Il terzo piatto della bilancia

In questa storia bisogna stare ancor più attenti del solito a separare i fatti dalle parole; e, prima ancora, a distinguere i fatti certi da quelli solo probabili, per poter poggiare il ragionamento sui primi. Perché qui non si tratta di cose che si giudicano da sole, come le reticenze del dottor Sbarra dell’Anas a parlare della sua assunzione presso il dipartimento di Catanzaro o quelle della signora Anna Maria sul 18 per cento in più che era stato erroneamente versato per i suoi contributi pensionistici: qui ci sono in ballo aspetti delicati che toccano la vita delle persone, con i due piatti della bilancia che devono restare in difficilissimo equilibrio fra la solidarietà con chi denuncia fatti gravi e il diritto dell’accusato a non essere giudicato colpevole prima di essersi potuto difendere in un giusto processo.

Ma c’è anche un terzo piatto della bilancia, quello su cui pesare come la Cisl e una delle sue federazioni si sono comportate per ciò che era di loro responsabilità morale, giuridica e sindacale. E qui alcune considerazioni, magari provvisorie ma non arbitrarie, si possono già fare.

Fatta questa premessa, veniamo ai fatti certi (per come vengono raccontati dalle pagine regionali del Corriere della sera della Lombardia, e garantendo qui ampia facoltà di rettifica, replica o precisazione a chiunque).

Primo fatto certo è che un sindacalista della Fit Cisl sarà processato a seguito della denuncia di una hostess e di successive indagini dei carabinieri; la donna ha dichiarato che l’uomo l’avrebbe molestata in occasione di un colloquio, senza testimoni, per parlare di problemi che aveva sul lavoro. Due anni dopo è arrivato il rinvio a giudizio, e per il 16 giugno prossimo è fissata la prima udienza.

Altro fatto certo è che il giorno dopo la pubblicazione della notizia, la Fit – a quanto scrive il Corriere citando un comunicato che non siamo riusciti a reperire – ha dichiarato di aver sospeso il sindacalista successivamente al rinvio a giudizio.

Ci sono poi altre circostanze di fatto riportate dal Corriere che non sembrano poter essere messe in questione. In particolare risulta che poco prima di quei fatti, Eduardo Chagas, presidente del sindacato europeo dei trasporti Etf, aveva scritto all’allora segretario generale della Fit lamentando che lo stesso uomo si sarebbe comportato in maniera analoga con una collega norvegese in occasione di una riunione, ricevendo l’assicurazione che il sindacalista sarebbe stato (riportiamo cosa scrive il Corriere) “rimosso dai suoi incarichi”, promettendo inoltre “totale appoggio” a eventuali azioni legali della signora.

Inoltre, sempre secondo il Corriere, i carabinieri avrebbero raccolto le dichiarazioni di altre cinque dipendenti di compagnie aeree relative alla stessa persona, in cui si parla di comportamenti inappropriati (anche se, par di capire, non tutti della stessa gravità dei fatti denunciati).

Premessi i fatti, veniamo al loro significato sindacale pesandoli sull’ideale terzo piatto della bilancia.

Lo statuto della Cisl prevede (art. 15) la sospensione in via cautelativa del socio che sia sottoposto a procedimento penale. Non si tratta di un effetto automatico, ma di una misura che la segreteria competente decide “in relazione alla natura e/o alla particolare gravità del reato”. Perché ci possono essere fatti gravi ma che non riguardano il rapporto associativo, e fatti poco gravi ma che portano alla sospensione per l’impatto sindacale che possono avere o per il significato politico che possono assumere.

articolo 15 - Copia

È doppiamente falso, quindi, ciò che è scritto nel comunicato della Fit (che citiamo come riportato dal Corriere, facendo copia e incolla): «la sospensione cautelativa è un provvedimento che, ai sensi del vigente statuto, può essere adottato esclusivamente nel momento in cui viene “attivato” un procedimento penale».

È falso perché fa intendere che in questo caso fosse necessario il rinvio a giudizio per procedere alla sospensione, cosa che non è vera (e lo possono confermare tutti coloro che nella Cisl sono stati sospesi senza rinvio a giudizio, indagati talora per denunce infondate se non strumentali); trattandosi di sospensione cautelativa, ciò che lo giustifica è il principio di cautela, un’esigenza che sorge già nella fase delle indagini preliminari.

È falso, ancora, perché confonde la posizione del socio generico con chi ha compiti di rappresentanza del sindacato: se per sospendere l’iscrizione in attesa della definizione del procedimento serve un procedimento penale, la stessa cosa non vale nel caso del mandato di rappresentanza sindacale. Il rappresentante sindacale spende verso l’esterno il nome dell’organizzazione. Per questo, se è sospettato di comportamenti inappropriati nell’esercizio del mandato, il sindacato che ne è rappresentato ne subisce un danno e quindi la dirigenza deve assumere tutte le decisioni opportune a tutela dell’organizzazione; se necessario, sospendere o revocare il rapporto di rappresentanza o il godimento dei diritti relativi senza alcun bisogno di dover sospendere prima l’iscrizione o tanto meno aspettare il rinvio a giudizio (forse che la revoca del distacco, per fare il primo esempio che ci viene in mente, serve solo a colpire i dissidenti?).

La dirigenza sindacale che, di fronte a sospetti seri, non si attiva quanto meno a mettere fra parentesi il rapporto di rappresentanza è quindi responsabile dei danni che provoca alla reputazione dell’organizzazione.

Ma la cosa che potrebbe pesare più di tutte, sul terzo piatto della bilancia, emerge da quanto scritto a conclusione dell’articolo del Corriere della Sera con le virgolette attorno ad affermazioni (precedenti il comunicato della Fit sulla sospensione) attribuite alle donne che hanno testimoniato contro il sindacalista:

«Ai vertici della Cisl, compresa la segretaria Annamaria Furlan, è stato segnalato tutto. Ma non è mai arrivata risposta e quell’uomo è ancora al suo posto. Se lo avessero fermato, come promesso, subito dopo la denuncia della collega norvegese… ».

E allora qui ci permettiamo un paio di domande ai vertici della Cisl, uomini e donne: è vero che eravate stati informati? E se sì, cosa avete fatto?

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22 Commenti - Scrivi un commento

  1. MA NON VI VERGOGNATE??? Come potete accostare a questa squallida vicenda la nostra integerrima segretaria generale? Il suo inarrivabile senso etico e morale? Le sue battaglie sul rispetto civile urlate da mille palchi? VERGOGNA SIETE COME AVVOLTOI CHE SI AGGIRANO SULLE CAROGNE!!!! Come potete pensare che il segretario generale di una grande organizzazione sappia di queste presunte vicende di un modesto territorio del nord Italia? E non penserete mica che il lumbard Petteni (fino a marzo 2018 in segreteria nazionale) ed il milanese Colombini siano stati informati su questi fatti? E che con loro ne fosse posta a conoscenza la signora Furlan ? Ma va la!!! Vedete il male dappertutto e ogni occasione è buona per gettare fango sulla Cisl!!!!

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  2. A differenza dei giuochi a carte, un due di picche vale quanto un asso di cuori quando è incesellato assieme per sostenere un castello di carte. Farlo cadere internamente significa far crollare un sistema malato, se lo fa cadere un evento esterno come la magistratura allora il resto delle carte può restare in piedi.

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    1. Fidati. Sono dissacratori, invidiosi e pieni di boria. Contenutisticamente il nulla. Solo dediti a criticare e diffamare. Ma admin ha dimenticato di essere stato in Cisl con ruoli in una categoria che all’esito del Commissariamento (impugnato Solo per coprire le malefatte) sono venute miseramente fuori. E faranno parte di un prosieguo…….

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      1. Admin è un nome collettivo, e non ha senso identificarlo con una persona.
        Se poi vuoi raccontare malefatte alla Fai in cui sarebbero coinvolti gli impugnatori del commissariamento, fallo pure: il genere fantasy a qualcuno piace.
        Ma finché non dici chi sei, non dici a chi ti riferisci e non dici cosa avrebbe fatto, le tue sono parole vuote di contenuto anche solo potenziale. E così è difficile che tu possa convincere qualcuno; o anche che qualcuno possa semplicemente mandare a quel paese, dove inutilmente speri di essere mandato da noi.
        Che infatti non ti ci mandiamo.

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          1. “Admin” non è una definizione giuridica, ma un nome attribuito da wordpress a chi scrive (altri potrebbero essere registrati a scelta di chi amministra il blog, ma noi facciamo tutto con “admin” perché siamo un collettivo).
            Chi registra il sito può, di fatto, amministrarlo lui stesso o farlo amministrare ad altri o associare altri nella gestione quotidiana. Di solito è più comodo che ci lavorino in tanti, soprattutto nei blog di grande successo che, come il 9 marzo, richiedono una mole di lavoro abbondante (fra scrivere i post, verificare i commenti, cestinare lo spam, smaltire le mail, rispondere ai commenti impertinenti) che non potrebbe essere svolta unicamente da chi, avendo registrato il sito per conto di un collettivo, deve fare tutti i giorni un altro lavoro per guadagnarsi il pane. Perché Giovanni Graziani non è mica superman.
            Seve altro?

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    1. Admin è chi gestisce il sito. Cioè uno dei ricorrenti (e perdenti). Tra coloro che in Fai erano tra sindaci e probiviri. Con il compito di (non) verificare e omettere di segnalare i giri di denaro che andavano sperperati in favore di parenti, amici e teste di legno. E che avendo perso il loro ruolo, tentano di destabilizzare.

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      1. Non pretendiamo certo di sapere gli affari nostri meglio di te, ma per la precisione ribadiamo:
        – admin è il nome usato da chi, di volta in volta, ammministra il sito, legge i commenti e li pubblica con evetuali risposte. Quindi è un nome collettivo
        – dei quattro ricorrenti, uno era il presidente dei probiviri, un altro era il presidente dei sindaci. Quindi non erano la stessa persona e non possono essre l’unico admin di cui fantastichi tu. Peraltro, quello che era il presidente dei sindaci è morto. Quindi è escluso che possa aver usato di recente il nome admin. Né può tentare di destabilizzare alcunché, se non dal Paradiso.
        – né i sindaci né i probiviri hanno i compiti che dici tu. I sindaci (non solo il presidente) hanno il dovere di controllare i conti che gli vengono presentati. I conti della federazioni peraltro poi sono stati in mano a Sbarra, come illegittimo commissario e come segretario generale autoproclamato, ed attualmente sono in mano a Rota. Se hanno trovato qualcosa, lo dicano pubblicamente. A quel punto si potrebbe chiedere a Sbarra perché non prese subito decisioni relative ad una relazione del presidente dei sindaci relativa ad una provincia che per lui potrebbe creare dei problemi ancora oggi.
        – contrariamente a quello che dici, il collegio dei proivirio non ha alcun potere ispettivo, né di segnalazione, ma decide su impulso di parte. Se ci fossero state delle irregolarità, le avrebbero potute segnalare con ricorso, tanto per fare un esempio, i segretari regionali. Quelli che battevano le mani al commissario e così si gudagnarono l’impunità per eventuali problemi loro (salvo esser fatti fuori quando non servivano più).
        – Se poi ci si riferisse al segretario generale, si fa presente che il collegio dei probiviri competente non era quello della Fai ma quello della Cisl. Eventuali critiche al riguardo vanno indirizzate a Via Po 22. Ma, anche in quel caso, sarebbe stato necessario un ricorso. Un commento su un blog, anonimo e con illazioni gratuite non sarebbe stato sufficiente. Perché equivale a un bel niente. E non destabilizza neanche un gatto.

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  3. Almeno sottosegretario in smartworking · Edit

    I precedenti: i segretari generali cisl hanno fatto parlamentari, ministri o segretari di partito.

    Mai i sottosegretari, ruolo ricoperto solo da componenti si segreteria o da segretari aggiunti come Viviani, Morese o Baretta. Pare che la Furlan stia chiamando tutta la politica, per fare il sottosegretario al lavoro. Sempre alla faccia dell autonomia.

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  4. Il problema è che la Furlan non solo non conta più niente fuori ma pure dentro l’organizzazione. È iniziata l’era Sbarra e per lei forse rimarrà il coordinamento donne. Baretta potrebbe rientrare all’economia oppure si dovrà accontentare della nuova autorità per la laguna, orfano di Zanocco che di gestire una Cisl Veneziana spaccata in due e piena di rogne, non ne vuole sapere. E orfano pure del segretario Fim veneziano destinato a Verona più che a far l’operatore nazionale. Tradire non sempre paga (e si passa pure per inaffidabili) come non essere capaci di ascoltare, dialogare e fare sintesi.

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    1. Ma al fimmino veneziano è risaputo che gli basterebbe un posticino in segreteria dell’ust, ma purtroppo non lo vogliono neanche i suoi amici. E il segretario lagunare ormai non sa più che pesci pigliare. Ormai gli uomini li ha finiti dopo averli bruciati tutti.

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  5. No ma siete tantissimi e informatissimi ahahahah…siete pronti a prendermi tutto.. gli admin abbiamo scoperto essere più di uno siete tantissimi..

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  6. Chissà se la nostra segretaria generale scimmiottera’ il “draghismo “cioè proporrà un giro di vite ai nostri eroi impegnati sui social, tra l’altro alquanto inutili e quasi sempre autocelebrativi. D’altronde oltre ai scimmiottamenti seguendo la moda corrente, rimane praticamente il nulla

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