La posta in gioco

Come visto nella puntata precedente, Dario Di Vico fa il tifo per i metalmeccanici e parla di una possibile “scalata” ai vertici delle tre confederazioni. D’altra parte lui viene da lì (componente Uilm, ma negli anni ’70 l’identità di categoria era comunque più forte di quella confederale) ed è logico che senta il richiamo della foresta. Tanto più ora che è stata restaurata l’unità della categoria.

La fede quasi magica nell’unità è sempre stato un elemento dell’identità metalmeccanica. Ed il suo recupero è considerato oggi un risultato in sé. In questo clima di entusiasmo, quasi possono chiudere gli occhi e credere che l’importanza di Fim-Fiom-Uim possa tornare ad essere la stessa dell’autunno caldo, nonostante che nel frattempo ci siano state una paio di crisi economiche mondiali, una globalizzazione, il punto unico di scala mobile e il suo successivo smantellamento, la marcia dei 40 mila, la rottura di San Valentino, l’euro, la concertazione, la sua fine ed il suo sopravvivere a sé stessa,  il passaggio dall’inflazione alla deflazione, internet, la terziarizzazione, la finanziarizzazione e altre vicende varie che sconsiglierebbero di pensare che la stessa operazione unitaria di quasi cinquant’anni fa possa dare lo stesso risultato di allora. Quando, ricordiamolo, i metalmeccanici usciti vincitori dall’autunno caldo portarono Benvenuto a guidare la Uil e Carniti alla Cisl e infine, ma con parecchio ritardo, Trentin alla Cgil (lì decideva “il partito”).

Ma se i metalmeccanici sono l’esempio positivo, col loro contratto unitario e innovativo (se può essere considerato veramente innovativo un contratto che non redistribuisce nulla e affida alla deflazione la tutela del potere d’acquisto delle retribuzioni), qual è per Dario Di Vico l’esempio negativo? Qui il nostro evoca i “rinnovi di pura continuità” firmati da chimici e alimentaristi. Per cui, venendo alla Cisl, Di Vico sembra suggerire che l’innovatore Bentivogli Marco sarebbe una scelta migliore del continuatore dottor Sbarra dell’Anas (il mite Colombini non si offenda, ma lui non ci sembra poter essere della partita).

Perché, il dottor Sbarra dell’Anas è forse candidato/candidabile a guidare la Cisl? Certo, non ufficialmente. Ma se la signora Anna Maria ha cominciato a ballare è segno che qualcuno ha attaccato la musica. E che l’operazione descritta alcuni mesi fa da Enrico Marro – mettere persone “a lei fedeli” a capo delle strutture chiave per controllare il congresso e farsi rieleggere trionfalmente – non sta procedendo benissimo. Magari fra un po’ di tempo qualcuno le potrebbe offrire una via d’uscita apparentemente dignitosa e lei potrebbe farsi da parte. Un po’ come quando Bruno Storti negli anni ’70 andò alla presidenza del Cnel, oggi peraltro redivivo.

Forse è solo fantascienza. Ma se non lo fosse, ecco che sarebbe chiaro come mai il dottor Sbarra dell’Anas reagì in maniera scomposta e poco educata alle critiche di esponenti della Fim al contratto degli alimentaristi. E perché Dario Di Vico, che sa di cosa parla, sembra riaprire quella polemica nel dare un bel voto in innovazione al contratto dei metalmeccanici e nel bocciare invece quello degli alimentaristi come continuista.

Una polemica che potrebbe essere rivelatrice della posta in gioco, al di là della questione di lana caprina se sia meglio un contratto o l’altro. Ossia la possibile “scalata” ai vertici della confederazione.

 

 

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3 Commenti - Scrivi un commento

  1. La prima considerazione che mi viene di getto è che i metalmeccanici dell’autunno caldo FACEVANO PAURA , questi di oggi FANNO RIDERE. Il fatto poi che a sostenerli, proporli e decantarli, siano giornalisti del Corriere della Sera è tutto dire. I metalmeccanici sono e sempre più diventeranno una categoria residuale dei lavoratori per il semplice motivo che le auto (settore che contava centinaia di migliaia di lavoratori ai tempi dell’autunno caldo oggi sono ridotti a poche decina di migliaia e a breve scompariranno pure quelli) verranno fatte interamente da robot (accade già da anni in (Corea).

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  2.  
    Ricordo a tutti che Dario Di Vico ed Enrico Marro scrivono sul Corriere della Sera, Giornale notoriamente schierato con Confindustria, dunque sarebbe opportuno chiedersi se i lavoratori metalmeccanici saranno disposti a farsi imporre dalla controparte anche la scelta del segretario.
    Sulla sbandierata ritrovata unità mi vien da ridere al pensiero che le tre sigle unite, oggi fanno meno iscritti della Uil di allora. Se poi consideriamo il clima socioeconomico, divenuto completamente sfavorevole per il mondo del lavoro mi chiedo chi dovrebbe aver paura di una simile armata ……
    Più nello specifico penso che il crescendo Rossiniano del battage pro Bentivogli, che stiamo vivendo da quasi un anno, serve a chiudere lo stradino o chiunque altro sostituirà l’uscente Furlan o in alternativa creare uno stallo tra i diversi aspiranti così da favorire la conferma della stessa. L’unica certezza per i sempre meno cislini è che il mercato aperto tratta rigorosamente solo asini. D’altra parte l’esempio della politica non è da meno vedasi l’onestà intellettuale di due ministri del nuovo governo come: Fedeli e Poletti che riescono a far vergognare anche gli asini del paragone.

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  3. Cari y del9 marzo nel farvi gli auguri di Buon Natale voglio farvi un dono giusto per testare a tema .Nel vuotare la mia scrivania della CISL in quanto ho deciso di andare via ho ritrovato questo manifesto che mi ha accompagnato nella mia lunga esperienza nella CISL si intitola IL PRofilo del sindacalista
    COLUI CHE SI METTE IN LEALE RAPPORTO CON GLI ALTRI, RESPONSABILE DEI DIRITTI UMANI CAPACE DI REGGERE L’UTOPIA È DI CONTAGGIARE ANCHE COLORO CON CUI OPERA GLI STESSI SUOI ENTUSIASMI.SA ESSERE PRESENTE E SA MOTIVARE LE SCELTE, CONOSCE IL PIÙ POSSIBILE IL LAVORO DI CIASCUNO È PERCIÒ È COMPETENTE, CERCA DI CAPIRE È GUARDA ALL’ESSENZIALE NON HA PREOCCUPAZIONI PER I PROPRI INTERESSI MONETARI E RIFIUTA IL PRIVILEGIO CHE È IL TARLO DI OGNI CONVENIENZA. PREOCCUPANDOSI DI CIASCUNO, DIFENDE NON I SOLDI MA IL VALORE DELLE PERSONE LOTTANDO ANCHE PER IL GIUSTO RICONOSCIMENTO ECONOMICO. Firmato CARLO MARIA MARTINI
    Vescovo di Milano. Bello vero.. …Auguri a tutti e tra non molto non sarò più anonimo grazie.

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