
    Nessun giudizio di valore e qualche ipotesi plausibile come guida alla lettura a beneficio dei più giovani o chi non segue le dinamiche interne dell’organizzazione così da vicino. Spero che lo stesso dibattito che conduciamo in questo blog possa esplicitarsi in Congresso. E’ tutta salute per la nostra organizzazione. W la CISL

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    1. Alla fine della lettura dell’ampia e approfondita analisi del testo commentato, ricca di argomenti solo politici e mai personalistici, non ho capito una cosa: questa benedetta tessera a Gianni Italia gliela date o no?

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  12. Ah non so, lo chieda a Bonfanti e alla FNP Lazio. A sensazione, non penso sia proprio il prototipo del volontario che accoglieranno a braccia aperte. Per quanto mi riguarda il mio unico interesse è che emerga il sommerso e che il dibattito diventi pubblico in modo che si esplicitino posizioni e soprattutto gli interessi.

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    1. Ma perché, se uno non fa volontariato non ha diritto alla tessera? Avete una strana idea alla Fnp dei diritti del socio e di cosa sia il tesseramento. Altro che casa di vetro! Siete il punto più oscuro, il buco nero dell’organizzazione, se non capite che quando un iscritto paga la quota e non riceve la tessera vuol dire che è considerato solo un numero per fare massa e non una persona con nome e cognome.
      E’ con questi numeri, non con le persone, che comandate nella Cisl: ma fino a quando la Cisl potrà essere un’organizzazione col baricentro nel passato?

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  13. Penso che lo spaccato di vita confederale, passata e presente che viene fuori da questi interventi è più che sufficiente per giustificare la perfetta inutilità di una confederazione siffatta, anzi è arsenico puro per per l’immagine della Cisl e dei suoi iscritti. Rispetto ai quali vorrei ricordare agli strapagati dirigenti confederali che forse, distratti dalle lotte di potere, non si sono accorti che gli si sta polverizzando nelle mani la materia prima (lavoratori) che giustificano la loro esistenza . Gli argomenti che dovrebbero assorbire ogni loro minima energia, specie in questo momento, dovrebbe essere rivolta ai lavoratori che sempre più diventano una merce superflua per la crescita. ripeto superflui per la crescita. Sembra loro il caso di ricordare li passeggeri del titanic che ballavano mentre andavano a fondo. Se questa è laresponsabilità che sanno dimostrare i nostri dirigenti in una fase storica simile concordo con chi su questo blog ne ha proposto lo scioglimento ed una rifondazione ex novo su base e principi adeguati ai nuovi tempi.
    Je suis Faustò

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  14. Sempre dalla parte dei lavoratori e degli ultimi! FLASH! – CHE CI FACEVANO STAMANE IL DEPUTATO PATRON DELLE CLINICHE ROMANE, NONCHÉ SODALE DI DENIS VERDINI, ANTONIO ANGELUCCI E L’EX LEADER DELLA CISL RAFFAELE BONANNI A PARLARE FITTO FITTO ALLA CAFFETTERIA DI PIAZZA DI PIETRA A ROMA?….AH SAPERLO! -

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  15. Il 9marzo.it ha avuto occhio e sensibilità a decidere di rilanciare le “riflessioni” di G. Italia pubblicate da sindacalmente.org
    I commenti sono fioccati. Eppure nelle “riflessioni” non si sollevano rivelazioni su illeciti, frodi, comportamenti irregolari, interessi privati, ecc. Il tono è pacato e analitico, lo stile semplice. Non si invoca la magistratura. Ma evidentemente sono riflessioni che toccano punti dolenti perché evidenziano criticità strutturali e organizzative e danno indicazioni per possibili soluzioni, alla portata dell’organizzazione stessa

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  16. Se è vero il detto “molti nemici molto onore” (che non è di Mussolini ma di Giulio Cesare, nel De bello gallico), tanti di questi commenti sono altrettanti punti per Gianni Italia

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  17. Secondo dagospia pare che l’animata discussione vertesse sulla notiziache segue :
    Francantonio Genovese, condannato a 11 anni ex deputato Pd (ora Fi) per scandalo Formazione professionale Siciliana.

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  18. Secondo indiscrezioni, pare che il colloquio Bonanni -Angelucci vertesse sulla costituzione di un nuovo partito e Angelucci cercasse di convincere Bonanni a lasciare la presidenza al suo corregionale Razzi in considerazione della consolidata fame, esperienza parlamentare e notevoli contatti internazionali di quest’ultimo. Il colloquio è stato considerato interlocutorio e aggiornato al mese prossimo.
    Fantapolitica o realtà? A voi l’ardua sentenza

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  19. Fazioni e correnti sono sempre esistite e guerre anche più accese di queste ci sono sempre state: la differenza era che c’erano anche contenuti importanti e spesso le opposizioni di potere si identificavano anche in opposizioni politiche/ideologiche interne. Di commissariamenti ed espulsioni contro dissidenti interni colpevoli di non abbracciare la linea nazionale, lo stesso Gianni Italia ne ha guidato più di uno come segretario della FIM nei primi anni novanta. Dispiace vedere come dei contenuti sia rimasto molto poco e come evidentemente siano più gli interessi di potere oggi a muovere i confronti interni. Così come dispiace che venga offuscato il ricordo di un’attività di militanza importante nel sindacato in nome di interessi personali e personalistici come evidentemente questa lettera testimonia. Non vedo, in queste frasi di Gianni Italia, reali contenuti e il richiamo a temi importanti relativi al mondo del lavoro, precariato, e riflessioni che ci riportino l’attenzione sulle problematiche legate alla delicata congiuntura politica ed economica nazionale e internazionale, ma piuttosto una preoccupazione tutta orientata alle dinamiche organizzative interne di cui evidentemente anche lui è partecipe attivamente da dietro le quinte. Il silenzio, a volte, è meglio di un vuoto rumoroso.

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    1. Scusa LG, ma se non gli date la tessera e non lo convocate per i congressi, come fa Gianni Italia a parlare di contenuti dentro alla Fnp? Non solo lui, ma milioni di iscritti, perché non credo che si tratti di un problema personale ma di come è fatta la federazione e il suo “tesseramento”.
      O forse è giusto che la Fp venga commissariata per un tesseramento considerato irregolare, ma quando si solleva un problema che riguarda i pensionati, siccome hanno i voti congressuali necessari a vincere il congresso e i soldi necessari alla Cisl, allora bisogna parlare di contenuti e non di tessere?
      E poi, come fa la Cisl a parlare dei problemi del lavoro di oggi e di domani finché l’agenda la dettano i pensionati, che hanno le radici in un gloriosissimo ieri?

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