Un caro amico ci scrive

Gianni Alioti ci ha scritto una serie di commenti al nostro intervento che parlava di lui. CI permetttiamo di pubblicare il principale in un post e di dargli voce con il risalto che merita.

Naturalmente la sua risposta non ci convince in più passaggi, come quando dice che la testimonianza di Bonanni non vale (e invece la Cisl ha l’obbligo di chiarire se Bonanni mente o dice il vero) o si dimentica di dire che su Lina Lucci, quale che sia l’esito finale di una sentenza non ancora passata in giudicato, manca un pezzo essenziale per fare luce sulla gestione “allegra” in Campania; e manca perché la Cisl non ha sporto querela contro una persona già rinviata a giudizio dalla procura (forse è stato il Ragazzini bonanniano e non il Ragazzini furlaniano a volerlo?).Così come Gianni dimostra di conoscere poco la procedura e la prassi dei tribunali dello stato borghese (le chiamate in correità valgono come fonte di prova. E come se valgono!).

Ma al netto di queste e di altre differenze, la cosa importante è che ci si parli. E si dica quel che c’è da dirsi, come si fa fra amici.

————————————————

Non so se sia stato il clima pre-natalizio, ma ammetto che l’amministratore del blog “9 marzo” ha scelto di usare il fioretto e non l’accetta, per rispondere indirettamente alla lettera da me inviata all’amico Toni Ferigo e, in seguito, resa pubblica sul blog di “Sindacalmente”.

Eppure il giudizio da me espresso nella lettera, nei confronti del blog “9 marzo”, è alquanto pesante e colorito. Averlo accettato con stile lo considero un “buon inizio” per una sana dialettica, non priva di forti elementi polemici, da realizzarsi però all’aria aperta e alla luce del sole.

La metafora calcistica sull’espulsione del calciatore colombiano Cuadrado, mi è piaciuta perché dimostra che un arbitro onesto, riguardando le immagini alla moviola grazie al VAR, non ha timore di ammettere di essersi sbagliato e modifica la sua valutazione iniziale, anche se di fronte ha la Juventus. Un contesto (l’onestà e il coraggio dell’arbitro) che, ad esempio, non è capitato alla Sampdoria nel primo turno del campionato proprio contro i campioni d’Italia.

Criticare, quindi, la trasmissione di Report per un’assenza di contestualizzazione, cioè “considerare un problema rapportandolo al contesto nel quale è maturato e si è manifestato” (come recita il dizionario) e di ricostruzione cronologica dei fatti, è più che pertinente se si vuole onestamente ricostruire lo “scandalo degli stipendi e delle pensioni” che ha coinvolto la Cisl durante la gestione di Raffaele Bonanni.

È, infatti, alquanto curioso e discutibile che nel processo sommario intentato da Report (e mi sembra condiviso dal “9 marzo” e da Adriano Serafino) nei confronti della Cisl e del suo gruppo dirigente attuale, Raffaele Bonanni persona coinvolta nei fatti contestati, figuri come testimone e non sul banco degli imputati come principale accusato. Siamo alla post-verità. Ancora più grave quando si finisce con applaudire la sua “chiamata in correità” di tutta la Cisl e dell’insieme del suo gruppo dirigente. La ratio in questo caso – come lo stesso ordinamento giuridico prevede per i reati penali – dovrebbe consigliare a chiunque di non attribuire valenza accusatoria a dichiarazioni rese da un imputato contro altri, se non ci sono riscontri esterni di prova che ne confermino l’attendibilità.

Per questo le mie conclusioni non sono (e non sono mai state) “E allora Bonanni?”, quasi a voler concedere – dopo le sue malefatte – l’immunità di gregge a chiunque ricopra incarichi sindacali. Al contrario, ho sempre sostenuto che si dovesse partire dall’esercizio arbitrario del potere e dalle malefatte di Raffaele Bonanni, sin dal modo come ha assunto la guida della Cisl, per “ricostruire una narrazione collettiva e condivisa di quella stagione, trovando la forza di riconoscere qualche errore e, soprattutto, il coraggio di rielaborare quanto successo, affinché non possa più ripetersi” (come ho scritto nella lettera a Toni Ferigo).

Sul caso, infine, di Lina Lucci, sarebbe meglio stendere un velo pietoso. L’assoluzione da parte della magistratura per reati penali, non cancella affatto le sue responsabilità nella gestione “allegra” (per usare un eufemismo) delle risorse del sindacato e sulla violazione di norme statutarie che hanno ampiamente giustificato il commissariamento della Cisl campana. Inoltre, la modalità con la quale è stata cooptata da Raffaele Bonanni nel ruolo di segretaria generale regionale, sarebbe un buon caso di studio sul degrado e scadimento (di cui parla nella sua lettera l’amico Toni Ferigo) che – a un certo punto della storia della Cisl – si è verificato nella formazione e selezione dei gruppi dirigenti.

 

Condividi il Post

13 Commenti - Scrivi un commento

  1. osservatore interessato · Edit

    Quindi secondo Alioti Bonanni e’ responsabile di aver cooptato la Lucci come segretaria regionale mentre la Furlan sarebbe esente da analoghi provvedimenti (bah) e Report sarebbe poco credibile perche’ Bonanni sarebbe una sorta di pentito di mafia che ha evitato la gogna in cambio di una confessione priva di riscontri dimenticando le fughe poco dignitose della segretaria generale e del suo aggiunto ,di fronte alla macchina da presa. Attendiamo con ansia che i legali della Cisl valutino se ci sono gli estremi per una querela per diffamazione per accertare se Bonanni avvia detto la verita’..

    Reply
  2. Caro Gianni, non ricordo cosa è successo nella partita con la Sampdoria ma mi colpisce che riesci a parlare bene di un arbitro che non ha visto due rigori per la Juve e non ha espulso per doppia ammonizione un giocatore della Fiorentina.
    Si vede che essere tifosi porta ognuno di noi a vedere le cose dal punto di vista della nostra squadra e dal punto di vista opposto a quello della squadra che ci è antipatica.
    Sul pallone ci può stare; sulle vicende della Cisl un po’ meno…

    Reply
    1. Caro Giovanni, il giudizio di “onestà” sull’arbitro di Juventus-Fiorentina lo hai espresso tu raccontando un episodio e, occultando gli altri. Io non ho visto neppure la partita e ho fatto riferimento solo a quanto hai scritto tu. Al contrario mi ricordo bene l’evidente fallo di mano di Bonucci in area contro la Samp…
      A proposito, invece, delle vicende Cisl il fatto che tu abbia estrapolato un mio commento, relativo a un vostro articolo, che fa riferimento a una mia lunga lettera, è una decisione redazionale non corretta. Se “la cosa importante è che ci si parli. E si dica quel che c’è da dirsi, come si fa fra amici”, mi dispiace dirti che questo modo di gestire il confronto produce l’effetto contrario. Per non parlare degli interessantissimi e documentati commenti dei “gallusci anonimi”, che avrei ringraziato uno per uno se avessero almeno un minimo di dignità e coraggio di dire firmandosi con nome e cognome.

      Reply
      1. Il signor Giovanni Graziani, se vorrà, risponderà a parte. Noi, sul primo punto, abbiamo raccontato un episodio (ma solo come pretesto per parlare d’altro) in cui un arbitro si è sbagliato, poi ha corretto la decisione dopo il richiamo del Var. Nessuna valutazione sull’onestà o meno di questo o di altri arbitri, che non va messa in dubbio nemmeno se fosse vera la circostanza sostenuta dal signor Graziani (sulla quale come blog non ci schieriamo), che dopo quel primo errore a favore della Juve poi corretto dal Var, ne avrebbe commessi altri tre, questa volta a danno della Juve e non corretti dal Var. Perché si può essere onesti e sbagliare pesantemente quattro volte, anche se il tifo porta spesso chi perde la partita ad accusare l’arbitro di disonestà. E siccome siete tutti tifosi (usiamo il “voi siete” perché la linea del blog in tema di calcio è la assoluta neutralità) è naturale che ognuno di voi si ricordi il fallo di mano nell’area dell’avversario ma non di altre cose successe nella propria.
        Ci sfugge invece il senso della critica alla “decisione redazionale non corretta” (che è del blog e mai di un singolo). Noi abbiamo ricevuto un tuo commento da pubblicare e lo abbiamo pubblicato dandogli il massimo del risalto possibile. Come abbiamo fatto altre volte con commenti di altri che ci sembravano degni di attenzione.
        Non vedendo in questa scelta alcuna scorrettezza, non riteniamo di doverla correggere.
        Quanto all’anonimato, non è una cosa che abbiamo inventato noi. Nella Cisl di calunnie anonime ne girano tante da parecchi anni, a volte a voce e a volte per iscritto, e nessuno se ne è mai assunto la responsabilità. Noi almeno lo facciamo, anche per le opinioni che non condividiamo.
        Forse se Bonanni fosse stato messo in minoranza, come è successo a Cianfoni al congresso della Fai, invece di affidarsi a lettere anonime per farlo fuori a quest’ora potremmo parlare di una Cisl diversa da quella di cui tutti si sono potuti fare un’idea vedendo la segretaria generale che non risponde a Report proprio come non risponde in Tribunale quando viene chiamata a testimoniare (e non una volta sola).

        Reply
    1. Per dire una banalità come questa non c’era bisogno di farlo sotto-copertura di un nickname. Almeno che Lei non si vergogni di se stesso…

      Reply
  3. Purtroppo non riesco ad usare, come amabilmente sa fare admin, l’arte del fioretto. Non riesco ad usarla perché, di fronte a ricostruzioni grottesche della realtà, non si può proprio giocare. Tanti sarebbero gli spunti e le eccezioni che si potrebbero sollevare sulle affermazioni di Alioti, ma una su tutte non può essere taciuta: la sentenza di Lina Lucci.
    Premesso che tecnicamente, una sentenza afferma una verità, verosimilmente, giudiziaria, ancorché non sia passata in giudicato, non si comprende come si possano usare pesi e misure diverse a seconda del soggetto della stessa. Ed in particolare mi chiedo e chiedo ad Alioti, perché la Cisl ha potuto considerare “Vangelo “ un decreto del Giudice Veneto, che dichiarava la propria incompetenza a giudicare sul caso Scandola, ed anzi abbia esibito questo pronunciamento come l’ipse dixit di storica memoria, per affermare che i giudici avevano dato ragione alla signora; e non possa considerare la sentenza Lucci un accertamento valido anche in casa cisl. Se ci fossero state finanze allegre o altre malefatte contro il regolamento, come sembra affermare Alioti, non credete che i giudici le avrebbero accertate e considerate nel pronunciamento di primo grado?
    La distinzione di Alioti tra giudizio giuridico e giudizio interno cisl, rappresenta la nuova frontiera del superamento della legge da parte di gruppi elitari che si coalizzano. Un principio pericoloso non solo per la democrazia interna della casa di vetro; un principio che se trovasse humus nella società civile, rischierebbe di farci tornare indietro nell’inglorioso trentennio, quando in virtù di scelte di poche élite, al di sopra della legge e dei giudici, molti “diversi” sono finiti nei famosi “campi”.

    Reply
  4. Il tempo è galantuomo e la posizione di Alioti rende evidente che il tempo scorre inesorabilmente anche per Alioti che sinceramente di analisi lucide non è mai stato un campione tutt’altro. Difendere la CISL sarebbe ed è cosa nobile ma questo tipo di difesa non rende onore a nessuno, tantomeno ai numerosi e volenterosi delegati della Cisl. Questo tipo di difesa serve alla Furlan, a Sbarra, a Ragazzini ed al resto della company.
    Serve a loro per dire che c’è un attacco al sindacato, gridare al complotto di Report per evitare di assumersi la responsabilità di prendere atto che in cisl oggi c’è una company al comando che sbatte fuori chi gli ricorda che la CISL sarebbe un’organizzazione democratica, con dei probiviri a comando e con dei consigli generali che votano all’unanimità qualsiasi proposta. Ai tempi di Bonanni e quindi con tutte le sue ammissioni postume, molti componenti della company erano gli attuali amministratori o i loro grandi elettori e questo dovrebbe essere sufficiente per costruire un vero dibattito interno sulla ricostruzione della CISL, quella vera. Penso sinceramente che il problema non sia la trasmissione di Report ma i fatti che l’hanno permessa. Buon anno a tutti, ne abbiamo bisogno.

    Reply
  5. A me pare che un filo conduttore cronologico report lo abbia in quanto le vicende bonanniane furono condivise dalla Segretaria generale e appartengono a tutta la attuale segreteria che l’ha sostenuta. E se le giustificazioni avanzate nella lettera sono assai flabili, non esiste nessuna giustificazione circa le colpe morali della signora Furlan. E poi parlare di processo sommario da parte di report mi pare davvero pilatesco perché la Cisl poteva testimoniare alla luce del sole le proprie ragioni che evidentemente non esistono essendosi negata.

    Reply
  6. Scusate la mia ignoranza ma chi è Alioti? Quali incarichi ha ricoperto in cisl? Parla perché conosce le cose interne o per sentito dire? Continuo a scusarmi ma a me sembra che tiri le fila della Furlan e del suo gruppo!

    Reply
    1. Non si agiti tanto… Non sono nessuno, anzi secondo un commento di un suo collega “galuscio anonimo” sono una “nullità cosmica”. Ma la famiglia operaia, la fabbrica, il sindacato e il lavoro precario mi hanno insegnato la dignità… e il coraggio di mettere sempre la mia identità, qualsiasi cosa dica o faccia. Anche quando sbaglio. Se ha tanto a cuore la Cisl, i suoi iscritti, i suoi attivisti e l’etica nel sindacato e nella politica, faccia un piccolo gesto: cominci a firmarsi con nome e cognome. Se no per quanto mi riguarda può andare a quel paese.

      Reply
  7. Gianni Alioti è un “ragazzo” intelligente, che si sa muovere con una certa spregiudicatezza nei fatti dell’organizzazione. Concordo con ciò che dice su Bonanni e Lucci e anche su ciò che Furlan avrebbe dovuto fare nell’assumere il ruolo di segreteria generale (anche se era complicato chiedere discontinuità a chi ha lavorato con Bonanni e il suo gruppo per anni …) . Il problema è che Furlan ha agito senza alcuna razionalità politica per asfaltare tutti coloro che, anche in misura molto limitata, riteneva rappresentassero posizioni (?) diverse dalle sue. Se Alioti fosse meno ligure ammetterebbe che Bonanni fu assai più civile nel rapporto con le minoranze. Oggi la Cisl sembra un santuario tutto votato a Furlan, che negli interventi va sempre citata è ringraziata , mentre nei corridoi ognuno dice che non se ne può più. Per non dire di chi, all’ombra della Furlan continua a lucrare (stile Lucci). Le organizzazioni private di biodiversita’ sfioriscono è sono destinate a spegnersi. Il problema è che non esiste più unn gruppo dirigente degno di questo nome : si è preferito selezionare i fedeli, meglio se stupidi. Le foglie di fico non bastano

    Reply
  8. Purtroppo dobbiamo prendere atto che questo dibattito ha preso una brutta piega. Si vede che nella Fim ci sono ancora troppi rancori, e molti commenti (compresi alcuni che non abbiamo pubblicato) non riescono a superare la fase della contrapposizione personale, del “chi non è con noi è contro di noi”. O del “tu sei bonanniano”, “tu sei furlaniano”, “tu sei bentivogliano” e quant’altro. Come se avere una certa posizione o un’altra fosse per ciò stesso titolo di merito o di colpa.
    Non era questo l’intento che avevamo avuto nel pubblicare in un post autonomo il commento di risposta al nostro precedente intervento che aveva mandato Gianni. E allora riteniamo che sia meglio dichiarare interrotto il dibattito, prendendo atto che abbiamo fallito nel nostro intento di provare ad aprire un confronto,.
    Per questo altri commenti in questo spazio, o comunque su questo argomento, non saranno pubblicati.

    Reply

Rispondi a admin Annulla risposta