I peccati di Via Po 21

Da alcuni anni, Via Po 21 assomiglia ad una di quelle cittadine della provincia americana che si vedono nei film o in certe serie tv: una facciata di perbenismo, i vizi privati nascosti facendo mostra di pubbliche virtù. E quando qualcosa viene a galla, si esorcizza la verità trovando una strega da bruciare sul rogo, o un capro espiatorio sul quale caricare simbolicamente tutte le colpe per poi espellerlo, in modo che la piccola comunità possa continuare a vivere come sempre, compensando le ipocrisie quotidiane con qualche opera buona.

I peccati di Via Po 21, però, sono ormai diventati pubblici. E non poteva essere diversamente da quando, in mancanza di un confronto politico interno sulle questioni sindacali, la lotta fra le correnti avviene usando surrettiziamente codici etici e regolamenti economici più o meno vincolanti a seconda dei momenti e delle persone coinvolte. Cioè, in fondo, con il ricatto.

Di fronte a questo gioco, tanto più sporco quanto più si fa forte di un richiamo strumentale alla pulizia, strappare il velo dell’ipocrisia diventa un obbligo politico prima che morale. E allora è giusto e doveroso capire come stanno le cose, e vedere chi ha titolo per giudicare chi. E, soprattutto, cercare di capire come si possa uscire dal circolo vizioso della guerra per bande fatta dando la caccia agli scontrini dei rimborsi per colpire gli sgraditi. Perché il lavoro ha bisogno di qualcuno che non perda tempo in questi giochi e si occupi di rappresentarlo; e per rappresentare c’è bisogno di capacità di confronto, interno ed esterno al sindacato. Ma prima sarà necessario uscire dalla confusione, capire con chiarezza quali sono le regole che sono state violate, quali le responsabilità di chi, e come sono andate in maniera oggettiva le vicende che hanno generato la situazione raccontata da Report. Poi, speriamo, si potrà tornare alla politica.

Per fortuna, a capire meglio cos’è successo, rimettendo ordine nella sarabanda di commenti seguiti alla trasmissione dedicata alla Cisl, ci aiuterà l’ultimo contributo di “Comma 22″ che pubblicheremo a puntate nei prossimi giorni.

Intanto anticipiamo alcuni brani in anteprima.

 

“Peccato per i peccati”

- di Comma 22 –

ANTEPRIMA

Su Raffaele Bonanni

Le retribuzioni di Bonanni come degli altri componenti della Segreteria erano preparate dagli uffici CISL, non di  furto trattavasi, ma di una appropriazione indebita concordata e  compartecipata  nei confronti dell’organizzazione ( responsabilità collettiva, Bonanni in primis  ), come testimoniato oggi dallo stesso Bonanni. Perché allora avrebbe dovuto dimettersi …

Su Anna Maria Furlan

Il Fatto Quotidiano  del 20 settembre 2015 aveva  pubblicato: “CISL , il mistero dei compensi della  Furlan”,  articolo che riprendeva un documento inviato dallo stesso Scandola che dichiarava di  averlo ricevuto per via anonima. Tutto diventava più chiaro e trasparente, però, quando Nadia Toffa in una puntata delle “Iene” del marzo 2016 portava a conoscenza parte dell’estratto contributivo di Anna Maria Furlan …

Il giudizio di Pierre Carniti

Fausto Scandola, ex dirigente della Cisl del Veneto incomprensibilmente minacciato di espulsione, quando i provvedimenti da prendere avrebbero semmai dovuto essere di segno opposto …

Su tutta la Cisl

C’è solo una strada che porta fuori dal groviglio dell’inimicizia ereditaria: la verità sul proprio passato…

 

Peccato per i peccati

- di Comma 22 –

Prossimamente

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3 Commenti - Scrivi un commento

  1. Chiedete a chi sa .. · Edit

    Caro Comma 22 , in veneto c’ è qualcuno che sa molte cose sui peccati veri di Furlan & C . .. dovreste chiedere a Lei … che fino a pochi anni fa non viveva in veneto … e ha un dossier da far tremare i polsi …. cercatela ..

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    1. Grazie della segnalazione, ma noi non siamo cacciatori di dossier. E la nostra critica è sempre stata di natura politica (e statutaria, data la palese illegittimtà del commissariamento della Fai). Certo, se chi guida la Cisl, come gruppo e come singole persone, si è legittimato/a facendo leva sul’argomento “noi stiamo facendo pulizia”, allora anche la verità su chi è veramente pulito, e quanto, diventa argomento politico.
      E allora ne parliamo.

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